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Posts Tagged ‘disuguaglianza’

PikettyCon il suo libro sul “Capitale nel XXI secolo”, l’economista francese è diventato un fenomeno planetario perché rivela i segreti della disuguaglianza.

Nel 2012, il premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz ha pubblicato il voluminoso saggio Il prezzo della disuguaglianza – Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuro (Einaudi). Non se n’è accorto nessuno. Due anni dopo, un libro sullo stesso tema firmato da un economista praticamente sconosciuto, con il difetto di essere francese (tutta la ricerca di frontiera è anglosassone), è stato accolto come il contributo più importante degli ultimi decenni: Il capitale nel Ventunesimo secolo di Thomas Piketty continua a essere il primo nelle classifiche di Amazon, da quando è uscita la traduzione inglese (l’originale francese era passato quasi inosservato) non si parla d’altro, il Financial Times ne discute quasi tutti i giorni, nell’ultimo numero l’Economist gli dedica un articolo dal titolo solo in parte ironico Bigger than Marx, più grande di Marx. (altro…)

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Da noi la disparità è cresciuta più che negli altri Paesi industriali negli ultimi vent´anni.

ROMA – I ricchi sono sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri: la diseguaglianza invece di diminuire aumenta e non solo nei paesi in via di sviluppo, anche in Europa. In Italia più che altrove. Una tendenza che crea ingiustizie, blocca la crescita e frena l´ascensore sociale: quel meccanismo che fa sperare ai padri di potere dare ai figli una vita migliore.
Lo denuncia l´Ocse con una ricerca che mette a nudo le disparità nei paesi dove il benessere dovrebbe essere sempre più diffuso. Così non è: nei 34 stati che fanno parte dell´organizzazione, il 10 per cento della popolazione più ricca ha in media redditi superiore nove volte rispetto al dieci per cento della popolazione più povera. Un divario che cresce sia dove il «gap» era già evidente, come in Israele e Usa, che nei paesi dove la diseguaglianza sociale è sempre stata bassa, come la Svezia o la Germania. (altro…)

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Il buono pasto è la metafora.

La distruzione dei diritti dei lavoratori.La creazione della disuguglianza. La rabbia o la rassegnazione passano proprio da un gesto come questo. Tu hai meno diritto di un altro di mangiare.TU sei sicuro che questo sia il futuro che vuoi?
Dal 18 ottobre 2010 giorno dell’accordo Unicredit sono passati 3 mesi ed insieme alle prime nuove assunzioni e stabilizzazioni sono arrivati anche i primi buoni pasto per questi ragazzi. Di Euro 1,81. La motivazione è semplice: l’accordo prevede che per le nuove assunzioni si applichi solo il CCNL e non il Contratto Integrativo se non in alcune parti espressamente stabilite (es: Fondo Pensione e assicurazioni infortuni). Il CCNL all’art. 45 stabilisce che il buono pasto è di euro 1,81. Cifra ferma da un pò di anni perché si è sempre riusciti a recuperare la differenza col costo della vita nei contratti integrativi. Un dipendente di Unicredit ha un buono pasto di Euro 5,29 (comunque insufficiente in alcune zone per sostenere un pasto).

Come sempre il fulcro del problema non è avere un buono pasto da €5,29 o da €1,81 o da €7,50.
Il fulcro è la differenziazione del trattamento semplicemente in base ad un criterio temporale.
Assunto/a ante accordo: buono pasto completo. Assunto/a post accordo: buono pasto ridicolo (è quasi più offensivo averlo che non averlo).

Il buono pasto è la metafora.
La distruzione dei diritti dei lavoratori. La creazione della disuguglianza. La rabbia o la rassegnazione passano proprio da un gesto come questo.
Tu hai meno diritto di un altro di mangiare.
Ma tu già hai un salario inferiore. Spesso lavori anche più ore.
Parti comunque svantaggiato e dovrai rincorrere.
TU sei sicuro che questo sia il futuro che vuoi?

Ora è il buono pasto e solo per i primi 4 anni di lavoro (e grazie alla Fisac hai almeno il Fondo Pensione e l’assicurazione infortuni). Ma dopo?

Pensaci quando ci sarà il prossimo sciopero o la prossima manifestazione e resterai seduto alla tua scrivania pensando che il tuo datore di lavoro è buono perché comunque ti da un lavoro anche se tu non hai diritto a mangiare come gli altri, se non sei ben retribuito, se non vivi perché sei sempre chiuso in ufficio.
Pensaci perché se non lottiamo (vedi Mirafiori) ci toglieranno anche il diritto allo sciopero, ultimo baluardo di resistenza per consentirci di rivendicare i nostri diritti e non tornare ad essere schiavi.
Pensaci perché se resti seduto accetterai di perdere tutto. Se ti alzi e ti unisci a noi avrai invece la possibilità di avere un futuro.
E pensaci perché loro ad indicarti i tuoi doveri ci pensano. Sempre.

Stefano Severino

pasquinoweb.wordpress.com

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