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Posts Tagged ‘dittatura’

Travaglio (altro…)

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FormicaRino Formica. Pericolo “fascismo”.

Ma cosa farà Giorgio Napolitano con il pastrocchio che assomma e intreccia Italicum e riforme costituzionali? Rino Formica è stato socialista, ma non craxiano. Disse che “la politica è sangue e merda”. Oggi ha 87 anni ed è un grande amico del capo dello Stato. Stessa generazione. Per questo motivo le sue letterine al Foglio di Giuliano Ferrara (oggi uscirà la terza in tre giorni) vengono lette e decifrate con particolare cura. Il quesito di partenza, nella sua dirompenza, è inversamente proporzionale alla brevità delle missive: “Napolitano sa che è un golpe?”.

Quella del golpe è un’immagine grave, forte.

Il patto scellerato Bierre…

Bierre?

Berlusconi e Renzi. Dicevo: il patto scellerato Bierre sta smontando pezzi di Costituzione con le relative garanzie. Anche Mussolini fece lo stesso.  (altro…)

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Kalashnikov e telefonini lo scempio del branco che cancella la giustizia.

La guerra non è che la caccia all´uomo. E anche il più abominevole tiranno esce da sé quando è ridotto a un animale braccato e denudato, e costringe chi guarda da lontano alla vergogna e alla pietà.
Le scene finali di Sirte sono immagini di caccia antica, la preda sbigottita e insanguinata, il branco sfrenato e invasato. Non l´hanno divorato, Muammar Gheddafi: è la sola differenza. Gli umani non cacciano per nutrirsi.
Quando finalmente Ettore si vergogna di fuggire e affronta Achille, deciso a uccidere o morire, lo invita al rispetto reciproco del vinto. Gheddafi non è certo Ettore, al contrario, un torturatore della propria gente, né la brigata di Misurata somiglia ad Achille (se non, forse, per quella olimpica protezione della Nato). Se ne fa beffa il furioso Achille, “ti divorerei brano a brano”, dice, e lo finisce, e gli altri Achei accorrono e non ce n´è uno che non affondi il proprio colpo nel cadavere, e il vincitore gli fora i piedi e lo lega al carro e lo trascina di corsa facendone scempio. (altro…)

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Ucciso dai miliziani del Cnt a Sirte, città natale del Colonnello, il rais è stato portato a Misurata.

Quello che resta di quaranta anni di potere è un corpo, ferito, rigirato nella polvere. Lamorte di Gheddafi, dopo i dubbi delle prime ore, è confermata dal Consiglio Nazionale di Transizione (Cnt), l’autoproclamato organo di governo provvisorio degli insorti libici. La Nato, per ora, non conferma. E non offre la sua ricostruzione degli avvenimenti, cosa che non chiarisce se il raid decisivo per l’uccisione del Colonnello Gheddafi abbia visto o meno protagonisti i caccia bombardieri dell’Alleanza Atlantica.

Le uniche informazioni che si hanno per il momento, a parte il video trasmesso da al-Jazeera e poi da tutti gli altri, dove Gheddafi ricorda il Mussolini di piazzale Loreto, parlano della salma in viaggio per Misurata. Sarà portato in un luogo segreto. Secondo le informazioni frammentate, Gheddafi si nascondeva sottoterra. In un bunker, per alcuni, in una cantina per altri. Secondo altri ancora in fuga su un convoglio che ha tentato (ancora Mussolini) la fuga all’ultimo secondo. Sarebbe stato ferito durante la cattura, avrebbe implorato pietà, morendo poco dopo per le ferite riportate. E sollevando insorti e alleati Nato dalla gestione di un prigioniero scomodo, che avrebbe fatto del Tribunale Penale Internazionale dell’Aja che lo attendeva una tribuna politica molto scomoda per tutti coloro che in questi quaranta anni lo hanno sostenuto e finanziato. (altro…)

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In Libia ringraziano, ma tra i “fantastici 4” ne manca uno …

Chissà come mai

Da nonleggerlo.blogspot.com

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Cosa accade in Tunisia e in Egitto? Stiamo con il fiato sospeso per gli avvenimenti di Libia, mentre sui due paesi confinanti è caduto il silenzio. Vengono menzionati soltanto in via accessoria, senza riferimento cioè alla «rivoluzione» che li riguarda. Della Tunisia si parla appena per i barconi di profughi che invadono Lampedusa, dell’Egitto per le notizie sui fuggiaschi che dalla Cirenaica si ammassano ai suoi confini. Questo movimento di popolazioni è un dato di per sé rilevante che si colloca in un contesto più ampio e addirittura epocale, ma non risponde al nostro interrogativo. Non sappiamo neppure in quali condizioni si trovino i rispettivi capi deposti, che voci ricorrenti danno in pessimo stato di salute o addirittura in fin di vita: Ben Ali riparato in qualche emirato arabo, Mubarak nella sua villa fastosa di Sharm El Sheikh (una franchigia non priva di significato concessa dai militari al rais sconfitto). (altro…)

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A più di un mese, ormai, dall´inizio della rivoluzione araba che ridisegna i connotati del bacino mediterraneo in cui siamo immersi, finalmente, a denti stretti, il nostro primo ministro ha pronunciato le parole “vento di libertà”. Né ha osato ancora riconoscere che dopo quasi 42 anni di dittatura – il doppio di Mussolini! – è ben venuto il tempo che si allontani dal potere quel partner sanguinario cui Berlusconi ha da poco baciato la mano assassina in pubblico. Neanche le cifre di una vera e propria ecatombe in Libia lo hanno indotto a chiedere ufficialmente che Gheddafi sia assicurato a una corte di giustizia internazionale. (altro…)

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L’inizio è il momento migliore, quando tutto sembra possibile. Quando ogni cosa è illuminata. Quando il dittatore scappa di notte e corre all’aeroporto con la moglie e i figli. Quando scappa così rapidamente che viene da chiedersi perché nessuno ci abbia pensato prima: ogni regime si fonda
sulla paura, ma se si è in tanti la paura passa. Di rivoluzioni non ne abbiamo viste molte. E quelle poche sono spesso andate a finire male: quando è arrivato il momento dei compromessi, quando i furbi di professione sono riusciti a trovare la porta sul retro per tornare da dove erano stati cacciati. (altro…)

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La fuga degli stranieri dal Cairo. L’Onu: “Trecento morti da inizio protesta”. El Baradei sfida il Rais: “Entro venerdì si deve dimettere”.

L’opposizione egiziana tenta la spallata finale al regime di Mubarak. Per le vie del Cairo due milioni di persone sono scese in strada (anche se altre fonti fornisconoi numeri inferiori). Mohamed El Baradei ha detto che il dialogo sarà possibile solo dopo che il presidente Hosni Mubarak avrà abbandonato il potere. E ha ribadito, deve andarsene entro venerdì.

L’assembramento a piazza Tahrir è tale che non c’è quasi angolo nel quale ci si possa fermare senza essere spinti da flussi di uomini e donne che si muovono per raggiungere amici o gruppi fermi per ascoltare comizi improvvisati di varia natura. Da quello di giovani che continuano a chiedere libertà e caduta del regime di Mubarak, ad altri secondo i quali quello che è successo in questi giorni non può non convincere i potenti del mondo che Mubarak e i suoi uomini devono andarsene; al piccolo gruppo di shelkh dell’università-moschea Al Azhar, il maggior centro teologico dell’islam sunnita, riconoscibili per i loro camicioni marroni, che scandiscono slogan contro il presidente egiziano. (altro…)

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