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Posts Tagged ‘doping’

Giuseppe Abbagnale è un nome ma soprattutto un cognome che fece appassionare al canottaggio anche chi nella vita non aveva mai imparato a remare. Assieme al fratello Carmine e al timoniere Di Capua compose l’equipaggio di «due con» più medagliato della storia, un manipolo di eroi sportivi che trovarono il loro Omero in Bisteccone Galeazzi. Un figlio di Abbagnale, Vincenzo, voga sulla sua scia verso le Olimpiadi di Rio. Vogava. Questo figlio ha saltato per tre volte i controlli antidoping, l’ultima per un incidente d’auto che gli ha impedito di presentarsi all’appuntamento in orario, e in base ai regolamenti verrà squalificato per almeno un anno. Ad annunciarlo è stato suo padre, nel nuovo ruolo di presidente della federazione, perché ogni tanto quelli giusti finiscono addirittura al posto giusto. (altro…)

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Pantani

4 ANNI PRIMA DEL TEST DEL 1999 A MADONNA DI CAMPIGLIO IL “PIRATA” AVEVA EMATOCRITI ABNORMI.

Da quando la Procura di Forlì ha aperto un’inchiesta sul controllo antidoping che, il 5 giugno 1999 a Madonna di Campiglio, scoprì l’“ematocrito” fuori norma di Marco Pantani e lo squalificò dal Giro d’Italia quand’era maglia rosa e dunque favoritissimo a due tappe dal traguardo finale, è ripartita la rumba del grande complotto contro il Pirata. La stessa rumba che si ripropone periodicamente da quando, il 14 febbraio 2004, il campione del ciclismo tricolore fu trovato morto in uno squallido residence di Rimini per un’overdose da cocaina. Da allora i genitori e i fan non si rassegnano alla triste storia di un atleta che fece carriera barando con il doping – come peraltro gran parte dei suoi colleghi del tempo – passando poi, una volta uscito di scena, alle droghe pesanti. Così evocano mirabolanti congiure ed escogitano fantasiose quanto disperate spiegazioni alternative alla prosaica realtà, spalleggiati da una stampa smemorata e sempre a caccia di notizie sensazionali. (altro…)

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Se il vostro compagno arrivasse a letto tutte le sere con una maschera sulla faccia collegata a un tubo rumorosissimo, prima o poi vi verrebbe lo scrupolo di chiedergli spiegazioni. Invece Carolina Kostner si limitava a mettere i tappi e augurare la buonanotte al suo Alex Schwazer, il marciatore olimpico dal motore truccato. Le dichiarazioni di Carolina ai magistrati che indagano sulle prodezze alchemiche dell’ex fidanzato spezzano il cuore per la loro ingenuità. Non si può che comprenderla quando i cattivi dell’antidoping bussano alla porta, Alex le intima: «Apri tu e digli che non ci sono» e lei accetta di mentire in nome dell’amore. L’attenuante sentimentale venne già riconosciuta al personaggio di Marlene Dietrich nel memorabile «Testimone d’accusa» di Billy Wilder. Riesce più difficile digerire che un’atleta della sua esperienza conviva con un collega dopato senza mai rendersi conto di tutta la farmacia che gli gira intorno.  (altro…)

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Il padre del povero Schwazer non riesce a darsi pace, «stava male e non ho saputo parlargli, non sono stato un buon genitore». Se la cosa può consolarlo, sappia che milioni di padri (e di madri, di fratelli, di sorelle, di figli, di innamorati) non trovano le parole per arginare la marcia trionfale delle dipendenze (dai farmaci, dagli stupefacenti, dagli eccitanti, dal gioco d’azzardo, dal computer, dal cibo, dall’alcol, da tutto) che sono la piaga più devastante della nostra epoca. Piaga di massa: perché non solamente gli eccellenti, i campioni, i molto sollecitati e molto osservati cedono al doping per reggere lo spasmo del primato, o più banalmente per sopportare meglio le fatiche dello sport e della vita. Dilettanti di ogni risma, anonimi di ogni età si impasticcano o si gonfiano i muscoli o alterano in qualche altro modo i propri connotati fisici e psichici per sentirsi più prestanti, più notati, più ammirati. (altro…)

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