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Posts Tagged ‘draghi’

mario-draghiEra solo tre anni fa quando Draghi diceva che al governo poteva andarci chiunque, in Italia, tanto c’era “il pilota automatico”.

Una frase perfetta, nel senso che denudava il re: erano automatismi, nella subcultura dell’establishment, tutte le decisioni che andavano a impattare sulla vita delle persone, che aumentavano a dismisura le diseguaglianze, che allontanavano i cittadini delle decisioni.

Era il Bene, secondo questi fideisti del mercato.

Si è visto. (altro…)

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BlitzAssalto di una attivista con grida e coriandoli: attimi di paura Indagine sulla sicurezza. Qe, smentita l’indicazione di un termine.

BERLINO – «End the Ecb dictatorship! », basta con la dittatura della Bce. Sorprendendo tutti, la ventunenne attivista tedesca di Femen Josephine Witt è stata l’evento del giorno alla conferenza stampa di Mario Draghi dopo la riunione del board. Accreditatasi come giornalista, ingannati i controlli, è balzata sul tavolo del presidente, gli ha lanciato addosso un enorme pacco di coriandoli, ha gridato i suoi slogan. La sicurezza è intervenuta subito, Draghi è apparso sorpreso ma tranquillo, ha alzato le braccia in un naturale gesto di difesa, poi ha ripreso con aplomb britannico: «Adesso riprendiamo da dove eravamo rimasti, prego la prossima domanda». (altro…)

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I numeriIl presidente: “Board unanime”. La Germania investe 10 miliardi Renzi a Juncker: “Non siete burocrati? Allora sbloccate i fondi”.

BERLINO – “Super Mario” è passato al contrattacco, e sembra spiazzare i falchi rigoristi alla Bundesbank, in seno alla stessa Banca centrale europea e altrove. Dopo giorni di critiche alla sua politica di misure non convenzionali, dopo l’allarme per le voci di fronda contro di lui dei governatori nazionali al vertice dell’Eurotower, il presidente Bce ieri ha ammonito — dopo la riunione del board — che la situazione nell’eurozona sta peggiorando, e che «il Consiglio direttivo è unanime nel prendere in considerazione ulteriori misure non convenzionali» da adottare «solo se necessario», se si prolungherà il periodo di bassa inflazione. Non è finita: il bilancio Bce aumenterà di mille miliardi, «a quota 2012», per poter effettuare in corsa ogni intervento. I tassi restano al minimo storico, lo 0,05 per cento, le obiezioni tedesche anche su questo sono state ignorate.
E poche ore dopo, Draghi incassava indirettamente un successo politico: a sorpresa, il potente ministro delle Finanze federale, Wolfgang Schaeuble, annunciava un piano d’investimenti pubblici di Berlino per almeno dieci miliardi nei prossimi tre anni concentrati soprattutto sulle infrastrutture, per sostenere crescita e lavoro «ma senza aumentare il debito tedesco».

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Valli

“Vi ricordate le operazioni di LTRO del 2011 dove le banche hanno ricevuto 1.000 miliardi dalla BCE a tassi vicini allo 1% e con i quali hanno comperato titoli di stato facendo utili a palate con i BTP al 6/7% di rendimento senza rischiare nulla? Bene, la BCE durante l’estate, dopo quasi 6 anni di crisi, disoccupazione record ed inflazione quasi piatta, si è resa conto della necessità di erogare denaro all’economia reale. Draghi ha quindi annunciato il lancio delle TLTRO.. quella T in più sta per Targeted, cioè destinate a finanziare qualcosa in particolare: l’economia reale.
Il 3 Luglio la BCE ha annunciato in maniera trionfale le nuove operazioni definendone la quantità, circa 1.000 miliardi, e le modalità di erogazione. Draghi con vigore e sicurezza dichiarava: “le banche private che riceveranno questi soldi saranno obbligate a prestarli all’economia reale”. Mentre tutti osannavano le nuove operazioni e il presidente della BCE, i nostri portavoce studiavano attentamente il documento tecnico di attuazione, scoprendo purtroppo che al suo interno non era previsto nessun obbligo concreto di prestito da parte delle banche verso l’economia reale. (altro…)

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DraghiLa banca centrale media il primo obiettivo è l’emergenza lavoro.

LA STAGIONE è cambiata, presenta rischi diversi e l’italiano alla guida dell’Eurotower vuole spingere i governi a stringere un nuovo patto. Non si candida a guidare la classe politica, un compito scivoloso per un banchiere centrale, ma indica nel dettaglio la strada per uscire dall’angolo in cui l’economia europea si è cacciata. Con la ripresa in stallo, la deflazione a un passo e 20 milioni di disoccupati nell’area euro, il presidente della Bce da Jackson Hole ha formulato la sua idea: più che un “compact”, un trattato Ue, per ora è la proposta di un compromesso a vasto raggio fra grandi contraenti. Così il suo discorso è stato letto ieri in varie cancellerie d’Europa. Senza far nomi, l’offerta di Draghi va in primo luogo a Matteo Renzi, Angela Merkel e François Hollande. La stessa Bce implicitamente avrebbe un ruolo, perché può fare ancora molto per ridare fiato all’export favorendo finalmente
una svalutazione dell’euro. (altro…)

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DraghiIl presidente Bce pronto ad usare “armi non convenzionali” Alla Fed ancora tassi zero. Yellen: “Il lavoro non si è ripreso”.

NEW YORK – La Bce ora è più pronta a usare «misure non convenzionali» come quelle che hanno avuto successo in America, per reagire a una crescita agonizzante. Lo dice Mario Draghi proprio durante un’immersione nel modello Usa, al summit annuo dei banchieri centrali sulle Montagne Rocciose. Aggiunge che le regole dell’austerity consentono «una flessibilità che può essere usata meglio, per affrontare la debole ripresa e i costi delle riforme». Auspica un «ampio programma di investimenti pubblici» come quello proposto dalla Commissione Ue. I mercati lo assecondano, spingono al ribasso l’euro che tocca quota 1,32 sul dollaro. E’ il minimo degli ultimi 12 mesi, se l’indebolimento continuerà darà un aiuto concreto alla ripresa italiana e francese, due Paesi dove la competitività dell’export è penalizzata dal cambio troppo forte. (altro…)

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DraghiLe scelte condizionate dai rappresentanti della Buba nella Banca centrale europea a tutt’oggi non hanno prodotto risultati positivi sul fronte della ripresa economica L’analisi.

SE QUESTE previsioni erano la base delle scelte, non sorprende che la Bce stia fallendo nel suo compito principale: garantire la stabilità dei prezzi, cioè un’inflazione «vicina ma sotto al 2%» nel medio periodo. Quest’estate i prezzi sono in caduta in Spagna, Portogallo, Grecia e di fatto anche in Italia, mentre nella media dell’area l’inflazione (in frenata) è ad appena lo 0,4%. Angel Ubide dal Peterson Institute nota che i mercati non credono affatto che i prezzi ripartiranno: i valori impliciti nei tassi forward — stime di mercato sul futuro — danno un ritorno alla normalità non prima di un decennio. (altro…)

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RenziVEDE DRAGHI E NAPOLITANO: GLI SERVE SOSTEGNO PER LA MANOVRA D’AUTUNNO

Il nervosismo di Matteo Renzi si spiega facilmente: è partito per fare il battitore libero e si ritrova ingabbiato. Funziona così quando si guida un paese debitore, a maggior ragione quando lo si fa non essendo neanche troppo ben visto da quei circoli internazionali che hanno fatto la fortuna dei suoi predecessori (del Paese un po’ meno). La situazione s’è plasticamente disegnata agli occhi del pubblico in questi ultimi due giorni: martedì il viaggio in elicottero a Città della Pieve per fare una chiacchierata con Mario Draghi (sia ringraziato il Corriere dell’Umbria per averlo beccato), ieri sera il lungo colloquio a cena con Giorgio Napolitano. Il menù è sempre lo stesso: la situazione economica e le intenzioni del governo sulle riforme. (altro…)

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DraghiIERI la Banca centrale europea ha innovato in modo radicale sulla sua storia, per cercare di dissipare le nubi che gravano sull’area a moneta unica. Era un atto dovuto perché, ha ricordato Mario Draghi, non bisogna temere solo la deflazione dei prezzi: anche solo un periodo lungo di inflazione quasi zero come l’attuale produce gravi danni, perché rende insostenibili i debiti pubblici e privati.
Per questo la Bce sta iniziando a dotarsi di armi nuove. Farà sì che ora le banche paghino una tassa (0,10% l’anno) sui 125 miliardi della loro liquidità «in eccesso» depositata alla banca centrale: in teoria adesso quei soldi dovrebbero uscire dai forzieri (digitali) di Francoforte per entrare nell’economia. Ma soprattutto la Bce offrirà agli istituti 400 miliardi di prestiti allo 0,25%, rimborsabili fra due o quattro anni, con un invito a usarli per dare credito alle piccole imprese. In più, l’Eurotower dichiara che sta pensando di comprare sul mercato pacchetti di prestiti estesi dalle banche stesse alle imprese, in modo da oliare l’intero percorso del denaro: dalla Bce che lo genera, fino alle imprese che dovrebbero ottenerlo per investire e creare lavoro. Se le banche sanno che riusciranno a liberarsi del rischio dei prestiti già fatti, rivendendoli, forse ne daranno ancora.
Presto per dire se tutto questo funzionerà. Non lo è però per vederne le conseguenze immediate. (altro…)

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DraghiIL COSTO DEL DENARO NELL’EUROZONA SCENDE DALLO 0,5 ALLO 0,25 PER CENTO PER SPINGERE L’ECONOMIA E AIUTARE LE BANCHE: CON I PREZZI PIATTI SI RISCHIA LA FINE DEL GIAPPONE.

Deflazione. Il taglio del costo del denaro dello 0,25 per cento annunciato ieri dal presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, conferma che la zona euro teme di essere entrata in una nuova fase della crisi, l’ennesima. La ripresa dell’economia reale non arriva, i prezzi sono piatti, le imprese non investono perché la domanda è debole e le banche quindi sono restie a finanziare chi ha debiti elevati, come l’Italia, finisce per essere schiacciato da un macigno che soltanto l’inflazione potrebbe erodere (se salgono i prezzi, scende il valore reale della somma da rimborsare).  (altro…)

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Non riescono neanche a fermare l'IVA.

Le meravigliose promesse del discorso d’insediamento si scontrano contro i bilanci: blocco dell’Imu, incentivi alle assunzioni dei giovani, taglio al cuneo fiscale? Ma se non si riesce neanche a fermare l’IVA, che a fine mese passerà dal 21 al 22% – L’impennata spread fa capire che non siamo affatto fuori dal mirino della speculazione…

Governo pessimista sul blocco dell’aumento Iva. Servirebbero almeno 6 miliardi. Il summit tra Letta, Tesoro e Ragioneria.

ROMA – Il tempo stringe. Per evitare che l’Iva aumenti dal 21% al 22% dal prossimo primo luglio restano solo tre settimane. Ma il governo non ha ancora trovato una soluzione e a Palazzo Chigi prevale il «pessimismo». Il rischio che l’aumento dell’Iva, e quindi dei prezzi, scatti è a questo punto concreto. Cancellare la decisione presa dal precedente esecutivo costa infatti due miliardi quest’anno e quattro a partire dal prossimo. Ma per la copertura finanziaria di un intervento del genere il governo non sa come fare. Anche perché altre necessità incombono. (altro…)

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Maramotti

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Ora sì che siamo sotto tutela. I Trattati europei non prevedono nessun «commissariamento» del governo di un Paese membro, ma ciò che è avvenuto ieri è quanto più si può fare in quella direzione. All’Italia si chiede di adottare entro i prossimi tre giorni le parti inascoltate della ormai famosa lettera inviata da Trichet e Draghi all’inizio di agosto. Volendo fare l’avvocato del diavolo, si potrebbe ribattere: gli altri Stati europei se la prendono con l’Italia perché non si sono riusciti ancora a mettere d’accordo su tutto il resto. Ma non è così. C’è una ragione precisa per cui l’Italia è passata avanti a tutto il resto, nella ardua scelta della cadenza in cui affrontare i diversi aspetti del problema dell’euro di cui parlava ieri Bill Emmott su questo giornale. (altro…)

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In una lettera strettamente confidenziale Jean Claude Trichet e Mario Draghi elencano una serie di suggerimenti di politica economica che il Governo italiano dovrebbe applicare. Suggerimenti che però, in barba all’inalienabile principio di autodeterminazione e sovranità nazionale, suonano più come delle severe imposizioni.

Si sapeva che la sovranità nazionale, politica ed economica, con l’avvento della moneta unica e ancora prima delle istituzioni europee avrebbe considerevolmente perso peso. Ma oggi il limite è stato oltrepassato. Dopo il proditorio annuncio dell’Islanda – che, esasperata dalle vessazioni del Fondo Monetario Internazionale e fedele alla volontà del proprio popolo, ha deciso di ripudiare il debito contratto con le banche private inglesi e olandesi, di uscire dal FMI e di darsi una nuova costituzione seguendo un iter partecipato e interattivo che la mettesse al riparo dalla politica dell’usurocrazia – la Banca Centrale Europea ha forse ritenuto opportuno dare una stretta al laccio che cinge il collo dei paesi europei, in questo caso del nostro, quello dell’Italia. (altro…)

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“L’economia italiana è in difficoltà. Problemi di crescita e creazione del reddito, di occupazione e competitività rendono la situazione economico e finanziaria a rischio”. E’ quanto afferma il presidente della Banca d’Italia Mario Draghi, nel corso del suo intervento al convegno della facoltà di Economia dell’università Politecnica della Marche analizzando la grave situazione italiana. “Senza la prospettiva di una pur graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari si hanno effetti alla lunga negativi su produttività e profittabilità”.

Previsioni tutt’altro che rosee per il Paese, che secondo Draghi, ha perso competitività: “Dobbiamo ancora valutare gli effetti della recessione sulla nostra struttura produttiva. È possibile che lo shock della crisi abbia accelerato la ristrutturazione almeno di parti del sistema, accrescendone efficienza e competitività; è possibile un semplice, lento ritorno al passo ridotto degli anni pre-crisi; è anche possibile un percorso più negativo”.

Il numero uno di Bankitalia è sicuro che, per evitare il tracollo, bisogna partire dalla stabilizzazione dei precari: “Nel mercato del lavoro – ha detto il Governatore – il dualismo si è accentuato. Rimane diffusa l’occupazione irregolare, stimata dall’Istat in circa il 12% del totale delle unità di lavoro. Le riforme attuate, diffondendo l’uso di contratti a termine, hanno incoraggiato l’impiego del lavoro, portando ad aumentare l’occupazione negli anni precedenti la crisi, più che nei maggiori paesi dell’area dell’euro. Ma senza la prospettiva – ha concluso il governatore – di una pur graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari, si indebolisce l’accumulazione di capitale umano specifico, con effetti alla lunga negativi su produttività e profittabilità”.

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