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Posts Tagged ‘Durban’

Urgenza ancora più rilevante di quella relativa alla crisi economica e finanziaria.

La 17° Conferenza delle Parti della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici tenutasi a Durban in Sud Africa (vedasi www.unfccc.org) ha preferito, ancora una volta, rimandare, dilazionare, prendere tempo. Se facciamo i calcoli rispetto alle decisioni che sono state adottate in questa sede (decisioni, sia chiaro, certamente utili per non frenare il percorso negoziale), siamo in grado di constatare che passeranno almeno nove anni prima di vedere perseguiti, dalle nazioni nel mondo, impegni significativi di riduzione delle emissioni dei gas che modificano la composizione chimica dell’atmosfera ed incrementano l’effetto serra naturale. (altro…)

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LE CONCLUSIONI DEL VERTICE DI DURBAN.

Il summit Onu si chiude con l’ennesimo posticipo. Ok al Fondo Verde, ma è una scatola vuota DURBAN. A Durban si è sepolta per sempre l’idea che una soluzione alla questione dei cambiamenti climatici si possa trovare tra le mura di un centro congressi. Il negoziato si è chiuso domenica mattina, 36 ore dopo la scadenza prefissata, per portare a casa un risultato deludente, che svende l’Africa e i paesi più poveri agli interessi corporativi globali dietro a una promessa di accordo futuro quanto mai inconsistente.
La 17ma Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) verrà forse ricordata per aver trovato una soluzione in extremis per salvare un multilateralismo oramai solo di facciata. O forse per avere palesato le reali implicazioni di un accordo globale ambizioso, equo, e con obiettivi vincolanti che permettano di frenare l’innalzamento della temperatura globale sotto la soglia di rischio di 1,5 C, garantendo il necessario trasferimento di risorse ai Paesi poveri che soffrono gli impatti dei cambiamenti climatici senza avere contribuito a causarli. (altro…)

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La notte bianca della conferenza sul clima ha dato alla luce un accordo sufficiente per non dichiarare il fallimento di dodici giorni di negoziati. Dato il rischio che i delegati di 190 governi se ne tornassero a casa con un nulla di fatto, è un bicchiere mezzo pieno. Ma considerando che questa è la diciassettesima conferenza delle parti (Cop) voluta dalla Convenzione quadro delle nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc), che ogni volta si chiude con decisioni sofferte e mai all’altezza delle aspettative, allora il bicchiere è ancora mezzo vuoto. È dal primo incontro tenutosi a Berlino nel 1995 che il mondo cerca di assumere provvedimenti incisivi per ridurre il rischio climatico.  Nel 1997 la Cop3 di Kyoto emanò almeno il noto protocollo, ora in scadenza, ma a causa del rifiuto degli Stati Uniti toccò attendere il 2005 perché entrasse in vigore con l’adesione della Russia. (altro…)

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Il ministro degli Esteri sudafricano e presidente della Conferenza COP17 Maite Nkoana-Mashabane riceve un abbraccio di congratulazioni dal direttore della Conferenza Christiana Figueras (afp).

Via libera alla tabella di marcia che porterà all’adozione di un’intesa mondiale salva clima entro il 2015. Gurppo di lavoro ad hoc. Il piano impegnerà tutti i paesi e le misure previste dovranno diventare esecutive a partire dal 2020.

DURBAN – C’è un accordo globale per frenare la moltiplicazione di uragani, alluvioni e siccità. Dopo due notti e un giorno di discussione ininterrotta, tra continui colpi di scena, spaccature e appelli disperati, l’assemblea delle Nazioni Unite ha trovato l’intesa sulla road map per difendere la stabilità del clima. Il piano, che impegnerà tutti i paesi, sarà definito entro il 2015 e le misure previste dovranno diventare esecutive a partire dal 2020.
La decisione è stata salutata da un lungo applauso dei delegati, ormai visibilmente provati: tutti senza cravatta, alcuni con lo slogan “Climate deal now” che campeggiava sulla maglietta. E’ stata un’ovazione liberatoria che ha segnato la fine dell’incubo del fallimento. Per un’intera notte la conferenza delle Nazioni Unite, dopo due settimane di negoziati e due giorni di trattative ininterrotte, è stata sul punto di chiudere alzando bandiera bianca di fronte alla crescente minaccia del caos climatico che rischia di rendere inabitabili larghe aree del pianeta. (altro…)

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L´Europa: “No a impegni vaghi” Il ministro dell´Ambiente Clini: “L´intesa va arricchita con obblighi precisi” DURBAN – Accordo sul clima entro il 2015. È questa la base su cui, a poche ore dalla conclusione della conferenza Onu di Durban, si sarebbe trovata un´intesa per sbloccare lo stallo dei negoziati. Il testo di mediazione, discusso fino a notte, è stato preparato dal padrone di casa, il Sudafrica, per tagliare gli ultimi indugi. È una bozza che lascia perplessa l´Unione Europea perché i punti deboli della proposta sono in buona evidenza. Gli impegni restano nel vago. Non sono state ancora precisate le quote di riduzione delle emissioni serra. Tra il momento in cui l´accordo verrebbe definito e il momento in cui diventerebbe operativo passerebbero cinque anni, visto che la Cina non vuole prendere in considerazione l´adesione a un trattato vincolante prima del 2020. Ma la proposta contiene anche vantaggi altrettanto evidenti. (altro…)

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Il mercato ha già scelto: ecco come cambierà la nostra vita.  Il ministro dell´ambiente Clini: “Lavoriamo per le tecnologie eco-efficienti”. 

DURBAN – Tra non paper, i documenti scritti per restare nel vago, e sigle come Mrv (il monitoraggio delle emissioni serra) o Lulucf (l´impatto ambientale della deforestazione) la trattativa sul clima rischia di apparire un dibattito lunare. Eppure alla conferenza Onu di Durban si discute di cose molto concrete: il livello di comfort delle case in cui abitiamo, il modo in cui andiamo a lavorare e i veleni che respiriamo nel tragitto, la presenza di cumuli di rifiuti vicino a casa o la possibilità di riciclarli creando lavoro.
Molto probabilmente il mondo andrà nella direzione indicata dai flussi di investimento privati, che dal 2008 premiano le rinnovabili rispetto ai combustibili fossili, e dalla capacità di pianificazione di Pechino, che nei prossimi 5 anni investirà 250 miliardi di euro nelle tecnologie per ridurre le emissioni di anidride carbonica. Ma un fallimento della conferenza, prodotto dalla resistenza del cartello che fa capo agli Stati Uniti, rallenterebbe la riconversione industriale proprio mentre il caos climatico accelera moltiplicando alluvioni e siccità devastanti. (altro…)

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Domani le conclusioni / Emissioni record, volontà di porvi rimedio ai minimi.  
L’emergenza rimossa. Ma per la scienza senza un’inversione di tendenza immediata sarà caos già nel 2015. 
DURBAN. Superato ormai il giro di boa dei tavoli tecnici il Vertice sul clima di Durban si avvia alla chiusura, prevista per domani. Da martedì scorso al Conference center di Durban si è entrati in quello che definiscono l’High Level Segment: l’ultima fase delle negoziazioni. Quella di alto livello appunto, durante la quale alle equipe di negoziatori si uniscono le rappresentanze dei governi che da due giorni stanno giungendo nella città sudafricana.
Rispetto a due anni fa, a Copenaghen, quando a presenziare alla 15ma Cop c’erano quasi tutti i presidenti, potenze mondiali comprese, Obama era appena stato eletto e i messaggi di avvio ripetevano che quella climatica era la più grande minaccia da affrontare, qui a Durban i governi paiono aver dimenticato che se di emergenza si trattava, l’urgenza di affrontarla è ormai non rimandabile. (altro…)

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DURBAN — Dall’incontro bilaterale con la delegazione cinese, il capo negoziatore statunitense, Todd Stern, è uscito ieri mattina con la faccia di un giocatore di poker che ha appena smascherato il bluff dell’avversario: «Non ho l’impressione che ci sia stato alcun cambiamento nella posizione della Cina», informa lapidario. La conferenza stampa, iniziata con oltre un’ora di ritardo, lasciava sperare in un annuncio diverso, in una svolta storica nel braccio di ferro fra i due colossi più inquinanti della Terra, impegnati a studiarsi come due lottatori di sumo. Niente di fatto, invece. Durban, sulla costa sudafricana dell’Oceano Indiano, si approssima a diventare la tomba di molte speranze degli esperti di clima riuniti da dieci giorni alla 17esima Conferenza delle Parti per trovare un accordo globale nella lotta alle emissioni di biossido di carbonio (CO2). Strano, perché sarebbe nell’interesse di tutti evitare che la febbre del pianeta salga ancora di oltre 2 gradi Celsius, il tetto massimo per evitare la catastrofe ambientale. (altro…)

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I paesi aderenti alla «Alleanza bolivariana dei popoli della nostra America», o Alba, sono arrivati con una strategia comune alla conferenza dell’Onu sul clima, che ha preso avvio questa settimana a Durban (Sudafrica). Venezuela, Cuba, Bolivia, Ecuador, Nicaragua, Saint Vincent e Grenadine, Dominica, Antigua e Barbuda hanno concordato una piattaforma comune durante un incontro preliminare ospitato dalla Bolivia. Ed è una strategia chiara: i paesi dell’Alba respingono il pannicello caldo delle «riduzioni volontarie delle emissioni» proposte dalle nazioni ricche (è la linea portata avanti dagli Stati uniti e altre nazioni occidentali: non fissare limiti vincolanti alla quantità di gas serra che ciascun paese può emettere, ma ripiegare sugli impegni volontari). Propongono invece di «far proseguire e rafforzare» il Protocollo di Kyoto in quanto «unico accordo internazionale legalmente vincolante». A Durban occorre agire in nodo «ambizioso, equilibrato, scientifico, equo», dicono, rispettando i principi della Convenzione Onu sui cambiamenti climatici, approvata nel 1992 a Rio de Janeiro: in particolare i principi di eguaglianza e di responsabilità comune ma differenziata. (altro…)

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Hanno nomi esotici, spesso sono soltanto punti sperduti nelle cartine geografiche. Ma la loro sopravvivenza è ormai appesa a un filo. E proprio mentre a Durban i “grandi” parlano del clima, lanciano un grido d´allarme: “Salvateci”. L´unica difesa sono i seawalls, barriere improvvisate con scheletri di macchine e pietre. Alle Maldive il governo si è riunito sott´acqua: ministri con muta e bombole d´ossigeno.

Sono gli indignados del clima, i pescatori che si ritrovano con le reti vuote, i ragazzi che si arrampicano sui tetti delle loro case quando le onde invadono il villaggio, le donne che non trovano più acqua per cucinare. Nelle loro isole fanno il possibile per difendersi dalla marea montante dell´oceano: costruiscono seawalls, barriere improvvisate con scheletri di macchine, rottami, pietre. Ma sono palliativi, misure tampone che devono essere ricostruite anno dopo anno, arretrando ogni volta sotto la spinta sempre più minacciosa del mare. E allora hanno deciso di andare a Durban, alla conferenza Onu in cui i grandi inquinatori vogliono rinviare l´impegno a difesa dell´atmosfera, e minacciano di bloccare i lavori. (altro…)

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Pablo Solon/ EX AMBASCIATORE BOLIVIANO ALL’ONU.
DURBAN. Ambasciatore della Bolivia presso le Nazioni Unite fino allo scorso luglio, Pablo Solon è stato per molti anni attivista impegnato nella difesa dei diritti umani e sulle questioni indigene ed ambientali. Quest’anno è stato il vincitore del Premio Internazionale per i Diritti Umani assegnato da Global Exchange. Lo incontriamo a Durban, dove è arrivato per tenere una serie di incontri con la società civile.
L’anno scorso era a Cancun come negoziatore all’interno del vertice ufficiale, quest’anno la ritroviamo qui allo «Spazio dei Popoli». Cos’è accaduto?
Ho abbandonato le mie funzioni presso l’Onu circa sei mesi fa. La ragione di questa scelta è personale: l’età e le condizioni di salute di mia madre. Sono intimamente convinto che se non si è capaci di prendersi cura della propria madre non si può pensare di poter difendere la Madre Terra. (altro…)

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È partita mercoledì 30 novembre a Durban in Sudafrica la diciassettesima Conferenza Internazionale sul Clima nella quale 195 Paesi fino al 9 dicembre tenteranno di superare l’impasse che da anni ostacola l’assunzione di impegni necessari per affrontare l’emergenza climatica e avviare un processo di transizione rapida verso modelli produttivi e di consumo capaci di ridurre le emissioni di gas serra. Lo snodo centrale è rappresentato dal difficile accordo per stabilizzare l’aumento della temperatura del Pianeta, Per le associazioni ambientaliste le cose da fare sono tante. Ma c’è la volontà? “A Durban si gioca una partita cruciale, quella per mantenere viva la possibilità di giungere al più presto ad un accordo globale sul clima” ha spiegato negli scorsi giorni Legambiente nel documento La posta in gioco a Durban (.pdf). Una possibilità, oggi, ancora vincolata al rinnovo del Protocollo di Kyoto, fondamentale per sbloccare l’attuale stallo dei negoziati. “Rinnovare Kyoto – ha precisato Legambiente – significa, infatti, dare continuità all’unico strumento legalmente vincolante nell’azione globale contro i mutamenti climatici”. (altro…)

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La Conferenza sul clima di Durban non ha speranze di partorire un Kyoto bis. In primo luogo perché si tratta di un modello per la riduzione delle emissioni che si è rivelato fallimentare, dal momento che i Paesi più inquinanti, Cina e Stati Uniti, non lo hanno mai ratificato né intendono farlo. Secondo perché, malgrado l’amministrazione Obama non rinneghi ilriscaldamento globale, i Repubblicani, che hanno la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti, sono a dir poco scettici e voterebbero contro qualsiasi proposta di riduzione e tassazione delle emissioni di gas serra.

candidati repubblicani alle primarie del 2012 hanno più volte definito il riscaldamento globale una farsa, rifiutandosi di considerarlo un problema e negando qualsiasi responsabilità dell’uomo nell’aumento delle temperature globali. Un recente sondaggio dell’istituto di ricerca Pew, pubblicato dal Financial Times, rivela che, in una lista di ventidue priorità politiche, la lotta al riscaldamento globale occupa la penultima posizione. Si diceva che la sfida per il clima a Durban non sarebbe stata una passeggiata, ma per gli americani non è altro che una passeggiata… in Sudafrica.

Da ecoblog.it

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Il 28 novembre si apre a Durban (Sudafrica) la 17 Conferenza (COP 17), per rispondere alla sempre più drammatica crisi ecologica.

I rappresentanti di tutti i governi del mondo dovranno in dieci giorni trovare delle vie per bloccare il surriscaldamento del Pianeta. Dopo i fallimenti della Conferenza di Copenhagen (2009) e di Cancun (2010), un’altra sconfitta a Durban l’umanità non se la può permettere.

Con i governi del Nord del mondo concentrati sui problemi della finanza, la crisi ecologica è passata in second’ordine. Purtroppo anche i media (sia stampa che TV) non hanno acceso i riflettori su questo problema fondamentale, rivelandosi così profondamente funzionali a questo Sistema economico-finanziario. (altro…)

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Manifestazione in vista della conferenza Onu a Durban (reuters).

Le emissioni serra sono cresciute del 38 per cento tra il 1990 e il 2009. Il fragile accordo per ridurle, che impegna solo una minoranza dei Paesi inquinatori, sta per scadere. Il numero di governi pronti a sottoscrivere un’intesa per difendere l’atmosfera diminuisce. I climatologi avvertono che, continuando di questo passo, l’aumento di temperatura nel corso del secolo sarà devastante.

Messa in questi termini la scommessa di Durban, la conferenza Onu sul clima che si apre domani in Sudafrica, appare persa in partenza. La prima fase del protocollo di Kyoto del 1997, che impegnava i Paesi industrializzati a ridurre del 5,2 per cento le emissioni di gas serra entro il 2012, si concluderà alla fine del prossimo anno. Calcolando che per ratificarlo ci sono voluti sette anni di negoziati, con gli Stati Uniti che frenavano e l’Europa che spingeva, si comprende perché la missione di arrivare in tempo alla seconda fase di impegni appare impossibile. (altro…)

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