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Posts Tagged ‘Elena Loewenthal’

La strage di Tolosa ha lasciato muta l’Europa e inorridita Israele. Prima di ogni giudizio, prima di una riflessione che non potrà né dovrà mancare, pesa su tutto lo sgomento. Braccare dei bambini dentro una scuola, rincorrerli fra i banchi per prendere meglio la mira prima di sparare: è una cosa tremenda anche solo pensarla. Eppure, questo delitto che forse ha dei precedenti, forse è il terribile seguito di una catena di orrori – ma forse no – non desta incredulità. Non è una cosa cui non si può credere e che nessuno si sarebbe mai aspettato.Ha, piuttosto, una inenarrabile coerenza, per quanto sotterranea e difficile da ammettere. Ammazzare dei bambini dentro la loro scuola è una cosa cui ci piacerebbe non poter credere, ma non è così. Perché questo delitto si è consumato in una città fitta di conflitti come lo sono molte, nel Sud della Francia. (altro…)

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Una palestra di Dubai che, per rendere convincente la promessa di addio alle calorie, usa per la sua campagna pubblicitaria una gigantografia dell’ingresso di Auschwitz. Degli ultraortodossi indignati con il governo israeliano e dei loro concittadini indignati vuoi con la polizia vuoi con gli avversari politici, che si battono a suon di stelle gialle appuntate sul petto ed esclamazioni «nazista!» elargite un po’ qua e un po’ là. Stelle gialle, ancora, usate da islamici di Svizzera per protestare contro la discriminazione. Per non parlare di chi con queste armi va nella direzione opposta: rimpiangere quei tempi e auspicarne il ritorno. E non sono pochi. (altro…)

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Il liutaio Amnon Weinstein nel suo studio.

Il liutaio Amnon Weinstein
cerca gli strumenti perduti
dagli ebrei nella Shoah.
Li restaura e organizza concerti.

Auschwitz è stato un insulto all’umanità. L’ha resa vittima come mai era successo sino ad allora. Eppure, fra tutte le immagini agghiaccianti di un’umanità offesa, torturata, uccisa e ammassata in ossari a cielo aperto, ve n’è una dal soggetto affatto diverso, ma più eloquente che mai. Parla di morte, e di una morte terribile: è una fila di violini, appesi in ordine accurato. Troppo. Ogni violino ha un numero: è l’inventario ancora provvisorio di quel museo alla razza estinta che Hitler voleva dedicare agli ebrei dopo averli cancellati dalla faccia della terra. La sede destinata era la judenfrei Praga. (altro…)

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I bambini nascono quando vogliono loro, non quando decidiamo noi. E sanno il perché, anche se non ce lo dicono. Yeabsera, ad esempio, ha deciso di fare capolino al mondo non in quel tragico luogo di transito che è la Libia in questi giorni.
Non in un punto imprecisato di quelle migliaia di chilometri fatti di steppe, deserti, montagne, fame e sete e paura, che separa l’Etiopia dalle coste del Mediterraneo e che suo padre e sua madre hanno percorso in una fuga inimmaginabile, eppure vera. Macché: Yeabsera ha deciso di nascere sul barcone che trasportava quei due giovani profughi verso una specie di salvezza, una chimera lontana eppure, forse, vera quanto il loro quasi impensabile cammino. (altro…)

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