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Posts Tagged ‘emergenza’

EbolaL’ultimo bollettino dell’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di 932 morti per il virus mentre sono 1.711 i casi accertati.

La presidente della Liberia Ellen Sirleaf Johnson ha decretato lo stato di emergenza per l’epidemia di Ebola che ha colpito il Paese. “Il virus, le ramificazioni e le conseguenze della malattia costituiscono attualmente un turbamento per l’esistenza, la sicurezza e il benessere della Repubblica, rappresentando un pericolo chiaro e immediato”, ha affermato.

Mentre gli esperti dell’Oms a Ginevra stanno valutando se adottare misure straordinarie contro la diffusione del virus, si registrano il primo morto in Arabia Saudita e il secondo in Nigeria, oltre al primo contagiato europeo, il missionario spagnolo di 75 anni Miguel Pajares, che ha contratto il virus in Liberia. (altro…)

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Gli italiani danno il meglio di sé nei momenti più tragici.

Ma oggi la solidarietà è un valore che A va ben oltre l’emergenza. Si dice che gli italiani diano il meglio di sé nei momenti più tragici. Verissimo. Succede sempre in occasione delle calamità naturali e sta accadendo anche adesso dopo il terremoto che ha messo in ginocchio l’Emilia. Ma oggi la solidarietà è un valore che va ben oltre le pure necessità dell’emergenza. È il cemento di un Paese fiaccato dalla più terribile crisi economica del dopoguerra nel quale la classe politica tradizionale, incapace di dare risposte, si sta sgretolando. Uno dei pochi valori che ancora tiene. Se perdiamo anche quello, allora stiamo freschi. Per questo non può non far discutere la norma infilata nel decreto sulla Protezione civile secondo cui, sintetizza il senatore dell’Italia dei Valori Stefano Pedica, «in caso di catastrofi naturali non sarà più lo Stato a pagare i danni ai cittadini, ma a ricostruire l’edificio crollato o danneggiato sarà lo stesso proprietario o l’assicurazione». (altro…)

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Tra meno di 40 anni, quando la popolazione mondiale raggiungerà i 9 miliardi, occorrerà il doppio dell’acqua attualmente utilizzata per garantire la salute e la sicurezza alimentarea tutti: è l’allarme lanciato dal Rapporto realizzato dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep) e dall’International Water management Institute e presentato in occasione dell’apertura a Stoccolma della Settimana mondiale dell’acqua.

La popolazione aumenta e, se non cambierà qualcosa nella gestione idrica attuata soprattutto nelle grandi città, i rischi legati alla mancanza di acqua sono davvero enormi: attualmente, infatti, sono già più di 1 miliardo e mezzo le persone che vivono in zone colpite dalla siccità, cifra che potrà facilmente raggiungere i 2 miliardi se non verranno modificati i regimi alimentari e le attività agricole attuali. Impressionanti anche i dati sulla mortalità infantile: ben 4000 bambini muoiono ogni giorno per aver bevuto acqua inquinata. (altro…)

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Le Nazioni Unite hanno decretato lo stato di carestia ad altre tre regioni somale. Il quadro generale si aggrava, dunque, mentre gli aiuti alimentari continuano ad essere difficili per gli ostacoli posti dalle milizie islamiche Al Shabaab, come è accaduto nella città meridionale di Kismayo, la terza città del Paese. Intanto dilagano anche le violenze e le uccisioni di civili anche da parte dei militari Amison.

ROMA – La carestia si estende come una coltre nera sulla Somalia, sotto il quale milioni di persone muore di stenti o si muove in cerca di luoghi per sopravvivere, affrontando viaggi infiniti a piedi, che si concludono in giganteschi campi profughi, già stracolmi da altri disgraziati segnati dallo stesso destino. Nel frattempo in altre tre regioni somale è stato ieri decretato lo stato di carestia. Si tratta della regione di Barandor, che comprende l’area di Mogadiscio; quella di Afgooye e quella di Shabeele, in particolare le aree agro-pastorali nei distretti di Balcad e Cadale nel Medio Shabelle. Si lamentano, intanto nuovi ritardi negli aiuti umanitari, dovuti alle difficoltà di accesso in alcune aree del paese controllate dalle milizie Al Shabaab, come è avvenuto a Kismayo, nel sud, la terza città somala, dove le milizie islamiche hanno impedito la distribuzione degli aiuti alimentari. (altro…)

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Non riveliamo quali sono i Paesi stranieri in cui smaltiremo i rifiuti per non compromettere le operazioni. In questi anni è mancata la pianificazione e la realizzazione degli impianti, ma da Settembre partirà il nostro Piano, con l’avvio della raccolta differenziata porta a porta.

Il sindaco De Magistris ha annunciato accordi con altri Paesi europei per lo smaltimento dei rifiuti di Napoli. Quali sono questi Paesi? Fanno parte del bacino del Mediterraneo?

“Su questo c’è uno stretto riserbo, non facciamo alcun cenno a questi Paesi per evitare possibili interferenze che possano compromettere le operazioni. Quindi su questo non diciamo nulla fin quando non partiranno le prime tonnellate di rifiuti.”

L’emergenza rifiuti a Napoli prosegue da oltre 15 anni. Perché solo a Napoli e non in altre città? Cosa impedisce la risoluzione del problema? (altro…)

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Ecco gli angeli della monnezza “Ora basta, Napoli la puliamo noi”. Tam tam sul web e patti condominiali, si mobilitano i cittadini.
Hanno messo le braccia al posto delle parole, quello che fa un piccolo risorgimento al suo primo varco. Hanno cominciato con una piazza, due scope e guanti spaiati da chirurgo. Ora sono duecento alle assemblee pubbliche e tremila soltanto su uno dei social network coinvolti, e hanno adottato quattro aree della città. A volte basta che sia uno a indicare: «La città è nuda». Succede che, allo sbando, si trovino le forze.Le forze si trovano non per un altro grido, ma per fare un passo e guadagnare ossigeno. Capita quasi sempre mentre stai per arrenderti o affogare. È un clic che stavolta muove Napoli, capitale incline alla sorda indolenza quando l´onda della crisi – si chiami rifiuti o degrado – diventa compagno promiscuo, intima violazione. E infine morso quotidiano a cui non si vuole offrire altra carne. (altro…)

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Continuano gli arrivi dei barconi e la corsa contro il tempo per i trasferimenti. Protesta al Villaggio della solidarietà.

 E’ emergenza nell’emergenza a Lampedusa, dove gli sbarchi di immigrati non si fermano e adesso manca anche l’acqua. La denuncia è arrivata dal Comune secondo cui la richiesta di fornitura straordinaria di 20.000 metri cubi d’acqua, fatta già da un mese, non ha avuto ad oggi la copertura economica da parte del ministero della Difesa. (altro…)

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La città è ancora piena di macerie, ed edifici pericolanti. Ma il governo ha pensato bene di mandare via (dal primo gennaio) i Vigili del fuoco che da un anno e mezzo aiutavano la popolazione. E la gente protesta.

La notte del 6 aprile 2009,
quando lo scossone ha devastato L’Aquila, in città erano di servizio 13 vigili del fuoco: dieci in pattuglia e tre alla base. Del tutto insufficienti, com’è ovvio, per far fronte alla catastrofe. Poi però arrivarono pattuglie da tutta Italia per estrarre dalle macerie decine di superstiti sepolti sotto tonnellate di cemento e mattoni. E i morti, 308.

A L’Aquila ora li chiamano “gli angeli del terremoto”. Sì, perché in un anno e mezzo sono stati il braccio operativo più flessibile e più vicino alla gente. Dal puntellamento degli edifici pericolanti alla rimozione delle macerie. Hanno scortato nelle case inagibili i residenti per recuperare mobili e oggetti utili o cari. Il rosso delle vetture, il verde e il giallo delle divise per gli aquilani sono sinonimo di assistenza, cortesia, sicurezza. Una gentilezza molto meno presente in altri uomini mandati in Abruzzo dalle istituzioni.

Adesso, però, i Vigili del fuoco se ne devono andare: se non ci saranno proroghe al decreto del commissario per la ricostruzione Gianni Chiodi, infatti, da gennaio tutte le unità non aquilane ora di stanza nella zona colpita dal terremoto, torneranno nelle zone di provenienza, lasciando l’emergenza in mano al solo comando abruzzese. Una metà delle 125 unità di appoggio ora presenti nel cratere ha già fatto le valigie. Entro la fine del mese se ne andranno tutti. Come se in Abruzzo ormai fosse tutto a posto. (altro…)

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Invece di dare risposte sensate, la consorteria che controlla il Pdl campano – e non solo campano – si sta scannando per accaparrarsi i milioni che Berlusconi ha promesso, con un decreto che il presidente Napolitano dovrebbe promulgare senza averlo ancora nemmeno visto. E comunque dobbiamo sapere che la soluzione non verrà certo da lì.
A sette mesi dalla visita della delegazione del parlamento europeo, che aveva constatato il disastro provocato da 14 anni di gestione commissariale dei rifiuti campani e dai due di gestione Bertolaso, è ora la volta di una delegazione della Commissione europea, il cui responso è molto più gravido di conseguenze; perché non potrà che confermare il blocco dei finanziamenti Ue determinato da una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia. Il capodelegazione ha già dichiarato che rispetto a due anni fa niente è cambiato (il che non è esatto, perché la situazione si è ulteriormente aggravata) e presto la Commissione europea dovrà prendere atto di quello che si è finora rifiutata di ammettere: e cioè che le numerose denunce dei molti comitati che si sono rivolte a lei e al parlamento europeo sono pienamente fondate; e che le smentite del governo e di Bertolaso, secondo cui tutto era in via di riordino e l’emergenza era stata superata, erano sonore balle. (altro…)

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Ma è un’emergenza rifiuti o un’emergenza democratica? Me lo sono chiesto subito appena arrivata a Terzigno e alla discarica S.A.R.I riaperta due anni fa da Guido Bertolaso per risolvere l’emergenza rifiuti della Campania.

Era una ex discarica, gli abitanti del vesuviano aspettavano da tempo la bonifica e si sono ritrovati senza fiatare la riapertura, con la promessa che entro un anno il volume dei conferimenti si sarebbe ridotto al minimo grazie all’entrata in funzione del termovalorizzatore di Acerra. Peccato però che questo, ad oggi, funzioni parzialmente: due linee su tre non sono attive mentre l’unica linea funzionante la settimana scorsa si è fermata per un guasto. Pare che accada spesso. Per quel sacrificio i comuni investiti dalla discarica avrebbero usufruito delle compensazioni, soldi che non sono mai arrivati.

Arriviamo alla discarica lungo un percorso fatto di autocompattatori dati alle fiamme durante una delle proteste e parcheggiati lì a colare percolato e liquidi scuri. Ai lati della strada quello che doveva essere uno dei più bei posti dell’Italia, chilometri di vigneti, frutteti, alberi di ulivo e di noccioline ricoperti totalmente di polveri, in un abbraccio violento tra bellezza e bruttezza. Come se un alito di morte avesse soffiato su tutto quel ben di Dio. L’odore è insopportabile, indecente, sconvolgente. La discarica S.A.R.I. è una zona protetta dai militari, inaccessibile, ma da un lato è possibile vedere tutto, alzandosi su alcune cancellate che fiancheggiano un maneggio, dove soprattutto i bambini vengono a cavalcare.

È enorme e fa impressione avere davanti l’immensità del Parco Nazionale del Vesuvio scavato da dentro da cave ormai inquinate come fossero tumori. Gli operai stanno lavorando e spostano i rifiuti in compagnia dei gabbiani, i veri padroni della zona. La loro presenza tra l’altro è la spia di una discarica “fatta male”. Il Vesuvio è patrimonio dell’Unesco, la Commissione Petizioni del Parlamento europeo in visita ad aprile ha dato parere negativo all’apertura delle discariche. (altro…)

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