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Posts Tagged ‘eni’

GabbabisIeri il confronto tra aziende pubbliche sugli affari in Nigeria. Ma la notizia diventa la controffensiva sui social dell’azienda che risponde colpo su colpo con documenti, slide, precisazioni. E gli esperti sono concordi: “A prescindere dalle ragioni, per l’Italia è un punto di passaggio. I due media hanno pesi diversi, ma anche il più piccolo non va sottovalutato”.

Il telecomando in una mano, lo smartphone nell’altra. Ed è guerra mediatica senza esclusione di colpi e di mezzi (di comunicazione). Mentre ieri sera, sul piccolo schermo, scorrevano le immagini dell’inchiesta del team Gabanelli sugli affari dell’Eni in Nigeria su quello piccolissimo degli smartphone andava in onda una sorta di contro-puntata dell’ufficio stampa del colosso energetico, con tanto di repliche, documenti, accuse e commenti. La replica dell’Eni è servita a caldo, in diretta e in 140 caratteri. “Ma stasera su Rai3 danno una fiction su @eni? Ah no, è #report. Se non vi interessano le fiction qui trovate i fatti”. (altro…)

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trattativa

Mosè ci ha fatto camminare quarant’anni nel deserto per portarci nell’unico posto del Medio Oriente dove non c’è petrolio Golda Meir

Il petrolio, ma anche il fotovoltaico, su cui l’Italia sta andando avanti, ma con un’impatto ambientale non da poco. Infine le bonifiche infinite, come quelle della Caffaro, Marghera, Priolo.
I siti chimici che la Eni sta dismettendo: a chi li sta svendendo?

MILENA GABANELLI IN STUDIOPer cominciare invece una storia che parte da una denuncia di Re:Common e Global Witness di Londra, una grandissima organizzazione che si occupa di corruzione internazionale.L’oggetto: la licenza per andare a vedere se c’è petrolio sotto quest’area di mare al largo delle coste nigeriane che si chiama Opl 245.

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eniReport ha cercato di ricostruire il percorso di quella che si sospetta essere una delle più grosse tangenti mai pagate al mondo. Parliamo di circa un miliardo di dollari che l’Eni avrebbe sborsato per l’acquisto della licenza per sondare i fondali marini del blocco petrolifero denominato Opl245 in Nigeria. Il sospetto che sia stata pagata una tangente emerge per puro caso durante un processo civile presso l’Alta Corte di giustizia inglese dove nel 2012 si celebra una disputa tra due società, la Malabu oil, dell’ex ministro del petrolio della Nigeria Dan Etete, e una società delle British Virgin Islands, la Energy Venture Partners, del mediatore nigeriano, Emeka Obi. E’ il mediatore Obi che chiede all’ex ministro Etete il riconoscimento ufficiale del suo ruolo nella compravendita della Opl245. Tra le carte del processo inglese spunta anche il nome di Luigi Bisignani che, intercettato in quel periodo dalla procura di Napoli per la P4, parla con i massimi vertici dell’Eni dando indicazioni per concludere l’affare. Bisignani, intervistato da Report, ammette di aver avuto un ruolo di “attivatore” dell’affare, e ammette anche di aver avuto contatti con i massimi vertici dell’ Eni, vecchi e nuovi. (altro…)

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Grillo

IL LEADER M5S ALL’ASSEMBLEA DEI SOCI: “AZIENDA RIDOTTA A UN CADAVERE, CI VUOLE UNA COMMISSIONE D’INCHIESTA”. MARCEGAGLIA: “IL NUOVO CDA È DIVERSO”.

Il ritorno del Grillo guastatore. Sfrontato, come il domatore che mette la testa nella bocca del leone. O meglio, del cane a sei zampe. In un’afosa mattina romana, il fondatore dei Cinque Stelle irrompe nell’assemblea degli azionisti dell’Eni e in dieci minuti celebra un processo al colosso petrolifero. “L’azienda ha dato vita a una sistema corruttivo internazionale”, inizia. E legge a perdifiato numeri e frammenti di inchieste, fino all’annuncio: “Il Movimento chiederà una commissione parlamentare d’inchiesta sull’Eni”. Un “grazie”, e Grillo se ne va. Tanto ha già portato a casa l’obiettivo: rilanciare su anti-corruzione e ambiente, pilastri del programma a 5Stelle. E ribadire che lui crede ciecamente nell’ascesa del Movimento, anche nelle urne delle Regionali. (altro…)

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DescalziI PM SOSTENGONO CHE IL NUOVO AD (ASSIEME AL SUO PREDECESSORE SCARONI) PUNTAVA ALLA STECCA MILIONARIA. LE INTERCETTAZIONI DIMOSTRANO GIÀ LA CONTINUITÀ DI RAPPORTI CON I SOLITI FACCENDIERI.

Matteo Renzi dice che rinominerebbe Claudio Descalzi domattina. Chi gli vuole bene pensa che Renzi lo confermerebbe per i buoni risultati ottenuti da questo manager nel settore dell’esplorazione, a partire dall’affare miliardario per l’Eni in Mozambico. Chi gli vuole male pensa che siano i rapporti tra l’amministratore dell’Eni e l’amico di Renzi, Marco Carrai, a consigliare al premier questa benevolenza. A differenza di Renzi, i pm milanesi Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro ritengono che “Paolo Scaroni e Descalzi abbiano organizzato e diretto l’attività illecita” del caso nigeriano. Scaroni e Descalzi sono indagati per corruzione internazionale per l’acquisto al prezzo di 1 miliardo e 92 milioni di dollari di un giacimento off-shore dalle enormi potenzialità. Un quinto del prezzo è stato congelato a Londra per una lite tra il mediatore Emeka Obi (collegato a Gianluca Dinardo, a sua volta legato a Luigi Bisignani) e il titolare effettivo di Malabu, cioé l’ex ministro del petrolio nigeriano Dan Etete.   (altro…)

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ScaroniGUERRA DI POLTRONE

IL MANAGER DELL’ENI SOTTO ACCUSA PER CORRUZIONE INTERNAZIONALE SI SENTE SICURO DELLA CONFERMA DOPO L’INTESA ESIBITA IN TV COL SEGRETARIO PD.

L’occasione è quasi ufficiale, il salotto di Porta a Porta di Bruno Vespa, la sintonia è così totale che sembra una promessa di riconferma: Matteo Renzi, segretario del Pd, e Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni che a maggio spera di ottenere un quarto mandato alla guida dell’azienda nonostante sia sotto inchiesta dalla Procura di Milano per corruzione internazionale. Uno suggerisce, l’altro completa, il dissenso, effimero, è solo lo spunto per chiarire dettagli.  (altro…)

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Eni

La società: “Totalmente estranei”. Il titolo crolla: -4,6%
L’inchiesta.

MILANO — Il «costo» per otto appalti da 13,6 miliardi di euro in Algeria? Centonovantasette milioni di euro, più qualche spicciolo. E il conto lo avrebbe saldato la Saipem, controllata Eni. Tangenti, sostiene oggi la procura di Milano, che sarebbero poi state direttamente «distribuite a faccendieri ed esponenti del governo algerino ». Un fiume di denaro che attraverso «accordi di intermediazione » fittizi di una società di Honk Kong, Saipem avrebbe recapitato a una filiale di Fujarah, negli Emirati Arabi Uniti, al mediatore «ammanicato », Bedjaoui Farid Noureddine. E per ottenere l’avvallo a queste operazioni spregiudicate, il top management di Saipem avrebbe avuto il diretto via libera dall’amministratore delegato del «Cane a sei zampe», Paolo Scaroni. (altro…)

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