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Posts Tagged ‘Eugenio Occorsio’

petrolio

Il dossier.Per finanziarsi l’Is ha inventato tasse e dazi di ogni tipo e investe gran parte del suo denaro.

Non di solo petrolio è fatta l’economia dell’Is, che per finanziarsi ha inventato tasse pagate dalle malcapitate popolazioni delle zone occupate (oggi circa 10 milioni di persone) e poi dazi, gabelle di ogni tipo a carico di commercianti, piccoli imprenditori, cittadini. Per non parlare delle multe inflitte per i motivi più opinabili, dal fanalino rotto dell’auto a una sigaretta fumata in pubblico. Le iniziative non conoscono freni. A Mosul i miliziani hanno trasformato una stazione di polizia in un mercato: i negozi pagano 2,8 milioni di dinari iracheni l’uno d’affitto, 2.300 euro.

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profughi

Dimitris Avramopoulos

Il commissario europeo alle Migrazioni elogia l’Italia: “Lavoro straordinario, ora non siete più soli 560 milioni entro pochi giorni. Più efficienza nei processi di registrazione e valutazione dei singoli”.

BRUXELLES. «L’Italia non deve più sentirsi sola. C’è da parte della commissione tutta la stima e l’ammirazione per il modo con cui il vostro Paese sta fronteggiando la crisi dei migranti. Siamo consapevoli che il problema va risolto a livello europeo e intensificheremo gli sforzi comuni ». Dimitris Avramopoulos, commissario europeo alle Migrazioni, si impegna personalmente perché l’impegno dell’Ue faccia un salto di qualità. «Intendiamo collaborare – ci dice nel suo ufficio nel palazzo Berlaymont soprattutto per rendere efficiente ciò che viene “dopo” il salvataggio: il processo di registrazione, catalogazione, valutazione delle singole posizioni, compresa l’eventuale espulsione di chi non ha diritto all’accoglienza.

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I fondi

BRUXELLES. Sette miliardi di euro nel periodo 2014-20 fra i fondi «per l’asilo, le migrazioni e l’integrazione » (3,2 miliardi) e quelli per «la sicurezza», a loro volta suddivisi in «tutela dei confini» e «protezione interna» (3,8). Del primo di questi fondi, 310 milioni sono destinati all’Italia, che non è neanche il principale beneficiario, perché alla Gran Bretagna vanno 370 milioni per qualche alchimia comunitaria, ed è da lì che sono stati presi i 25 milioni appena assegnati a Londra per l’emergenza Eurotunnel. Ma il Regno Unito resta escluso dagli altri fondi sulla “sicurezza”, dei quali oltre 200 milioni spettano all’Italia a cui seguono con quote minori gli altri Paesi.

Bruxelles costretta a rifare i conti per il boom di sbarchi All’Italia 500 milioni. A Londra 370 solo per l’accoglienza. Ecco l’impegno dell’Unione europea, appena rivisto dalla commissione nelle ultime sedute pre-ferie, per aiutare i Paesi membri a fronteggiare l’ondata di migranti in arrivo dalla sponda Sud del Mediterraneo. Tanti? Pochi? Di certo questi “fondi strutturali”, totalmente separati da quelli assegnati allo sviluppo interno (per avere un metro di comparazione, nello stesso periodo i “fondi per la coesione” per l’Italia sono ben 32,8 miliardi), rappresentano la maggior parte del bilancio “Home affairs”: 10,3 miliardi in totale.

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La storia.

Con i due tagli e gli allungamenti delle scadenze presi in carico dai vari governi europei la somma da rimborsare ai creditori internazionali si aggira intorno ai 330 miliardi di euro, che a oggi rappresenta il conto della crisi greca.

Nel 2009 bastavano cento miliardi per evitare il disastro Bruxelles congela il default con il Fondo salva Stati.

ROMA. Il “pre-default” dell’altra notte verso il Fmi, innescato dal mancato saldo della rata da 1,6 miliardi dovuta dalla Grecia all’istituzione di Washington a fine giugno, rischia di non restare senza conseguenze. Ieri, a margine della riunione dell’Eurogruppo, il Fondo salvastati (l’Efsf trasformato in European stability fund), che ha 142 miliardi di crediti verso Atene a fronte dei 21 dell’Fmi, ha reso noto che si riserva di valutare se considerare la Grecia insolvente anche verso di esso, e quindi attivare tutte le procedure del caso, dall’esazione forzata all’accorciamento delle scadenze.
È solo l’ultima tegola che piomba sulle spalle del Paese in questa lunghissima crisi debitoria cominciata il 23 aprile 2010 quando i Paesi europei accordarono alla Grecia i primi 110 miliardi di prestiti bilaterali (poco meno di 10 l’Italia).

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Esportazioni
Gli affari.
Quasi tutte le aziende sono state costrette a sospendere commesse e cantieri. “Siamo i primi partner commerciali della Libia, ma ora si sta sfaldando tutto” Restano in funzione i pozzi petroliferi dell’Eni.
«SE QUESTI tre non tornano subito, giuro che vado a prenderli io». È angosciato Dino Piacentini, 57 anni, presidente dell’azienda di costruzioni fondata dal padre Stefano nel 1949 a Palagano nell’Appennino modenese che oggi fattura per il 70% all’estero. «Ci sono ancora tre italiani in cantiere che cercano in qualche modo di portare avanti il lavoro. Abbiamo avuto già tre rapiti l’anno scorso, miracolosamente riportati a casa: gli abitanti di al-Zwara dove stiamo ristrutturando e ampliando il porto, unica speranza per un futuro migliore della città, ci chiedono di restare, ma per noi è troppo, troppo rischioso ».

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La previsione.
Il report di Rge sulle tendenze dell’anno: Europa bloccata dalle scadenze elettorali, il petrolio penalizzerà Russia e emergenti, Borse appese alle scelte delle banche centrali.
SARÀ l’anno delle diseguaglianze a livello di Paesi. La crescita del pianeta sarà nel 2015 di poco superiore al 2014, ovvero intorno al 3%, e sarà l’America e guidarla, «ma questa sarà l’unica area in sviluppo». L’economia globale avrebbe invece bisogno «di una crescita diffusa per migliorare le condizioni di vita e di lavoro della popolazione e abbattere la disoccupazione». E’ la premessa al report di Capodanno che Nouriel Roubini ha inviato ieri ai suoi clienti – corporation, governi, fondi d’investimento – sparsi nei cinque continenti. «Nessun contributo verrà dall’Eurozona, dalla Cina e dal Giappone, che viceversa continueranno a dibattersi nelle rispettive crisi».

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Al convegno dei Giovani industriali l’allarme di De Benedetti: c’è un declino morale, non solo economico.

NAPOLI— «La legge di Stabilità deve avere misure più consistenti per la ripresa. Mancano una rapida e decisa azione di tagli alla spesa pubblica nonché l’indicazione di un ammodernamento strutturale dello Stato». Scendono in campo tutte insieme le associazioni imprenditoriali: Abi, Alleanza delle cooperative, Ania, Rete imprese Italia e Confindustria. «Pur conoscendo i limiti imposti dai conti pubblici — si legge in una nota congiunta — proporremo al Parlamento di rafforzare l’impianto nei punti fondamentali a partire da una riduzione più incisiva del cuneo fiscale e del costo del lavoro, che deve avere effetti sensibili sulla competitività delle imprese e sul reddito disponibile».
Bisogna agire anche «sull’accesso al credito sia attraverso la garanzie sia patrimonializzando imprese e banche» e poi «trovare risorse strutturali e straordinarie per dare impulso alla ricerca e all’innovazione ». (altro…)

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LettaVendola: questo esecutivo è solo un incubo.

CERNOBBIO— «Stradeterminato ». Enrico Letta non lesina superlativi per chiarire al di là di ogni ragionevole dubbio la sua volontà di andare avanti con l’azione di governo. «Siamo qui per una svolta. Non si può andare avanti con il caos permanente. I veti non mi bloccheranno né mi costringeranno a traccheggiare», scandisce di fronte ai manager del Forum Ambrosetti. E coglie l’occasione per dissipare un altro equivoco: «La posta è troppo importante. Figuriamoci se con quest’impegno improbo che mi assorbe totalmente ho tempo per pensare al congresso del Pd oppure al mio futuro politico». Sono concentrato, insiste, sui problemi da definire mentre la sessione di bilancio è prossima: Service tax, Iva, cassa integrazione, taglio del costo del lavoro, calo della pressione fiscale, restituzione dei debiti. In un’ora di discorso, nessun riferimento alla
kermesse che si apre oggi al Senato sul destino di Berlusconi. (altro…)

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La replica: “Regalo agli evasori”  Cicchitto li rilancia. Le opposizioni: atto criminale.   Il ministro: “Via il segreto bancario”. Napoli: “Mandiamo Giulio in Bankitalia” .

ROMA – Giulio Tremonti alza le barricate contro il condono ma è sempre più solo nella sua maggioranza. Nel giorno due della battaglia, si defila la Lega ma scende in campo un pezzo da novanta del Pdl come Fabrizio Cicchitto: «Non si può escludere il condono edilizio e fiscale per trovare le risorse necessarie ad abbattere il debito». È d´accordo il ministro delle Infrastrutture, Matteoli: «Quando si è in emergenza si possono prendere soluzioni impopolari che di norma scarteremmo». (altro…)

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