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Posts Tagged ‘europei’

LO SPORT è il proseguimento della politica con altri mezzi. Ce ne siamo accorti un po’ tutti, durante questi Europei segnati da una notevole serie di coincidenze (summit e partite lo stesso giorno, alla stessa ora e soprattutto con gli stessi contendenti). Se ne è accorto anche Cesare Prandelli, che ha azzardato, da citì molto stimato e popolare, un giudizio “politico” sul nostro Paese. Definendolo “un Paese vecchio, che ha bisogno di cambiamento”. Ad ispirare le parole di Prandelli non è la venerabile età del Primo Tifoso Napolitano, evidentemente. Enon è neanche quella dello stesso Prandelli, che non è certo un outsider; né quella di una Nazionale che schierava parecchi senatori, e negli anziani Pirlo e Buffon aveva i suoi cardini. No, la “vecchiaia” italiana non è (solo) un problema anagrafico. È quel colloso sentimento di stasi, di conservatorismo congenito, di assenza di rinnovamento che Prandelli ha felicemente definito “mancanza di coraggio”. (altro…)

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Da eccesatira.blogspot.it

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Ma siamo proprio sicuri che non tifare per la propria nazionale significhi essere contro il proprio paese? 
Siamo proprio sicuri che sia giusto mettere assieme paese (con i suoi problemi) e nazionale di calcio, confondendo il tifo con la critica di una nazionale che ci ha illuso giusto per lo spazio di un fine settimana?

“right or worng it’s my country” è un detto anglosassone, per cui del proprio paese non si deve parlare male.
Sia che si tratti della nazionale, che delle proprie istituzioni.
Come la presidenza della Repubblica, i vertici dello stato, che non possono subire critiche per quelle telefonate con un ex ministro, testimone in un importante processo che parla dei rapporti tra stato e mafia. (altro…)

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A Giancarlo Abete, detto anche “cambio di vocale”: il presidente della Figc che si vergogna per quei due o tre che hanno osato dichiarare il tifo anti-“azzurri”. Conservi la vergogna, se ha idea di cosa sia, per questioni più serie. Tipo quel tizio che nel 1979, ai tempi di Breznev e Andreotti, era deputato Dc; dopo tre legislature divenne dirigente pallonaro per meriti politici, senz’accorgersi di decine di Calciopoli; e dopo 23 anni è ancora lì a far la muffa; tant’è che Prandelli, vedendoselo sempre fra i piedi, è sbottato contro l’Italia “paese per vecchi”. Un tale Abete. L’insuccesso gli ha dato alla testa. A Giorgio Napolitano, che a 87 anni si scopre tifosissimo di calcio, ma si scorda di spiegare alla sua signora chi è il tizio che le siede accanto (tale Platini). (altro…)

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L’Italia ha perso, l’Italia ha vinto. Contro la Spagna lo spread è stato di 4 a 0 a favore degli iberici. Noi abbiamo fatto la parte del toro, o forse del bue. Chi ha vinto? Le banche spagnole, che hanno finanziato il calcio (senza di loro non esisterebbero né il Barcellona, né il Real Madrid attuali) e che oggi vengono salvate dalla BCE, e quindi anche dall’Italia, con 100 miliardi di euro. Ha vinto il calcio più indebitato. Ha vinto il presidente ucraino che ha avuto sul palco d’onore i primi ministri della UE, Rigor Montis compreso, che si sono salvati l’anima mandando la letterina di Babbo Natale a Viktor Yanukovich, mentre la Timoshenko continua a marcire in carcere. Ha vinto la corruzione nel calcio italiano che, vittoria dopo vittoria della Nazionale, è scomparsa dal radar dell’informazione. (altro…)

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Sentire il capitano Buffon – notoriamente non un uomo di sinistra, al pari della maggioranza dei calciatori – spendere parole di ammirato rispetto per Napolitano fa un certo effetto. Il presidente della Repubblica ha colto l’attimo degli Europei per perfezionare il suo lungo lavoro di ricucitura dello spirito nazionale, che ha toccato il suo culmine nell’anno del Centocinquantenario (il suo capolavoro politico). Soltanto un anno fa era al potere un partito secessionista il cui leader parlava con disprezzo dell’Italia e dei suoi simboli. Oggi nessuno si domanda più che cosa pensino i capi leghisti del tifo per gli azzurri, tanto irrilevante è diventata la loro opinione; e il loro leader, un tempo temuto, appare a tutti un poveruomo travolto dalla modestia umana del suo clan. (altro…)

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Stasera riprende la partita che non finisce mai. La storia, però, finora l’abbiamo fatta noi.

Italia-Germania è una partita di calcio che per molti di noi dura da tutta la vita, tanto che ha finito per assomigliarle un po’. La mia è cominciata un’estate di 42 anni fa. Sono quel bambino in corridoio, davanti alla porta del salotto, con i piedi nudi per non fare rumore e l’occhio destro schiacciato contro il buco della serratura.

Sono andato a letto alle dieci come da accordi: la semifinale della Coppa Rimet arriva a mezzanotte in diretta via satellite dal Messico, ma domani a scuola c’è un esame, per cui è scattato l’emendamento Cenerentola. A cena papà mi è sembrato nervoso, come se non fosse solo una partita. Io non so nulla dei tedeschi, mentre conosco a memoria la formazione dell’Italia, riserve comprese. Anzi, soprattutto le riserve, dato che il mio Poletti, terzino del Toro, per una evidente congiura è stato confinato in panchina. A una certa ora papà è passato in stanza a controllare: dormivo come un pascià. (altro…)

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Passiamo la vita ad aspettare chi non arriva mai. Da anni leggo articoli che auspicano la maturazione di Sua Indolenza Balotelli e la annunciano come imminente, sicura o altamente probabile. Ogni volta che segna uno dei suoi rari ma bellissimi gol c’è qualcuno che dice: ci siamo. Ogni volta che sfascia l’auto in un fosso o si addormenta davanti al portiere c’è qualcuno, magari lo stesso, che si contraddice: non ci siamo, ma ci saremo. Pochi hanno il coraggio di ammettere che Balotelli resterà sempre quello che è: un talento senza carattere, un eterno immaturo, una magnifica occasione perduta. (altro…)

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