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Posts Tagged ‘expo 2015’

expo-chiusura

È il primo atto di questo tipo legato alle vicende dell’esposizione universale, che porterà Paris ad affrontare il giudizio dei magistrati contabili, con il rischio di dover rimborsare oltre un milione di euro. Una parte chiesta dalla procura a titolo di “danno non patrimoniale all’immagine della società Expo”, una parte a titolo di “danno patrimoniale da tangente”. (altro…)

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infografica-2016-03-01-expo

Tutte le bugie del candidato sindaco di Milano che ha detto più volte che il bilancio 2015 dell’evento e il patrimonio netto finale sarebbero stati positivi. Invece sono in rosso. Profondo.

Giuseppe Sala sui conti Expo ha mentito due volte. La prima quando ha dichiarato che il bilancio 2015 non sarebbe stato in rosso (il 23 dicembre 2015 in una videointervista alfattoquotidiano.it e poi il 20 gennaio 2016 al confronto con gli altri candidati delle primarie al teatro Dal Verme). La seconda quando ha dichiarato solennemente che l’operazione si concludeva con il patrimonio netto positivo (il 25 gennaio davanti alle commissioni Expo e Partecipate di Palazzo Marino). Ora i dati – non ancora definitivi, ma ufficiali – allegati al verbale dell’assemblea dei soci di Expo spa del 9 febbraio 2016 provano la doppia bugia del commissario Expo, candidato sindaco del centrosinistra. Ilbilancio 2015 risulta infatti in rosso per 32,6 milioni. E il patrimonio netto risulterà, a fine attività, negativo per almeno44,1 milioni. (altro…)

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Gian Mattia D'Alberto / LaPresse 13-01-2016 Milano  cronaca Incontro tra il candidato alle primarie Giuseppe Sala e i sindaci della Città Metropolitana nella foto: Giuseppe Sala Gian Mattia D'Alberto/LaPresse 13-01-2016 Milan Meeting the candidate in the primaries Giuseppe Sala and Mayors of the Metropolitan City in the picture: Giuseppe Sala

Durante la seduta delle commissioni del Comune di Milano il candidato sindaco si è fatto sfuggire che il rosso c’è. Tra biglietti e ricavi da sponsorizzazioni non incassati, extracosti, contenziosi e bonifiche il risultato finale è negativo per almeno 200 milioni.

La verità gli scappa durante una delle risposte: “La perdita deriva da meccanismi molto complessi”. Perdita? Giuseppe Sala continua a parlare di chiusura in positivo dell’operazione, nella burrascosa seduta di ieri delle commissioni del Comune di Milano, ma poi arriva il lapsus. Per il resto, le domande dei consiglieri spiegano molto più delle risposte del commissario-candidato sindaco. (altro…)

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sala

Il candidato alle primarie del centrosinistra per il Comune di Milano dice a Repubblica: “Nel caso di quell’appalto non avevamo fatto alcun nome”. Il Corriere, però, pubblica un atto firmato dall’ad di Expo in cui è dimostrato l’esatto contrario. Ilfattoquotidiano.it, inoltre, ha scoperto che il professionista (lo stesso che ha ristrutturato la villa al mare di Sala) ha eseguito altri incarichi per l’esposizione universale: ecco quali.

Giuseppe Sala ce la mette tutta per rendere la sua posizione sempre più indifendibile. “Non sapevo dell’affidamento di Fiera, o certamente non lo ricordavo”, dice in un’intervista a Repubblicariguardo all’incarico per gli allestimenti del padiglione Zero e dell’Expo Center, curati da Michele De Lucchi. Lo stesso architetto che il manager ha fatto lavorare nella sua villa al mare diZoagli (Genova). “Nel caso dell’appalto dato da Fiera, non avevamo fatto alcun nome”, aggiunge l’amministratore delegato di Expo e candidato alle primarie milanesi del centrosinistra. (altro…)

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mpa 'Agosto all'EXPO' nella foto:  da sn, Michele Marco Elia, AD Ferrovie dello Stato, Giuseppe Sala commissario unico EXPO, Tito Boeri, presidente INPS Gian Mattia D'Alberto  / lapresse 13-07-2015 Milan EXPO 2015 -  'Agoust at EXPO' press conference In the photo:  from L, Michele Marco Elia, Giuseppe Sala, Tito Boeri

L’attesa rivelazione sui conti dell’Esposizione universale nulla dice sul risultato finale ma si limita a parlare di ricavi per 736 milioni e costi di gestione intorno ai 721 milioni. Esaltando un patrimonio netto di 14 milioni, 32,5 in meno dell’anno prima.

Ricavi per 736 milioni di euro, costi di gestione intorno ai 721 milioni. E’ il cosiddetto “preconsuntivo di bilancio” presentato daExpo 2015 al termine del cda in vista dell’assemblea del 29 gennaio, dove si sottolinea che la società che ha organizzato l’esposizione universale prevede di chiudere la sua attività con un patrimonio netto positivo per 14,2 milioni di euro, stesso dato che era stato precedentemente indicato per la sola fine del 2015. (altro…)

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expo

Commenti aulici e dati: sfida raggiunta, oltre 20 milioni di ingressi (7 milioni di stranieri); d u e m i l i o n i d i s t u d e n t i ; 528.754 articoli scritti (visti anche i 60 milioni di pubblicità spesi).Lo show si dipana tra giochi di luce, fuochi d’artificio,palloncini,inni e applausi. Mattarella: “La sfida è vinta”. Resta il non detto: il prezzo medio dei biglietti,i 200 milioni di debiti con le banche e i 2,3 miliardi spesi. Sono serviti?

ANDREA SEGRÈ

Un’abbuffata planetaria utile: oltre le nicchie, c’è altro cibo

In attesa di nutrire il pianeta, Expo Milano 2015 ha – intanto – dato da mangiare a milioni di visitatori. Qualsiasi cosa: una megasagra planetaria. Dagli alti cibi di Eataly agli hamburger di McDonald’s,dalle patatine fritte olandesi alle pizze integrali di Berberè.Tutto si tiene assieme. E alla fine o si ingurgita e finiscenellostomacoo,allapeggio,sibuttanel bidone della spazzatura. Ma cosa è davvero peggio? Stomaco o pattumiera? Eppure, anche se il format delle esposizioni universali è ormai superato, internet e la globalizzazione hanno reso tutto visibile e, volendo, fruibile, questo grande show cooking ha avuto un senso. Quello di far vedere, quasi toccare con mano, la diversità dei modelli di produzione e di consumo alimentare a livello mondiale, con tutto ciò che ci sta in mezzo: nel bene e nel male. Abituati come siamo a sentir parlare solo di eccellenza, di qualità, di nicchie, di presidi, di chilometro zero, abbiamo perso di vista che nel mondo alimentare c’è anche dell’altro cibo. Fa bene questa abbuffata planetaria, colorata e fumante, spesso improbabile ma proprioperquestorealeeviva.Èquesto,piacciao meno, l’avanzo di Expo.   Il problema vero è cosa fare con quel che “resta” di Expo: padiglioni & co. Dall’avanzo al resto di Expo:la cruna dell’ago è proprio stretta.È necessario mettere a frutto l’eredità di cui si parla nella Carta di Milano con un’iniziativa concreta affinché non vada disperso il patrimonio che si è accumulato durante l’esposizione,a partire dalla costruzione dei padiglioni.

CARLO SCARPA ’impatto? Stime false, solo fede: solo il futuro ci dirà se è servito

Un economista serio alla domanda qual è stato l’impatto di Expo sul Pil,dovrebbe rispondere “lo scopriremo solo in futuro”. Era l’unica risposta seria anche prima che iniziasse l’Esposizione universale, invece si è preferito sparare stime irreali e cifre a casaccio. È possibile però fissare alcuni punti certi:è stato speso tanto denaro pubblico, che si poteva usare per altri scopi,ben più utili.Chidicechel’Italia è in ripresa per l’Expo dice una fesseria, è vero però che l’investimento è avvenuto in un momento di tale depressione dell’economia che qualsiasi spesa avrebbe avuto effetto: la manifestazione ha avuto una ricaduta perché gli investimenti pubblici hanno sempre una ricaduta. Se fosse avvenuto in una fase di crescita è probabile che avrebbe avuto un bilancio del tutto disastroso.Tralasciando i soldi dati ai privati per espropriare i terreni, che hanno arricchito loro e che verranno coperti con analoghi aumenti di imposte, la vera sfida è quantificare gli unici effetti di lungo periodo dell’Expo: la creazione di imprese e di rapporti economici con altri Paesi. Non sarà facile farlo, perché si tratta di studi seri,approfonditi,con migliaia di interviste da fare, invece il post-esposizione sarà una questione di fede: se ci credi è bene, altrimenti no. Personalmente ho molti dubbi che questo tipo di manifestazioni aiutino gli stranieri a entrare in contatto con le imprese italiane. In più l’expo ha il problema di essere per sua natura una costruzione temporanea: le infrastrutture costruite si sarebbero dovute fare lo stesso: unire i due ambiti non ha senso. 

SANDRONE DAZIERI

Nei miei incubi vedo strutture a marcire, abitate da disgraziati

Nei miei incubi, la zona dell’Expo post Expo è una landa desolata, dove vecchie strutture lasciate alle intemperie marciscono e si ossidano, attraversata di notte da ragazzi in cerca di brividi, disgraziati senza casa, coppiette e maniaci, come un luna park stregato. Quel coso a forma di carciofo illuminato al neon – l’albero della vita lo chiamano, santo cielo – è coperto di scritte, pericolante. Attorno il deserto. Se penso al dopo Expo penso a questo. Penso ai miliardi – quanti? 14, 20, non riesco a trovare cifre precise – che sono stati spesi per costruire e gestire l’equivalente di un terminal di aeroporto, con i ristoranti etnici, le botteghe del caffè, gli hamburger e i negozi di souvenir.   Penso ai giornalisti scomodi che non hanno avuto il pass perché pericolosi, come un mio amico di Radio Popolare, al lavoro gratuito di migliaia di giovani, cui è stato spiegato che per fare strada nella vita bisogna servire, essere umili e non pretendere niente. Penso a come è stato stravolto il concetto di volontariato, facendo credere che tenere in piedi la facciata di cartone di uno Stato che gonfia il petto in mondo visione sia la stessa cosa che lavorare gratis per gli indigenti, la protezione della natura o del patrimonio artistico. Penso al marcio che salterà fuori ancora, a quanta infiltrazione della ’ndrangheta e corruzione si scoprirà ancora attorno agli appalti,alle forniture,agli smaltimenti.

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 01/11/2015.

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sabino_casseseOgni volta che Sabino Cassese scrive un editoriale sul Corriere, cresce il sollievo al pensiero che non è più giudice costituzionale e che la sua scalata al Quirinale, sponsorizzata da Napolitano e dai poteri retrostanti, è miseramente fallita. Onusto di titoli accademici e sottotitoli politici, il professor Cassese appartiene a quella schiera di costituzionalisti che   – come disse Gustavo Zagrebelsky al Fatto – detestano la Costituzione e – aggiungiamo noi – fanno carriera sputandoci sopra. Un po’ come se un teologo passasse il tempo a bestemmiare. Ieri l’insigne giurista ci ha spiegato,dall’alto della sua somma sapienza, perché la giustizia è allo sfascio. (altro…)

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expo 2015

DUE CHILOMETRI A PIEDI PER RAGGIUNGERE I PRIMI PADIGLIONI. POCHE PANCHINE E CESTINI, ZERO FONTANELLE. C’È CHI SI SENTE MALE DAL CALDO. POCHISSIMI I SERVIZI.

Milano – Ha rispettato i tempi di apertura: il primo maggio. Le buone notizie per Expo finiscono qui. Oltre l’ingresso, quando si arriva in questa estrema periferia milanese, c’è il nulla. Per intravedere qualche padiglione si devono percorrere circa due chilometri a piedi. Bisogna attraversare un ponte sopraelevato su strade e ferrovie. A metà un signore si sente male. Lui e la moglie cercano una panchina. Non ce ne sono. Non gli resta che accasciarsi a terra. La signora chiama il 118. “Capita ogni giorno”, minimizza il personale medico del presidio allestito a Expo. “Un colpo di calore, stia tranquillo”, gli dicono adagiandolo sulla lettiga. La moglie chiede dove trovare dell’acqua.

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I numeriCinque euro per un toast, caffè espresso a 1,50. E menu stellati a 90 “Così si rischia che chi viene da fuori si porti cibo e bevande da casa”.

È COME camminare lungo una gigantesca tavola sempre apparecchiata. Con tutti i sapori del mondo. Cibi e piatti di ogni latitudine e profumi che arrivano dai chioschi disseminati ai lati delle strade e dai più sofisticati ristoranti, dalla tigella da portar via a 2 euro ai menù stellati che possono arrivare a costarne 90. E, in fondo, i primi visitatori che hanno affollato i padiglioni di Expo cercano anche quello: l’avventura gastronomica. Ma immergersi nelle diverse cucine e sedersi al tavolo di uno spazio di un Paese può costare tanto. Forse troppo.
Così, sarà che molti si aspettavano “degustazioni gratuite”, sarà che bisogna mettere in conto anche il costo del biglietto d’ingresso (39 euro quello standard) e dei trasporti, ma con l’avvio sono arrivate anche le prime polemiche sui prezzi.
Che all’Esposizione che vuole nutrire il pianeta si rischi che i visitatori si debbano portare il pranzo al sacco? È come una città, Expo. Nei giorni di punta, secondo i calcoli della società di gestione, grande come Messina: 250mila persone.

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bansky

O di qua o di là. Non ci sono vie di mezzo, non c’è spazio per un ragionamento. O a favore o contro.
Milano devastata dai black block ieri durante la manifestazione No Expo, come Genova nel 2001 al G8.
Ieri contro il modello Expo, ieri contro o anti, la globalizzazione, il sistema.
O si è per questa Expo o si è anti expo, dalla parte di chi devasta e distrugge. Dei black block.
I titoli dei TG e i commenti (sui social, dei politici) sono stati chiari: le due Milano. (altro…)

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Giannelli

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Lo StatoCHE COSA è successo davvero venerdì pomeriggio a Milano? Quale lezione dobbiamo trarre all’indomani della violenta devastazione che avrebbe voluto farci ripiombare nell’incubo da guerriglia urbana? Diciamo subito che a Milano in quell’incubo non siamo ripiombati. E proviamo a dare anche un nome a quella lezione: chiamiamola dunque la lezione della Diaz.
Sì, a 14 anni da Genova, il primo maggio di Milano ha segnato davvero un cambiamento radicale nella gestione dell’ordine pubblico. Chiariamo. Anche l’azione di questi violenti andrebbe definita col nome che merita: squadrista. Perché di squadrismo s’è trattato: il modo paramilitare in cui s’è sviluppata l’azione, l’utilizzo delle tute.

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C’è una minoranza di italiani che detesta l’Expo per partito preso o furore anticapitalista. E ce n’è un’altra, altrettanto risicata, che lo ama alla follia e comprende chi intorno all’Expo ha fatto affari o spera di farne. In mezzo rema la maggioranza silenziosa e dubbiosa, che lo avrebbe voluto diverso. Con meno sprechi di tempo e di denaro, e più aderenza al progetto originario: le vie d’acqua e gli orti scomparsi, i progetti artistici rinviati o rinnegati dagli stessi che li avevano partoriti. Eppure, arrivati a questo punto, la maggioranza mugugnante non se la sente di tifare contro, di augurarsi il disastro. Sarà la speranza irrazionale che il grande evento trascini l’Italia fuori dalla crisi. O il semplice, umanissimo desiderio di fare bella figura davanti al mondo, nonostante tutto.   (altro…)

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Expo

L’ESPOSIZIONE È APERTA, MA NEL RETRO DETRITI E LAVORI INCOMPIUTI. UNA FERITA NELLO STAND TURCO. CHIUSO IL RISTORANTE PECK: INAUGURAZIONE COL CATERING.

Milano – Ha guidato il suo veliero attraverso molte tempeste, ha sbattuto la chiglia contro gli scogli delle inchieste, durante il lungo viaggio ha perso qualche uomo della sua ciurma finito in galera, ma alla fine Giuseppe Sala è arrivato in porto. Expo ha aperto i cancelli. Un grande luna park colorato, Gardaland multinazionale (Naviglioland?), una versione 2.0 della Fiera Campionaria degli anni Sessanta. Le prime cifre fornite dagli organizzatori sono entusiastiche (anche se un po’ gonfiate, dice qualche esperto): 200 mila visitatori il 1 maggio, 220 il secondo giorno.   IERI PERÒ l’aria di festa è stata rovinata dal primo incidente: una ragazza di 24 anni è rimasta leggermente ferita dal crollo di una placca metallica all’interno del padiglione turco ed è stata portata all’ospedale San Carlo, codice verde precauzionale. La Turchia, sconfitta dall’Italia nella gara a Expo (Milano nel 2008 ha battuto Smirne 86 a 65), è stato uno degli ultimi Paesi ad aderire e il suo padiglione è stato costruito in fretta (e senza i collaudi).

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MilanoARRESTATI 5 ITALIANI, DUE DONNE, UNA HA PRECEDENTI PER DROGA E FURTO DENUNCIATI IN 33 PER LE ARMI. IL FILM DELL’ATTACCO CHE HA SPACCATO IL CORTEO.

Milano – Via Carducci ore 16.27. L’immagine vista dall’alto è impressionante. Il blocco nero appare perfettamente schierato. Ad aprirlo tre file. Tutti indossano il casco e tutti tengono serrati davanti bastoni di bambù. Dietro di loro la macchia nera ondeggia. Sono tanti, ben più dei cinquecento ufficializzati dalle forze dell’ordine. Manca poco. Il blocco avanza. La prima fila gira a sinistra e si ferma all’imbocco di corso Magenta. Fronteggia la polizia a una cinquantina di metri. Gli altri avanzano. Una bomba carta apre i giochi. Inizia la battaglia. Tutto viene devastato. Da piazza Cadorna fino ai giardinetti di via Pagano. L’assalto dura poco più di un’ora. Poi il corteo si scioglie.   Nel mirino della Digos   militanti di mezza Italia   È in questo momento che inizia la caccia. Scattano gli uomini dei reparti mobili. A due giorni dalla guerriglia di Milano, questo è il bilancio: 33 denunciati per la detenzione di armi improprie e 5 arrestati con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale aggravata. Si tratta di due donne di 42 e 33 anni, entrambe milanesi.

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Expo 2015

Lungo cardo e decumano tra i primi visitatori e gli operai mimetizzati. I padiglioni stranieri sono pronti e gettonatissimi, con tanto di coda agli ingressi. Quelli italiani solo in parte. Palazzo Italia, simbolo e oggetto di polemiche è ancora da completare, quello di Regione Lombardia ha preso vita per l’inaugurazione e poi sì è “spento”. E al piano superiore… è tutto da fare.

Fuori dal padiglione del Giappone c’è la fila per entrare alla mostra. E anche al piano di sopra la gente è in coda per prendersi un piatto di soba. All’Expo di gente ne è arrivata, 200mila persone dicono gli organizzatori. Molti sono invitati, membri delle delegazioni, giornalisti, li riconosci tutti dal pass appeso al collo. Ma ci sono anche i visitatori a fare avanti e indietro per il decumano, l’asse principale del sito. Poco più in là del padiglione del Giappone c’è quello del Marocco. Qui di gente in attesa non ce n’è, ma la ragazza all’ingresso con il conta persone in mano dice che ne sono già entrate 1.500. E sono solo le 14. Fuori la struttura ricorda una di quelle case tipiche che vicino al deserto tirano su con fango e paglia. Dentro, la prima sala è dedicata alla zona mediterranea del paese, con installazioni video e l’esposizione dei suoi prodotti tipici, arance e mandorle. Poi si va più a sud, ecco la catena dell’Atlante e ancora più giù il Sahara, che non può regalare altro che datteri. Dalla mostra si passa in un negozio: sembra il book shop di un museo, ma qui si vendono profumi, il tipico olio di argan e le tajine di terracotta per cucinare carne e cous cous. Più in là il ristorante: con il menù con tajine van via dai 14 ai 17 euro, con un meno tradizionale club sandwich ce la si cava a meno. (altro…)

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expo

Metro per metro il racconto dell’assalto antagonista. Cinquecento incappucciati hanno devastato il cuore nobile del capoluogo lombardo. Auto bruciate a pochi metri da Santa Maria delle Grazie e dal Cenacolo Vinciano.

Un’ora non di più. Cinquecento incappucciati non di più. Ma tanto basta perché in serata Milano si scopra devastata. Una lunga ferita aperta nel cuore della città, tra via Carducci e via Pagano. In quelle strade solitamente silenziose, dentro quelle case borghesi, a due passi dalla chiesa di Santa Maria delle Grazia, dal cenacolo Vinciano e dal collegio San Carlo, la scuola dei figli della cosiddetta Milano bene. Oggi, però, la fotografia è cambiata. E la fotografia simbolo di questa giornata di guerriglia urbana è quella distesa di panni neri abbandonati lungo la strada, e poi mazze, pietre, caschi, lacrimogeni ancora accesi, fumo nerissimo che sale per decine di metri oltre i palazzi. Qui in via Pagano, dove la battaglia finisce e gli incappucciati, smessa la divisa, si confondono tra i manifestanti. Azione perfetta, studiata, militare. Perché così doveva andare nei piani degli antagonisti. E così è andata: nessuno scontro con la polizia, solo semplice e brutale devastazione. In Italia capitò solo al G8 di Genova. In Europa l’ultima volta il 18 marzo 2015 a Francoforte durante l’inaugurazione della nuova sede della Banca centrale europea. (altro…)

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Ellekappa

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No expo

In mille al corteo della vigilia E il fronte si spacca: studenti e centri sociali contro i più violenti e gli incappucciati.

MILANO – La lite, plateale sia per i modi sia perché viene ripresa dagli obiettivi di fotografi e cameraman (che diventano immediatamente bersaglio di spintoni e urla perché riprendere è vietato, ne fa le spese una telecamera di Sky), va in scena in viale Majno subito dopo la «sanzione » alla Manpower. L’agenzia di lavoro interinale, che vanta una partnership con l’Expo, è uno degli obiettivi di giornata del corteo studentesco, un migliaio scarso tra militanti di collettivi e centri sociali, vigilia della partecipata e temuta May Day Parade. E Manpower diventa bersaglio di uova alla vernice, di un paio di sassi, della ventina di incappucciati che coi martelletti antincendio incrina due delle vetrate che danno sul marciapiede, ma arretra subito appena il cordone di polizia accenna a una carica.

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