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Posts Tagged ‘Fabio Tonacci’

A Birmingham, dove viveva Khalid un insegnante britannico di 52 anni.

BIRMINGHAM- Un mite insegnante di inglese, un fanatico religioso che obbligava la moglie a indossare il velo, un piccolo criminale frequentatore di discoteche, un lupo solitario. Uno, nessuno, centomila. Chi è veramente Khalid Masood? Cosa cercava a Birmingham, la città con il più alto tasso di terroristi del Regno Unito, in cui si era trasferito mesi fa? Ora che all’attentatore di Westminster sono stati dati dalla polizia inglese un nome, Khalid Masood, e un’età precisa, 52 anni (è nato il giorno di Natale del 1964 nel Kent), si scava nella sua vita.

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Frodi, gare irregolari, falsi invalidi, ticket non pagati. E un livello di corruzione che non accenna a diminuire. È il bilancio delle Fiamme gialle nel 2016. Scoperti più di 8 mila evasori totali.

ROMA – Abbiamo buttato via una mini-finanziaria. Ancora una volta. Cinque miliardi di euro sprecati nel 2016 per colpa delle frodi coi fondi pubblici, degli appalti irregolari, di chi non paga il ticket sanitario anche se non ne avrebbe diritto, di falsi invalidi e falsi pensionati. Come se l’Italia si potesse permettere di sperperare il denaro delle sue esigue casse.

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Stornati dalla societàCivitavecchia, due arresti per la bancarotta della “Privilege Yard”, la società che doveva costruire il maxi yacht Al cardinale Bertone 700mila euro per beneficenze, consulenza da 500mila euro per l’ex senatore Baldassarri.

ROMA – Se mai qualcuno avrà il coraggio di varare quella carcassa di yacht arrugginito, adagiato nel cantiere abbandonato della Privilege Yard al porto di Civitavecchia, un azzeccato nome di battesimo potrebbe essere “Mangiatoia”. Quel progetto, infatti, nato col preciso obiettivo di succhiare denaro a un pool di banche (Etruria, Banca Marche, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Bpm e Mps) ha sfamato l’appetito di tanti: dell’ex segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, degli ex parlamentari Mario Baldassarri e Vincenzo Scotti, del presidente dell’Autorità portuale Pasqualino Monti. E naturalmente quelli dell’imprenditore 76enne Mario La Via. L’uomo che diceva di voler costruire uno yacht, e invece regalava soldi non suoi.

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L'appelloL’intervista.

Abullah Kurdi: “La foto di mio figlio sulla spiaggia di Bodrum è un simbolo, eppure niente è cambiato per chi fugge da fame e paura”.

Otto mesi dopo, Abdullah Kurdi è un condannato alla vita con un ultimo desiderio che nessuno ha esaudito. «I bambini profughi continuano ad affogare ogni giorno, la guerra in Siria non è stata fermata. Vedo Stati che costruiscono muri e altri che non ci vogliono accogliere. Il mio Alan è morto per niente, poco è cambiato». Il suo Alan. Un corpicino con la maglietta rossa e le scarpe blu che le onde adagiarono pietosamente sulla spiaggia di Bodrum dopo il naufragio. Era il settembre scorso, e per qualche settimana la foto scattata da una reporter turca fu il macigno sulla coscienza dell’Europa.

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Perquisizioni della procura di Arezzo. Ecco la circolare che ordinava di cedere obbligazioni “al pubblico indistinto”. La relazione del liquidatore: “Dal cda favori a quattro grandi clienti”.

ROMA – Un passo alla volta, la truffa ipotizzata dai magistrati di Arezzo si sta avvicinando alla vetta della vecchia Banca Etruria. Là dove sedevano i dirigenti e i consiglieri di amministrazione. Dagli otto direttori di filiali aretine, indagati per aver venduto a pensionati e piccoli risparmiatori le famose obbligazioni subordinate, si è saliti di un gradino: sotto inchiesta ci sono ora anche due alti funzionari della direzione centrale della banca, perquisiti ieri dai finanzieri del nucleo tributario di Arezzo.

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EtruriaGli ispettori della Banca d’Italia avevano scoperto tanto, ma non tutto. Dai primi accertamenti dei finanzieri che indagano sulla vecchia Banca Etruria per bancarotta fraudolenta, saltano fuori almeno 45 milioni di euro di fidi concessi dai consiglieri di amministrazione in conflitto di interessi non dichiarato e, soprattutto, mai restituiti. Si tratterebbe di linee di credito aperte con aziende “amiche” in palese difficoltà finanziaria che hanno presentato, come garanzia, terreni inesistenti, modesti immobili valutati come castelli, fidejussioni inconsistenti. Non è l’unica novità, questa.

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Anche il re delle farmacie Pessina beneficiario di “Farniente holding”.

 Flavio Briatore e Adriano Galliani sono tra i nuovi nomi italiani contenuti nei Panama Papers, i documenti riservati dello studio Mossack Fonseca alla base dell’inchiesta del consorzio giornalistico di cui fa parte l’Espresso.

ROMA – Flavio Briatore, Silvio Berlusconi, Stefano Pessina. E poi, Adriano Galliani ed Emanuela Barilla. Mentre a Parigi si prepara il vertice internazionale delle agenzie fiscali per creare una task force che setacci uno per uno i Panama Papers, dal leak di documenti riservati dello studio Mossack Fonseca escono società riconducibili ai cognomi più noti dell’imprenditoria italiana. E ancora una volta si parla di Briatore, presente anche nella lista Falciani e condannato in primo grado per reati fiscali legati al suo yacht.
Lo scrive nell’edizione di domani l’Espresso, che in esclusiva per l’Italia partecipa al consorzio di giornalisti investigativi Icij e ha potuto analizzare i Panama Papers.

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salahIl caso.

Nel 2015 il kamikaze del metrò di Bruxelles fece scalo da noi per poi proseguire per Atene, ma non venne bloccato nonostante il fratello fosse un noto foreign fighter L’algerino fermato a Bellizzi era il “genio informatico” del gruppo. Il transito di Salah a Bari.

NELL’ESTATE di un anno fa i terroristi di Molenbeek si sono riuniti in Grecia. Almeno tre di loro sono passati dall’Italia, ritenendola paese “sicuro”. Salah Abdeslam e il suo amico Ahmet Dahmani hanno preso la via del mare: arrivati in macchina a Bari dal Belgio, sono andati a Patrasso su un traghetto. Khalid El Bakraoui, l’uomo che si è fatto esplodere alla fermata di Maelbeek, ha scelto l’aereo. Ha fatto scalo a Treviso, una notte in albergo a Venezia, poi il volo per Atene. Come un turista qualunque, nonostante fosse in libertà condizionata e avesse un fratello appena arrestato in Turchia perché ritenuto un foreign fighter.

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EtruriaLettera del commissario liquidatore agli ex amministratori indagati per il fallimento: “Avete 30 giorni di tempo” Contestate “condotte illecite e cattiva gestione”. Nell’elenco gli ex presidenti e il padre del ministro Boschi.

ROMA – Hanno trenta giorni di tempo per trovare 300 milioni di euro, né uno di più né uno di meno. Altrimenti cominceranno le azioni legali che potrebbero portare al pignoramento di case, automobili, titoli obbligazionari, terreni, proprietà.
La doccia più fredda per ex amministratori di Banca Etruria è arrivata ieri, quando nella casella di posta elettronica si sono ritrovati una comunicazione del commissario liquidatore Giuseppe Santoni. L’uomo che dopo aver studiato i bilanci si è visto costretto a chiedere nel dicembre scorso, e ottenere dal giudice, il fallimento della Popolare.

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Banca etruria

L’accusa è bancarotta fraudolenta. Anche il padre della Boschi sotto inchiesta insieme agli ultimi due consigli di amministrazione. I magistrati hanno messo sotto osservazione quindici prestiti ad aziende decotte.

ROMA – Il nodo del fallimento di Banca Etruria, deciso dal tribunale di Arezzo un mese e mezzo fa, è venuto al pettine. La procura ha messo sotto inchiesta gli ultimi due consigli di amministrazione della Popolare per il reato di “concorso in bancarotta fraudolenta”. Tutte le spese deliberate dai manager tra il 2009 e il febbraio 2015 sono scandagliate in questi giorni dai finanzieri del Nucleo Tributario, delegati dal procuratore Roberto Rossi.

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Regeni

Roma, da Erri de Luca ad Amnesty Sit-in davanti all’ambasciata.

ROMA – Davanti all’ambasciata d’Egitto, le parole più dure le ha trovate Erri De Luca. «Sull’omicidio Regeni il nostro governo è reticente, remissivo e debole. Deve fare solo una cosa: investire della questione l’Unione Europea. Del resto è stato ucciso un cittadino europeo, non si possono accettare verità di comodo».
Lo scrittore, come altre duecento persone tra attivisti e personalità della cultura, ha partecipato al sit-in a Villa Ada a Roma, davanti ai cancelli della sede diplomatica egiziana. È stato organizzato da Amnesty International Italia, Antigone, e Coalizione italiana Libertà e Diritti civili. Tutti insieme con un messaggio unico da portare, a un mese dalla scomparsa del ricercatore friulano: «Vogliamo la verità su Giulio Regeni».

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Banche-banchieri-I titoli di studio taroccati per alzare il profilo di rischio E il Csm assolve il pm Rossi: nessuna incompatibilità.

AREZZO – Pur di vendere le obbligazioni subordinate, i funzionari di Banca Etruria taroccavano i titoli di studio dei clienti. Quindi la signora Pina F., che ha quasi 90 anni e nella sua vita scolastica non è andata oltre la terza elementare, nel questionario Mifid che le ha permesso di investire 40.000 euro in subordinate, risulta possedere un “diploma superiore”. Anche Giancarlo C., 47 anni, operaio edile che ha comprato obbligazioni ad alto rischio per 20.000 euro, ha visto la sua licenza media diventare “diploma di scuola superiore”.

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risparmiatori

Il rapporto.

Nelle carte Bankitalia i metodi usati dalla cerchia di Rosi e Boschi per comandare alle spalle del cda. Impedita la discussione sulla fusione con Vicenza.

AREZZO – Banca Etruria è stata governata nell’ombra. Negli ultimi quattro anni le mani di pochi hanno mosso le leve del comando, con la complicità colpevole di tutto il consiglio di amministrazione. “Un consesso – per dirla con le parole degli ispettori di Bankitalia – che si è limitato a ratificare scelte e decisioni assunte in altre sedi”. Sedi che a volte si chiamano “Commissione consiliare informale”, a volte “Alta direzione”, a volte portano solo il nome del direttore generale Luca Bronchi.

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incarichi esterniVertice degli investigatori, rimane l’ipotesi truffa. Il procuratore Rossi convocato dal Csm.

AREZZO – Tutto si può dire di Banca Etruria tranne che non sia stata una generosa greppia. Affari immobiliari, incarichi, consulenze. Nella relazione dell’ultima ispezione di Bankitalia (11 novembre 2014 – 27 febbraio 2015), acquisita settimane fa dalla procura di Arezzo (quello che ancora non è stato depositato è il verbale con la richiesta di sanzioni, che però non ha elementi di novità in termini di contestazioni ai manager), sono elencati una serie di “favori”. O, per usare il gergo dei tecnici di Palazzo Koch, «indirizzi strategici e interventi gestionali non in linea con la realtà aziendale».

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BoschiLa testimonianza del capo degli ispettori Bankitalia raccolta nell’inchiesta della procura di Arezzo.

AREZZO – Banca Etruria è stata governata da consiglieri di amministrazione «quasi tutti privi di competenze specifiche» in materia bancaria. Da un cda che aveva «abdicato al proprio ruolo» e accettava «in modo acritico» le decisioni del direttore generale Luca Bronchi, sotto inchiesta per ostacolo alla vigilanza. E dove, nei mesi precedenti al commissariamento, si era creato una sorta di direttorio parallelo e «poco trasparente »: la Commissione consiliare informale. Vi sedevano il presidente Luca Rosi e i due vice, Alfredo Berni e Pierluigi Boschi.

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banche

Arezzo, la procura indaga sul via libera dell’Authority alla vendita delle obbligazioni ai piccoli risparmiatori Bankitalia le aveva approvate per gli investitori istituzionali. E nel prospetto si parlava dell’allarme dissesto.

AREZZO- La Consob sapeva. L’Authority di vigilanza del mercato borsistico guidata da Giuseppe Vegas era a conoscenza della scarsa qualità del prodotto che Banca Etruria stava mettendo sul mercato, in quell’aprile 2013: 110 milioni di euro di obbligazioni subordinate con fattori di rischio elevatissimi. Soprattutto, sapeva a chi la Popolare aveva intenzione di vendere i titoli, nell’ultima, disperata, manovra per mettere a posto i conti: ai clienti della stessa Banca Etruria. Non agli investitori cosiddetti “istituzionali”, cioè gli altri istituti bancari, i fondi di investimento, le finanziarie, come la prudenza avrebbe suggerito. Banca Etruria chiedeva a Consob di poterli vendere ai normali cittadini, meglio se già clienti. E la Consob autorizzò.

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banche

Arezzo – Dopo gli esposti dei risparmiatori, configurato un nuovo reato. Le attività di controllo sotto esame: il dubbio è che ci siano state omissioni. Nel dossier di Via Nazionale la pioggia di consulenze milionarie.

AREZZO – Nella storia recente di Banca Etruria c’è un anno, il 2013, che è più importante degli altri. Perché in quei dodici mesi accadono due cose, l’aumento di capitale per 100 milioni di euro e l’emissione di circa 120 milioni di euro di obbligazioni subordinate, che stanno portando la procura di Arezzo a valutare il ruolo di chi quelle operazioni doveva controllare e vigilare. Bankitalia e Consob. Non solo. Se l’esposto di Federconsumatori porterà, come ogni evidenza lascia presumere, all’apertura di una quarta indagine, il reato da cui si partirà è quello di truffa ai danni dei clienti della banca. Un passo indietro.

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proteste

L’esposto di Federconsumatori dopo le testimonianze di 972 clienti: “Accantonamenti per 400 milioni al fine di azzerare il patrimonio”. Per le accuse di false fatturazioni, indagati anche i vertici di Methorios.

AREZZO – Due indagini su Banca Etruria sono chiuse, una terza si è appena aperta, una quarta è in arrivo. La già complicata storia giudiziaria della Banca Etruria potrebbe a breve arricchirsi di un altro capitolo, e di nuovi indagati oltre ai sette già iscritti dalla procura di Arezzo. Sulla scrivania del procuratore capo Roberto Rossi adesso c’è anche l’esposto della Federconsumatori locale. Quindici pagine che riassumono le testimonianze di 972 clienti della Banca Etruria possessori delle obbligazioni subordinate e i rilievi sulla condotta dei vertici dell’istituto bancario prima del commissariamento.

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ViscoLa procura ipotizza per 8 persone i reati di corruzione, truffa, abuso d’ufficio e infedeltà. “Ignorata da Bankitalia l’offerta di Hong Kong”.

SPOLETO  – Un’offerta da cento milioni di euro buttata inspiegabilmente nel cestino, l’accordo- quadro per l’ingresso di Banco Desio coperto da omissis, una cessione di crediti per 95 milioni di euro che misteriosamente finisce in perdita. C’è qualcosa di più del semplice “atto dovuto”, dietro l’iscrizione sul registro degli indagati del governatore di Bankitalia Ignazio Visco e di altre sette persone per l’affaire della Banca popolare di Spoleto. Lo suggeriscono sia la gravità dei quattro reati ipotizzati in concorso (corruzione, infedeltà a seguito di dazione o promessa di utilità, truffa e abuso d’ufficio), sia l’impenetrabile “no comment” dietro cui si è trincerata la procura di Spoleto, dopo che il Fatto
ieri ha rivelato l’esistenza di un fascicolo, il n°2267/2015, a carico di Visco e di chi ha gestito la Bps negli ultimi due anni.

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Il padreIl padre

Parla Abdullah Kurdi, che nel naufragio in Turchia ha perso la moglie e i due figli: “Io non ho più nulla da chiedere alla vita ma spero che quella foto svegli i potenti”.

IL DOLORE DI VICINI E PARENTI
Le vicine di casa dei Kurdi a Kobane. In alto un’immagine di una casa di parenti della famiglia Kurdi, semidistrutta, mentre Abdullah entra da un buco nel muro. «HO PERSO tutto e non ho più niente da chiedere alla vita. Ma i miei figli Alan e Galip non sono morti invano. Non è stato un sacrificio inutile perché in cuor mio sento che il mondo si sta svegliando e si sta rendendo conto del dramma della Siria e del bisogno di pace». Abdullah Kurdi oggi è un uomo che si tiene in piedi aggrappandosi a questo solo pensiero.

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