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Posts Tagged ‘fassino’

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Così parlò l’ex primo cittadino a due giorni dalla decisione della sindaca Chiara Appendino di chiedere un controllo indipendente sulle finanze comunali dopo l’emersione di uno squilibro da sei milioni di euro. Ora la procura ha avviato un’indagine per fare chiarezza sui conti di Palazzo Civico e di due partecipate.

“Inutile affidarsi ad una società di revisione incentivandola a denunciare buchi inesistenti, magari per ottenere una parcella più alta”. Incurante della sua fama di profeta, Piero Fassino lo aveva detto il 25 agosto scorso a La Stampa. Due giorni prima la nuova amministrazione, quella di Chiara Appendino, aveva avviato le procedure per un controllo delle finanze comunali dopo l’emersione di uno squilibro di sei milioni di euro che aveva obbligato la giunta a cercare altre fonti di entrata per garantire l’apertura delle scuole e i trasporti dei disabili. Ora però Procura di Torino e Guardia di finanza hanno avviato un’indagine sui bilanci della città e di due sue società, la Gtt e Infra.To, azienda dei trasporti pubblici la prima, delle infrastrutture per la mobilità la seconda. (altro…)

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FassinoNON SOLO FESTE.

Ora che Matteo Renzi ha i voti e il controllo pieno sul Partito democratico gli manca solo una cosa: il patrimonio. Quando è nato il Pd, nel 2007, il grosso dei beni (e dei debiti) sono rimasti alle formazioni che lo avevano fondato, cioè Democratici di Sinistra e Margherita. Dei post-democristiani abbiamo saputo molto, di come i soldi dei rimborsi elettorali andavano a finanziare singoli dirigenti, il tesoriere Luigi Lusi è è finito in carcere. I Ds erano ricchi e indebitati, lo storico tesoriere Ugo Sposetti e il presidente Piero Fassino hanno costruito un muro giuridico che ha tenuto il ricco patrimonio (eredità comunista) lontano dal Pd. Perché non si sa mai, meglio evitare di mettere in comune i beni in un matrimonio con durata incerta. In questi anni Sposetti ha amministrato quel tesoro di oltre 2mila immobili (circolano anche leggende su azioni, obbligazioni e opere d’arte di cui si sono perse le tracce, valore da mezzo miliardo di euro) come se il Pd attuale non avesse alcun diritto a toccarlo. (altro…)

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OrsoniDunque, secondo Luca Lotti, sottosegretario a Palazzo Chigi e fedelissimo di Renzi, Giorgio Orsoni “non è iscritto al Pd, non ha tessera, è un sindaco indipendente e il Pd, che lo sostiene in consiglio comunale a Venezia, non significa che rubi. L’accostamento tra il Pd e un capo d’accusa personale lo trovo alquanto forzato”. Fantastico. Dunque, siccome Greganti arrestato per le tangenti Expo era iscritto al Pd dal 2011, ciò significa che il Pd rubava su Expo. Siccome poi, fra i 35 arrestati a Venezia, c’è anche Giampietro Marchese, iscritto al Pd ed ex vicepresidente del consiglio regionale, accusato di aver intascato mazzette per mezzo milione in otto anni fino al 2013, vuol dire che il Pd rubava anche sul Mose. Resta da capire che differenza ci sia fra il Pd e Forza Italia, anche perché, all’arresto di Scajola per la latitanza di Matacena, Berlusconi fece sapere che “questo Matacena non me lo ricordo proprio” e “Scajola si era allontanato da tempo dal partito”, che dunque non c’entrava. (altro…)

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GregantiNuovo verbale dell’imprenditore arrestato per tangenti “L’ex funzionario del Pci consultava Bersani e Fassino”.

MILANO – «Primo Greganti, all’interno della “Cupola” di Expo, rappresentava gli interessi della vecchia guardia del Pd». Con queste dichiarazioni rese dall’imprenditore vicentino Enrico Maltauro, il fronte giudiziario dell’inchiesta Expo registra nuovi particolari sul ruolo del «compagno G» tra la cerchia di faccendieri ed ex politici che gravitava su Expo, sulla sanità lombarda e sui relativi appalti. Mentre sul piano politico — proprio in conseguenza del terremoto provocato dall’inchiesta sull’Esposizione del 2015 — si registra il faccia a faccia di un’ora e mezza, a Palazzo Chigi, tra il premier Matteo Renzi e il numero uno di Expo, Giuseppe Sala, durante il quale si è discusso proprio degli strumenti da utilizzare per escludere dai lavori la Maltauro, cioè l’azienda coinvolta nelle indagini. (altro…)

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Protagonisti dell'affaire TasiI COMUNI SONO IN RITARDO, L’ESECUTIVO HA PERSO UN MESE: SI PAGHERÀ A SETTEMBRE.

Lo sapevano da almeno un mese che si sarebbe arrivati a questo punto. Lo sapevano almeno da quando dentro il terzo decreto Salva-Roma è stato inserito un emendamento – concordato da governo e maggioranza – che spostava dal 31 maggio al 31 luglio il termine per i Comuni per predisporre i loro bilanci. Lo sapevano – e s’intende a Palazzo Chigi e in particolare il sottosegretario Graziano Delrio (ma pure il presidente Anci Piero Fassino) – perché il tema fu posto in quei giorni anche nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato, specialmente dal presidente della prima, Francesco Boccia: qui si continuano a cambiare le leggi sulla fiscalità locale, non si fa in tempo, la prima rata della Tasi va fatta slittare a settembre. Niente. Ora, quando manca meno di un mese alla scadenza del 16 giugno, il governo si decide a farlo con un comunicato nella serata di ieri, costretto dal caos che già serpeggia tra commercialisti, Caf ed enti locali. “Dilettanti allo sbaraglio”, è il commento sprezzante degli esperti parlamentari di bilanci locali.   (altro…)

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FassinoACCHIAPPAVOTI.

Qualcuno salvi Piero Fassino da se stesso. Forse affascinato all’idea di entrare pure lui nel nutritissimo club degli sfollatori di consenso Pd, fianco a fianco alle Picierno e De Micheli, ha così preso a cuore tale intento da sbagliare tutto con precisione chirurgica. Sinora Fassino era ricordato per tre motivi: i tic facciali che ne tradiscono l’eterna fibrillazione, il sogno diversamente bolscevico di avere una banca e la particolarissima composizione del sangue (“Fassino ha un globulo rosso solo che va su e giù lungo tutto il corpo, quando ha un’erezione sviene”: la battuta è di Beppe Grillo). Nei giorni scorsi, il sindaco di Torino ha aggiunto al palmares un dito medio sbarazzino mostrato ai contestatori, come un Gasparri o Santanchè qualsiasi. A differenza loro, Fassino ha inizialmente negato l’evidenza: “Dicono che ho fatto un gestaccio? Ma figuriamoci” . (altro…)

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FassinoIl primo cittadino perde la pazienza di fronte agli insulti degli ultrà granata. Un video lo accusa.

TORINO – Il dito medio l’ha alzato davanti agli ultras granata che gli vomitavano addosso i loro peggiori insulti. Il gestaccio di Piero Fassino è stato fulmineo, il tempo di sollevare il braccio e di far scattare il dito contro chi lo contestava al Filadelfia, lo stadio tempio della memoria torinista. È successo domenica pomeriggio. Non una domenica come le altre. È il 4 maggio. Si celebra il Grande Torino annientato su un aereo a Superga. Ma è anche la giornata in cui la Juventus può dire con certezza di aver vinto il campionato. Sull’erba del “Fila” l’aria è pesante. Il sindaco bianconero è andato a spiegare ai tifosi del Toro come il Comune ricostruirà lo stadio ormai ridotto a un rudere. Sale sul palco. Ma non lo stanno a sentire. «Gobbo di merda» gli urlano da sotto. (altro…)

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FassinoIN ASSENZA DI BARCA, SERVE UN POLITICO NELLA CASELLA DECISIVA. PER LO SVILUPPO SALE BERNABÈ, MAURO MORETTI VERSO IL LAVORO.

L’ultima idea è questa: al ministero dell’Economia potrebbe andare Piero Fassino, attuale sindaco di Torino del Pd. L’interessato sarebbe molto contento, dicono, visto che già si aspettava una chiamata dal governo Letta, mai arrivata. Per i renziani è una mossa coerente con l’approccio di avere un ministro dell’Economia politico con un peso sufficiente a garantire la riuscita del programma economico del premier incaricato Matteo Renzi. E Fassino è uno dei primi a essersi schierato con il sindaco di Firenze. Se invece si opta per il ministro tecnico, i nomi sono sempre quelli: Lucrezia Reichlin e il neopresidente dell’Istat Piercarlo Padoan.  (altro…)

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MannelliQuesta è una piccola storia locale, ma dà la misura di quel che è diventata la politica. Tutta. Perché – per dirla col Papa – “la corruzione dà dipendenza, come la droga”. E brucia non solo i miliardi, ma anche i cervelli. Dunque a Torino, nel congresso più pazzo del mondo, un tal Vincenzo Iatì viene eletto segretario del circolo Pd più glorioso e numeroso della città, quello della Barriera di Milano, che oggi conta ben 745 iscritti (più che raddoppiati dal 10 ottobre, quand’erano 346). Chi è Iatì? Un ex ragazzo del Sud che negli anni 90, nel paesone periferico di Borgaro, s’è arrabattato tra furti d’auto e ricettazioni, collezionando più di una condanna e più di un soggiorno nelle patrie galere. (altro…)

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Chiamparino-FassinoBILANCIO DOPO 4 GIUNTE DI CENTROSINISTRA: INCHIESTE IN SERIE SU CHIAMPARINO & C., SPRECHI E BUCO DA 3,5 MILIARDI PER FASSINO.

FINE DI UN SISTEMA.

Le tessere del Pd raddoppiano come per incanto, sotto la Mole: da 12 a 26 mila in un anno. Ma non è l’unico cruccio del partito e del sistema di potere che da vent’anni governa Torino. Ci sono preoccupazioni peggiori, ombre più inquietanti, se è vero che Sergio Chiamparino, che è stato il sindaco più amato d’Italia, oggi è torchiato dai magistrati per uno scandaletto e assediato da altri cento affari del passato. Anche qui è finito il ventennio: non berlusconiano, perché tra il Po e la Dora i semi di Silvio Berlusconi non hanno mai attecchito; ma il ventennio del “sistema Torino”, che ha avuto in Chiamparino il suo campione.  (altro…)

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Berlusconi-FassinoNELLE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA SUI NASTRI UNIPOL CHE CONDANNÒ L’EX PREMIER A UN ANNO, I GIUDICI LEGANO LO SCOOP DEL GIORNALE ALL’INTERESSE POLITICO.

Per evitare una condanna, Silvio Berlusconi aveva accettato di sacrificare la sua vanità facendosi passare per un anziano stanco e dormiente su una poltrona di casa. I giudici di Milano, però, non hanno creduto né a lui, né al fratello Paolo né all’imprenditore Roberto Raffaelli. La vicenda è quella della pubblicazione dell’intercettazione segreta tra Piero Fassino e Giovanni Consorte “Allora abbiamo una banca?”.

Ieri i giudici Oscar Magi (presidente) Teresa Guadagnino e Monica Amicone hanno depositato le motivazioni della condanna, a marzo, per Silvio Berlusconi a un anno e per il fratello Paolo, a 2 anni e 3 mesi (è recidivo) per concorso in rivelazione del segreto di ufficio.  (altro…)

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Fa il pienone al Festival della Felicità a Pesaro e mischia la Divina Commedia all’attualità: “Prima di poter essere felici bisogna passare dall’inferno”. “Da lunedì questa rassegna si sposterà a Milano per cinque anni”. “Mi scuso per Gigi D’Alessio, non è potuto venire e ha mandato me”.

E’ un Roberto Benigni irresistibile e irrefrenabile. Parla di Obama, di Fede, Pisapia, Moratti, del conte Ugolino. Mescola la Divina commedia all’attualità: bisogna passare dall’inferno prima di arrivare in paradiso. Canta e salta sul palco dell’Adriatic Arena di Pesaro davanti a più di sei mila persone arrivate per il Festival della Felicità. Ed è il solito trionfo. Anche perché materiale ne ha in quantità industriale. Come in apertura, quando finge un problema di microfono e allora ci pensa Mr. Obama, quello che “risolve i problemi”: “Non è che mi puoi mandare uno, Barack, che aggiusta il suono perché in Italia c’è una dittatura dei fonici di sinistra. Ah, c’hai pure te uno scocciatore? Non ti leva la mano dalla spalla? Noi sono 17 anni che ci mette la mano sulla spalla. Tu lo devi assecondare, digli sempre di sì, presentagli una donna”. (altro…)

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