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Posts Tagged ‘Federico Fubini’

Pensioni

Il governo studia come ridurre l’impatto della sentenza della Corte costituzionale escludendo comunque gli assegni più ricchi Ma la decisione apre un conflitto tra le leggi italiane e i trattati europei, un confronto che potrebbe finire alla Corte di Lussemburgo.

ROMA – Non è la prima volta e non sarà l’ultima. Logica del diritto, sostenibilità economica e convivenza europea sono già entrate in conflitto prima e lo faranno di nuovo. In questo l’Italia non è sola, anche le se prime stime in commissione bilancio della Camera rivelano un problema, all’apparenza, insolubile: secondo calcoli ancora da confermare, sarebbe fra gli 11 e i 13 miliardi l’aggravio per lo Stato della bocciatura in Corte costituzionale del decreto sulle pensioni di dicembre 2011.
Ciò che per la legge sembra ovvio, per il bilancio pubblico è quasi impossibile e per l’area euro è qualcosa di già vissuto in passato.

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I puntiSpending Review.

Pronta la lista delle misure possibili messa a punto da Gutgeld e Perotti, il tandem tecnico incaricato dal governo Parte degli effetti si avrà dopo il 2016 e altri interventi sono molto impopolari Tocca alla politica sciogliere i nodi.

ROMA – Sono solo due ma stanno lavorando alla spending review a testa bassa, a titolo gratuito, decisi a scendere nei dettagli delle singoli voci di bilancio e puntare a risultati concreti: non a presentare l’ennesimo, elegante rapporto. Hanno per l’anno prossimo un obiettivo di dieci miliardi di tagli o almeno di economie. Eppure, a giudicare dal poco che emerge per ora, hanno anche un problema: con ciò che hanno in mano adesso, i risparmi possibili sul 2016 potrebbero fermarsi a quota sei miliardi. Ne mancano quattro, che dovranno in qualche modo trovare.
Yoram Gutgeld e Roberto Perotti non potranno essere accusati di non averci provato. Il loro lavoro è partito prima ancora che venisse loro affidato formalmente. Gutgeld, 55 anni, nuovo commissario di governo alla revisione della spesa da fine marzo, è un ex manager di McKinsey eletto alla Camera con il Pd e consigliere di Palazzo Chigi. Perotti, 54 anni, dottorato al Massachusetts Institute of Technology con alcuni degli economisti determinanti nella formazione di Mario Draghi in quella stessa scuola, si divide fra la Bocconi e il suo ruolo di consigliere a Palazzo Chigi.

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Il MinistroROMA – Certezza del diritto per chi gestisce un’attività economica, prevedibilità delle regole e dell’imposizione fiscale, apertura agli investitori esteri. Se questi sono obiettivi che il premier Matteo Renzi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan non si stancano mai di sottolineare, evidentemente lo Stato è qualcosa di più complesso e articolato del governo. Il primo e il secondo certe volte sembrano muoversi in direzioni opposte.
Se l’esecutivo cerca di togliere dal peso delle tasse e promette di stabilizzare le regole del gioco, si può sempre scommettere su altri centri di potere che facciano il contrario: più tasse, imposte retroattive, nuovi balzelli alle imprese (anche) estere su basi fiscali ancora da determinare, pressione fiscale ogni anno diversa o diversa per aziende che svolgono la stessa attività in concorrenza le une con le altre. Tasse di diverse entità sugli stessi soggetti.

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Il capitale umano
ROMA – L’Italia ha costruito centinaia di chilometri di rete ferroviaria ad alta velocità e ne ha fatto dono alla Gran Bretagna. Ha investito in due enormi reti Internet a fibra ottica, perché siano installate in Germania e in Svizzera. Naturalmente non è vero. Se lo fosse, la tivù mostrerebbe zuffe a Montecitorio, sindacati in piazza e forse il governo dovrebbe dimettersi. Eppure, nell’indifferenza generale, sta succedendo qualcosa del genere. Ogni giorno un’emorragia verso l’estero di risorse (anche) finanziarie di simile entità si consuma sull’infrastruttura di base di ogni Paese: i suoi abitanti.
Alla più cauta della stime, dal 2008 al 2014 è emigrato all’estero un gruppo di italiani la cui istruzione nel complesso è costata allo Stato 23 miliardi di euro. Sono 23 miliardi dei contribuenti regalati ad altre economie. È una cifra pari al doppio di quanto occorre per stendere la rete Internet ad alta velocità che in questo Paese continua a mancare. È una somma pari a un terzo del costo dell’intera rete ferroviaria ad alta velocità italiana, che al chilometro è la più cara al mondo. Ma quando si tratta di laureati, diplomati o anche solo di titolari di una licenza media che se ne vanno portando con sé le proprie competenze e l’investimento che è stato fatto su di loro dagli asili d’infanzia alle aule universitarie, nessuno protesta.

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I più espostiLo scenario
Le incertezze che hanno preceduto e seguito la svolta elettorale hanno riportato Atene nella recessione dalla quale era uscita in aprile.
ROMA – Da settimane i ministri di Grecia, Germania, Francia o i leader della Commissione e della Banca centrale europea non fanno che porsi le stesse domande: quanto ammorbidire gli obiettivi bilancio di Atene nei prossimi anni, come alleviare il peso del debito nei prossimi decenni. Nessuno di loro, almeno non in pubblico, menziona quello che con il passare dei giorni sta diventando l’ostacolo principale a un accordo: potrebbe già essere troppo tardi, o potrebbe diventarlo fra non molto. La Grecia in questi ultimi due mesi — si inizia a sospettare — forse è già arretrata verso un punto dal quale tornare indietro non sarà facile.

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A partire dal 2008 drastico allargamento delle distanze sociali Tra gli abbienti sale il ceto produttivo, giù quello delle rendite.
Le 10 famiglie più ricche
ROMA – Mentre crollava Lehman Brothers, falliva la Grecia, l’America eleggeva il primo presidente nero, l’ultimo governo di Silvio Berlusconi scivolava via, mentre la Cina cresceva del 60% e Apple diventava la società di maggior valore al mondo, in Italia si consumava un evento storico. In sordina, però. Magari tutti erano troppo presi a seguire gli altri eventi, quelli che hanno segnato le prime pagine dal 2008 in poi, per accorgersene. Eppure non era invisibile, perché è stato uno spettacolare doppiaggio a grande velocità.

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Voto di scambioIl caso
Nei comuni più benestanti l’affluenza alle politiche è più alta che alle comunali In quelli meno ricchi succede il contrario Perché è lì che si può esercitare il controllo sulle scelte degli elettori.
ROMA – I pacchi di pasta agli anziani portati alle primarie del Pd per il Comune di Roma. Le file di elettori nei quartieri ad alta densità di rom ed altri cittadini con diritto di voto, ma senza lavoro. Il voto di scambio, fondamenta del potere della tribù di Mafia Capitale per piazzare uomini fedeli e controllare gli appalti o le imprese municipali, non è un’esclusiva di Roma. Non è neppure una novità, perché è passato agli annali del folclore per le promesse di una scarpa prima e una dopo il voto nella Napoli anni ’50 del sindaco Achille Lauro.
Questa volta però è diverso. Questa non è più l’Italia del boom, con i tassi di crescita e di speranza più alti dell’Occidente. Nel pieno di un crollo dell’economia di oltre il 9% dal 2008, e di una caduta anche maggiore dei redditi degli ultimi, il voto di scambio, la corruzione, l’esclusione delle imprese pulite e competenti e tutto il debito pubblico che ne deriva, sono ormai un sistema radicato nella recessione.

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DraghiROMA – Ognuno ha il suo subprime, la piccola zavorra dimenticata che può affondare il transatlantico, e l’Europa ha trovato il proprio in Grecia. Il Paese da cui cinque anni fa partì il contagio del debito sovrano, sta riportando un’ondata di instabilità sull’intera area monetaria. Questa volta però è diverso: economie come Cipro, il Portogallo o la stessa Italia sono più esauste e meno resistenti a un ennesimo terremoto, altre come la Francia possono trovarsi investite in pieno per la prima volta: l’evoluzione stessa del mercato dei titoli di Stato ieri ha confermato uno per uno questi timori.
L’ennesimo dramma della Grecia ha una trama politica emerso alla luce del sole e un intreccio diplomaticofinanziario rimasto troppo a lungo nell’ombra. La vicenda politica riguarda l’incapacità del governo di trovare un nome plausibile, entro gennaio prossimo, per la presidenza della Repubblica. Alla maggioranza mancano 29 voti in parlamento per il quorum.

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Il debitoROMA – Ci sono almeno due aspetti sui quali tutti dovrebbero andare d’accordo, quando c’è in gioco l’Italia: il debito e le sue dimensioni. Dopo Stati Uniti e Giappone il terzo più vasto al mondo per volume finanziario, a 2140 miliardi di euro. Da solo conta per un decimo del valore monetario degli oneri del settore pubblico di tutti i Paesi del mondo, una grandezza di cui conviene prendere le misure con cura.
Eppure, per ora, non sembra sia così. Fra governo italiano e istituzioni globali la divergenza di vedute a volte si presenta così radicale che, se misurata sulle dichiarazioni, vale almeno 80 miliardi di euro. Negli ultimi giorni il Tesoro e l’Fmi hanno presentato diagnosi che sembrano descrivere due Paesi diversi. In base all’aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def), il debito pubblico quest’anno arriverà al 131,6% del Prodotto interno lordo.

L’Fmi non la pensa così: nel rapporto presentato sull’Italia pochi giorni fa, vede l’esposizione del settore pubblico nel 2014 in aumento di quattro punti a quota 136,4% del Pil, nettamente sopra alla stima del ministero dell’Economia. (altro…)

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I fondi
I Paesi del Nord bloccano il sistema europeo di sostegno E Roma ha presentato con mesi di ritardo il piano alternativo.
DOPO una lunga carriera come maestra, di recente Cristina Danese ha iniziato a notare qualcosa che le ricorda l’infanzia: bambini affamati fra i banchi di scuola, a Milano. Quello che questa insegnante non sa è che la malnutrizione che grava su milioni di persone nell’Italia del 2014 non è solo frutto della crisi più lunga nella storia nazionale. È anche uno scandalo politico, consumato nel silenzio, che chiama in causa molti protagonisti: la burocrazia e il governo, lenti nel chiedere a Bruxelles le centinaia di milioni di euro che spettano all’Italia per la lotta contro la fame; il governo precedente, che ha dedicato poco più che spiccioli all’emergenza alimentare proprio mentre questa stava esplodendo e gli aiuti europei stavano per bloccarsi; e il governo di Berlino, impegnato a decurtare ogni sostegno della Ue agli indigenti nel momento in cui l’Europa brucia nella recessione e nei sacrifici chiesti ai cittadini per uscirne.

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Prima i fattiL’AIUTO di Francoforte arrivò, le promesse di Roma finirono in soffitta
poche ore più tardi.
In Italia di quell’episodio oggi si ricorda il fatto che fu Silvio Berlusconi, allora premier, a determinare il voltafaccia. In Germania invece si continua a pensare che responsabile ne fu semplicemente l’Italia, anche perché da allora tutti i governi seguiti a Berlusconi hanno omesso gran parte degli impegni.
Quel passaggio del 2011 torna attuale nella mente della Merkel ora che, di nuovo, in Europa si parla di grandi compromessi. Interventi in Italia o in Francia per mettere le due economie in condizioni di competere, in cambio di un po’ di più pazienza a Bruxelles. Un taglio di spesa e di tasse sulle imprese, insieme a nuove regole sul lavoro, in contropartita a una certa tolleranza sul deficit e sul debito pubblico. (altro…)

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Tagli alla spesaBollette care per gli accordi conclusi senza controllo del Tesoro in media una chiamata da un ufficio pubblico costa il 71% in più Il ministero dell’Interno spende oltre 500 milioni con Telecom e in Brianza la banda larga pesa 30 euro per ogni abitante.

NON è affatto una questione simbolica, affare di pochi euro in più o in meno. Il fatto che tante amministrazioni negozino e concludano da sole i propri contratti di telecomunicazioni comporta sprechi, si stima, per circa un miliardo l’anno: una cifra pari a ciò che il governo otterrebbe intervenendo sulle pensioni sopra i 3.500 euro netti al mese. Se tutte le convenzioni pubbliche per l’uso dei telefoni fissi e mobili e per il traffico dati in rete fossero concluse invece tramite grandi centrali d’appalto capaci di comprare all’ingrosso, il costo sarebbe molto ridotto. (altro…)

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DraghiLa banca centrale media il primo obiettivo è l’emergenza lavoro.

LA STAGIONE è cambiata, presenta rischi diversi e l’italiano alla guida dell’Eurotower vuole spingere i governi a stringere un nuovo patto. Non si candida a guidare la classe politica, un compito scivoloso per un banchiere centrale, ma indica nel dettaglio la strada per uscire dall’angolo in cui l’economia europea si è cacciata. Con la ripresa in stallo, la deflazione a un passo e 20 milioni di disoccupati nell’area euro, il presidente della Bce da Jackson Hole ha formulato la sua idea: più che un “compact”, un trattato Ue, per ora è la proposta di un compromesso a vasto raggio fra grandi contraenti. Così il suo discorso è stato letto ieri in varie cancellerie d’Europa. Senza far nomi, l’offerta di Draghi va in primo luogo a Matteo Renzi, Angela Merkel e François Hollande. La stessa Bce implicitamente avrebbe un ruolo, perché può fare ancora molto per ridare fiato all’export favorendo finalmente
una svalutazione dell’euro. (altro…)

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Fondi esteriPer l’hedge fund Brigdewater siamo in depressione: “Un problema per la Ue” Finito l’entusiasmo degli investitori che portò 160 miliardi su Btp e Piazza Affari.

E SE qualcosa lo distingue da molti dei suoi colleghi, è la cura ossessiva che Dalio mette nel perseguire la sua dottrina della «trasparenza radicale»: dire in faccia, senza stile, ciò che si ritiene vero. Di recente Bridgewater l’ha applicata al Paese d’origine del capo, l’Italia.
Lo hedge fund naturalmente ha degli interessi e prende posizioni sul mercato, senza comunicarle. Ma il suo rapporto datato 12 agosto, riservato allo staff e a un gruppo ristretto di clienti, non fa sconti. È il ritratto in cifre di un’Italia colta nel pieno di una contraddizione: dal 2008 non ha fatto che peggiorare per le condizioni del debito pubblico, della produzione industriale, del mercato del lavoro e della competitività, eppure negli ultimi due anni il mercato ha risposto in senso opposto. (altro…)

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DraghiLe scelte condizionate dai rappresentanti della Buba nella Banca centrale europea a tutt’oggi non hanno prodotto risultati positivi sul fronte della ripresa economica L’analisi.

SE QUESTE previsioni erano la base delle scelte, non sorprende che la Bce stia fallendo nel suo compito principale: garantire la stabilità dei prezzi, cioè un’inflazione «vicina ma sotto al 2%» nel medio periodo. Quest’estate i prezzi sono in caduta in Spagna, Portogallo, Grecia e di fatto anche in Italia, mentre nella media dell’area l’inflazione (in frenata) è ad appena lo 0,4%. Angel Ubide dal Peterson Institute nota che i mercati non credono affatto che i prezzi ripartiranno: i valori impliciti nei tassi forward — stime di mercato sul futuro — danno un ritorno alla normalità non prima di un decennio. (altro…)

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EllekappaROMA – Molte voci da tempo la fanno balenare, la prevedono o la invocano, ma verosimilmente non prenderà corpo. Non ci sarà una manovra correttiva sui conti di quest’anno né in estate, né in autunno: non se la velocità di crociera dell’economia e dei conti pubblici resta quella attuale.
Per effetto di una crescita che rasenta lo zero, alla fine dell’anno il deficit pubblico del 2014 sembra diretto verso quota 3,1% del Pil. È un lieve superamento delle soglie europee consentite, ma tutto lascia pensare che può rientrare: va contato l’effetto positivo sui conti dei bassi interessi pagati sui nuovi titoli di Stato e la capacità del Tesoro di gestire i trasferimenti di fondi in modo da limitare il disavanzo in certi momenti. Malgrado l’impegno da 6,7 miliardi per il bonus Irpef da 80 euro a 10 milioni di italiani, non ci sarà dunque bisogno di mettere mano ai conti in corso d’anno come accadde nel 2013. Complicato è semmai tutto il resto. (altro…)

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L'agenziaCantone: “I dipendenti non dovrebbero ricevere incentivi per fare quello che è il loro dovere” Visco: “Spero che la Orlandi cambi linea, imprenditori ricattati affinché accettino le adesioni”.

ROMA – Umberto Angeloni e Gustavo Ascione non si conoscono, ma da qualche anno le loro vite scorrono in parallelo. All’inizio della crisi entrambi hanno puntato tutto sul «made in Italy», hanno esportato e creato (o difeso) dei posti di lavoro. Quando poi credevano di avercela fatta, hanno ricevuto una visita dell’Agenzia delle Entrate e delle contestazioni tali che a entrambi è parso di entrare in una sorta di mondo kafkiano.
È probabile che di casi come i loro si parli oggi, quando il nuovo direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, farà il suo debutto in un’audizione parlamentare. Non sono esempi isolati, a giudicare dalla cifre del ministero dell’Economia. Nei primi tre mesi di quest’anno si sono conclusi con esito favorevole ai contribuenti contenziosi tributari per un valore di 3,6 miliardi di euro: una somma lievemente superiore a quella su cui la vittoria è andata invece allo Stato. (altro…)

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La flessibilitàMalgrado l’accordo sulla flessibilità, le raccomandazioni del Consiglio sono più rigide di quelle di inizio giugno Così il nostro Paese rischia di dover varare in autunno una manovra correttiva da almeno 25 miliardi.

ROMA – C’è un negoziato parallelo che si sta sviluppando a Bruxelles in queste settimane, più al riparo dai riflettori. Non attrae l’attenzione forse perché si gioca più sui dettagli tecnici che sulle grandi dichiarazioni di principio. Ma per l’Italia e per le dimensioni della manovra finanziaria in arrivo a ottobre, fa un’enorme differenza. E per il momento non sta andando come il governo avrebbe voluto: i documenti ufficiali dicono che sul proprio specifico piano di finanza pubblica il governo non ha ottenuto la «flessibilità» che chiedeva. (altro…)

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DraghiIERI la Banca centrale europea ha innovato in modo radicale sulla sua storia, per cercare di dissipare le nubi che gravano sull’area a moneta unica. Era un atto dovuto perché, ha ricordato Mario Draghi, non bisogna temere solo la deflazione dei prezzi: anche solo un periodo lungo di inflazione quasi zero come l’attuale produce gravi danni, perché rende insostenibili i debiti pubblici e privati.
Per questo la Bce sta iniziando a dotarsi di armi nuove. Farà sì che ora le banche paghino una tassa (0,10% l’anno) sui 125 miliardi della loro liquidità «in eccesso» depositata alla banca centrale: in teoria adesso quei soldi dovrebbero uscire dai forzieri (digitali) di Francoforte per entrare nell’economia. Ma soprattutto la Bce offrirà agli istituti 400 miliardi di prestiti allo 0,25%, rimborsabili fra due o quattro anni, con un invito a usarli per dare credito alle piccole imprese. In più, l’Eurotower dichiara che sta pensando di comprare sul mercato pacchetti di prestiti estesi dalle banche stesse alle imprese, in modo da oliare l’intero percorso del denaro: dalla Bce che lo genera, fino alle imprese che dovrebbero ottenerlo per investire e creare lavoro. Se le banche sanno che riusciranno a liberarsi del rischio dei prestiti già fatti, rivendendoli, forse ne daranno ancora.
Presto per dire se tutto questo funzionerà. Non lo è però per vederne le conseguenze immediate. (altro…)

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BruxellesRENZI , il campione dei tweet e delle slide, sa che niente funziona meglio di un testo conciso e concreto per dare l’idea del cambiamento. Non è dunque stata piccola a Bruxelles la sorpresa, la settimana scorsa, quando l’atteso “Piano nazionale di riforme” dell’Italia è atterrato nella poco renziana taglia di 700 pagine.

I CASI sono due, ci si è detti nei corridoi comunitari. O sarà impossibile attuare tutti quei propositi, anche con un mandato elettorale e una maggioranza in parlamento più chiari di quelli di Renzi. Oppure dietro al piano italiano non c’è convinzione, ma solo la fretta di sbrigare un’incombenza europea copiando e incollando vecchi testi. Senza cambiare verso, senza dargliene uno. Senza riforme credibili, benché vengano accampate per rinviare la correzione dei conti pubblici. L’impressione a Bruxelles è stata spiazzante e gli indizi del crescente sospetto con cui dal resto d’Europa si guarda all’Italia iniziano ad affiorare. (altro…)

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