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Posts Tagged ‘Federico Rampini’

TrumpCosì il miliardario risale nei sondaggi Il “New Yorker”: abbiamo la nostra Le Pen.

NEW YORK. – Chiudere le frontiere agli islamici. Tutti gli islamici. Bloccare Internet. Armarci fino ai denti (ancora di più) per reagire alla prossima sparatoria.
Donald Trump monopolizza l’attenzione dell’America, il chiasso delle reazioni ai suoi proclami sovrasta il discorso razionale di Barack Obama. Trump ha un sicuro talento da showman, già mostrato nei suoi precedenti mestieri.

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isisL’offensiva.

Il presidente a Parigi media tra Putin ed Erdogan e cerca di allargare la coalizione. Oggi sì di Londra ai raid. “Strage di Assad nell’ospedale Msf”.

PARIGI – E’ la conferenza sull’ambiente, ma rullano i tamburi di guerra contro lo Stato Islamico. America, Inghilterra e Germania si uniscono alla Francia per alzare il livello dell’offensiva, chiamano Russia e Turchia a unirsi a loro. I maggiori partner occidentali della coalizione anti- Is mettono in campo più forze militari: dai commando speciali americani ai raid inglesi all’esercito tedesco. E’ il tema “parallelo” del summit di Parigi, segnato dalle stragi terroristiche del 13 novembre. Nella sua conferenza stampa conclusiva Barack Obama inizia proprio con un riferimento al massacro nel Bataclan, poi dedica ampia parte del suo discorso ai jihadisti dell’Isis.

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ultima chance

Il summit.

Obiettivo è limitare a +2 gradi l’aumento della temperatura rispetto all’era pre-boom industriale. Renzi:

“Serve un’intesa più vincolante possibile”.

PARIGI – «Le speranze dell’umanità poggiano sulle nostre spalle, mai la posta in gioco è stata così alta». Così François Hollande apre il vertice sul cambiamento climatico. Barack Obama accetta la parte del “grande inquinatore pentito” e ammette: «Riconosciamo il ruolo dell’America nel creare questo problema. Abbiamo il potere di cambiare il futuro ma solo se saremo all’altezza di questo appuntamento. Come avvertì Martin Luther King, si può arrivare troppo tardi. E noi ci siamo quasi, siamo l’ultima generazione che può fare qualcosa».

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Nel mirino

Il vertice.

Ucciso in Libia il leader locale dell’Is A Vienna primo accordo per la transizione in Siria.

ANTALYA – «E’ un atto di guerra compiuto dall’esercito dello Stato Islamico », dice François Hollande. «Un attacco contro l’umanità intera », gli fa eco Barack Obama. E dunque è anche sul terreno militare che si organizza la reazione.
Parte dal G20 in Turchia un tentativo di controffensiva per colpire lo Stato Islamico (Is). La strategia politico-diplomatica si affianca alle operazioni militari: nuovi raid Usa in Libia decapitano l’Is locale il giorno dopo l’uccisione di Jihadi John in Siria; i peshmerga curdi filo-occidentali riconquistano Sinjar, fino a ieri roccaforte jihadista in Iraq. Il New York Times prevede che Obama dovrà adottare una strategia militare più offensiva: «Gli assalti sincronizzati che hanno trasformato Parigi in un teatro di guerra, pochi giorni dopo la strage di Beirut e l’attentato al jet russo in Egitto: questa rapida successione di colpi indica che da una guerra regionale si è passati a un conflitto globale. (altro…)

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Il raidL’ong: “Avevamo fornito le nostre coordinate Gps” Gli Usa: c’erano terroristi. L’Onu: crimine di guerra.

NEW YORK – Almeno 19 morti fra cui tre bambini, 37 feriti, decine di dispersi. È un ospedale di Medici Senza Frontiere il bersaglio di un raid della Nato in Afghanistan. Una tragedia che riporta in primo piano le “vittime collaterali” delle guerre dai cieli. Dura condanna internazionale, l’America apre un’indagine ma per ora non si scusa. «C’erano terroristi », secondo la versione ufficiale. In difficoltà la politica di Barack Obama in Medio Oriente, criticata anche da Hillary Clinton.
IL RAID E LA STRAGE
Sono le 2.15 di sabato mattina, ora locale, quando nell’oscurità notturna parte l’attacco aereo delle forze Nato su Kunduz. Il primo bilancio arriva dalle vittime: Medici senza Frontiere. 12 pazienti e 7 membri del loro staff (medici e infermieri) sono uccisi nel bombardamento. The Daily Telegraph ipotizza 50 morti visto l’alto numero dei dispersi. Un tweet di Msf denuncia: «Hanno continuato a bombardarci per più di 30 minuti, anche dopo che le autorità militari di Kabul e di Washington erano state allertate sulla prossimità dell’ospedale».

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Bandiere nere

NEW YORK – Novantacinque minuti di dialogo testa a testa tra Barack Obama e Vladimir Putin: un incontro denso e teso. Al termine il presidente russo dice: «Potremmo partecipare a una coalizione militare in Siria sotto l’egida Onu». «Prevenire incidenti tra forze russe e occidentali in Siria». «Governare insieme una transizione politica verso il dopo-Assad ». Le grandi manovre diplomatiche per coinvolgere la Russia nella lotta allo Stato Islamico sono ormai avviate. Le ha lanciate Putin, e Obama non si è tirato indietro. Il primo vertice bilaterale che ha riunito i due leader all’Onu, dopo due anni di gelo e di sanzioni sulla crisi ucraina, è la prova generale per un compromesso. (altro…)

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Papa Francesco

Il discorso.

Il pontefice ha invocato politiche di accoglienza, un impegno contro le disuguaglianze, la lotta al cambiamento climatico. “Standing ovation” all’ingresso, poi applausi più selettivi dai parlamentari in maggioranza repubblicani.

WASHINGTON – «La maggior parte di noi sono stati stranieri. Ricordiamo la regola d’oro: fai agli altri ciò che vorresti sia fatto a te. L’America è stata grande quando ha difeso la libertà e i diritti per tutti, con Lincoln e Martin Luther King». Papa Francesco è il primo pontefice nella storia a parlare al Congresso americano a Camere riunite. Conquista Washington con un discorso appassionato e anche duro: chiede l’abolizione della pena di morte e della vendita di armi, invoca politiche di accoglienza per immigrati e profughi, un impegno contro le diseguaglianze, la lotta al cambiamento climatico. Sono i grandi temi del suo pontificato ma dentro l’aula del Congresso, di fronte ai legislatori della superpotenza mondiale, assumono un peso politico enorme.

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In direttaLo shock.

Otto colpi a una giornalista e al cameraman durante il tg. Il killer, ex collega, si riprende con il telefonino e durante la fuga twitta l’esecuzione: “Vendico la strage razzista di Charleston”, poi si uccide. Obama: basta pistole.

NEW YORK . Bridgewater Plaza, Virginia: un nuovo simbolo dell’orrore. L’assassinio in diretta tv, “live”, poi amplificato e rivendicato su Twitter, Facebook dallo stesso omicida. Nell’escalation della violenza a cui l’America si sta abituando, quello che accade all’alba di mercoledì segna una nuova soglia. Sono le 6:45 quando la reporter Alison Parker, 24 anni, sta facendo un’intervista ad una dirigente della Camera di Commercio locale; filmata dal suo cameraman Adam Ward, 27 anni. È il Tg del mattino sulla rete locale Wdbj7 affiliata a Cbs, il notiziario che le famiglie guardano a colazione, prima di andare al lavoro e a scuola. I telespettatori non possono immaginare cosa stanno per vedere; i giornalisti ignorano che sarà la loro ultima volta.

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In rosso

La giornata.

L’epicentro è in Cina ma tutti i mercati sono stati colpiti da un’ondata di vendite. Casa Bianca in allarme, consulto tra la Merkel e Hollande. Petrolio sotto 40 dollari.

NEW YORK – Quasi come nel 2008, un vento di panico travolge le Borse di tutto il mondo. L’epicentro della crisi è cambiato rispetto a 7 anni fa, stavolta non è l’America ma la Cina. Lo scoppio della bolla speculativa di Shanghai moltiplica i timori sulle conseguenze per l’economia reale. La frenata della crescita cinese ha già contagiato pesantemente tutte le altre economie emergenti. Le svalutazioni competitive si susseguono, e i danni ora lambiscono l’Occidente.
IL LUNEDÌ NERO PARTE DA ORIENTE
Dopo il venerdì nero che aveva visto un tracollo di oltre 500 punti nell’indice Dow Jones (a -3,58%) e perdite settimanali del 7% sulle piazze europee, le avvisaglie di una giornata drammatica arrivano ancora una volta da Oriente.

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matrimoniNozze fra persone dello stesso sesso legali ovunque “Uguali diritti per ogni americano davanti alla legge”.

NEW YORK – «È una vittoria per l’America, una decisione-fulmine, da oggi la nostra unione nazionale è più perfetta». Barack Obama reagisce con gioia alla storica sentenza della Corte suprema: il matrimonio gay è un diritto costituzionale. Nessuno può negarlo agli americani, neanche un voto del Congresso o dei singoli Stati. I guardiani della Costituzione, dichiara Obama, «hanno riaffermato che tutti gli americani sono eguali davanti alla legge, hanno le stesse protezioni, hanno diritto allo stesso trattamento, chiunque essi siano e chiunque essi amino». Il presidente sceglie la scenografia solenne del Giardino delle Rose, alla Casa Bianca, per celebrare questa pagina di storia. In tutta l’America all’annuncio della sentenza centinaia di coppie gay si presentano negli uffici governativi per celebrare il matrimonio: finora legale in 37 Stati, da ieri in tutti e 50.

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I paesi più felici
NEW YORK . «Il problema dell’Italia? Avete disinvestito dal capitale sociale, quel capitale che è fatto di fiducia reciproca, di relazioni solidali. Per questo siete solo al 50esimo posto nell’indice globale della felicità». Parla Jeffrey Sachs, l’economista americano che è tra gli artefici del World Happiness Report. Lo incontro alla New York Society for Ethical Culture, alla presentazione di questo nuovo Rapporto sulla Felicità, con i coautori John Helliwell della University of British Columbia e Lord Richard Layard della London School of Economics. L’Italia è molto in fondo alla classifica, distanziata dalla Germania (26esima), dalla Francia (29esima), dalla Spagna (36esima). Peggio di noi, tra i paesi europei, sta la Grecia (102esima).

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Le tappe

L’ex segretario di Stato dà l’annuncio in un video dedicato alle famiglie e alla classe media multiculturale Obama: “Sarà un ottimo presidente”.

NEW YORK – «Sono candidata per fare il presidente ». Hillary Clinton dà l’annuncio attraverso un video di pochi minuti. Atteso, e tuttavia “storico”: nel 2016 l’America potrebbe avere una donna presidente. Il lancio è un brillante prodotto di marketing, mix di professionismo e umiltà: la faccia di Hillary arriva solo alla fine. Prima sfila una carrellata di personaggi dall’America media. Una foto di famiglia della middle class, aggiornata al nostro tempo. Donne, neri, ispanici, asiatici, giovani, gay: tutte le constituency che Hillary deve ri-mobilitare e galvanizzare, per ripetere gli exploit di Barack Obama nel 2008 e 2012. I maschi bianchi tendono a votare repubblicano, lei in questo video dà voce e visibilità soprattutto agli altri. Una coppia di neri in attesa di un bambino. Una giovane neolaureata asiatica. Una mamma che dopo cinque passati ad allevare i figli vuole tornare a lavorare. (altro…)

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Non siamo in guerraIl Palazzo di Vetro: “Siamo fiduciosi” Obama al vertice contro la jihad “Uniti per battere l’ideologia dell’odio”.
NEW YORK – No all’intervento militare in Libia, non si «rifà il 2011», all’Onu passa la linea occidentale che privilegia una soluzione politica. E l’inviato delle Nazioni Unite per la Libia Bernardino Leon non nasconde il suo ottimismo: «L’Is ha trovato terreno fertile nell’instabilità del Paese, ma il dialogo politico sta facendo progressi. Un accordo può essere raggiunto presto». Nel frattempo Barack Obama ospita a Washington un summit senza precedenti: dal mondo intero arrivano sindaci e intellettuali, politici ed esperti di terrorismo, per prevenire l’avanzata del jihadismo in mezzo a noi, scongiurare attacchi come quello contro Charlie Hebdo. Valorizzando, dice Obama, «il ruolo delle comunità locali, della famiglia, della scuola, dei religiosi, per contrastare l’attrazione dell’estremismo verso i giovani disadattati».

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PutinVertice alla Casa Bianca tra i due leader più potenti Dal Cremlino la secca replica: “No a ultimatum”.
NEW YORK – «Le sanzioni non hanno dissuaso Putin — dichiara Barack Obama — e non lo hanno deviato dal suo percorso. In Ucraina continua a violare gli impegni presi. Perciò sto esaminando tutte le opzioni, inclusa la fornitura di armi letali per rafforzare le difese dell’Ucraina». Il presidente americano dice di «non avere ancora preso una decisione». È vera incertezza, o solo un gesto di rispetto nei confronti della sua ospite, la cancelliera Angela Merkel?
Il vertice bilaterale Usa-Germania è dominato dalla crisi ucraina, «la prima guerra in casa degli europei, dai tempi dei Balcani ».

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Uscita dall'euro
L’ipotesi dracma.
Si ricomincia a parlare di un eventuale ritorno alla moneta nazionale greca La Germania non ha più paura, convinta che per l’unione monetaria sarebbe solo uno shock di lieve entità Ma per altri sarebbe la dimostrazione che il patto si può disfare e che Italia e Spagna potrebbero seguire.
NEW YORK . É allarme Grexit. L’uscita della Grecia dall’euro torna ad essere possibile. Tutte le capitali, da Berlino a Washington, da Bruxelles a Roma, devono misurarsi con questo scenario. E quindi chiedersi cosa succederebbe: quali costi, quali benefici, chi ci guadagna, chi ci perde. Grexit è la crasi di “Greece exit”, indica appunto l’uscita dalla Grecia. Un evento senza precedenti: finora nell’unione monetaria si entrava soltanto. Una via d’uscita non è prevista nei trattati, è un percorso extra-costituzionale. Non basta chiedersi i pro e i contro per Atene. Quali gli effetti sugli altri Paesi? Si scontrano due dottrine. Una è la teoria della zavorra diffusa in Germania: la Grecia è un peso morto, se ci lascia la nave dell’euro procederà più leggera e veloce. La seconda è la dottrina del precedente: Grexit crea un precedente, dimostra che l’unione monetaria si può disfare, è un club da cui si esce; questo genera un’incertezza sulle possibili uscite di altri come Spagna o Italia; e di conseguenza i mercati esigono dai titoli del debito pubblico italiano o spagnolo rendimenti più alti per proteggersi dal rischio.

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Cuba
Incontri e affari.
Le prime dichiarazioni di Obama e l’aiuto della diplomazia straniera A partire dal Papa. Lo shock petrolifero in Venezuela e i vertici segreti guidati da un ambasciatore di origini italiane. Che diventerà il capo della sede americana all’Avana.
UNA frase “galeotta” di Barack Obama sei anni fa. 18 mesi di trattative ultrasegrete Usa-Cuba, in sedi clandestine. L’aiuto di diplomazie straniere e di papa Francesco. Infine l’accelerazione anche grazie al controshock petrolifero che ha stremato il Venezuela e prosciugato gli aiuti economici all’Avana. La storia del disgelo che ha riavvicinato gli acerrimi nemici della guerra fredda, ora avrà altri sviluppi. Presto la nomina di un ambasciatore Usa di origine italiana, Jeffrey DeLaurentis, diplomatico di carriera che già oggi è capo delegazione nell’ufficio che “rappresenta gli interessi” dell’America all’Avana. Si prepara anche una visita di Stato di Raul Castro a Washington: «Non lo escluderei», ha dichiarato il portavoce di Obama Josh Earnest. E poi uno tsunami di affari privati: dalla Coca Cola alla General Motors, dalla Cisco a Carlos Slim, i grandi del capitalismo Usa si apprestano a celebrare il “ritorno all’ovile” di quella che fu una colonia yankee.

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Todos Americanos

L’annuncio dopo mezzo secolo di crisi Non esclusa la visita del presidente Usa Scambio di prigionieri. Ira dei repubblicani.

NEW YORK – «Si apre un capitolo nuovo nella storia delle Americhe. Somos todos americanos ». Barack Obama conclude una crisi durata 53 anni, mentre Raùl Castro parla in simultanea alla tv cubana. Cade l’ultimo muro della guerra fredda, Washington ristabilisce le relazioni diplomatiche con “l’isola più odiata”, una spina nel fianco a sole 90 miglia dalle sue coste. Malgrado la furia della destra repubblicana, inizia a sgretolarsi un embargo di cui il presidente non vede più le ragioni. Il passaggio finale che consente il disgelo matura martedì in 45 minuti di colloquio diretto tra Obama e Castro (il primo dialogo a tu per tu tra i leader dei due paesi da mezzo secolo), con l’aiuto di papa Francesco. Coincide con la liberazione di 53 detenuti politici cubani e uno scambio di prigionieri.

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TortureLo scandalo.
L’inchiesta del Senato sui metodi d’interrogatorio: “Abusi sessuali, finte esecuzioni e bugie: brutalità inutili”.
WASHINGTON – «NON siamo stati all’altezza dei nostri valori. E la tortura non ha neanche contribuito a renderci più sicuri contro il terrorismo. Continuerò a usare la mia autorità presidenziale per garantire che non useremo mai più quei metodi». Barack Obama reagisce allo shock del rapporto che inchioda la Cia. Quell’indagine ufficiale, pubblicata dal Senato dopo cinque anni di controversie, è un viaggio nell’orrore. L’agenzia d’ intelligence usò sistematicamente la tortura, molto più di quanto si sospettasse: dalle violenze sessuali ai quasi annegamenti. Mentì alla Casa Bianca e al Congresso, nascondendo sia l’estensione che la brutalità di quelle azioni. E la conclusione dell’inchiesta smonta l’argomento più caro alla destra, cioè che quelle violazioni della legalità fossero necessarie per scongiurare nuovi attacchi terroristici dopo l’11 settembre 2001.

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Poliziotto e bambinoEcco la foto che commuove gli americani. Proprio nel giorno in cui Darren Wilson, il poliziotto che ha ucciso Michael Brown, dà le dimissioni. Ma la famiglia del diciottenne pensa a una causa civile.

NEW YORK – La foto della speranza fa il giro del mondo, in Rete diventa subito virale: è un agente di polizia che abbraccia un ragazzo di colore. Lui anziano, grande e grosso, l’altro piccolino, in lacrime, quasi sopraffatto nel calore dell’abbraccio. La scena commovente è stata immortalata a Portland in Oregon. È accaduto durante una delle tante manifestazioni di protesta che si sono svolte in centinaia di città americane, contro il verdetto del Grand Jury che ha assolto l’agente Darren Wilson dopo l’uccisione del diciottenne nero Michael Brown a Ferguson nel Missouri. A Portland un dodicenne afroamericano, Devonte Hart, sfila in piazza con il cartello “abbracci liberi”. Un sergente di polizia gli si avvicina e lo abbraccia, il ragazzo scoppia in lacrime. È l’immagine che un pezzo d’America vorrebbe avere di se stessa. Ma in realtà, a una settimana dal verdetto del Grand Jury, le polemiche non si placano.

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ObamaIl comunicato finale del vertice indica un 2,1% aggiuntivo entro il 2018 ma anche con investimenti privati. Putin isolato sul caso Ucraina.

BRISBANE – No, Barack Obama non ha piegato le resistenze di Angela Merkel, il G20 non segna l’inizio di un ripensamento dell’euro-austerity. Al massimo ha fornito legittimità a Mario Draghi per accelerare e amplificare gli acquisti di bond sul modello seguito in America. Nel comunicato finale del vertice di Brisbane c’è infatti un richiamo a politiche monetarie che «contrastino le pressioni deflazionistiche». Il summit in Australia ha anche riservato un’amara sorpresa al nuovo presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. Nel testo approvato dai leader c’è una chiara condanna del tipo di esenzioni fiscali occulte offerte alle multinazionali dal Lussemburgo, proprio quando Juncker ne era premier e ministro delle Finanze. Quel passaggio rilancia le polemiche sulla credibilità di Juncker appena giunto alla guida della Commissione di Bruxelles.

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