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Posts Tagged ‘fiducia’

fiduciaL’analisi

La crisi delle banche riflette le difficoltà delle piccole imprese nel Nordest e al Centro. Gli istituti di credito hanno lo stesso appeal di sindacati e partiti.

La fiducia nelle banche è in declino. Non è certo una sorpresa né una novità. Ma la novità è che il disincanto ha colpito le aree dove il rapporto con il credito era, tradizionalmente, più solido. Quasi di complicità. Fra società e banche locali. D’altronde, la crisi ha “investito” (sia detto senza ironia) soprattutto istituti di credito locali del Centro e del Nordest. La Banca Popolare dell’Etruria, la Banca delle Marche e, prima ancora, il Monte dei Paschi di Siena, da una parte. La Popolare di Vicenza e Veneto Banca, dall’altra. E se osserviamo le 16 banche “commissariate” dalla Banca d’Italia, oltre metà (10, per la precisione) hanno radici dal Trentino all’Emilia Romagna. Dal Veneto alla Toscana. Fino all’Abruzzo. Da Folgaria a Padova e a Loreto. Da Ferrara a Chieti (che rientrano nel recente decreto del governo).

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Il vero nemico del renzismo si chiama fiducia.
Per questo i tre giorni di Leopolda si sono rivolti contro i giornalisti che si ostinano a parlare di banche e a titolare in modo così critico contro le favole.
Per questo la #Leopolda6 è stata condotta nella maniera che Gazebo ci ha mostra domenica sera: la sensazione di qualcosa di preparato, artefatto, vuoto di veri contenuti, con tanti video a stordire la platea. E quel giochino “goliardico” sulle prima pagine dei giornali.
Mio padre, tessera PCI dai cinquanta e che alle primarie ha pure votato Renzi, l’avrebbe bollata come la solita “americanata”. (altro…)

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Ellekappa

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Nella storia

CRITICHE FEROCI ANCHE AI BERSANIANI: “L’ATTEGGIAMENTO TENTENNANTE DELLA MINORANZA È PURE PEGGIORE”.

Compagni in ordine sparso, a Montecitorio e sui social network. L’annuncio della fiducia sull’Italicum frammenta il Pd in Parlamento e fa esplodere la base – o la sua rappresentazione più o meno fedele – sulle piazze virtuali.   Facebook ribolle: “Fate come Mussolini e i democristiani”   L’account ufficiale del Pd su Facebook pubblica le parole del premier: “Se non vogliono fare le riforme andiamo a casa subito, come prevede la nostra Costituzione. Questo significa mettere la fiducia”. Ci sono decine di commenti positivi (“Non accettare compromessi, vai avanti Matteo”, “Grandissimo Presidente, il Paese ha bisogno di te”) ma soprattutto un profluvio di proteste. L’intervento con più apprezzamenti – i “mi piace”, per chi frequenta Facebook – è di Alessandro Rocca: “Gli unici due precedenti di fiducia sulla legge elettorale sono Mussolini con la legge Acerbo, e De Gasperi nel 1953 con la legge truffa. Complimenti, siete entrati nella storia”. (altro…)

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La fiducia

Ma che cosa deve ancora accadere perché il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ritrovi la favella? Le scene di ieri a Montecitorio parlano da sole. Un’aula ridotta a bivacco di manipoli, o di ridicoli, da un governo che espropria definitivamente il Parlamento del   suo potere di legiferare, imponendo la fiducia su se stesso per far passare una legge elettorale di squisita competenza parlamentare. Una presidente della Camera, brava donna per carità, ma palesemente inadeguata al ruolo, che assiste impassibile ai funerali dell’istituzione che presiede e inghiotte supinamente il diktat di Palazzo Chigi, terrorizzata dai giannizzeri governativi pronti a fare con lei ciò che han già fatto con i parlamentari disobbedienti, destituendo prima al Senato e poi alla Camera chiunque si mettesse di traverso sulla strada del premier padrone. E invoca, con voce monocorde e burocratica, “i precedenti”. Ci sono sempre dei precedenti, nella patria di Azzeccagarbugli. È vero, la ministra Boschi non è la prima a imporre la fiducia su una legge elettorale: prima di lei l’avevano già fatto il ministro dell’Interno Mario Scelba nel 1953 sulla cosiddetta “legge truffa” (un bijou di democrazia, al confronto dell’Italicum) e il governo Mussolini nel 1923 sulla legge Acerbo (questa sì, degna progenitrice dell’Italicum).   (altro…)

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E fanno 26

SONO POCHISSIMI I PROVVEDIMENTI SUI QUALI IL GOVERNO NON PONE IL DILEMMA AL PARLAMENTO: O VOTATE SÌ O CE NE ANDIAMO (TUTTI) A CASA.

E fanno 26. Una fiducia ogni dieci giorni, e passa la paura del flop (causa gufi). Ripudia l’etichetta di “uomo solo al comando”, rivendica di essere “uno che fa sul serio” nel sacro nome del cambiamento. Ma sui voti di fiducia Matteo Renzi è ormai il premier del (quasi) record. Avviato a migliorarsi, con buona pace della centralità del Parlamento, del confronto democratico e di altri principi molto costituzionali ma poco rottamatori. Ieri in una Camera distratta, quasi rassegnata al suo ruolo di mero notaio, il governo ha incassato la 26ª fiducia in otto mesi sul decreto legge per la riforma del processo civile (già passato in Senato). La 28ª, se si tiene conto anche delle prime due che hanno dato il via libera al governo Renzi. I sì sono stata una valanga, 353, a fronte di 192 no. E il premier ha migliorato il suo primato. Come ricordava il sito Openpolis, era dalla XIII legislatura (il quinquennio di centrosinistra 1996-2001) che un esecutivo non ricorreva così di frequente all’ultima risorsa, quella per evitare tonfi in aula. Quasi l’80 per cento delle leggi approvate dal governo del rottamato-re hanno visto la luce così. Monti si era fermato al 45 per cento. Più sotto i vari governi Berlusconi. (altro…)

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italia-fiducia

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Il pd si arrende

DOMANI VOTO DI FIDUCIA SUL JOBS ACT: IL GOVERNO HA FRETTA E RIFIUTA IL DIALOGO COL PARLAMENTO.

La fiducia sul Jobs Act, il disegno di legge-delega che riforma il mercato del lavoro, ci sarà. Ieri sera il Consiglio dei ministri ha autorizzato la ministra per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, a porre la questione di fiducia sul testo di legge che oggi sarà avviato, alla presenza del ministro Giuliano Poletti, alla discussione del Senato. Una scelta, quella dell’esecutivo, largamente attesa e giudicata molto negativamente dalla minoranza Pd che sarà costretta ad allinearsi a Matteo Renzi, pena la crisi di governo. Per scansare ogni equivoco, il bersaniano Alfredo D’Attorre ha assicurato che il voto sarà “sì”. Salvo poi annunciare che se ne riparlerà alla Camera dove la minoranza democratica ha numeri e postazioni – la presidenza della Commissione Lavoro è governata da Cesare Damiano – che le possono consentire di strappare qualche risultato.   (altro…)

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Le coperture

IL PREMIER INCARICATO ANNUNCIA ALL’AULA, A CUI CHIEDE LA FIDUCIA, CHE LA FARÀ FUORI POI, CON LO STESSO TONO, LANCIA IL PROPRIO PROGRAMMA: “SE PERDIAMO È SOLO COLPA MIA”.

L’immagine più efficace arriva dai banchi di Forza Italia, orfani del Condannato decaduto. Matteo Renzi parla ormai da trenta minuti e i senatori azzurri sono ancora assorti, chi a braccia conserte, chi con le mani sul banco davanti. Le loro facce sorprese è come se esclamassero: “Finora uno così ce l’avevamo noi, adesso sta dall’altra parte”. Il Renzi primo tenta di incantare il Senato con un discorso sì berlusconiano, ma con quella noia da effetto Valium tipica dei democristiani alla Forlani. Una bestia strana, surreale. Un estraneo, non un marziano, che inizia in “punta in piedi” e fa l’orecchiante dalla memoria strepitosa per più di un’ora.   (altro…)

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CivatiROMA — Un sì a Renzi sofferto. Pippo Civati lo definisce «un sì sfiduciato alla fiducia». I civatiani si sono dati appuntamento in un’affollata convention a Bologna, e chi non è potuto venire è stato consultato via web sul quesito: va votata o no la fiducia al governo Renzi? Sia pure tra molti “distinguo”, vincono i sì con il 50,1% contro il 38% di no. E Civati dice che si atterrà alle decisioni del partito, e d’altra parte non potrebbe essere diversamente dal momento che, spiega, «potessi farlo liberamente senza mettere in discussione i rapporti con il Pd voterei no, proprio no».Tuttavia sfiduciare il segretario- premier significherebbe mettersi fuori dal Pd, mentre la lotta va condotta all’interno. Niente scissioni. (altro…)

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LettaANCHE NAPOLITANO DA PALAZZO MADAMA HA RILANCIATO LA “RIFORMA” DELLA CAMERA ALTA.

Giorgio Napolitano va in Senato a dire che si augura che lo stesso Senato sia presto cancellato da una riforma istituzionale in modo da superare il bicameralismo perfetto, come dirà Letta stamattina nel discorso sulla fiducia, e uno scroscio di applausi lo sommerge. Come se i senatori non vedessero l’ora di porre termine al loro mandato per dar vita ad un nuovo corso, ma così non è. Prova ne sia il fatto che l’unica riforma seria incardinata a palazzo Madama ormai da sei mesi, la legge elettorale, non accenna a muovere un passo in avanti. (altro…)

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Letta-NapolitanoIL ROTTAMATORE ALLA PRIMA PROVA DI FORZA CON L’ASSE NAPOLITANO-LETTA: SE VINCE, IL 9 MATTINA NOMINA LA SEGRETERIA E DETTA LE SUE PRIORITÀ.

L’impasse c’è perché c’è chi si ostina a fare solo propaganda”. Così uno dei senatori tra i più vicini a Enrico Letta, usa la parola che più definisce questo momento politico. Affossata la modifica della legge elettorale (per i veti incrociati), complicatosi il percorso di abolizione delle Province (causa Forza Italia), la maggioranza arranca, il governo aspetta Matteo Renzi. Per il momento, nessun rimpasto all’orizzonte, nonostante i sottosegretari di Forza Italia dimissionari (qualcuno sì, qualcuno no, qualcuno forse). Non è all’ordine del giorno di oggi, e neanche di domani: il premier non ha intenzione di cambiare gli equilibri politici del suo governo. (altro…)

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LettaCoperture, scontro in maggioranza. Misure approvate con 171 sì e135 no.
Legge di stabilità.

ROMA— Il Senato ha approvato ieri notte con il voto di fiducia la legge di Stabilità. 171 i voti a favore (quattro in più rispetto a quelli certi a sostegno del governo Letta), 135 i contrari. È stato il battesimo per la nuova maggioranza con Forza Italia all’opposizione. Ora la legge passa alla Camera dove potrà essere ritoccata.
Quella di ieri è stata una giornata tesissima a Palazzo Madama. Vigilia del voto sulla decadenza del senatore Silvio Berlusconi più che il giorno della legge di Stabilità. (altro…)

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Vauro

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Berlusconi

GIORNATA PARADOSSALE ALLE CAMERE. BERLUSCONI PIROETTA E ALLA FINE DICE SÌ AL GOVERNO. IL GRUPPO SI FRANTUMA. BONDI SI IMMOLA.

Quando Silvio ha capitolato, cioè quando è divenuto transfuga da se stesso, si è parato con le mani le parti basse, come quei difensori in barriera. Le ha tenute strette per i 109 secondi del suo intervento. Poi si è adagiato sulla poltrona in trance da sforzo. Tre senatori hanno cercato di rianimarlo con l’applauso. Non avevano intuito la magia: Berlusconi si era auto deberlusconizzato.

Si è scorticato, stritolato, e infine impoltigliato nel tritacarne della fiducia mischiandosi agli altri, derubricandosi da leader a gregario, da Capo a suddito, da Caimano ad agnello. Il suo corpo è riuscito ad entrare, seppur sfigurato, nel sacco dei supporters di Letta il quale ha esclamato, abbastanza stordito dal fenomeno sovrannaturale: “Che grande”.  (altro…)

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Quando è arrivata la notizia che Berlusconi avrebbe votato la fiducia, nel piccolo ristorante milanese dove mi trovavo è scoppiata una grande risata collettiva. Non era una risata acida o cinica, come quelle che gli italiani (sbagliando) in genere destinano alla politica. Era una risata vera, allegra, da pubblico che coglie la battuta e capisce la farsa.
Non è umano, del resto, vivere immersi nell’ansia perenne. Le tante pagine di tragedia sociale e di dissesto morale del Paese erano ben presenti, io credo, alla grande maggioranza degli avventori di quel ristorante. Semplicemente, questa pagina politica non è stata riconosciuta come parte integrante del greve romanzo che stiamo vivendo. (altro…)

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Maramotti

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fuoco amico

TRADITO ANCHE DAI SUOI, BERLUSCONI TIENE IL PUNTO SULLA LINEA ANTI-GOVERNO E ATTACCA ENRICO LETTA E NAPOLITANO: “SONO INAFFIDABILI”.

L’inizio del romanzo nero, l’annuncio delle fiamme che divamperanno nel Palazzo, ha un’ora e una data certa. Sono le 20,20 di martedì, primo giorno d’ottobre, quando Enrico Letta respinge le dimissioni dei ministri ribelli. È il segnale che il “tradimento” si è consumato, il parricidio ha avuto compimento. È la prova che Angelino Alfano ha impugnato la spada contro Silvio Berlusconi. L’unto del Signore ora è un ex. Ridisceso in terra parla da uomo disperato ma ancora potentissimo: “Napolitano e Letta hanno permesso il mio assassinio politico”. Indica il movente e gli ideatori della strage forzista, li accusa di essere i mandanti della ribellione che si consuma con la mortificazione estrema di vedere il suo assistente personale, cucciolo fedele posto al comando del partito, trasferirsi armi e bagagli a palazzo Chigi.  (altro…)

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Le incredibili dichiarazioni di Marina Sereni, vicepresidente della Camera. Stupito persino Bruno Vespa

Dichiarazioni che, a questo punto, spazzano via ogni dubbio. Il PD chiese al Movimento 5 Stelle soltanto i voti necessari alla fiducia. Nessuna proposta per un Governo insieme, nessuna proposta per un programma condiviso. Incredulo, in studio, persino il conduttore Bruno Vespa che non riesce a capacitarsi delle parole di Marina Sereni(altro…)

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Deroghe

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