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Posts Tagged ‘Filippo Ceccarelli’

Renzi
Il racconto
Nella Sala Verde molti governi hanno negoziato per giornate e notti intere Ora vengono concessi tempi ridottissimi al confronto e la Camusso ironizza evocando una famosa canzone.
DA CHE mondo è mondo — e ancora di più nel mondo del potere — i tempi e le forme fanno la sostanza di un problema. Con il che il fatto che Renzi abbia convocato per oggi i sindacati alle 8 di mattina, e che la durata dell’incontro non dovrà superare le 9, dicono tutto sulle intenzioni del giovane premier in materia di lavoro e articolo 18: prendere o lasciare.
Data l’ampiezza del contenzioso, si tratta di una frettolosa informativa. Una formalità, una scappatoia, un contentino, una specie di recita per togliersi di torno ogni residuo scrupolo.
Tutto è infatti deciso. In un accesso pop Camusso ha ironizzato sulla prevista brevità richiamando il titolo di una canzone della sua adolescenza, «Un’ora sola ti vorrei» (1968). Ma nell’annunciare la riapertura della «Sala verde» di Palazzo Chigi, sede di ogni storica concertazione, Renzi era parso perfino dispiaciuto: «Si vede che sto invecchiando ».

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BerlusconiC’È SEMPRE una prima volta, e così Berlusconi è tristemente scivolato al terzo posto nel gran trofeo della campagna elettorale.
E’ la sua sedicesima e per ragioni che sono insieme umane e politiche i suoi negano questa inedita condizione con uno zelo che suona sospetto. Vedi Il Mattinale di ieri: «Sorriso, energia, serenità, determinazione. Non c’è che un leader in Italia». Ecco, francamente no, non è più così.
Anche se alcune ne ha perse, con qualche sussidio documentario si
può sostenere che in quindici elezioni l’ex Cavaliere è sempre arrivato «primo», o al massimo «secondo », nel senso che ogni volta la prova delle urne si è risolta in un referendum su di lui. Due anni fa dagli uffici dell’allora Pdl è stato pubblicato un libro, a cura del fido, laborioso e anche intelligente campaigner Antonio Palmieri, dall’incontestabile, ma in fondo anche modesto titolo: «Come Berlusconi ha cambiato le campagne elettorali in Italia». (altro…)

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DentiereDI TUTTI gli oggetti d’uso quotidiano, quello che s’immagina immerso in un bicchiere d’acqua sul lavabo o sul comodino è senza dubbio fra i meno glamour. E tanto meno lo è, la dentiera, in epoca di accentuato e smagliante giovanilismo renziano, ma forse proprio per questo ieri Berlusconi è tornato a evocare l’indicibile protesi, e anzi ancora una volta senza alcun pudore l’ha promessa a centinaia di migliaia di vecchietti, sua ultima ed estrema speranza elettorale.
Ma quanti gli crederanno stavolta? «Per esempio una cosa a cui avevo già pensato durante gli anni del governo, ma poi non e’ stato possibile realizzare — ha detto ieri — Al sud ho fatto quasi una classifica.
Ho visto che ci sono moltissime persone anziane a cui mancano i denti e che non hanno i soldi per pagarsi gli impianti dai dentisti. Lo Stato pagherà questi impianti dentali che durano per sempre». (altro…)

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I personaggi

NEI modi più inattesi si esprime la crisi del patriarcato, ma anche la sua estrema resistenza. Con tale ridondante preambolo si può resistere a una lettura grevemente sessista del caso Pascale-De Girolamo; come pure, con trascurabile sacrificio narrativo è possibile dar conto del dibattito sviluppatosi al riguardo tra le donne di Forza Italia facendo a meno di altri scontati format di genere tipo Eva contro Eva, rivalità da harem, lite da cortile, disputa fra lavandaie, piazzata vajassa, per non dire rumoroso gallinaio o silente cesto di vipere. (altro…)

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Padre della PatriaQUANDO si avvicina l’ora della morte, come scritto da storici, poeti, astrologi e naturalisti, la fenice si costruisce un nido di ramicelli aromatici nel quale si consuma con il proprio calore. Tra le varie rivelazioni a sfondo mitologico che Berlusconi ha sparso a piene mani su di sé per un ventennio e passa, questa faccenda dell’autocombustione non dovrebbe rivelarsi poi così complicata disponendo egli, nientemeno, che del “sole in tasca”. (altro…)

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Tra invettive e tradimenti il giorno più lungo del Cavaliere
Il racconto.

DINO Grandi, per sicurezza, si era presentato avendo in tasca una bomba a mano in tasca, forse due. Per diversi anni, prima che fosse scalzata dai Pooh, la scena terminale dei gerarchi seduti attorno al tavolo del Gran Consiglio del Fascismo fu visibile nel Museo delle Cere di piazza Santi Apostoli. E non è un modo di dire, ma fra quel luogo allora un po’ polveroso e Palazzo Venezia, dove effettivamente andò in scena la caduta del Duce, e dall’altro lato Palazzo Grazioli, dove in questi giorni si è rinserrato Berlusconi, si distende un sintomatico ed enigmatico triangolo che a percorrerlo sono davvero pochi passi. (altro…)

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E lo stile del Papa contagia le istituzioni.

L’ALTRO ieri Laura Boldrini a via Fani senza la scorta, ieri da Napolitano a piedi. Se i segni non ingannano, procede dunque privo di armi, a piccoli grandi passi e con un sorriso femminile, il “cammino” delle istituzioni – tutte – verso un cambio di clima. POI sì, certo, è davvero troppo presto per segnalare, con la dovuta esultanza, il ritorno del francescanesimo in politica. Ma nell’imminenza della primavera, che in ogni caso arriva giovedì, e nonostante i temporali, ci si può forse sbilanciare dinanzi ai primi indizi. Al di qua del Tevere, cioè tra Montecitorio e Palazzo Madama, proprio perché già più chiaramente visibili al di là, dove il Papa Francesco non cessa di trasmettere segnali. (altro…)

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Da Paolo VI a Benedetto XVI, nessun pontefice aveva esordito così, affacciandosi per la prima volta alla piazza.

Dal braccio che si leva lento alle mani lungo i fianchi: lo stile che rompe col passato.
Il balcone

CITTÀ DEL VATICANO — Il braccio che si leva lento nella benedizione assomiglia un po’ a quello di Giovanni XXIII, ma forse è la sagoma robusta del nuovo papa che rinvia a quei filmati in bianco e nero. Nell’epoca delle visioni a distanza Francesco appare fermo, solido, abbastanza imperturbabile, ma soprattutto irriconoscibile rispetto alle immagini di repertorio — un uomo magro e così teso da sembrare febbrile — che subito dopo l’apparizione trasmettono i telegiornali.
Comunque assai più robusto di Paolo VI e di Papa Luciani, che anche al balcone, appena eletti, sembravano due gracili uccellini. (altro…)

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Quell’ossessione trasversale che attraversa la politica anche nella Terza Repubblica.

D’Alema, il centrodestra, la Bicamerale. E adesso i grillini.

BEPPE Grillo ha appena cominciato a denunciarlo, mentre c’è ancora chi da quasi vent’anni lo nega e al tempo stesso si adopera per nobilitarlo. L’inciucio. E un senso di già visto e stravisto, ai confini della nausea, aleggia sulle speranze e le illusioni con l’aggravante della crisi. Per cui anche ieri l’ipotetico ciu-ciu-ciù tra finti nemici è risuonato – se mai ve ne fosse bisogno illuminando la miniaturizzazione e l’immiserimento della politica.

NELLA scivolosa ambiguità lessicale della Seconda e forse adesso anche della Terza Repubblica, per quanto riguarda il Pd l’inciucio è tale da potersi rivolgere, con eguale esito e pari ripugnanza, tanto a Berlusconi che ai parlamentari del M5S. O almeno: nel corso della direzione D’Alema si è rivolto, come sempre gli succede, al centrodestra, ma sono giorni che i grillini si sentono «adescati », addirittura, e sempre per restare al linguaggio il verbo usato indica un ulteriore salto: dal cortile degli scambi pettegoli al marciapiede. (altro…)

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Pendolari

E VAI con i pendolari! Ma letteralmente. Venerdì 22, prima di chiudere a piazza San Giovanni, Beppe Grillo arriva da Viterbo a Roma sul treno regionale. Si tratta di una linea affollata e disgraziatissima. Una linea ferroviaria che nell’ultimo rapporto “Pendolaria” Legambiambiente colloca al secondo posto dopo la Circumvesuviana.
Chi la frequenta tutti i giorni ha potuto sperimentare: scoppi di motori nel vagone di testa (1998), errori di binari e schianti su escavatrice (2003, due vittime), caduta di fulmini sui cavi elettrici (2006), protesta con occupazione di binari alla stazione di piazzale Flaminio (2006 e 2007), incidente con automobile al passaggio a livello (2008), tamponamento con altro treno (2010), blocco della corsa per furto di rame (2011), arresto del treno in piena campagna, a Cesano, per via del maltempo (2012, testimonianza: «Camminavamo nella neve rasente i binari come deportati…»). (altro…)

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I numeri

Bigliettini, arresti e il bazar dei voti il disastro buffo del Parlamento che ha creduto alla favola di Ruby.

E davanti al Palazzo ora preme l’Italia in sofferenza.

Prima il trionfo del berlusconismo e poi la sua agonia. Mesi sprecati per tentare di cambiare il Porcellum. Mentre in piazza Montecitorio protestavano malati di Sla e disoccupati.

LA LEGISLATURA più pazza della Repubblica, a pensarci bene, era già ben iscritta nel bigliettino che nella seduta inaugurale della Camera, 13 maggio 2008, il presidente del Consiglio Berlusconi fece recapitare da un commesso a due sue graziose deputatesse. Questo il testo: «Care Nunzia e Gabry, state molto bene insieme! Grazie per restare qui, ma non è necessario. Se avete qualche invito galante per colazione, Vi autorizzo (ben sottolineato, ndr) ad andarvene!». ESUL retro: «Molti baci a tutte e due!!! Il “Vostro” presidente». Poco prima, prendendo posto per la prima volta nell’aula di Montecitorio, i sei deputati radicali eletti con il Pd avevano trovato sui loro scranni altrettante medagliette con immagini sacre. Non era chiaro se si trattava di un esorcismo o di una protezione. (altro…)

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CHISSÀ l’effetto, tra cinque o dieci anni, dell’interminabile perorazione che ieri ha allietato, incupito, afflitto, deriso e comunque intasato il pomeriggio di Domenica Live con la complicità plateale e terminale di Barbara D’Urso, su Canale 5.
LÀ DOVE Berlusconi è il padrone, e quindi non solo fa quello che gli pare, ma in momenti come questo sente anche la necessità e l’urgenza di sfoggiare questo suo vantaggioso privilegio; e una volta entrato nelle case senza chiedere il permesso, un po’ rigido sull’enorme poltrona, con quell’inconfondibile mascherone a tenuta stagna, si sente in pieno e grazioso diritto di imporre al pubblico non pagante il suo eterno programma di governo, il quale a sua volta e ancora una volta coincide e anzi s’identifica con lui stesso. (altro…)

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Liberation

“Il ritorno della mummia” sui giornali di mezzo mondo scatta l’allarme populismo. Dagli Usa alla Germania, Berlusconi in primo piano.

«SOTTO il segno del populismo» scrive Le Figaro: e pazienza. «Ombre sul futuro dell’Italia » titola El Pais: vagli a dare torto. È «farsa italiana» per la Frankfurter Allgemeine Zeitung: ecco, ci risiamo. Il ritorno di Berlusconi, secondo il Times, è «l’ultima cosa di cui l’Italia ha bisogno ». Mentre con un’immagine più forte, il Guardian sostiene che del medesimo evento il nostro paese ha necessità «come di un colpo di rivoltella in testa». «Aiuto! Berlusconi torna » si allarma perfino La Nouvelle Republique di Tours. Ma è doloroso, a fine giornata, leggere, raccogliere e montare tutto ciò che all’estero sta venendo fuori sull’Italia. Ed è ancora più triste trovargli un senso e non solo perché sembra di essere ripiombati nell’autunno del 2011.
TITOLACCI, suggestioni, foto emblematiche, presto arriveranno le vignette: «Il ritorno della mummia» scherza già Liberation. O forse nemmeno scherza – e allora è anche peggio.«L’organizzatore di party» scrivono a Londra. «L’eterno macho » leggeranno domani i tedeschi sullo Spiegel.
A Madrid il sito di Abc ha organizzato un sondaggio istantaneo con la seguente domanda: «Crede che le dimissioni di Monti aggraveranno la crisi in Italia e in Europa?». E fa male, e un po’ anche paura sapere che per quasi il 95 per cento la risposta è sì.
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PERÒ attenti, che Berlusconi le campagne elettorali le sa fare. Come presidente del Consiglio, come si è capito, è un disastro.
MA QUANDO si tratta di attizzare la curiosità, conquistare l’attenzione, imporre temi, vendere promesse e alla fine anche raccattare voti, accidenti, è un mostro, nel senso latino di monstrum, un fenomeno, un prodigio, un leader rapace e soprattutto capace di produrre autentici miracoli elettorali.
Se ne può chiedere dolorante conferma a Occhetto, a Veltroni, a Rutelli e anche al professor Prodi che nel 2006 sembrava avesse stravinto, e invece in quella interminabile notte ebbe paura, come tutti gli elettori del centrosinistra, che la più pazzesca rimonta della Cdl riportasse di slancio Berlusconi al primo posto. (altro…)

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E così dunque, con la classica pedata nel sedere, finiscono i servitori troppo zelanti, le maschere ormai logorate dall’uso, gli adoratori ingombranti che non servono più. E la disperata incredulità con cui Emilio Fede ha accolto il licenziamento dice a tutti, grandi e piccini, che la macchina del potere berlusconiano s’è inceppata, o forse è impazzita. Mai «Lui», come il direttore del Tg4 non si vergognava di chiamare il Cavaliere, avrebbe potuto fare a meno di quest’uomo anche solo cinque o sei mesi fa. Non molti anni orsono, d’altra parte, per dare l’idea dell’importanza del personaggio alla corte di Arcore il governo varò un decreto legge che riguardava sì Retequattro, ma che alle cronache parve naturale ribattezzare «Salva-Fede» — e anche nel più torvo ed evoluto regime degli spettacoli una Repubblica che ha legiferato a vantaggio esclusivo di Fede in tal modo solennizzava il suo più indissolubile legame con un universo di finzioni e di spudoratezza. (altro…)

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Quando il regime degli spettacoli prende in ostaggio le istituzioni, l´effetto circo non solo è garantito, ma di norma assume anche la sua più inconfutabile forma pagliaccesca. Con tale avvertenza ha principio e fine l´epopea ridanciana, ma pure abbastanza triste, dei ministeri al Nord: se ne trova originaria traccia in un disegnino sul biglietto d´auguri natalizio del ministro Calderoli, vedi un po´ come, quando e da dove rotolano le soluzioni del decentramento amministrativo all´italiana. Poi Natale passa, Pasqua pure, la Lega prende un bagno al primo turno delle elezioni e il 22 maggio, tra una pernacchia e l´altra, Bossi chiede due ministeri al Nord. Sarebbe questa la «sorpresa» annunciata a un partito e a un elettorato che stanno annaspando. Ma per dire l´accoglienza, in pratica risponde con sdegno solo il sindaco di Roma, Alemanno, che pochi mesi prima, coram populo, ha offerto rigatoni con la pajata al Senatùr – e la Polverini, per l´occasione aggregatasi al «cerchio magico», l´ha addirittura imboccato. (altro…)

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