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Posts Tagged ‘film’

il-figlio-di-saulL’ANALISI – Dopo il film di Lazslo Nemes non ci potrà più essere un altro film sui campi di sterminio. Grande registi oscurati da uno sconosciuto ungherese che faceva l’assistente di Bela Tarr. La macchina da presa va oltre il filmabile, cos’altro si potrà raccontare dopo per immagini su Auschwitz o Birkenau? Nulla. Non c’è più nessuna soglia fisica o simbolica da varcare, nessuna scritta Arbeit Macht Frei sotto cui passare, nessun campo lungo con sullo sfondo cinte murarie e filo spinato da osservare con terrore.

Inutile girarci attorno. Dopo Il figlio di Saul non ci potranno più essere film sull’Olocausto. Con buona pace di Steven Spielberg,Roberto Benigni, Gillo Pontecorvo e Costa Gavras. Giusto per fare qualche nome che ha avuto l’ardire di avvicinarsi ad una materia che continua a pulsare di orrore e morte ancora 75 anni dopo. Avvicinarsi, appunto. Perché invece il regista ungherese Laszlo Nemes è andato oltre. (altro…)

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HO VISTO il film di Checco Zalone e mi è piaciuto parecchio. È ben pensato, ben scritto, ben girato, ben recitato, è divertente con chiazze di malinconia come dev’essere un film comico che si rispetti. Si legge e si sente dire da parecchie parti che questo film, e il lavoro di Zalone in generale, dispiacerebbero ai radical-chic. Non essendo un radical-chic ma un pennivendolo marcatamente pop (sono stato anche autore di un paio di Sanremo) non ho idea di che cosa passi per la testa dei radical-chic, e perché mai dovrebbero detestare Zalone.

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filmCi sono due passaggi che restano e devono restare nella memoria, guardando il doloroso e splendido film “La legge del mercato“, uscito venerdì: la storia di un operaio specializzato che, rimasto senza lavoro, dopo molte tribolazioni diventa una guardia privata in un centro commerciale.

Il primo passaggio è il momento in cui Thierry, il protagonista, decide di rinunciare alla lotta collettiva dopo il licenziamento. L’azienda in cui lavorava non era in perdita, anzi faceva profitti; tuttavia lui e molti altri sono stati mandati a casa per “motivazioni economiche”. Un collega cerca quindi di organizzare un’opposizione comune, vuoi sindacale vuoi legale. Ma Thierry si chiama fuori: è stanco, provato, sfiduciato sulle possibilità di successo contro chi l’ha fatto fuori. (altro…)

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inside out«Inside Out», il nuovo cartone animato della Pixar ambientato dentro il cervello di una ragazzina di undici anni, è un’opera geniale e coraggiosa. Ci vuole genio per trasformare le emozioni umane nei personaggi di una storia. E ci vuole coraggio per rivendicare, tra queste emozioni, il ruolo fondamentale della tristezza, raffigurata come una bambina occhialuta, goffa e blu: il colore dello spirito. Per buona parte del film la tristezza si accompagna alla gioia come un intralcio, una ganascia conficcata nelle ruote dell’ottimismo e della felicità. Ma alla fine la sua importanza verrà riconosciuta.  (altro…)

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Il registaI VERDETTI.

Zero premi zero agli italiani, ha vinto il francese Jacques Audiard, ha vinto il suo dramma franco-cingalese Deephan. Non era il film migliore di Cannes 68, ma solo il migliore dei cinque d’Oltralpe in lizza per la Palma d’Oro: è bastato, e avanzato, per sbancare un festival, si direbbe, nazionalistico, piuttosto che internazionale. Fosse uscito a Venezia, un verdetto simile, il direttore Alberto Barbera sarebbe stato crocifisso in sala mensa, o Sala Grande, viceversa, il nostro Fantozzi è rimbalzato su Twitter via Croisette per scherzare Vincent Lindon, l’unico galletto meritoriamente premiato per La loi du marché, ma prolisso nei ringraziamenti: non i filologici 92 minuti di applausi, dunque, ma di discorso. C’est la France. (altro…)

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locandinaSe è vero –e lo è –che i grandi film sono quelli in cui si ride e si piange molto, Mia madre di Nanni Moretti è un grande film. Perché fa ridere con le lacrime agli occhi e fa piangere col sorriso sulle labbra. Ci voleva del coraggio a cimentarsi in una storia così vera e così drammatica come quella della regista che perde a poco a poco la mamma mentre gira una pellicola sulle proteste operaie in una fabbrica, visto soprattutto quel che si vede di solito nei cinema made in Italy. Ma soprattutto ci voleva del talento, vero e maturo, per riuscirci come ci è riuscito Moretti in quello che forse è il suo film, se non più bello, senz’altro più completo e compiuto. Anni fa, in una lunga e famosa polemica, Dino Risi gli aveva suggerito beffardo: “Quando vedo un lavoro di Nanni, mi viene sempre voglia di dirgli: spòstati e fammi vedere il film”. Stavolta Nanni si è scansato, eccome se si è scansato. (altro…)

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HO VISTO (con imperdonabile ritardo) uno dei più brutti film di tutti i tempi, “The councelor” di Ridley Scott, gongolante esposizione di depravazioni criminali ambientata nei ridenti paraggi del narcotraffico, e mi è suonato nella testa, per accumulo, un campanello di allarme. Mi avvertiva che i miei neuroni, dopo oltre mezzo secolo di affezionata frequentazione della Società dell’Immagine, avevano raggiunto il limite massimo di assorbimento di carotidi recise, revolverate in faccia, teste bucate, cadaveri in putrefazione, ninfomani assassine e porcaccioni impasticcati.

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