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Posts Tagged ‘finanziamenti ai partiti’

PER una volta, il governo Letta ha deciso. Quel trucco che faceva apparire un finanziamento molto generoso e incondizionato ai partiti come un rimborso per le spese elettorali è stato abolito. È una decisione sacrosanta.

Considerando l’ostruzionismo del Parlamento nel cancellare quella ignominia, incurante del crescente distacco, per usare un eufemismo, fra politici e cittadini. Ma i tweet trionfali di Letta e Alfano hanno omesso due particolari importanti. Primo, si tratta di una decisione presa solo a metà, perché postdatata: il nuovo regime di finanziamento dei partiti entrerà compiutamente in vigore solo nel 2017. Nel frattempo tutto può succedere, compreso un clamoroso dietrofront alla scadenza di questo governo, nel 2015. Secondo, non è chiaro come il finanziamento privato dei partiti verrà regolato. Non si tratta di un aspetto secondario dato che il finanziamento privato dei partiti non è meno privo di insidie di quello pubblico. (altro…)

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GrilloBEPPE GRILLO ATTACCA: “TOGLIAMO GLI IMMOBILI”. E LETTA RISPONDE: “VUOLE AFFOSSARE IL PAESE”.

Sequestry Pd. È il nuovo hashtag che impazza su Twitter a due giorni dal freddo V-day che ha riempito piazza della Vittoria a Genova. La nuova proposta la lancia lo stesso Beppe Grillo dal suo blog: sequestrare “i beni ai partiti”. E in particolare al Pd, che “spende per sedi e stipendi dei suoi impiegati venti milioni al-l’anno. L’autofinanziamento è di soli otto milioni” ma ha “2.399 immobili che hanno un valore di circa mezzo miliardo di euro affidati a 57 fondazioni a cui – beffa nella beffa – si può versare il 5 per mille in quanto enti di volontariato”. Insomma, via i beni al partito, mentre si attende la decisione della Corte costituzionale sulla legittimità del finanziamento pubblico ai partiti, che – secondo Grillo – “non potrà che decidere la restituzione del maltolto allo Stato”. “Maltolto”, ossia quei 2,7 miliardi di euro dei contribuenti che i partiti di questo Paese hanno incassato negli ultimi 20 anni. Pochi giorni fa il procuratore del Lazio della Corte dei Conti, Raffaele De Dominicis ha definito “illegittime” tutte le leggi, che a partire dal 1997, hanno reintrodotto il finanziamento pubblico dei partiti, in quanto lo hanno fatto “in difformità” rispetto al referendum del 1993.  (altro…)

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Finanziamenti ai partiti

IL PROCURATORE DELLA CORTE DEI CONTI DEL LAZIO RICORRE ALLA CORTE COSTITUZIONALE: ”CON IL RITORNO DEI FONDI PUBBLICI VIOLATO IL REFERENDUM”.

Ce l’hanno messa tutta e in vent’anni si sono intascati 2,7 miliardi di euro nonostante 31 milioni di italiani, nell’aprile del ‘93, avessero votato, in modo plebiscitario, per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Un referendum, promosso dai Radicali, diventato carta straccia grazie a sottili artifici lessicali che hanno trasformato i “finanziamenti” in “rimborsi”, aggirando la volontà popolare fino a quando, con lo scandalo della Lega, ma anche con il caso Lusi e molti altri accadimenti legati al malcostume della Casta, la volontà popolare si è trasformata in incitamento alla protesta da parte di Grillo e dei suoi. Inducendo perfino il pacato Enrico Letta a minacciare, dal giugno scorso in poi, di intervenire “anche per decreto” pur di mettere fine alla faccenda.  (altro…)

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L’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti passa il giro di boa del voto dell’aula di Montecitorio. Alla fine di una seduta snervante, il ddl è stato approvato con 288 si, i no 115, gli astenuti 7. A votare a favore Pd, Pdl, Scelta civica e la Lega. Fratelli d’Italia si è astenuta. M5s e Sel hanno votato contro. Il testo passa ora, per la seconda lettura, al Senato, dove però sono già molti a sospettare che l’iter del ddl subirà un rallentamento, anche se l’accordo di maggioranza trovato sul testo dovrebbe tenere. Nel provvedimento è previsto che l’abolizione del finanziamento pubblico diretto non partirà da subito, ma sarà progressiva: le percentuali annue della riduzione sono pari al 40% nel 2014, al 50% nel 2015 e al 60% nel 2016, mentre, per il 2017, è prevista la definitiva cessazione dell’intervento, che oggi è di 91 milioni di euro annui. (altro…)

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Bagarre totaleACCORDO TRA PD E PDL PER PASSARE DAL FINANZIAMENTO PUBBLICO A QUELLO PRIVATO. OGNI CITTADINO POTRÀ DONARE 300 MILA EURO, E ALTRI 200 MILA SE HA UNA SOCIETÀ.

Alla fine, la strana maggioranza che sostiene il governo Letta ha trovato l’accordo sul finanziamento pubblico ai partiti superando il problema che teneva il ddl inchiodato alla Camera senza poter fare né un passo avanti, né uno indietro: il tetto alle donazioni private. Che diventa “doppio” a seconda che le erogazioni “liberali” arrivino da persone fisiche o da persone giuridiche (associazioni, società, fondazioni). L’emendamento, a firma dei relatori Emanuele Fiano (Pd) e Mariastella Gelmini (Pdl) prevede un tetto a scalare in maniera graduale per i prossimi 3 anni: la percentuale in base alla capacità di raccolta dei bilanci dei partiti sarà nel 2014 del 15%, nel 2015 del 10%, nel 2016 del 5%. Dal 2017, il limite alle donazioni diventerà a regime e sarà di 300 mila euro per le persone fisiche e di 200 mila per le persone giuridiche, ricomprendendo anche le fideiussioni.  (altro…)

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L'aulaPD, PDL, SEL E SCELTA CIVICA RISPEDISCONO IN COMMISSIONE IL TESTO CHE TAGLIA IL FINANZIAMENTO PUBBLICO. 150 EMENDAMENTI, POSIZIONI OPPOSTE.

L’idea è che volessero scappare con il malloppo. Complici i regolamenti parlamentari e distanze siderali sugli emendamenti dentro la maggioranza, ieri il testo del ddl governativo sul taglio del finanziamento pubblico ai partiti (considerato una questione d’onore dal premier Letta, che ha addirittura minacciato di trasformarlo in decreto in caso di eccessiva resistenza da parte della “casta”, con due dichiarazioni a maggio e a luglio del 2013) è tornato in commissione. Per vedere se si trova un accordo, altrimenti rischia di restare lì e non uscire più. Francesco Paolo Sisto, presidente della commissione Affari costituzionali, ha chiesto all’aula di rivedere l’articolato. Contrari Movimento 5 Stelle e Lega Nord che hanno subito contestato alla maggioranza delle larghissime intese (Pd, Pdl, Sel e Scelta Civica) di volersi “tenere i soldi della cassa” e un po’, invero, sembra così; gli emendamenti parlano chiaro. (altro…)

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mariolino_cannuli_L’Italia è di fronte a un baratro, ma il governo è fermo come un paracarro. Letta, dedito al gioco del Subbuteo dove il massimo rischio è la slogatura dell’indice, annuncia, annuncia, annuncia. Capitan Findus sembra la versione aggiornata e minimalista della presentatrice televisiva Mariolina Cannuli (che prego di scusarmi per l’irriverente, per lei, confronto). C’è una calma piatta, come in mare quando non vedi un gabbiano, non c’è un’onda, un refolo di vento prima della tempesta. Che aspettiamo? Siamo falliti e lo neghiamo e affossiamo le imprese con carichi insostenibili come l’aumento dell’anticipo dell’Irap, dell’Ires e dell’Irpef definiti dal ministro dell’Economia Saccomanni “Un prestito dei contribuenti che a livello individuale ha un peso molto soft“. Un peso di 2,3 miliardi di euro, soft- soft, una piuma. E’ necessaria attuare subito, entro l’autunno, un’economia di guerra. Tagliare le province, portare il tetto massimo delle pensioni a 5.000 euro, tagliare finanziamenti pubblici ai partiti e ai giornali, riportare la gestione delle concessioni pubbliche nelle mani dello Stato, a iniziare dalle autostrade, perché sia l’Erario a maturare profitti e non aziende private come Benetton o, dove questo non sia possibile, ridiscutere le condizioni, eliminare la burocrazia politica dalle partecipate dove prosperano migliaia di dirigenti, nazionalizzare il Monte dei Paschi di Siena, eliminare ogni grande opera inutile come la Tav in Val di Susa e l’Expo di Milano, ridurre drasticamente stipendi e benefit dei parlamentari e di ogni carica pubblica, cancellare la missione in Afghanistan, fermare l’acquisto degli F35. (altro…)

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La riforma del finanziamento pubblico consente di detrarre il 52% delle donazioni con un vantaggio 12 volte superiore rispetto alle associazioni. Stupore e disagio di Airc, Ail, Amnesty, Emergency, Greenpeace.

“Una cosa ripugnante che mai mi sarei aspettata da Letta e da un partito di sinistra. Mette sullo stesso piano, anzi su un piano superiore per convenienza, la donazione al partito e quella a soggetti che fanno ricerca, sostengono il sociale, l’ambiente. Ci sarà una rivolta”. La posizione di Rosaria Iardino, fondatrice del Network Italiano infettati da Hiv e membro della Consulta del Pd per i diritti, riassume quelle di tutto il mondo delle associazioni e della ricerca sul ddl ribattezzato da larga parte della stampa come “abolizione del finanziamento pubblico dei partiti”.

Dare soldi ai partiti conviene più che donarli alla ricerca sul cancro. E da giorni il terzo settore è in subbuglio. Sul piede di guerra le associazioni impegnate sul fronte dei diritti umani ma anche tra i big istituzionalizzati della solidarietà come Airc, Ail e Telethon serpeggia un crescente imbarazzo nei confronti del governo. Tutto per via del disegno di legge che abolisce, almeno a parole, il finanziamento pubblico ai partiti. Sul banco degli imputati l’articolo 8 che introduce il finanziamento privato sotto forma di donazioni, con detrazioni del 52% fino a 5mila euro e del 26% fino a 20mila. (altro…)

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IL PRECEDENTE2 PER MILLE, L’IMBOGLIO.

Come vi abbiamo spiegato ieri, più che di abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, Enrico Letta farebbe bene a parlare di una sua riduzione, per la precisione di un terzo: l’accordo politico – raccontano fonti di governo – è che alla fine il nuovo sistema non costi allo Stato più di 50-60 milioni contro gli attuali 91. Tutto qui. Questi soldi in un modo o nell’altro dovranno arrivare e il governo li ha sostanzialmente garantiti con un sistema vagamente truffaldino e grandemente discrezionale, visto che la quantificazione del flusso è affidata ad un decreto annuale del ministro dell’Economia: in buona sostanza, quel che non arriverà dalle donazioni rientrerà dalla finestra del famigerato “inoptato” con il 2 per mille. Vediamo perché.  (altro…)

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La protesta.I CINQUE STELLE ANNUNCIANO “AZIONI CLAMOROSE” CONTRO IL PROVVEDIMENTO E ATTACCANO: “TRASFORMANO LE NOSTRE IDEE PER I COMODI LORO”.

L’altro ieri alla conferenza dei capigruppo ci hanno preso in giro. Avevamo presentato il nostro progetto di legge sull’abolizione dei rimborsi elettorali, avevamo chiesto l’urgenza. Loro ci hanno detto di stare tranquilli e l’hanno messa in calendario per la seconda settimana di giugno. Noi ci siamo fidati. Ma adesso abbiamo capito perché! Oggi è arrivato questo disegno di legge che sicuramente passerà davanti al nostro”. Alessio Villarosa, deputato Cinque Stelle, è appena atterrato in Sicilia. Ma a casa, per il weekend, si è portato una discreta dose di amarezza. “Questo modo di fare, questo tatticismo non è una cosa da Parlamento…loro ci saranno abituati ma noi no!”.  (altro…)

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Natangelo

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LettaIL SISTEMA DEL DUE PER MILLE PREMIERÀ CHI PRENDE DI PIÙ.

Abolizione del finanziamento pubblico? Mica tanto: con la riforma approvata ieri tra le fanfare in Consiglio dei ministri il sistema potrebbe arrivare a costare oltre 61 milioni di euro (contro i 91 attuali). Nel ddl del governo, infatti, c’è il trucco, diciamo una nota creativa visto che – vuole la leggenda – il meccanismo (“una mostruosità giuridica” fu definito all’epoca) lo creò Giulio Tremonti per l’8 per mille alla Chiesa. Prima di entrare nello specifico, vediamo come funziona la faccenda. Niente più contributi diretti ai partiti, dice il governo, da adesso in poi si reggeranno sui soldi dei privati con qualche aiuto “non monetario” dello Stato. Enrico Letta – che ha fortemente voluto questa legge così com’è – parla di “promessa mantenuta” e spera che il Parlamento la “approvi rapidamente perché ne va della credibilità del sistema politico”. Peccato che mantenere una quota di rimborsi elettorali sulle spese certificate (come al premier chiede gran parte del suo stesso partito) sarebbe costato meno essendo pure più trasparente del sistema scelto. Ecco, per punti, di cosa stiamo parlando. (altro…)

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Fondi pubblici col trucco

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BENE ha fatto Renzi a insistere. E bene ha fatto Letta a raccogliere la sfida interpretando così al meglio la dialettica competitiva con il sindaco di Firenze. E però le buone notizie al momento finiscono qui, perché limitarsi a preannunciare un mero disegno di legge che dovrebbe progettare la bonifica del sistema del finanziamento dei partiti, rischia di essere un sorta di “annuncio dell’annuncio”, un tweet efficace e poco di più.

Il trionfo delle buone intenzioni che sembra essere la cifra di questo governo: non si fa, ma si decide che si farà, si promette insomma. Cambieremo il porcellum, taglieremo i soldi ai partiti. Si annuncia, e si rinvia al Parlamento, dimenticando che l’opzione per la natura politica e non più tecnica dell’esecutivo delle larghe intese doveva servire proprio ad accelerare la mediazione tra i partiti e non già a moltiplicarla. Mentre il porcellum sta ancora là e i partiti nelle prossime settimane inizieranno ad incassare i nuovi 150 milioni di finanziamento. (altro…)

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IL NUOVO finanziamento pubblico ai partiti votato a larga maggioranza dal  Parlamento sarebbe in altri tempi una risposta sbagliata e inadeguata ai tanti scandali  provocati dall’attuale sistema. Ma in un’epoca di drammatica sfiducia dei  cittadini nei partiti, diventa qualcosa di  molto peggiore: un atto da irresponsabili. Con trovate come questa, i partiti rischiano  di evocare un’ondata di antipolitica ancora peggiore di quella che per vent’anni ha consegnato il Paese  nella mani di Berlusconi e Bossi. Il finanziamento pubblico, in Italia mascherato da  “rimborsi elettorali”, esiste in tutte le democrazie europee, è un provvedimento giusto per impedire che a  far politica siano soltanto i ricchi. (altro…)

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Il 31 luglio i partiti italiani metteranno le mani sulla penultima delle cinque tranche dei 500 milioni di euro che hanno ottenuto come “rimborso” per le elezioni politiche del 2008. Poco più di cento milioni di euro saranno versati nelle loro casse già traboccanti di denaro con un tempismo scandaloso. Solo un mese e mezzo prima infatti, il 15 giugno, i contribuenti saranno costretti a pagare la stangata dell’acconto Imu. Nonostante lo scandalo della “family”, la Lega potrà mettersi in tasca un’altra decina di milioni di euro da spendere per una quarta laurea finta o per l’ennesima supercar di Riccardino e Renzino Bossi. Anche il Partito democratico incasserà decine di milioni di euro e chissà se qualcuno avrà il coraggio di reclamare la quota stabilita per la componente ex Margherita dall’ex tesoriere Luigi Lusi. (altro…)

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