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Posts Tagged ‘fini’

Sono 10000 le persone detenute o in attesa di giudizio grazie (o per colpa) della Fini Giovanardi, la legge, bocciata dalla Corte costituzionale (e non dalla politica), voluta dal centrodestra nel 2006 (e mai abrogata da altri governi poi).
Legge che non ha bloccato il problema della tossicodipendenza, ma nel contempo ha intasato tribunali e carceri.

Quello che non ha saputo fare la politica, contro le droghe, contro le condizioni delle carceri, lo ha fatto un’altra volta la giustizia.
Immaginate che paese avremmo potuto essere senza la Fini Giovanardi.
Molti giovani, con problemi di tossicodipendenza, non sarebbero finiti in carcere ma, magari, in altre strutture dove avrebbero trovato le cure necessarie. E non sarebbero morti, come Cucchi… (altro…)

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Giovanardi-Fini

LA CONSULTA HA CASSATO LA LEGGE PERCHÉ INCOSTITUZIONALE. SI TORNA ALLA VECCHIA DISTINZIONE TRA DROGHE LEGGERE E PESANTI DELLA IERVOLINO-VASSALLI.

Dopo il “Porcellum”, la Corte costituzionale boccia la legge Fini-Giovanardi, che nel 2006 ha equiparato le droghe leggere a quelle pesanti, con conseguenze sull’inasprimento delle pene. Dal momento in cui sarà pubblicata la sentenza tornerà a vivere la legge Iervolino-Vassalli (con le modifiche del referendum radicale del 1993) che prevede pene più basse per lo spaccio di droghe leggere. Sarà applicata non solo agli imputati sotto processo ma anche ai condannati definitivi.  (altro…)

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GLI SCENEGGIATI TV PER CONVINCERE L’ATTORE A TORNARE NEL PDL DOPO NAPOLI, ANCHE A ROMA SI INDAGA SUI PASSAGGI DI GRUPPO.

La Procura di Roma sta indagando su un’altra compravendita di parlamentari. La collezione di B. per la stagione invernale 2010-11, preludio alla fine del suo governo e all’avvento dell’era sobria di Monti. Due i protagonisti, oltre a Silvio Berlusconi. Il plurinquisito Denis Verdini e l’attore Luca Barbareschi , deputato finiano.

Gli “approfondimenti” dei pm della Capitale sono iniziati con la collaborazione dell’ex senatore del Pdl Sergio De Gregorio con i magistrati di Napoli, cui ha ammesso di essere stato “comprato” da B. nella breve legislatura 2006-2008, per tre milioni di euro. Il passaggio di De Gregorio dall’Idv ai berlusconiani fu propedeutico alla caduta di Romano Prodi. Le rivelazioni dell’ex dipietrista hanno toccato infatti anche la tenuta del centrodestra dopo lo strappo di Fli nel 2010. E Verdini avrebbe raccontato a De Gregorio le “modalità” per far rientrare Barbareschi nel Pdl. La storia si consuma tra gennaio e febbraio del 2011, ma partiamo dallo sfogo che B. ebbe tre mesi più tardi.  (altro…)

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Quindi il fondatore della Comunità di Sant’Egidio – sì, quella che si occupa di solidarietà con gli immigrati, mense, lezioni di italiano etc – fa la lista elettorale insieme all’autore di una legge sull’immigrazione infame, che tiene le persone in cella per mesi senza reato e senza processo (ma ultimamente anche senza riscaldamento, fra l’altro).

Divertente, questo nuovo ”centro”, dai.

Da PIOVONO RANE di Alessandro Gilioli.

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“Qual è l’alternativa? Forse qualche gelataio o ex presidente di Confindustria?”,ha detto ieri Alfano a Berlusconi riferendosi a Grom e Montezemolo (leggi l’articolo ).

Questa uscita del segretario (senza quid) Alfano è il segno dei tempi che cambiano (cosa farà adesso B. caccerà Angelino come ha fatto con Fini): peccato che prima che finisca del tutto, questa seconda repubblica, ci toccherà scontare ancora qualcosa.

Per legge il Parlamento impone l’insegnamento dell’inno d’Italia nelle scuole. Bello: peccato che nelle stesse scuole potrebbe mancare il riscaldamento per i tagli della spending review (come minaccia il presidente dell’UPI).

La legge Salva Sallusti non ha tolto il carcere per il reato di diffamazione, ma impone l’obbligo di rettifica ma “questa dovrà essere pubblicata immediatamente e senza commenti. Se la rettifica verrà fatta secondo quanto previsto dalla norma, diventerà un’attenuante “fino a 2/3 nel caso in cui ci sia un giudizio penale e sarà uno dei criteri per la determinazione del risarcimento del danno”. “
E se è la rettifica a dire il falso? (altro…)

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Il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, ha archiviato l’esperienza politica del Terzo Polo. “Oggi siamo in una stagione nuova – ha detto, per il secondo giorno di seguito – in un campo nuovo, il gioco è diverso. Onore a chi ne ha fatto parte, ma il Terzo polo non è sufficiente per rappresentare le esigenze di novità e di cambiamento. Un giudizio espresso dopo il risultato deludente delle ultime amministrative. Il leader centrista ha aggiunto: “A forza di parlare di alleanze la politica si sta distruggendo. Meglio un viaggio in Italia, ripartire dal territorio”. Poi, a una domanda sul possibile divorzio con Fini e Rutelli, ha risposto: “Questo lo dite voi, siamo in ottimi rapporti, con Fini siamo in sintonia totale”. (Repubblica). (altro…)

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Franano pezzi di Liguria e di Toscana, trascinandosi un fardello pesante di morti. L’Italia si gioca quel che resta della sua faccia (forse solo il cerone) con una lettera d’intenti all’Unione Europea. Fini ricorda a Ballarò che la moglie di Bossi riceve la pensione dall’età di 39 anni. Secondo voi quale di queste tre notizie ha catalizzato ieri l’interesse dei nostri deputati?

Non ci sconvolge l’idea che due di loro si siano picchiati: siamo arrivati persino a pensare che la vera riforma istituzionale potrebbe essere una rissa collettiva, come quelle che Sergio Leone ambientava nei saloon e dalle quali non si rialzava più nessuno. (altro…)

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L’altroieri sono stato invitato alla festa di Fli a Mirabello. Molta
gente, in gran parte ragazzi. Molti volontari, e anche zanzare. Clima
da festa dell’Unità. Nessuna nostalgia per il fascismo né per il
berlusconismo: laicità, legalità, antimafia, anticorruzione, spirito
nazional-repubblicano.

All’ingresso, il banchetto per firmare il referendum anti-Porcellum (in
dissenso col resto del Terzo polo, cioè con le muffe casiniane e
rutelliane, ovviamente contrarie).

Sul palco, con vari esponenti del partito finiano, il referendario
prodiano Arturo Parisi, accolto con simpatia. Le titubanze di Fini, le
pirlate di Bocchino in Began, la zavorra di troppi berluscones
infiltrati e poi autorivenduti hanno dimagrito il partito, ma non sono
riusciti a estinguerlo.

Accanto alle tentazioni di ritorno al passato, c’è ancora tanta gente
che spera in una destra normale. E sempre più ce ne sarà, quando la
decomposizione del Pdl più Lega più Scilipoti porterà orde di elettori
inferociti a inseguirli con i forconi per le rapine chiamate “manovre”
e per il fiasco definitivo della banda chiamata “governo”.  (altro…)

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È venuto il momento di confessare l’irrefrenabile invidia che proviamo nei confronti di Maurizio Belpietro. Se fossimo incappati in due infortuni professionali – chiamiamoli così – come quelli che l’hanno investito tra capo e mento a distanza ravvicinata, cioè il falso attentato a se medesimo e il falso attentato a Fini, saremmo finiti kappaò. Poi ci saremmo scelti un eremo trappista ben nascosto in Aspromonte e avremmo fatto perdere le nostre tracce per una decina d’anni, nella speranza di essere dimenticati. Lui invece è sempre lì in prima linea, mento volitivo, pancia in dentro e petto in fuori, a dare lezioni di giornalismo.  (altro…)

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Nei paesi seri il voltagabbana è una figura losca, limacciosa, infida, puteolente. Uno che fa ribrezzo a tutti e dunque anche a se stesso. Striscia contro i muri, cerca il buio, spera di non esser notato e soprattutto di non apparire mai a colori, per nascondere meglio il rosso vergogna. In Italia invece il voltagabbana è un furbo di tre cotte, invidiato o almeno compreso, gode di ampio consenso e ammirazione: incede tronfio e giulivo alla luce del sole, convoca telecamere e conferenze stampa, rilascia interviste, dà lezioni, lancia moniti e appelli. Non avendo una reputazione da difendere, può fare e dire qualunque cosa. Se poi è un rivoltagabbana, di andata e ritorno, si vanta due volte, anzi due svolte. Finora, di quest’ultimo modello superaccessoriato con retromarcia multipla di serie, esisteva un solo prototipo: il Mastella, passato da destra a sinistra a destra. Ma ha presto fatto scuola: i berlusconiani divenuti finiani e tornati berlusconiani sono legione. (altro…)

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Grande giornata, ieri, per l’informazione senza se e senza ma. In un memorabile duetto col senatore Compagna, ansioso di “dare un contributo al giornalismo investigativo”, Frattini Dry ha finalmente dimostrato la propria utilità sociale, di cui fino all’altroieri non pochi dubitavano, ritenendolo il pelo superfluo del governo: il ministro degli Esteri non serve a migliorare l’immagine e il peso dell’Italia nel mondo, dove contiamo meno dello Zambia, ma a investigare sul celebre appartamento occupato da Giancarlo Tulliani a Montecarlo. Il Clouseau della Farnesina, dopo mesi di indagini e appostamenti, è giunto finalmente alla conclusione che l’alloggio è di Tulliani, citando le carte che l’autorevole governo di Saint Lucia gli ha inviato il 10 dicembre e lui ha tenuto nel cassetto per un mese e mezzo, per estrarle dalla feluca in pieno scandalo Berlusruby. Ma senza mostrarle. Il perché lo svela il nostro sito web: le “nuove” carte sono quelle vecchie, già uscite sul Giornale. Di nuovo c’è solo la lettera di accompagnamento del premier del paradiso caraibico, in cui si definisce autentica la missiva del ministro Francis che collega Tulliani alle società acquirenti: ma “autentica” vuol dire soltanto che la missiva è di Francis, non che il contenuto è vero. E ora chi lo dice a Minzolingua, che l’altra sera ha dedicato all’affaire monegasco e al delitto Cesaroni l’apertura del Tg1, con tanto di intervista al vicino di casa di Tulliani? (altro…)

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Il centrodestra locale interdetto di fronte alla notizia del finto attentato a Fini, durante una visita del presidente della Camera mai annunciata.

“Più che un fatto serio mi sembra la stravaganza di un mitomane”. Non usa mezzi termini l’europarlamentare di Bisceglie del Pdl Sergio Silvestris nel commentare la notizia, riportata nell’editoriale del direttore di “Libero” Maurizio Belpietro, secondo la quale qualcuno avrebbe dovuto preparare un attentato al presidente della Camera Gianfranco Fini durante una sua visita ad Andria nella prossima primavera. Il popolo della libertà fa quadrato intorno al leader Berlusconi chiamato in causa nel pezzo perché secondo quanto riportato nell’articolo chi vorrebbe colpire Fini “si sarebbe rivolto a un manovale della criminalità locale, promettendogli 200mila euro”. E il prezzo, riporta Libero, comprenderebbe “il silenzio sui mandanti, ma anche l’impegno di attribuire l’organizzazione dell’agguato ad ambienti vicini a Berlusconi, così da far ricadere la colpa sul presidente del Consiglio”. Silvestris dice che “non è possibile accettare che la dialettica politica, pur segnata da asprezze e contraddizioni, sfoci in atti criminali”. Non solo: “non è neanche accettabile”, conclude, “che tali atti siano organizzati per addebitare ad altri delle responsabilità”. (altro…)

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Per come viene descritto da chi lo conosce bene, è prevedibile che la legnata subìta l’altroieri sprofonderà per qualche tempo Gianfranco Fini nella più cupa depressione. Un po’ come dopo la sconfitta del Polo delle libertà nel ’96 e vieppiù dopo il fallimento dell’operazione gollista dell’Elefantino, in tandem con Mariotto Segni, alle elezioni europee del ’99. Ora è immaginabile che la tentazione di abbattersi sia ancora più forte, visto che in questi mesi Fini s’è giocato tutto: la faccia, la reputazione, la carriera politica, persino la famiglia. La scena del presidente della Camera che esce da Montecitorio sotto le forche caudine degli insulti e dei lazzi dei berluscones va in quella direzione. Ma oggi non è tempo di depressione. Futuro e Libertà – lo dimostrano i sondaggi e i bagni di folla a Mirabello e Bastia Umbra – non è un’operazione di palazzo, una scissione a freddo, ma un approdo condiviso e sostenuto da qualche milione di italiani di centrodestra sfiniti e disgustati da 16 anni di berlusconismo, ma anche da molti moderati costretti a votare a sinistra turandosi il naso. Non sarà certo la vittoria di Pirro del piccolo corruttore, passato in pochi mesi dalla maggioranza più oceanica della storia repubblicana a un misero +3 (per giunta grazie a mostri di coerenza come Razzi, Scilipoti, Cesario, Calearo, Moffa, Siliquini e Polidori), a spegnere quelle speranze. Anzi il martedì nero potrebbe trasformarsi, col tempo, in una bella giornata. La conta del 14 dicembre ha ripulito le truppe finiane, scremando gli uomini dai quaquaraquà: chi aveva un prezzo, l’ha capitalizzato passando alla cassa. (altro…)

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PREMIER NON CADE A CAUSA DI 3 FINIANI. E MOFFA GLI VOLTA SPALLE.

”E perche’ trattare? Noi da oggi siamo una forza d’opposizione”. Gianfranco Fini lascia Montecitorio in una serata gelida e a suoi spiega che, dopo lo show down di oggi, la volonta’ di girare pagina non e’ solo di Silvio Berlusconi, che ha detto di aver chiuso con lui e con Fli. Il patto con Casini per ora regge e questo rende un po’ piu’ lieve l’animo del presidente della Camera (che non intende dimettersi) dopo la doppia sconfitta di oggi. Berlusconi non e’ stato sfiduciato, tre finiani hanno determinato questo risultato: Catia Polidori, Maria Grazia Siliquini e Silvano Moffa.

E ad amareggiare e rendere incredulo il leader Fli e’ proprio il ‘tradimento’ di Moffa, che per ore ieri ha tenuto in piedi la mediazione con il premier e ancora stamattina si spendeva telefonando alla Polidori per convincerla a votare la sfiducia. ”Non mi spiego come sia potuto succedere, non ci posso credere. Almeno poteva dirlo ieri”, non si rassegna Fini pensando a Moffa, che fino a notte fonda aveva illustrato il suo documento ai finiani riuniti a Farefuturo e aveva portato Fini – per tenere insieme il gruppo ed evitare che le colombe se ne volassero via – ad accettare la pesante ipoteca di una esclusione di governi terzopolisti o di unita’ nazionale, in caso di caduta del premier. Le cose oggi pero’ prendono un’altra piega.

E Fini ci mette poco, per l’esattezza i 35 minuti che passano dal voto alla sua nota di commento, ad ammettere la sconfitta. ”La vittoria numerica di Berlusconi e’ evidente quanto la nostra sconfitta, resa ancor piu’ dolorosa dalla disinteressata folgorazione sulla via di Damasco di tre esponenti di Futuro e Liberta’. Che Berlusconi non possa dire di aver vinto anche in termini politici sara’ chiaro in poche settimane”, e’ lo stringato commento del presidente della Camera, coperto di insulti dai deputati di Pdl e Lega (”ora dimettiti, coglionazzo”), mentre lascia l’Aula. Moffa si dilegua dunque sottobraccio all’ex An Amedeo Laboccetta, lasciando l’aula durante la seconda chiama invece di votare la sfiducia, come aveva assicurato di voler fare in un comunicato distribuito ai giornalisti nel quale chiedeva le dimissioni di Bocchino. (altro…)

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Pubblichiamo la versione integrale delle liste dei valori di sinistra e di destra, peraltro intercambiabili, lette l’altra sera da Bersani e Fini a Vieni via con me e tagliate all’ultimo momento per motivi di tempo.

PIER LUIGI BERSANI. La sinistra è l’idea che, se guardi il mondo con gli occhi dei più deboli, puoi fare davvero un mondo migliore per tutti (non vediamo l’ora di imbarcare Luca Cordero di Montezemolo e il banchiere Alessandro Profumo). Abbiamo la più bella Costituzione del mondo (infatti, con la Bicamerale del compagno Massimo, facemmo di tutto per riscriverne più di metà con Berlusconi). Ci sono beni che non si possono affidare al mercato: salute, istruzione e sicurezza (l’acqua invece no: quella si può tranquillamente privatizzare, e magari anche l’aria. Chiamare flessibilità una vita precaria è un insulto (non per nulla la legge Treu l’abbiamo fatta noi). Chi non paga le tasse mette le mani nella tasche di chi è più povero di lui (non a caso abbiamo approvato la riforma del diritto penale tributario, detta anche “carezze agli evasori”, che depenalizza l’evasione tramite la dichiarazione infedele fino a 100 mila euro e tramite la frode fiscale fino a 75 mila euro l’anno). Se 100 euro di un operaio, di un pensionato, di un artigiano pagano di più dei 100 euro di uno speculatore vuol dire che il mondo è capovolto (mica per niente abbiamo sponsorizzato speculatori come Chicco Gnutti e Giovanni Consorte). Indebolire la scuola pubblica vuol dire rubare il futuro ai più deboli (il primo ministro dell’Istruzione che ha regalato soldi pubblici alle scuole private è il nostro Luigi Berlinguer). Dobbiamo lasciare il pianeta meglio di come l’abbiamo trovato (tant’è che vogliamo riempire l’Italia di inceneritori e centrali a carbone). Se devo morire attaccato per mesi a mille tubi, non può deciderlo il Parlamento (del resto la legge sul testamento biologico mica l’abbiamo approvata). Per governare, che è un fatto pubblico, bisogna essere persone perbene, che è un fatto privato (ricordate il nostro ministro della Giustizia? Mastella). Chi si ritiene di sinistra e progressista deve tenere vivo il sogno di un mondo in pace e deve combattere contro la tortura (infatti abbiamo fatto guerra alla Serbia chiamandola missione di pace, poi abbiamo lasciato dov’erano le truppe di occupazione dell’Iraq e abbiamo pure messo il segreto di Stato per coprire le spie del Sismi imputate per aver sequestrato lo sceicco Abu Omar e averlo deportato in Egitto per farlo torturare per sette mesi).

 

GIANFRANCO FINI. Essere di destra vuol dire innanzitutto amare l’Italia (è per amore che le abbiamo regalato per 16 anni uno come Berlusconi). Apprezziamo imprese e famiglie che danno lavoro agl’immigrati onesti, i cui figli domani saranno italiani (vedi legge Bossi-Fini). Destra vuol dire senso dello Stato, etica pubblica, cultura dei doveri (non faccio per vantarmi, ma le leggi sul falso in bilancio, Cirami, Cirielli, Schifani, Alfano ecc. le abbiamo votate tutte). Lo Stato deve spendere bene il denaro pubblico, senza alimentare clientele (salvo quando c’è da salvare il Secolo d’Italia). Lo Stato deve garantire che la legge è davvero uguale per tutti (esclusi, si capisce, i ministri e i parlamentari, che abbiamo sempre salvato dalla galera e dalle intercettazioni). Chi sbaglia paga e chi fa il proprio dovere viene premiato (non a caso abbiamo approvato tre scudi fiscali e una quindicina di condoni tributari, edilizi e ambientali). Senza una democrazia trasparente ed equilibrata nei suoi poteri non c’è libertà, ma anarchia (pure la Gasparri che consacra il monopolio Mediaset e la Frattini che santifica il conflitto d’interessi sono farina del nostro sacco). L’uguaglianza dei cittadini va garantita nel punto di partenza (soprattutto alle suocere per gli appalti Rai e ai cognati per le case a Montecarlo). Dalla vera uguaglianza delle opportunità, la destra vuole costruire una società in cui merito e capacità siano i soli criteri per selezionare una classe dirigente (avete presenti i ministri Ronchi e Urso? No? Ecco, appunto).

IlFatto Quotidiano

 

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Bersani e Fini: due parole insieme
Bersani e Fini si sono parlati negli studi Rai di Milano. «Una chiacchiera la si fa sempre…», risponde il segretario del Pd ai giornalisti ma non dice altro. Fini era uscito da una porta laterale con Elisabetta Tulliani senza rilasciare dichiarazioni.

I fratelli Servillo
I fratelli Servillo, l’attore Toni e Beppe con i suoi Avion Travel, fanno “vieni via con me” di Paolo Conte. Il programma è finito tardi, non c’è tempo per il duetto Fazio-Saviano ‘io resto perché, io vado perché’.

Albanese/Pilo: io sono la realtà
Pilo, il politico: Le cose che non ho mai fatto e mai farò. Mai pagato tasse. Mai rispettato limite di velocità. Mai fatto raccolta differenziata, mai dato precedenza, mai costruito con permessi edilizi. Io ci sarò sempre, qualunquemente, io sono la realtà, voi la fiction. Avemo lo scrittore, Bobo. Sei giovane, pensa a Pilo. Ma a me non hai dedicato un rigo. Per il prossimo libro ti regalo un suggerimento: fatti i cazzi tuoi.

Albanese: abbassare le tariffe
Albanese/Pilo: Il politico ha diritto di rilassarsi. Bisogna abbassare le tariffe (indovinate di che, ndr). In amore e in edilizia è vietato vietare. E la meritocrazia: mia moglie non potrebbe fare L’ingegnere del ponte sullo stretto perché ha la terza media. Ma tanto non regge: è zona sismica.

Don Citto Laqualunque (Albanese): le ragazze qui maggiorenni
Il politico Pilo avvisa che le due ragazze, una bionda e una di colore, sono maggiorenni. E se dovessero essere fermate, una è nipote di Churchill, l’altra di Otello. Poi: “troppo buonismo qui”. Ho lavorato, ho fatto leggi per rendere edificabili zone a rischio idrogeologico, ho fatto leggi, ho tirato fuori mafiosi. “Poimente l’occasione del sud, l’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Ci siamo superati: un miliardo per un chilometro in 20 anni. E così ho garantito lavoro a un operaio dai 18 ai 65 anni. Questo è realismo in purezza”. E poi “l’orgoglio, il Ponte sullo Stretto. Ho posato la prima, anzi l’undicesima pietra. E poimente la conquista: l’auto blu per tutti. E dedico questo elenco ai professionisti del lamento”. (altro…)

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Leggeranno un breve elenco di “valori della destra”, e “valori della sinistra”, si legge in una nota. Continuano le proteste del Pdl: per Cicchitto a viale Mazzini “c’è una situazione imbarazzante”.

Confermata la presenza del presidente della Camera Gianfranco Fini e del segretario del Pd Pierluigi Bersani alla puntata di questa sera del programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano Vieni via con me. Dunque Rai3 ha deciso di “disobbedire” al volere del direttore generale Mauro Masi che aveva intimato: “No ai politici in trasmissione” 1. I due politici sono stati invitati – si legge in una nota Rai – a leggere rispettivamente un ‘elenco dei valori della destra’ e un ‘elenco dei valori della sinistra’. Roberto Saviano, invece, terrà un monologo sulla ‘ndrangheta al Nord Italia. In un’intervista a Repubblica 2, Fazio assicura che anche il premier sarebbe comunque il benvenuto nella trasmissione.

Fini e Bersani, si legge nella stessa nota, sono pronti a intervenire “accettando i tempi e il linguaggio della trasmissione, che non è un talk-show e non è una tribuna politica, ma un inventario di parole, di valori, di sentimenti e di volti italiani”. I rispettivi ‘elenchi’ dureranno circa tre minuti ciascuno”. La puntata d’esordio, ricordano i curatori della trasmissione, lunedì scorso “ha stabilito il record storico d’ascolti per Rai Tre” 3.

Il caso sulla partecipazione dei due esponenti politici è scoppiato qualche giorno fa, quando il direttore generale Mauro Masi e il suo vice Antonio Marano hanno lanciato l’altolà scrivendo al direttore di RaiTre Paolo Ruffini, che però non ha ritenuto di dover cancellare l’invito: “Non ci sono ostacoli alla loro presenza”, ha detto. Mentre Loris Mazzetti, capostruttura di RaiTre e responsabile di Vieni via con me, ha aggiunto: “Il nostro è un programma di approfondimento culturale e non un varietà. Dunque non andiamo assolutamente contro i regolamenti aziendali né contro quelli definiti dalla commissione di Vigilanza”.

A favore della partecipazione di Fini e Bersani si è espresso nei giorni precedenti anche il presidente della Rai, Paolo Garimberti: “Il pluralismo non è togliere voci, ma aggiungerne”.

Ma il Pdl continua a denunciare la faziosità delle scelte dei due conduttori di Vieni via con me: oggi in particolare il capogruppo alla camera Fabrizio Cicchitto, replicando a Matteo Orfini del Pd, che aveva criticato gli attacchi del premier alla Rai, insiste sostenendo che a viale Mazzini c’è una “situazione imbarazzante”.

“Altro che ossessione – dice Cicchitto – in Rai la situazione è cosi assurda da essere imbarazzante. Con l’eccezione di Porta a Porta che è equilibrata e bipartisan, tutti gli altri talk show – saranno circa una decina – sono faziosi in modo addirittura forsennato. E non certo a favore di Berlusconi. Ovviamente a questo andamento non poteva sfuggire la trasmissione Fazio-Saviano”.

repubblica

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Continua la guerra serrata (e autolesionista) dei vertici Rai al programma “Vieni via con me”. Dopo lo stop a ospiti come Benigni, con la scusa che sarebbero costati troppo, ma che poi hanno fatto segnare l’ascolto più alto degli ultimi dieci anni per RaiTre, ora Il vicedirettore generale della Rai Antonio Marano, e il direttore generale, Mauro Masi, si invantano il diktat contro i politici in trasmissione.

I due dirigenti hanno inviato una nota di servizio al direttore di rete Paolo Ruffini evidenziando che la presenza di politici nella trasmissione non era prevista nella “Scheda prodotto programma”. Tale partecipazione inoltre – si fa notare – risulta in contrasto sia con la direttiva del direttore generale dello scorso mese di agosto, sia con la direttiva della commissione di Vigilanza del marzo del 2003 che con quella del precedente dg, Claudio Cappon, del gennaio del 2009.  Pertanto la direzione generale ha invitato Ruffini ad attenersi alle disposizioni vigenti.

«Mi sembra quantomeno curioso», commenta subito Rosy Bindi. «Ma se la scorsa settimana io ci sono stata per tutta la puntata», viste le numerose citazioni di Roberto Benigni, «e c’era anche Vendola?».

I prossimi ospiti
Gianfranco Fini e Pierluigi Bersani saranno ospiti lunedì sera della seconda puntata di “Vieni via con me”, condotto da Fabio Fazio e Roberto Saviano. Il presidente della Camera e il segretario del Pd parleranno di valori di destra e valori di sinistra. La scorsa settimana l’ospite politico era stato Nichi Vendola che aveva letto un elenco di tutti i modi di dire (o offendere) gli omosessuali.

Per primo interverrà il presidente della Camera Gianfranco Fini, che, spiegano dal suo entourage, terrà un monologo sui valori della destra. Poi, Pierluigi Bersani, segretario del Pd, terrà a sua volta un monologo sui valori della sinistra. Fra i due, assicurano gli autori, non ci saranno quindi momenti di confronto, ma soltanto interventi separati.

Gli ascolti

La prima puntata del programma, lunedì scorso, aveva come ospiti principali Benigni e Claudio Abbado, ha fatto una media di 7 milioni e 620 mila telespettatori (25% di share con un picco del 32%), la cifra più alta degli ultimi 10 anni per una trasmissione dl Raitre. Stracciato il suo maggior competitor, il temutissimo “Grande Fratello”, che si è fermato a poco più della metà degli ascolti, 4 milioni di telespettatori.

solleviamoci.wordpress.com

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Il governo chiederà una verifica parlamentare dopo la sessione di bilancio. Si potrebbe partire dal Senato dove il Pdl ha presentato una mozione a sostegno, mentre Pd e Idv hanno presentato una mozione di sfiducia alla Camera, in un evidente braccio di ferro sul luogo in cui la verifica dovrà avvenire. Fabrizio Cicchitto, il giorno dopo la fumata nera per il tentativo di mediazione tra Bossi e Fini anticipa che «il chiarimento vero verrà dopo la Finanziaria».

«Faremo una verifica parlamentare, al Senato e alla Camera – spiega il capogruppo Pdl a Montecitorio – e lì si vedrà quale sarà l’orientamento della maggioranza di deputati e senatori». «Se sarà un orientamento favorevole al governo – aggiunge – si andrà avanti. Qualora ci fosse un atteggiamento diverso per noi è chiaro che l’unico sbocco democraticamente possibile è tornare davanti al popolo sovrano». Già ieri sera era emerso che l’orientamento di Berlusconi e del Pdl era un no alle dimissioni del premier, mentre Fli aveva annunciato il ritiro della sua delegazione di governo per lunedì.

«Andare avanti e recarsi in Parlamento sono le due facce della stessa medaglia», dice Cicchitto. «Credo che da parte di tutti, per senso di responsabilità, ci sia l’impegno di espletare l’iter parlamentare delle cose più significative, e in primo luogo della Finanziaria». C’è, osserva ancora il capogruppo Pdl alla Camera, la necessità di tenere conto del «problema che abbiamo, davanti al paese, per la tenuta dell’economia italiana in una situazione in cui la crisi economica internazionale – sottolinea – non è finita». Quanto all’annuncio da parte di Fli di non partecipare all’eventuale voto di fiducia proprio sulla Finanziaria, Cicchitto dice: «Ognuno assumerà le proprie responsabilità». (altro…)

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