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Posts Tagged ‘Francesco Piccioni’

I «motivi disciplinari» saranno la chiave per fare licenziamenti individuali. Poi tanta mobilità, precarietà e tenure-track.

Tra sindacati, governo e autonomie locali è stata raggiunta la notte scorsa un’intesa per applicare al pubblico impiego i princìpi della «riforma del mercato del lavoro» che sono in discussione in Parlamento e contro cui la Cgil ha proclamato 16 ore di sciopero (comprese otto di mobiltazione generale).
Anche la Cgil, a quel che risulta dalle dichiarazioni contemporanee del ministero della Funzione pubblica e della Cisl (gli unici a prender parola, oltre al sindacato di base Usb, contrario all’intesa) avrebbe dato parere favorevole all’accordo. Aprendo di fatto un problema di credibilità per la mobilitazione tuttora in piedi contro la «riforma»: come si fa a chiamare la gente allo sciopero per impedire una riforma e contemporaneamente firmare accordi che ne accolgono «lo spirito» e le norme? (altro…)

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Blitz in corso sull’articolo 18 e sulla «flessibilità in entrata». Il primo punto sarebbe oggetto di un emendamento presentato direttamente dal governo; il secondo, invece, è interesse – a quanto pare – soprattutto del Pdl. Per quanto difficile possa sembrare, si tratta di due interventi «peggiorativi». Al punto da sollevare la timidissima protesta di Cesare Damiano, capogruppo del Pd in Commissione lavoro alla Camera: «emendamenti in tema di licenziamenti non possono mettere in discussione l’equilibrio raggiunto». Si intende: il compromesso tra Abc (Alfano, Bersani Casini) e governo, non certo un equilibrio» annullato tra impresa e lavoratori. (altro…)

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La ministra Elsa Fornero ricatta i sindacati: o dite sì o niente «paccata di miliardi». Ma mancano sia le cifre che le voci da cui prenderle: «Se c’è un accordo più avanzato mi impegno a trovarle».

Passato il mese «buonista», in cui sono state esibite tutte le movenze di un «confronto», si è scoperto che il governo era fermo sulle posizioni di partenza. Anzi, che le aveva addirittura peggiorate in corso d’opera (tipo la «riforma degli ammortizzatori sociali» anticipata al 2015 anziché al 2017, eliminando anche la cigs per «cessazione di attività»).
Così, dopo aver riscontrato disagio o contrarietà nei sindacati confederali di fronte all’indecenza di certe proposte, la ministra Elsa Fornero è tornata a un più naturale decisionismo sabaudo. Dalle promesse alle minacce. (altro…)

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La «furbata»: privarne solo nuovi assunti, disoccupati e dipendenti delle newco.

Contrordine, colleghi! L’art. 18 va «superato», perché «ce lo chiede l’Europa». L’accantonamento era stato soltanto un escamotage tattico, per non tenere sotto i riflettori troppi motivi di contrasto tra governo e sindacato (uno soltanto, tra i confederali: la Cgil), mentre già si stava decidendo l’ennesima «riforma delle pensioni» senza tener conto di alcuna obiezione, sia sindacale che politico-parlamentare.
Ora, invece, torna prepotentemente in prima pagina. Un po’ perché è l’obiettivo simbolico che certificherebbe una disfatta epocale del movimento sindacale, mettendo la parola fine a quanto conquistato con l’insorgere collettivo del decennio ’68-’77. Un po’ perché proprio la forza di questo simbolo può stornare l’attenzione generale da quanto viene messo in cantiere sotto la voce «riforma del mercato del lavoro». (altro…)

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Il dialogo, secondo i «tecnici», non prevede mediazione con le parti sociali, ma solo uno scambio di opinioni che non vincola l’esecutivo Il governo vedrà separatamente i sindacati. Corso d’Italia protesta inutilmente. Monti si prepara ai vertici europei di fine mese, dove vuole arrivare con «riforme strutturali» già decise Contratto graduale: flessibile in entrata, con licenziamenti più facili e gli anziani a part time.

Nel rapporto con le parti sociali, una differenza tra il governo Monti e quello Berlusconi è chiara. Il precedente ascoltava solo Cisl e Uil nel corso di cene segrete a Palazzo Chigi. L’attuale non ascolta nessuno. Al massimo, Confindustria e Abi (l’associazione dei banchieri), oltre alla «troika» Bce-Fmi-Ue che tanto «bene» ha sistemato la Grecia. Lunedì prossimo i tre sindacati confederali verranno ricevuti separatamente dal presidente del consiglio, in compagnia del ministro dello sviluppo Corrado Passera e di Elsa Fornero, ministro del welfare. Ma solo per rendere onore al «dialogo», non certo per rianimare il cadavere della «concertazione». Su questo Monti è stato come al solito chiarissimo. Ribadendo la determinazione ad andare a incontri bilaterali e non «collettivi» anche dopo la protesta del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, che via twitter aveva eccepito «gli incontri separati stile Sacconi rendono solo tutto più complicato e più lungo». (altro…)

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