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Posts Tagged ‘frequenze tv’

BerlusconiSalta l’emendamento al decreto Milleproroghe, che avrebbe sottratto all’AgCom la competenza sul canone Il gruppo che fa capo a Silvio Berlusconi verserà 13 milioni l’anno contro i 20 del 2012. Vantaggi anche per la Rai.

ROMA – E’ caos sul canone frequenze. E Mediaset è oggi più vicina all’obiettivo che persegue da quasi due anni. E cioè pagare meno, molto meno come fitto allo Stato per le frequenze televisive che utilizza. Nella peggiore delle ipotesi, il gruppo Berlusconi verserà all’erario 13 milioni di euro l’anno (contro gli oltre 20 che ha pagato nel 2012).
Da dicembre, il governo Renzi ha lavorato ventre a terra su questo dossier. Ma ieri, nel momento della verità, è saltato l’emendamento al decreto Milleproroghe, all’esame alla Camera, che avrebbe impresso una svolta alla vicenda. L’emendamento – scritto al ministero dello Sviluppo – avrebbe tolto la competenza a decidere sul canone al Garante per le Comunicazioni (AgCom) e la avrebbe restituita al governo, legittimato così a scrivere una legge in materia.

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Annulla il pranzo con il premier e minaccia il governo: “Basta deleghe in bianco, tutto è possibile”. Anche il voto anticipato.

Oggi Mario Monti, nei saloni di Palazzo Chigi, pranzerà da solo. Silvio Berlusconi rifiuta l’invito. Lascia una sedia vuota e un avviso pesante: “Non firmo più deleghe in bianco al governo. Non riparo i danni con le pose per i fotografi e le dichiarazioni per i giornalisti. Perché azzerare il beauty contest? Non era un regalo a Mediaset”.

Quando toccano i gioielli di famiglia, l’impero barcollante del Biscione, il Cavaliere impazzisce. Ha tramato in silenzio, tanto rancore, tanta rabbia. Raffica di telefonate. Chiama l’ex ministro Paolo Romani: “Non possono cancellare il beauty contest. Perché mi trattano così?”. La notte insonne a pensare al Biscione che tramonta e al monopolio che svanisce. Poi ascolta Mario Monti, il professore in cattedra: lezioni per i partiti, le riforme, la crescita. E una promessa: “L ‘incontro di domani (oggi, ndr) con il presidente Berlusconi non prevede che si discuta di frequenze. Il ministro Passera ha fatto bene”. Una sfida lanciata in conferenza stampa. Davanti a tutti. E mentre Pier Luigi Bersani (Pd) iniettava veleno: “Buon appetito”. Berlusconi convoca Gianni Letta a Palazzo Grazioli, e ordina: “Non ci vado. Basta abbracci al governo. Anche se non posso rompere, io non ci vado”, ripete ossessivamente. E per un momento, torna la tentazione. (altro…)

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B. continua a monopolizzare il mercato televisivo. Mediaset otterrà comunque un canale a costo zero.

Diciotto aprile 2002, con l’editto bulgaro si compì l’apoteosi del conflitto d’interessi. B. accusò Biagi, Santoro e Luttazzi di “aver fatto un uso criminoso della tv”. La risposta di Biagi fu immediata: “Quale sarebbe il reato? Stupro, assassinio, rapina, furto, incitamento alla delinquenza, falso e diffamazione? Denunci? ” Quel giorno di dieci anni fa cambiò radicalmente la televisione italiana nel suo valore più alto: il pluralismo, minando la stessa democrazia. Le truppe del Cavaliere conquistarono il ponte di comando della Rai. Da quel momento la subalternità a Mediaset ha portato la tv di Stato a un lento e inesorabile declino. Oggi l’indebitamento dell’azienda è di 250/300 milioni di euro. Il vero obiettivo del Cavaliere è sempre stato quello di avere il controllo industriale del mercato: frequenze, digitale terrestre, pay tv, neutralizzando di volta in volta l’avversario di turno: prima la Rai, poi La 7, infine Sky. (altro…)

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Sì al rinnovo del Cda se Passera molla sul beauty contest.

Ventotto marzo. Il giorno è fissato e più s’avvicina più preoccupa. Quel giorno il Consiglio di amministrazione Rai dovrà approvare il bilancio consuntivo e rimettere il mandato in scadenza.
Appena i conti di viale Mazzini saranno messi al sicuro, in quel preciso momento il presidente Paolo Garimberti dichiarerà sospeso il triennio che si aprì con il direttore generale Mauro Masi e il centrodestra al governo e si chiude con la cattolicissima Lorenza Lei e i tecnici a Palazzo Chigi.

Risultato: il finimondo.
Il partito democratico chiede che il rinnovo dei vertici di viale Mazzini coincida con la riforma di una legge, quella che porta il nome di Maurizio Gasparri, che garantisce ai partiti l’assoluto controllo del servizio pubblico: “Noi non parteciperemo all’ennesima spartizione in Commissione parlamentare di Vigilanza. Si può modificare la Gasparri. Dobbiamo capire – dice il segretario del Pd – se la Rai è un’azienda oppure un luogo di scorribande”. (altro…)

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Il beauty contest sulle frequenze? Ufficialmente il ministro dello Sviluppo Corrado Passera lo ha sospeso, ma non tutto sembra davvero deciso. Il Partito democratico e l’Italia dei Valori avevano presentato in commissione Industria del Senato, dove si sta discutendo la conversione in legge del
decreto liberalizzazioni, una serie di emendamenti perché fosse soppressa l’assegnazione gratuita delle frequenze tv. E anche perché fosse reintrodotto il contributo annuo alle tv locali (270 milioni di euro) a partire dal 2014, recentemente soppresso. Modifiche che avrebbero parecchio irritato chi ha più da guadagnare dal beauty contest nella sua forma attuale, cioè Mediaset.
Il presidente della commissione Industria, Cesare Cursi del Pdl, ha dichiarato inammissibili tutti gli emendamenti sul tema “asta”. Perché? Per manifesta “estraneità” della questione frequenze al ddl liberalizzazioni. Nell’articolato non c’è infatti una parte riferita esplicitamente al beauty contest, e dunque gli emendamenti non erano “agganciabili” al testo. (altro…)

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Casomai qualcuno pensasse che le frequenze televisive le porta la cicogna, è bene rinfrescarci la memoria. Nel 1990, con 15 anni di ritardo sul resto d’Europa, anche l’Italia ha la sua legge sull’emittenza: la Mammì, detta anche “Polaroid” perché fotografa lo status quo (tre reti Rai, tre Fininvest) e lo santifica. Il piano di assegnazione delle frequenze lo scrive il portaborse del ministro delle Poste Oscar Mammì, Davide Giacalone, che incassa pure le tangenti dalle aziende che lavorano al ministero (lo confesserà lui stesso, salvandosi per prescrizione).Degli aspetti tecnici del piano si occupa una mini-dittache fa capo a Remo Toigo, sempre in cambio di mazzette. Ma la Fininvest non gradisce come lavora Toigo: Galliani lo convoca nel suo ufficio e lo prende a male parole, sostenendo che il ministero non è d’accordo col suo lavoro. Toigo trasecola: che c’entra la Fininvest col ministero? Galliani telefona a Letta, vicepresidente Fininvest, e lo prega di organizzare un incontro al ministero. Detto, fatto. Galliani carica Toigo su un aereo privato della Fininvest e vola da Milano a Roma. Al ministero Galliani e Toigo trovano non il ministro, ma Giacalone e Letta. I quali dicono a Toigo di fare come dice la Fininvest. Toigo capisce che Fininvest e ministero sono la stessa cosa e obbedisce. (altro…)

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È una vittoria del buon senso, prima ancora che della politica, quella ottenuta ieri alla Camera sull´asta delle frequenze televisive. E dimostra la forza dell´opinione pubblica quando si mobilita con le armi della ragione. Quando l´opinione pubblica impiega l´arma della protesta civile, neanche un governo tecnico – impegnato a imporre pesanti sacrifici a tutti i cittadini per salvare il Paese – può sottrarsi al dovere di rispettare la volontà popolare.
Si impedisce così un misfatto, una rapina o uno scippo ai danni dello Stato. E si individua un´importante risorsa a cui attingere legittimamente, per ridurre o almeno alleggerire il peso della manovra economica e fiscale sulle spalle degli italiani. Non è una ritorsione né tantomeno una vendetta contro nessuno. (altro…)

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diksa53a.blogspot.com

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Il ministro: “Non abbiamo ancora esaminato il problema”.

Quando il ministro dello sviluppo economico, Corrado Passera, nella conferenza stampa di domenica scorsa ha ammesso candidamente: “non abbiamo ancora esaminato il problema delle frequenze televisive”, il Governo ha certificato la sua debolezza politica. La prima prova d’esame alla quale dovrà rispondere il professor Monti è la seguente: come si fa a chiedere agli ultimi di pagare il conto di un regalo ai primi? Come può il Governo negare a un pensionato persino l’adeguamento all’inflazione dei suoi 700 euro al mese mentre dona quattro miliardi di euro ai magnati delle telecomunicazioni? Come fa Monti a parlare di equità mentre un suo ministro, Elsa Fornero, piange per i sacrifici dei poveri e il collega Passera un minuto dopo sorvola sul regalo all’uomo più ricco d’Italia? Anche il Pd ieri si è finalmente accorto dell’insostenibilità di questo paradosso. “È uno scandalo che Rai e Mediaset non abbiano pagato le frequenze ricevute dallo Stato”, ha detto Walter Veltroni, “chi ha ricevuto gratuitamente nuove frequenze, le paghi”. (altro…)

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Mentre il sindaco di Agrigento pensa di cedere ai privati il brand della Valle dei Templi, o qualcun altro di vendere la tv di Stato, il governo italiano vuole regalare ai “soliti noti” altre sei frequenze televisive liberate nel passaggio dal sistema analogico a quello digitale. Il pacco-dono è stato confezionato a palazzo Chigi per essere spedito ai due principali beneficiari: la Rai e Mediaset. Rai e Mediaset, cioè i detentori del vecchio duopolio che oggi fa capo direttamente o indirettamente al presidente del Consiglio. E naturalmente il costo della munifica elargizione, da uno a tre miliardi di euro, sarà a carico di tutti noi, cittadini e contribuenti, sudditi del regime televisivo, in termini di mancato incasso per lo Stato: a meno che nei prossimi giorni non venga approvato al Senato un emendamento del Pd per bloccare questo ennesimo saccheggio via etere. (altro…)

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