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Posts Tagged ‘frode fiscale’

TremontiUNA NORMA PER METTERE LE MANETTE AI GRANDI EVASORI, POI UNA “MANINA” AGGIUNSE IL COMMA PER L’EX CAVALIERE.

A volte ci riprovano. L’ormai famosa “soluzione 3 per cento”, detta anche “Salva Silvio”, è il remake di un film già visto non troppo tempo fa. Per capire di cosa stiamo parlando occorre tornare indietro fino all’autunno 2011.   BREVE RIASSUNTO per chi avesse la memoria del pesce rosso: lo spread alle stelle, la lettera della Bce, il panico sui mercati, ecc. Ci siamo? Ok. Ed ecco i fatti. Mese di settembre, l’Italia è in piena tempesta finanziaria, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è alle prese con una difficile manovra economica che, in teoria, dovrebbe mettere una pezza ai disastrati conti pubblici. (altro…)

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Berlusconi

LE CINQUE RIGHE INSERITE A NATALE DA PALAZZO CHIGI NON SOLO DEPENALIZZANO I REATI TRIBUTARI, MA “GRAZIANO” L’EX CAVALIERE, INTERDETTO DOPO LA CONDANNA MEDIASET.

Niente grazia, non serve. Questione di tempi e dettagli. Mettiamoli in fila: elezioni per il Quirinale alle porte, un provvedimento approvato alla vigilia di Natale, un articolo infilato in extremis, cinque righe di testo, e il patto del Nazareno si sublima: la riabilitazione di Silvio Berlusconi. Tecnicismi a parte è questo il possibile risultato della norma infilata da Palazzo Chigi nel decreto di attuazione della delega fiscale approvato lo scorso 24 dicembre.   NEI GIORNI scorsi il Fatto ha raccontato l’incredibile genesi di una modifica che non figurava nel testo uscito dal ministero dell’Economia (che l’aveva bocciata) e che – all’ultimo giro di boa – è comparsa poco prima di entrare nel Consiglio dei Ministri: di fatto permetterà al fu Cavaliere di tornare in campo, libero, cancellando con un tratto di penna la condanna a 4 anni – e due di interdizione dai pubblici uffici – per frode fiscale nel processo per i diritti tv Mediaset. (altro…)

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giannelli (1)IL TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA DI MILANO DOVREBBE DECIDERE IN PRIMAVERA SUL CONDANNATO SILVIO.

Silvio Berlusconi ha scelto i servizi sociali. L’ha annunciato ufficiosamente l’avvocato Franco Coppi: per la richiesta ufficiale c’è tempo fino al 15 ottobre. Sarà presentata entro il fine settimana. Ma il percorso per ottenere l’affidamento, per l’ex presidente del Consiglio, è ancora lungo. La normativa che regola l’accesso ai servizi sociali è complessa e macchinosa. Gli esiti sono tutt’altro che scontati. Proviamo a chiarire gli aspetti più importanti.

A chi spetta la decisione sulla richiesta di affidamento ai servizi sociali?

A decidere è il Tribunale di sorveglianza competente, in questo caso quello di Milano, che stabilisce con un’ordinanza l’eventuale affidamento ai servizi sociali e le prescrizioni che il condannato dovrà seguire in quel periodo.  (altro…)

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Quindi, unendo i puntini, è ufficiale e definitivo: negli anni ‘70 e ‘80 Berlusconi ha mediato con Cosa Nostra ospitando in casa un presidio mafioso; nel 1991 ha corrotto un magistrato per portarsi a casa Mondadori; negli anni ‘90 ha ideato un gigantesco sistema per frodare il fisco e accumulare fondi neri all’estero.

E nel 2013 il Pd ha deciso di allearsi con lui.

Da PIOVONO RANE di Alessandro Gilioli.

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Dopo la condanna in primo grado, la condanna in appello, la conferma della Cassazione, verrà presentato un ricorso alla Corte europea. Se il ricorso alla Corte europea non dovesse avere successo, Berlusconi ricorrerà alle Nazioni Unite. Se le Nazioni Unite rimanessero sorde e cieche, è pronto un appello al Tar del Lazio, sotto la cui giurisdizione, come è noto, ricade l’intero pianeta. Ove il Tar del Lazio fosse oberato di pratiche, e lo sportello chiuso sul naso dell’avvocato Ghedini da un impiegato scortese, si presenterà un dettagliato esposto-denuncia al Tribunale di Saturno, nel quale giudici a forma di alga, ferratissimi, propendono in genere per l’assoluzione. (altro…)

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“Tasse evase con fatture gonfiate il Cavaliere guidava la maxi frode anche senza cariche in Mediaset”.

Il documento.

I giudici: certo il suo ruolo nel creare fondi occulti.

BERLUSCONI, «l’ideatore». Berlusconi «il gestore». Berlusconi «il regista», benché uomo di partito e di governo. Berlusconi, sempre il medesimo Berlusconi, prima e dopo la sua discesa in campo, il fatidico 1994.

NON ha dubbi la Cassazione nel disegnare definitivamente la storia giudiziaria del Cavaliere. Potremmo riassumerla, come fanno i Supremi giudici nelle motivazioni del processo Mediaset, con le parole del contabile Schwable che scrive al presidente della distribuzione internazionale della Fox: «L’impero di Berlusconi funziona come un elaborato shell game…e cioè il gioco dei gusci vuoti con la finalità di evadere le tasse italiane ». (altro…)

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Natangelo

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Sistema rodatoDEPOSITATE LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA IN CASSAZIONE SUI DIRITTI TV DI MEDIASET: ERA DOMINUS E ANCHE BENEFICIARIO DELLA TRUFFA ALLO STATO.

Silvio Berlusconi non è stato condannato perché sapeva, ma perché del sistema di frodi contestato nel processo Mediaset – “gioco di specchi sistematico” che ha consentito una “imponente evasione fiscale” – era “ideatore”, “dominus”, e anche e soprattutto il “beneficiario”.

In 208 pagine, il collegio della Cassazione (la motivazione è stata firmata da tutti i magistrati presieduti da Antonio Esposito), spiega perché i 23 motivi (+bis) della difesa, sostenuta da Franco Coppi e Niccolò Ghedini, non reggono davanti alle prove testimoniali e documentali, perché i verdetti di primo e secondo grado sono “logici e privi di vizi procedurali”, perché il Cavaliere è la sofisticata mente della frode e come il meccanismo è proseguito “sotto la stessa regia… secondo lo schema collaudato”. Prima e anche dopo la discesa in campo, anche quando formalmente il leader del Pdl aveva abbandonato la guida del gruppo. La Corte ricostruisce e percorre la storia del processo sui diritti cinematografici in tv ricordando innanzitutto che questo processo milanese (pm Fabio De Pasquale) fu partorito dall’inchiesta All Iberian e da quella maxi-tangente da 20 miliardi che finì a un altro primo ministro finito nei guai e amico indimenticato del Cav., Bettino Craxi.  (altro…)

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Ideatore e beneficiario della frode

Dopo un mese di depistaggi politici e mediatici, le motivazioni della condanna definitiva del senatore Silvio Berlusconi a 4 anni per frode fiscale riportano al centro della scena i fatti. Fatti non nuovi, almeno per chi in questi anni ha voluto informarsi e poi ricordare. Ma ormai consacrati da un verdetto irrevocabile che mette la parola fine all’ipocrisia del linguaggio alla vaselina, tutto dubitativi e condizionali. Se dal 1º agosto, dopo la lettura del dispositivo, si poteva affermare senza tema di smentita che il senatore Silvio Berlusconi è tecnicamente un delinquente pregiudicato, da ieri si può anche aggiungere il perché: perché il sistema truffaldino che gli ha consentito per vent’anni di frodare il fisco gonfiando i prezzi dei film acquistati da Mediaset presso le major americane tramite intermediari occulti e fittizi, intascandone le plusvalenze sui conti esteri di società offshore create ad hoc dall’avvocato Mills, derubando il fisco e la sua stessa azienda per centinaia di milioni, anche dopo la quotazione in Borsa, anche mentre sedeva in Parlamento e addirittura a Palazzo Chigi, l’aveva “ideato”, “creato”, “organizzato” e “sviluppato” lui a partire dagli anni 80. (altro…)

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Vent’anni fa si spariva dalla vita politica per un avviso di garanzia. Oggi nemmeno una condanna in Cassazione viene considerata quanto basta (e avanza) per levarsi di torno. È questo vero e proprio precipizio a descrivere meglio di ogni altra cosa il male profondo che Berlusconi e la sua sconcia claque hanno fatto all’Italia e agli italiani.
Così, mentre Luciano Violante – per fortuna a nome personale – e Mario Monti, con accenti non dissimili, giustificano eventuali cavilli per non trarre le ovvie conseguenze dalla condanna di Berlusconi, si ripensa alla vicenda di Josefa Idem, della quale nessuno parla più perché a nessuno conviene parlarne. Si è dimessa per una multa da tremila euro, come era doveroso fare e come ha fatto. Ha pagato un prezzo pieno per un errore che, al cospetto della fedina penale di Berlusconi, è meno di zero. (altro…)

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De Pirro e Bertolotti

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NatangeloAl ventesimo giorno dalla sentenza della Cassazione sullo scandalo dei diritti Mediaset, il dibattito politico-giornalistico sul destino di B. è già riuscito nel gioco di prestigio di far scomparire dalla scena il fatto da cui tutto nasce. E cioè che B. è un delinquente matricolato, avendo costruito negli anni 80 un colossale sistema finalizzato all’esportazione di capitali all’estero, extrabilancio ed extrafisco, per corrompere giudici, politici, finanzieri, derubare gli azionisti di una società quotata e compiere altre operazioni fuorilegge in Italia e all’estero almeno fino al 2003, quand’era in Parlamento da 9 anni e aveva ricoperto due volte la carica di presidente del Consiglio. Dunque, in base al Codice penale, è un detenuto in attesa di esecuzione della pena, che potrà scontare in carcere o ai domiciliari o, se ne farà richiesta, in affidamento ai servizi sociali. Inoltre, in base a una legge liberamente votata otto mesi fa da tutto il Parlamento italiano e anche da lui – la Severino del 31-12-2012 –, è ufficialmente decaduto dalla carica di parlamentare e non può ricandidarsi per i prossimi 6 anni, come tutti i condannati a più di 2 anni. Punto. (altro…)

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Franzaroli

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VauroNel Paese di Tartuffe, che con buona pace di Molière non è la Francia ma l’Italia, si attende con ansia spasmodica la sentenza della Cassazione sul caso Mediaset per sapere finalmente se B. è un delinquente matricolato o un innocente perseguitato per fini politici. Pare infatti, ma si tratta soltanto di voci di corridoio, che parte del Pd avrebbe qualche difficoltà a convivere ancora al governo con il partito guidato, anzi posseduto da un condannato per frode fiscale. E, per capire se B. sia un giglio di campo o un criminale incallito, attendono la sentenza Mediaset in Cassazione. Tutte le precedenti è come se non fossero mai state pronunciate, solo perché non erano condanne definitive. Poco importa se lo dichiaravano responsabile di reati gravissimi, come la falsa testimonianza sulla P2 (amnistiata), le tangenti a Craxi (cadute in prescrizione), svariati falsi in bilancio (reato depenalizzato da lui), la corruzione giudiziaria (prescritta sia per lo scippo della Mondadori a De Benedetti sia per le mazzette a Mills). (altro…)

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C’È POCHISSIMO da scherzare e ancor meno da ironizzare sul fatto che il principale partner del governo Letta abbia aperto le porte di casa sua a giornalisti della sua rete tv ammiraglia per rifare il processo Ruby senza giudici, con se stesso in maglionicino blu al posto di Ilda Boccassini.

C’è poco da scherzare sul format di Canale 5 La guerra dei vent’anni, un ibrido fra Un giorno in pretura, una versione made in Arcore di Report (la versione padronale del concetto di inchiesta giornalistica) e una versione soap della
Piccola fiammiferaia dove una povera ragazza marocchina che «non induce nessun sentimento diverso dalla commiserazione », dice Berlusconi, racconta una storia terribile mostrando cicatrici sul suo corpo, fa piangere i commensali, chiede 57 mila euro per aprire un centro estetico in via della Spiga e salvarsi così — un modo come un altro — da una vita di assalti costanti da parte di uomini incessantemente animati da “cattive intenzioni” e trova un benefattore che, commosso, glieli dà. (altro…)

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manifestazione-pdl

Piazza Duomo spaccata tra sostenitori e anti berlusconiani. Da una parte le urla contro il Cavaliere. Dall’altra le grida “Silvio, Silvio, Silvio” dei militanti. Lo scontro comincia ancora prima del comizio davanti all’albergo dove soggiornano i deputati del Popolo della libertà e prosegue anche al termine del discorso dell’ex premier quando rimangono a fronteggiarsi le due parti avverse che si scambiano insulti gettandosi addosso le rispettive bandiere.

Un piazza spaccata tra contestatori e sostenitori. Da una parte le urla “vergogna!”, “buffone!”, “mafioso”. Dall’altra le grida “Silvio, Silvio, Silvio” dei militanti Pdl accorsi a sostegno di Silvio Berlusconi, sceso in piazza Duomo a Brescia per una manifestazione “contro l’uso politico della giustizia”. Contestazioni che anticipano il comizio del Cavaliere e che proseguono anche al termine con scambio di insulti e lancio reciproco di bandiere. (altro…)

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al_tappone

In un qualsiasi Paese democratico un personaggio come Berlusconi sarebbe in carcere o allontanato da ogni carica pubblica, da noi è l’ago della bilancia del Governo, punto di riferimento di Napolitano nel suo doppio settennato, protetto dall’opposizione del pdmenoelle formata a sua immagine e somiglianza, tutelato dai servi che ha nominato in Parlamento, difeso dalle menzogne delle televisioni e dei giornali. La condanna confermata in appello a quattro anni per frode fiscale per i diritti tv per le reti Mediaset, corredata da cinque anni di interdizione dai pubblici uffici e tre anni dagli uffici direttivi avrebbe incenerito qualunque politico inglese, tedesco o statunitense. Da noi questo tizio passa da statista. Fa dichiarazioni. Si propone come Padre della Patria. (altro…)

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Ellekappa

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Evasione fiscale

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Il padre costituentePer la prima volta nella sua lunga carriera di imputato, Silvio B. è stato condannato in appello, ultimo grado di merito, a conferma della prima sentenza che gli infliggeva 4 anni di reclusione, 5 di interdizione dai pubblici uffici e 10 milioni di danni da pagare al fisco per una mega-frode fiscale durata dieci anni. Ora gli resta soltanto la Cassazione, presieduta proprio da ieri da un vecchio amico di Previti. Che però può valutare solo i profili di legittimità, mentre i fatti sono definitivamente accertati, così come illustrati dalle motivazioni del Tribunale: B. è un criminale matricolato che ha mostrato “particolare capacità di delinquere nell’architettare” e “ideare una scientifica e sistematica evasione fiscale di portata eccezionale” che gli ha procurato “un’immensa disponibilità economica all’estero, ai danni non solo dello Stato, ma anche di Mediaset e, in termini di concorrenza sleale, delle altre società del settore” tv. Il noto delinquente ha governato l’Italia, direttamente o indirettamente (nascosto dietro Monti e Letta jr.), per 11 anni su 19. È con questo delinquente che il mese scorso il Pd s’è appena alleato per rieleggere Napolitano e fare il governo che deve “pacificare” l’Italia dopo vent’anni di “guerra civile”. La guerra fra guardie e ladri, fra chi non paga le tasse e chi le paga anche per lui. Mentre plotoni di finti tonti rimuovono la biografia penale e politica di B., chiamando “pace” l’impunità al delinquente, e mentre si attende che il Pd trovi le parole per definire il suo pregiato alleato, è il caso di ricordare l’oggetto del processo Mediaset. Checché ne dicano i servi di Arcore, la Procura ha dimostrato “con piene prove orali e documentali” che nel 1995-’98 (quando B. era già in politica da un pezzo) la Fininvest e poi Mediaset acquistarono 3mila film dalle major Usa con 13mila passaggi contrattuali per gonfiare i costi, abbattere gli utili, pagare meno tasse e accumulare una fortuna per B. e famiglia nei vari paradisi fiscali, con due diversi sistemi: i film rimbalzavano da una società fittizia all’altra, aumentando ogni volta di prezzo (le decine di offshore create ad hoc dall’avvocato Mills, tutte riferibili al mandante B.); e altri passaggi- fantasma venivano assicurati da “intermediari fittizi” come il produttore Frank Agrama, prestanome di B., anche lui condannato. Risultato: costi maggiorati per 368 milioni di dollari, con evasioni fiscali sulle varie dichiarazioni fino a quella del 2004. L’inchiesta partì nel 2002, il dibattimento nel 2006. In origine i reati erano tre: falso in bilancio, appropriazione indebita e frode fiscale. Poi i primi due caddero in prescrizione, così come gran parte delle frodi (restano 7,3 milioni). E non solo per il naturale passare del tempo: anzi è un miracolo che il processo sia giunto in fondo, visto che in 11 anni s’è trasformato in una corsa a ostacoli, costellata da ben 11 leggi ad personam. Nel 2001 il primo scudo fiscale. Nel 2002 la controriforma del falso in bilancio che, per le società quotate, abbatte le pene e dimezza la prescrizione; il condono fiscale, che sanava un bel po’ di frodi berlusconiane. Nel 2003 il condono fiscale per i coimputati; il lodo Maccanico- Schifani; lo scudo fiscale-bis. Nel 2005 la ex-Cirielli che tagliava ancora la prescrizione e salvava dall’arresto i condannati ultrasettantenni. Nel 2006 l’indulto del centrosinistra, che condonava 3 anni ai condannati passati e futuri (perciò, se questa sentenza diventerà definitiva prima della prescrizione nel luglio 2014, B. non andrà in galera, ma dovrà lasciare il Senato). Nel 2008-2010 il “lodo” Alfano, il legittimo impedimento (due leggi scritte dall’attuale vicepremier e ministro dell’Interno, poi dichiarate incostituzionali) e lo scudo fiscale-tris. Ora, per pacificarci definitivamente col delinquente evasore, manca soltanto l’ultimo passaggio: che l’amico Napolitano lo nomini senatore a vita. S’è liberato il posto di Andreotti, lo impone l’ordine alfabetico.

Da Il Fatto Quotidiano del 09/05/2013.

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