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Posts Tagged ‘futuro’

Chi sono le ragazze italiane? Chi sono le ventenni e trentenni che in questo momento studiano, lavorano, progettano e costruiscono così il futuro del loro – il nostro – Paese?

Le tv, i giornali, i dibattiti di questi giorni sembrano proporci un’immagine unica. Ragazze carine, anzi spesso molto belle, che si somigliano tra loro e che usano il corpo con consapevolezza estrema: scambiano quello che hanno – e che possono offrire sul mercato libero delle risorse – per raggiungere un avanzamento economico e sociale. Ha fatto molto discutere l’ultimo saggio di Catherine Hakim, sociologa della London School of Economics, intitolato Il potere del capitale erotico . L’autrice sostiene che sarebbe assurdo negare alle giovani donne il diritto, quasi il dovere strategico, di sfruttare al massimo il proprio capitale estetico. Soprattutto se le giovani donne in questione sono sprovviste di altri mezzi: finanziari, intellettuali, di status sociale. (altro…)

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A un anno dalla manifestazione romana in cui le forze dell’ordine usarono i manganelli sui manifestanti, la città torna a farsi sentire. Sempre gli stessi i motivi: non c’è lavoro, la ricostruzione è ferma, il futuro un’incognita.

L’AQUILA – Gli aquilani torneranno in strada a manifestare un anno dopo la manifestazione romana in cui le forze dell’ordine usarono i manganelli sui manifestanti. L’appuntamento è per domani, 7 luglio, alle ore 15 in Viale Corrado IV a L’Aquila.
Sempre gli stessi i motivi che spingono alla mobilitazione. “Non c’è lavoro e non c’è futuro, per i giovani semplicemente non ci sono prospettive – spiegano i ragazzi del comitato 3:32, promotori insieme ad altre associazioni della manifestazione-. I soldi per la ripresa socio-economica del cratere vengono sistematicamente dirottati altrove senza alcun imbarazzo: è il caso della sanità, della ferrovia, delle scuole e dell’università. (altro…)

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Ancora decine di piazze occupate
dalle tende: aumenta la tensione.

MADRID – Migliaia di giovani indignados hanno sfidato questa notte in Spagna il divieto di manifestare oggi e domani deciso giovedi notte dalla Commissione elettorale centrale, rifiutando di sciogliere accampamenti e concentrazioni in corso in decine di città del paese.Alla Puerta del Sol di Madrid, cuore della protesta dei giovani spagnoli, 25 mila persone hanno accolto a mezzanotte l’inizio della prima giornata del divieto con un «grido silenzioso» sulla emblematica piazza della capitale. Circa 10 mila persone hanno sfidato il divieto a Plaza Catalunya, a Barcellona. Altre migliaia di giovani riuniti all’appello della piattaforma “Democracia Real Ya!” si trovavano nelle piazze di diverse città spagnole, da Siviglia a Saragozza, da Valencia a Granada. (altro…)

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Come funamboli, camminiamo in bilico sul baratro. Applaudiamo le urla sguaiate, collezioniamo sconcezze come fossero figurine dell’album, salutiamo da lontano l’amico Mubarak asserragliato nel castello, osserviamo più da vicino la foto che mostra l’uomo alla guida del paese mostrare a dieci fanciulle le sue doti meccaniche, anche quelle un acquisto. Involgarita, impoverita, svillaneggiata e dal resto del mondo irrisa l’Italia confida nella saggezza di un vecchio presidente, ultimo garante di un tempo ormai sbiadito, quello delle regole e dell’onore, della dignità e del dovere. Il tempo in cui le donne, da sole, vedove di guerra o “vedove bianche” di uomini ingoiati dalla fatica e dal lavoro crescevano quattro, sette, dieci figli e li mandavano a scuola, insegnavano loro ad aiutarsi a vicenda e a cavarsela da soli, la responsabilità, l’impegno, la fatica. Sono ancora qui quelle donne, sono qui i loro figli ormai adulti, padri a loro volta. Non hanno tempo per la politica, o ne hanno disprezzo. (altro…)

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Nelle ultime settimane si è accentuata la già alta e preoccupata attenzione sul futuro dei nostri giovani, anche con un inizio di istruttoria di colpevolezza. Così sono stati additati via via come colpevoli i vecchi che non lasciano il campo; i quaranta-cinquantenni che non hanno saputo gestire lo sviluppo attuale e futuro; le famiglie che, fra calore materno ed ausilio nonnesco, non rendono autonomi i loro figli e nipoti; la sovrastante offerta di beni e servizi che rende i giovani incapaci di desiderare alcunché; la stessa società, che non riesce a dar senso collettivo alle vite individuali; ed anche gli stessi giovani, poco propensi a rischiare avventure e responsabilità personalizzate. Tanti colpevoli, nessun vero colpevole, verrebbe da dire. È utile invece un esame di coscienza che eviti il rimpallo circolare delle responsabilità e dei vittimismi e metta a fuoco quali meccanismi e processi culturali e sociali ognuna delle categorie citate mette in campo. (altro…)

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Inutile girarci tanto intorno: la nuova legge sull’università è orrenda. Per la precisione: accentratrice, impoverente, demagogica, punitiva e sostanzialmente contro il futuro degli studenti. Ecco perché.

Accentratrice, pauperizzante, superflua,
demagogica, punitiva, antistudentesca. Si può continuare a lungo ad elencare i difetti della legge sull’Università promossa e difesa a spada tratta dal governo Berlusconi. Una riformetta, in realtà, che cambierà poco nella vita universitaria: ma per quel poco contribuirà molto all’affossamento dell’istruzione superiore.
Punto primo: la legge Gelmini toglie autonomia alle università in quanto prevede controlli ministeriali più fitti e pervasivi, annulla la flessibilità nelle decisioni, riduce gli organi accademici a passacarte, riordina corsi e facoltà sulla base non delle esigenze dei singoli atenei ma di un modello statale unico. Infine fa entrare i privati nei consigli di amministrazioni, senza specificare né i criteri di accesso né le finalità. Almeno portassero soldi…

Punto secondo: smantella il sistema pubblico a favore delle università private. Non è uno slogan da corteo, è una tristissima realtà. Dopo l’ondata di riconoscimenti di università di ogni tipo dalla nefasta gestione Moratti, ora ci risiamo con “università” fatte in cortile equiparate alle più prestigiose istituzioni di questo Paese. E, orrore tra gli orrori, anche il mitico Cepu, quello che favoriva gli studenti ritardatari o in altre faccende affaccendati, quello il cui presidente ha dichiarato di mettere la propria struttura al servizio della campagna elettorale di Berlusconi, quello per i cui legami familiari la deputata finiana Catia Polidori ha salvato il governo; anche quello verrà riconosciuto. Il messaggio è chiaro: si può avere un titolo universitario anche frequentando atenei senza docenti e senza alcuna idea di cosa siano cultura e ricerca. (altro…)

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Una mamma: l’infelicità? È non poter pensare al domani

 Una mamma milanese riflette sul futuro della figlia nel giorno del trentesimo compleanno. Ripensa al giorno della nascita e ai presagi di un avvenire felice. E si interroga su un presente che sconforta. È una lettera sul futuro senza certezze dei giovani. La lettera di una «mamma arrabbiata».

Caro direttore,
ieri mia figlia ha compiuto trent’anni. Da diversi anni lavora nella stessa azienda con contratti «a progetto». Subito dopo la sua nascita, in una gelida notte di luna piena, da un finestrone del reparto maternità dell’allora già vetusto ospedale Principessa Jolanda di Milano (oggi non c’è più) ho potuto ammirare la cupola di Santa Maria delle Grazie del Bramante incorniciata da un cielo terso, luminoso e azzurro che sembrava finto, nel quale, a far da contrappunto alla luna, brillava una stella solitaria. Uno scenario di rara bellezza che mi era sembrato un ottimo auspicio per la mia bambina.
Oggi sono una madre molto arrabbiata. Non è mia figlia che mi ha deluso. E non è di lei che voglio parlare, ma dell’indifferenza di chi assiste senza scomporsi al dramma della sua generazione. Alla sua età io avevo già fatto molti sacrifici, ma avevo prospettive concrete di crescita professionale e di fare progetti per la vita. Per mia figlia e la grande maggioranza dei suoi coetanei i sacrifici non bastano: con questi giovani la realtà è stata, ed è, avara di occasioni e ladra di sogni. Possono anche dimostrare di valere, ma non hanno la libertà di inventarsi il futuro.

Abbiamo perso il valore del lavoro, la sua dignità, il suo ruolo nella crescita individuale e nella società. Non siamo stati capaci di difendere il futuro dei nostri figli. Abbiamo creduto che bastasse aver conquistato certi diritti per avere la certezza che sarebbero durati all’infinito. Complice un diffuso benessere, amplificato in principio dal «riflusso» degli anni Ottanta, abbiamo un po’ dormito sugli allori. Noi, che abbiamo potuto realizzarci grazie al lavoro, li abbiamo cresciuti nella certezza che il loro futuro sarebbe stato migliore. (altro…)

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