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In Italia la ratifica dell’Accordo di Parigi ancora in via di «definizione». E la CO2 cresce.

È ancora il continente più ricco, ma rinunciando a investimenti verdi e innovazione rimane solo l’auto-condanna al declino.

Si è appena concluso in Cina l’ultimo summit del G20, che assicura – come si legge in una bozza delle conclusioni del vertice – un impegno comune per «stimolare una crescita inclusiva, solida, sostenibile e l’occupazione». Con poche variazioni, una formula vuota che viene ripetuta ormai da anni senza che gli auspici riescano poi a concretizzarsi. Eppure stavolta almeno una scintilla si è accesa a Hangzhou. Alla vigilia del vertice, Barack Obama e Xi Jinping, in rappresentanza di Usa e Cina – rispettivamente il 4,4% e 18,7% della popolazione mondiale, il 22,2% e 13,4% del Pil globale, complessivamente il 38% delle emissioni di CO2 – hanno annunciato la ratifica dell’Accordo di Parigi sul clima. (altro…)

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ObamaIl comunicato finale del vertice indica un 2,1% aggiuntivo entro il 2018 ma anche con investimenti privati. Putin isolato sul caso Ucraina.

BRISBANE – No, Barack Obama non ha piegato le resistenze di Angela Merkel, il G20 non segna l’inizio di un ripensamento dell’euro-austerity. Al massimo ha fornito legittimità a Mario Draghi per accelerare e amplificare gli acquisti di bond sul modello seguito in America. Nel comunicato finale del vertice di Brisbane c’è infatti un richiamo a politiche monetarie che «contrastino le pressioni deflazionistiche». Il summit in Australia ha anche riservato un’amara sorpresa al nuovo presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. Nel testo approvato dai leader c’è una chiara condanna del tipo di esenzioni fiscali occulte offerte alle multinazionali dal Lussemburgo, proprio quando Juncker ne era premier e ministro delle Finanze. Quel passaggio rilancia le polemiche sulla credibilità di Juncker appena giunto alla guida della Commissione di Bruxelles.

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La tassazione nei Paesi OCSEG20: “Crescita e lavoro le priorità, ora azioni decisive”.

MOSCA— In tempi di vacche magre, quando la ripresa «è troppo fragile», la crescita «troppo debole», la disoccupazione «troppo alta» e «l’Eurozona resta in recessione», secondo la sintesi di Christine Lagarde, numero uno del Fmi, bisogna che non vada perduto nemmeno un euro. A maggior ragione se questi denari sono tasse non pagate o eluse. E ancor più se a farla franca sono le grandi multinazionali. Per questo le autorità monetarie del G20, riunite a Mosca, danno il loro ok ad un piano Ocse in 15 punti che dovrebbe costringere queste società a pagare le tasse dove vengono realizzati i profitti, senza più approfittare di trucchi contabili, scappatoie legali o paradisi off shore. Oggi, in Italia, c’è il caso Google. Ma eventi analoghi si registrano in ogni Paese, ciascuno assai bisognoso — e oggi più che mai — di entrate fiscali.
Perché il meccanismo funzioni, perché questo fiume di miliardi non sfugga più di mano, è basilare lo scambio automatico di informazioni tra i diversi governi; centrale è l’armonizzazione delle varie normative. L’Ocse infatti dovrà suggerire la definizione di “standard internazionali” che mirino proprio a rendere omogenee le diverse legislazioni. (altro…)

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Le riunioni dei G8 e dei G20 sono caratterizzate, di regola, da un buonismo di facciata. Tutti sono d’accordo su grandi ovvietà, tutti sorridono nella «foto di famiglia», i contrasti e i litigi trovano spazio, con discrezione, dietro le quinte e non emergono nel comunicato finale, già scritto prima che la riunione abbia inizio. Non è andata così al G20 di Los Cabos: non ci sono stati risparmiati i confronti, le polemiche e neppure i dispetti. Dall’invettiva del presidente della Commissione Europea contro gli americani, ai quali ha ricordato, in modo brusco e poco diplomatico, di essere loro i responsabili della crisi economica mondiale fino alla cancellazione, o quanto meno al rinvio, di un incontro tra il Presidente degli Stati Uniti e i leader europei, largamente interpretato come uno «sgarbo» di Obama. (altro…)

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Fmi, ci trattano come il Congo B: “Crisi? I ristoranti sono pieni”
G20 Arrivano gli ispettori da Washington a seguire l’azione del governo Ogni tre mesi la pagella del Fondo monetario internazionale sull’attuazione della lettera alla Ue. E se ci bocciano scatta il salvataggio.
Il fantasma di Cannes”. Non è un musical, è il soprannome che si è guadagnato Silvio Berlusconi al G20. Una battuta che passa di bocca in bocca, si declina in diverse lingue (ci si mettono perfino i cinesi, che non sembrerebbero dei buontemponi: “Cannes Youling”, loro dicono così). “Questo è stato il G19 più Berlusconi”, sorride un membro della delegazione inglese. “Dovevate vederlo con la Merkel e Sarkozy, guardava in basso come un bambino sgridato”, raccontano gli sherpa spagnoli. E via con aneddoti che raccontano di Obama che manco se lo fila di striscio. (altro…)

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