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Posts Tagged ‘gas serra’

Tar Pit #3Oggi possiamo e dobbiamo operare una scelta; una scelta obbligata che non ammette terze vie, ritardi, incertezze.

Possiamo salvare il clima, lasciando sotto terra tre quarti delle risorse fossili disponibili sul Pianeta, rivoluzionando il settore energetico con rinnovabili ed efficienza; oppure possiamo estrarre carbone, petrolio e gas fino ad esaurirli, prolungando la nostra dipendenza dalle fonti sporche, rinunciando così a difendere il nostro futuro e la vita di chi verrà.

Se per qualche inspiegabile perversione questa seconda opzione fosse la nostra preferita, allora potremmo affrontare con ulteriore determinazione la nostra corsa verso il baratro, e accelerare. Non tutte le fonti fossili sono uguali; quanto a impatti sul clima ve ne sono di veramente letali. Un esempio? Le tar sands – quelli che molti conoscono come sabbie bituminose – hanno un potenziale di emissione di gas serra pari fino a quattro volte quello di altri tipi di petrolio. (altro…)

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The Rainbow Warrior in Venice
Poche ore fa Stati Uniti e Cina hanno annunciato di aver raggiunto un accordo sulle politiche da attuare e gli obiettivi da raggiungere circa il taglio delle emissioni di gas serra per salvare il clima. Un piccolo passo in avanti rispetto alla situazione attuale, anche se non ancora sufficiente.

Entrando nel dettaglio, gli Stati Uniti hanno annunciato un taglio delle proprie emissioni di gas serra nell’atmosfera del 26-28 per cento al 2025, rispetto ai livelli del 2005. La Cina ha invece annunciato che aumenterà sino al 20 per cento del totale la quota di energia ricavata da fonti non fossili (in maggioranza rinnovabili) al 2030, anno entro cui si impegna a raggiungere il picco di emissioni di gas serra.

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I negoziati internazionali per raggiungere un accordo sulle politiche per tagliare le  emissioni di gas serra sono disseminati di ostacoli, incomprensioni e furbizie e, secondo un team di ricercatori statunitensi ed australiani, «Senza valutazioni indipendenti delle emissioni, globalmente coerenti, gli accordi sul clima rimarranno gravati da errori, self-reporting e dall’impossibilità di verificare i progressi delle emissioni».

Per questo il team guidato dagli scienziati dell’Arizona State University (Asu) ha sviluppato un nuovo approccio, il Fossil Fuel Data Assimilation System (Ffdas) per stimare 15 anni di emissioni di CO2, ora per ora, per l’intero pianeta, con una risoluzione spaziale di 0,1°,  fino al livello di singola città ed industria, una mole di dati che fornisce informazioni essenziali ai policymakers. (altro…)

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effetto serraSei azioni concrete per il Consiglio europeo del 26 e 27 giugno.

In preparazione dell’accordo politico al Consiglio europeo di ottobre sotto presidenza italiana, che continuerà il confronto e discuterà le misure da mettere in campo per ridurre la dipendenza europea dalle importazioni di energia, Greenpeace, Legambiente e Wwf hanno indirizzato al Presidente del Consiglio Matteo Renzi una lettera con 6 proposte concrete sul Pacchetto Clima ed Energia 2030.

Le tre grandi associazioni ambientaliste sottolineano che «In vista del vertice sul clima, convocato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon per il prossimo 23 settembre a New York, è cruciale che l’Unione europea faccia sostanziali passi in avanti nella definizione dei suoi nuovi obiettivi in materia di clima ed energia, andando ben oltre l’obiettivo del 40% di riduzione interna delle emissioni di gas-serra entro il 2030. Obiettivi ambiziosi non solo sono fondamentali per sostenere la competitività e l’azione climatica dell’Europa a livello globale, ma sono anche indispensabili per garantire la sicurezza energetica europea». (altro…)

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Grafico-PPMPer la prima volta livelli di CO2 sopra le 400 parti per milione.

Siamo ormai vicini al superamento della soglia di pericolo per la catastrofe climatica.

Il mese di aprile che si conclude oggi ha segnato il nuovo record di concentrazione di CO2 nell’atmosfera: sono state superate le 400 parti per milione (Ppm), il massimo nella storia dell’umanità. La conferma arriva su Climate Central da Pieter Tans, un climatologo statunitense della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa): «Ogni giorno nel mese di aprile è stato oltre i 400 ppm». I dati provengono dall’osservatorio di Mauna Loa, nelle Hawaii, che dal 1958 misura i livelli di CO2 nell’atmosfera, tracciando la storia dell’Antropocenea d e delle emissioni umane che stanno cambiando il clima e l’ambiente del nostro pianeta.

La soglia di pericolo sembra ormai superata ed ormai siamo ben oltre l’allarme lanciato sempre da Mauna Loa il 9 maggio 2013, quando per la prima volta si raggiunsero le  400 ppm, un limite che quest’anno è stato raggiunto e superato ben due mesi prima, per rimanere costantemente superiore per tutto aprile. Un confine ancora in parte simbolico ma che illustra drammaticamente la distanza che ci separa dai 280Ppm dell’era preindustriale. (altro…)

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greenpeace_cover_lLa CO2 in atmosfera ha superato la soglia ‘psicologica’ di 400 ppm di concentrazione, un valore che non era stato toccato negli ultimi tre milioni di anni. “Un livello altissimo che rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme rispetto ai cambiamenti climatici in corso nel Pianeta”.

La concentrazione dell’anidride carbonica in atmosfera ha superato oggi le 400 parti per milione (ppm), un livello altissimo che rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme rispetto ai cambiamenti climatici in corso nel Pianeta.  (altro…)

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Bene il ruolo chiave affidato all’efficienza energetica, ma il respiro è troppo corto.

Penalizzate le rinnovabili. A dir poco preoccupante l’enfasi data alle fonti fossili.

Il documento di Strategia Energetica Nazionale (SEN) è stato finalmente pubblicato dal Ministero dello Sviluppo economico, dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri, e attualmente è in fase di consultazione pubblica sul portale del MiSE (c’è tempo fino al 30 novembre per presentare osservazioni, il documento è disponibile a questo link).

La notizia, va ribadito, è doppiamente positiva. Innanzitutto il nostro Paese potrebbe dotarsi, finalmente, di uno strumento di pianificazione atteso da anni, di importanza strategica in un momento di profondi cambiamenti nel campo energetico e in quello economico, anche se con tutta probabilità toccherà al nuovo governo tradurre in atti concreti la SEN. Il secondo aspetto positivo è che lo fa attraverso una procedura di consultazione pubblica, che dovrebbe permettere il coinvolgimento diretto degli stakeholder. (altro…)

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Urgenza ancora più rilevante di quella relativa alla crisi economica e finanziaria.

La 17° Conferenza delle Parti della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici tenutasi a Durban in Sud Africa (vedasi www.unfccc.org) ha preferito, ancora una volta, rimandare, dilazionare, prendere tempo. Se facciamo i calcoli rispetto alle decisioni che sono state adottate in questa sede (decisioni, sia chiaro, certamente utili per non frenare il percorso negoziale), siamo in grado di constatare che passeranno almeno nove anni prima di vedere perseguiti, dalle nazioni nel mondo, impegni significativi di riduzione delle emissioni dei gas che modificano la composizione chimica dell’atmosfera ed incrementano l’effetto serra naturale. (altro…)

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LE CONCLUSIONI DEL VERTICE DI DURBAN.

Il summit Onu si chiude con l’ennesimo posticipo. Ok al Fondo Verde, ma è una scatola vuota DURBAN. A Durban si è sepolta per sempre l’idea che una soluzione alla questione dei cambiamenti climatici si possa trovare tra le mura di un centro congressi. Il negoziato si è chiuso domenica mattina, 36 ore dopo la scadenza prefissata, per portare a casa un risultato deludente, che svende l’Africa e i paesi più poveri agli interessi corporativi globali dietro a una promessa di accordo futuro quanto mai inconsistente.
La 17ma Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) verrà forse ricordata per aver trovato una soluzione in extremis per salvare un multilateralismo oramai solo di facciata. O forse per avere palesato le reali implicazioni di un accordo globale ambizioso, equo, e con obiettivi vincolanti che permettano di frenare l’innalzamento della temperatura globale sotto la soglia di rischio di 1,5 C, garantendo il necessario trasferimento di risorse ai Paesi poveri che soffrono gli impatti dei cambiamenti climatici senza avere contribuito a causarli. (altro…)

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La notte bianca della conferenza sul clima ha dato alla luce un accordo sufficiente per non dichiarare il fallimento di dodici giorni di negoziati. Dato il rischio che i delegati di 190 governi se ne tornassero a casa con un nulla di fatto, è un bicchiere mezzo pieno. Ma considerando che questa è la diciassettesima conferenza delle parti (Cop) voluta dalla Convenzione quadro delle nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc), che ogni volta si chiude con decisioni sofferte e mai all’altezza delle aspettative, allora il bicchiere è ancora mezzo vuoto. È dal primo incontro tenutosi a Berlino nel 1995 che il mondo cerca di assumere provvedimenti incisivi per ridurre il rischio climatico.  Nel 1997 la Cop3 di Kyoto emanò almeno il noto protocollo, ora in scadenza, ma a causa del rifiuto degli Stati Uniti toccò attendere il 2005 perché entrasse in vigore con l’adesione della Russia. (altro…)

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L´Europa: “No a impegni vaghi” Il ministro dell´Ambiente Clini: “L´intesa va arricchita con obblighi precisi” DURBAN – Accordo sul clima entro il 2015. È questa la base su cui, a poche ore dalla conclusione della conferenza Onu di Durban, si sarebbe trovata un´intesa per sbloccare lo stallo dei negoziati. Il testo di mediazione, discusso fino a notte, è stato preparato dal padrone di casa, il Sudafrica, per tagliare gli ultimi indugi. È una bozza che lascia perplessa l´Unione Europea perché i punti deboli della proposta sono in buona evidenza. Gli impegni restano nel vago. Non sono state ancora precisate le quote di riduzione delle emissioni serra. Tra il momento in cui l´accordo verrebbe definito e il momento in cui diventerebbe operativo passerebbero cinque anni, visto che la Cina non vuole prendere in considerazione l´adesione a un trattato vincolante prima del 2020. Ma la proposta contiene anche vantaggi altrettanto evidenti. (altro…)

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Il mercato ha già scelto: ecco come cambierà la nostra vita.  Il ministro dell´ambiente Clini: “Lavoriamo per le tecnologie eco-efficienti”. 

DURBAN – Tra non paper, i documenti scritti per restare nel vago, e sigle come Mrv (il monitoraggio delle emissioni serra) o Lulucf (l´impatto ambientale della deforestazione) la trattativa sul clima rischia di apparire un dibattito lunare. Eppure alla conferenza Onu di Durban si discute di cose molto concrete: il livello di comfort delle case in cui abitiamo, il modo in cui andiamo a lavorare e i veleni che respiriamo nel tragitto, la presenza di cumuli di rifiuti vicino a casa o la possibilità di riciclarli creando lavoro.
Molto probabilmente il mondo andrà nella direzione indicata dai flussi di investimento privati, che dal 2008 premiano le rinnovabili rispetto ai combustibili fossili, e dalla capacità di pianificazione di Pechino, che nei prossimi 5 anni investirà 250 miliardi di euro nelle tecnologie per ridurre le emissioni di anidride carbonica. Ma un fallimento della conferenza, prodotto dalla resistenza del cartello che fa capo agli Stati Uniti, rallenterebbe la riconversione industriale proprio mentre il caos climatico accelera moltiplicando alluvioni e siccità devastanti. (altro…)

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Domani le conclusioni / Emissioni record, volontà di porvi rimedio ai minimi.  
L’emergenza rimossa. Ma per la scienza senza un’inversione di tendenza immediata sarà caos già nel 2015. 
DURBAN. Superato ormai il giro di boa dei tavoli tecnici il Vertice sul clima di Durban si avvia alla chiusura, prevista per domani. Da martedì scorso al Conference center di Durban si è entrati in quello che definiscono l’High Level Segment: l’ultima fase delle negoziazioni. Quella di alto livello appunto, durante la quale alle equipe di negoziatori si uniscono le rappresentanze dei governi che da due giorni stanno giungendo nella città sudafricana.
Rispetto a due anni fa, a Copenaghen, quando a presenziare alla 15ma Cop c’erano quasi tutti i presidenti, potenze mondiali comprese, Obama era appena stato eletto e i messaggi di avvio ripetevano che quella climatica era la più grande minaccia da affrontare, qui a Durban i governi paiono aver dimenticato che se di emergenza si trattava, l’urgenza di affrontarla è ormai non rimandabile. (altro…)

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DURBAN — Dall’incontro bilaterale con la delegazione cinese, il capo negoziatore statunitense, Todd Stern, è uscito ieri mattina con la faccia di un giocatore di poker che ha appena smascherato il bluff dell’avversario: «Non ho l’impressione che ci sia stato alcun cambiamento nella posizione della Cina», informa lapidario. La conferenza stampa, iniziata con oltre un’ora di ritardo, lasciava sperare in un annuncio diverso, in una svolta storica nel braccio di ferro fra i due colossi più inquinanti della Terra, impegnati a studiarsi come due lottatori di sumo. Niente di fatto, invece. Durban, sulla costa sudafricana dell’Oceano Indiano, si approssima a diventare la tomba di molte speranze degli esperti di clima riuniti da dieci giorni alla 17esima Conferenza delle Parti per trovare un accordo globale nella lotta alle emissioni di biossido di carbonio (CO2). Strano, perché sarebbe nell’interesse di tutti evitare che la febbre del pianeta salga ancora di oltre 2 gradi Celsius, il tetto massimo per evitare la catastrofe ambientale. (altro…)

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I paesi aderenti alla «Alleanza bolivariana dei popoli della nostra America», o Alba, sono arrivati con una strategia comune alla conferenza dell’Onu sul clima, che ha preso avvio questa settimana a Durban (Sudafrica). Venezuela, Cuba, Bolivia, Ecuador, Nicaragua, Saint Vincent e Grenadine, Dominica, Antigua e Barbuda hanno concordato una piattaforma comune durante un incontro preliminare ospitato dalla Bolivia. Ed è una strategia chiara: i paesi dell’Alba respingono il pannicello caldo delle «riduzioni volontarie delle emissioni» proposte dalle nazioni ricche (è la linea portata avanti dagli Stati uniti e altre nazioni occidentali: non fissare limiti vincolanti alla quantità di gas serra che ciascun paese può emettere, ma ripiegare sugli impegni volontari). Propongono invece di «far proseguire e rafforzare» il Protocollo di Kyoto in quanto «unico accordo internazionale legalmente vincolante». A Durban occorre agire in nodo «ambizioso, equilibrato, scientifico, equo», dicono, rispettando i principi della Convenzione Onu sui cambiamenti climatici, approvata nel 1992 a Rio de Janeiro: in particolare i principi di eguaglianza e di responsabilità comune ma differenziata. (altro…)

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Hanno nomi esotici, spesso sono soltanto punti sperduti nelle cartine geografiche. Ma la loro sopravvivenza è ormai appesa a un filo. E proprio mentre a Durban i “grandi” parlano del clima, lanciano un grido d´allarme: “Salvateci”. L´unica difesa sono i seawalls, barriere improvvisate con scheletri di macchine e pietre. Alle Maldive il governo si è riunito sott´acqua: ministri con muta e bombole d´ossigeno.

Sono gli indignados del clima, i pescatori che si ritrovano con le reti vuote, i ragazzi che si arrampicano sui tetti delle loro case quando le onde invadono il villaggio, le donne che non trovano più acqua per cucinare. Nelle loro isole fanno il possibile per difendersi dalla marea montante dell´oceano: costruiscono seawalls, barriere improvvisate con scheletri di macchine, rottami, pietre. Ma sono palliativi, misure tampone che devono essere ricostruite anno dopo anno, arretrando ogni volta sotto la spinta sempre più minacciosa del mare. E allora hanno deciso di andare a Durban, alla conferenza Onu in cui i grandi inquinatori vogliono rinviare l´impegno a difesa dell´atmosfera, e minacciano di bloccare i lavori. (altro…)

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Pablo Solon/ EX AMBASCIATORE BOLIVIANO ALL’ONU.
DURBAN. Ambasciatore della Bolivia presso le Nazioni Unite fino allo scorso luglio, Pablo Solon è stato per molti anni attivista impegnato nella difesa dei diritti umani e sulle questioni indigene ed ambientali. Quest’anno è stato il vincitore del Premio Internazionale per i Diritti Umani assegnato da Global Exchange. Lo incontriamo a Durban, dove è arrivato per tenere una serie di incontri con la società civile.
L’anno scorso era a Cancun come negoziatore all’interno del vertice ufficiale, quest’anno la ritroviamo qui allo «Spazio dei Popoli». Cos’è accaduto?
Ho abbandonato le mie funzioni presso l’Onu circa sei mesi fa. La ragione di questa scelta è personale: l’età e le condizioni di salute di mia madre. Sono intimamente convinto che se non si è capaci di prendersi cura della propria madre non si può pensare di poter difendere la Madre Terra. (altro…)

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È partita mercoledì 30 novembre a Durban in Sudafrica la diciassettesima Conferenza Internazionale sul Clima nella quale 195 Paesi fino al 9 dicembre tenteranno di superare l’impasse che da anni ostacola l’assunzione di impegni necessari per affrontare l’emergenza climatica e avviare un processo di transizione rapida verso modelli produttivi e di consumo capaci di ridurre le emissioni di gas serra. Lo snodo centrale è rappresentato dal difficile accordo per stabilizzare l’aumento della temperatura del Pianeta, Per le associazioni ambientaliste le cose da fare sono tante. Ma c’è la volontà? “A Durban si gioca una partita cruciale, quella per mantenere viva la possibilità di giungere al più presto ad un accordo globale sul clima” ha spiegato negli scorsi giorni Legambiente nel documento La posta in gioco a Durban (.pdf). Una possibilità, oggi, ancora vincolata al rinnovo del Protocollo di Kyoto, fondamentale per sbloccare l’attuale stallo dei negoziati. “Rinnovare Kyoto – ha precisato Legambiente – significa, infatti, dare continuità all’unico strumento legalmente vincolante nell’azione globale contro i mutamenti climatici”. (altro…)

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Un studio su Nature: sbagliato insistere unicamente sulla riduzione delle emissioni di CO2 per frenare il cambiamento climatico. Meglio agire anche sugli altri gas serra, responsabili fino al 45% del surriscaldamento.

SE SI PARLA di gas serra il dito è puntato sempre su di lei: l’anidride carbonica. E non c’è dubbio che questa molecola sia la regina dei gas che intrappolano il calore negli strati più bassi dell’atmosfera terrestre. Ma, secondo alcuni scienziati americani, per decenni abbiamo trascurato l’importanza di altri gas prodotti dalle attività umane e che contribuiscono al cambiamento climatico. (altro…)

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Per la prima volta al mondo un paese tenta di affrontare la lotta ai cambiamenti climatici e di agevolare la rivoluzione energetica puntando su un sistema fiscale che penalizza in maniera diretta chi emette anidride carbonica. Sino ad oggi, come ricorda anche questo schema del Guardian, l’unico altro tentativo di limitare per legge i gas serra è quello in atto nell’Unione Europea che ha però adottato il sistema  “cap and trade”, fissando dei tetti alla quantità di emissioni che ogni settore industriale può rilasciare e creando parallelamente un mercato per lo scambio di quote tra produttori virtuosi e inquinatori (Ets). (altro…)

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