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Posts Tagged ‘gheddafi’

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Mentre scrivo Gheddafi viene segnalato in antri tripolitani, addirittura “in un buco” dal quale snidarlo come si fa coni conigli (coniglio e cunicolo hanno lo stesso etimo). Torna in mente una densa poesia satirica di Riondino, “I dittatori scavano cunicoli”, scritta per Cuore nel ’92 inonore di quella vecchia canaglia di Saddam. Non solo i dittatori, anche i boss mafiosi spesso hanno destini cunicolari,vite da intercapedine e sepolture da vivi. Il potere ha uno zenit e un nadir, erige statue dorate che sembrano sfidare gli dei e intanto scava nascondigli nel sottosuolo, e si rintana presagendo il momento in cui quelle statue saranno sradicate, e il volto del Sire farà da zerbino alle suole dei rivoltosi, e da bersaglio ai loro sputi. (altro…)

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Evaso tre giorni fa: “Ho vissuto in una cella sotto terra”.  “Un buco per respirare, ci sono decine di persone in quelle tombe segrete”- “Un mio compagno è morto dopo uno spintone violento che gli fatto battere la testa”. 

TRIPOLI – Il carcere di Abu Salim è stato conquistato dagli uomini del Consiglio di Transizione ma, come tutto a Tripoli, è ancora sotto il tiro dei fedelissimi di Gheddafi. È una corsa contro il tempo sfidando i cecchini. Gran parte dei detenuti sono stati liberati, tra loro ci sarebbe anche Matthew VanDyke, un giornalista americano che era scomparso in Libia lo scorso marzo. Ma ora si cercano le “fosse”, le celle sotterranee. «C´è solo un buco per respirare, so che ci sono decine di persone detenute in quelle tombe segrete. Se non si trovano in tempo moriranno» dice Reda Omar Ali Jernaz, 34 anni, che da Abu Salim è evaso martedì scorso. Ha il polso fratturato in più punti Reda e sul resto del corpo i segni delle torture che si sono state inflitte durante circa sei mesi di detenzione ma ieri è tornato in prima linea a combattere. «È la battaglia finale contro il tiranno, non potevo non esserci. Prima però dobbiamo trovare i nostri compagni sepolti vivi» dice mostrando l´ingessatura artigianale che si è fatto fare per impugnare il fucile. (altro…)

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Guardando le foto della villa di madamina Gheddafi, mi è tornato alla mente il monologo di suo padre in Italia, giusto un anno fa: «Dal 1977 ho lasciato tutto il potere al popolo». Per sé e i suoi cari si era tenuto le piscine. E’ la solita doppia verità della politica, che in pubblico maneggia concetti elevati e in privato pensa agli affari propri e del proprio clan. Che ci caschino i sudditi di un dittatore è quasi patologico. Ma come mai anche noi, cittadini evoluti di una democrazia, continuiamo a bere spremute quotidiane di falsità senza provare un moto di disgusto? Le uniche guerre per la libertà che emozionano i governi occidentali sono quelle che avvengono nei Paesi ricchi di materie prime. Se un manigoldo massacra la gente in un deserto zampillante petrolio è un criminale che va estirpato in nome dei diritti umani. Ma se un manigoldo analogo semina il panico su una distesa di pietre, come sta avvenendo in Siria, le esigenze della libertà diventano subito un po’ meno urgenti e prevale il principio di non intervento negli affari interni di un’altra nazione. (altro…)

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LIBIA. Il figlio di Gheddafi che viene catturato e poi ricompare baldanzoso nella notte. Tripoli che insorge, mentre invece la città è assalita da combattenti venuti da fuori. Festeggiamenti a Bengasi fatti passare per l’esultanza dei tripolini. Un regime dato per finito che dopo tre giorni continua a bombardare il centro della città. Inviati in elmetto che mettono in posa i combattenti per riprenderli. Dirette dalla battaglia in cui si vedono solo tetti e il fumo in lontananza…
Più che di «nebbia della guerra» si dovrebbe parlare di una guerra televisiva che ha ben poco a che fare con quello che succede, ma rientra in una strategia mediale mirata a confondere le acque sia agli occhi dell’opinione pubblica occidentale, sia a quelli del regime di Tripoli. (altro…)

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Menzogne di una notte insonne (anche sotto il fortunato cielo italiano che nessuno bombarda dal 1945). Menzogne e arroganza fino all’ultimo in una guerra cominciata e continuata con notizie false, in cui i media hanno avuto il ruolo dell’aiuto carnefice.Solo la tivù russa Rt e quella venezuelanaTelesur spiegano che è una vittoria dovuta alla carneficina compiuta dalla Nato anche con droni ed elicotteri Apache soprattutto negli ultimi giorni. L’obiettivo è è quella democrazia che il popolo libico merita, dice il premier britannico Cameron. Peccato che in tutti i mesi scorsi proprio la Nato e i “ribelli” avessero sempre lasciato cadere le proposte di libere elezioni con controllo internazionale avanzate dal governo libico. (altro…)

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In Libia ringraziano, ma tra i “fantastici 4” ne manca uno …

Chissà come mai

Da nonleggerlo.blogspot.com

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Forse saranno liberi solo per un giorno ma è impossibile non commuoversi e non invidiare una scintilla della loro ebbrezza. Ci guardano e ci sorridono la ragazza con lo hijab nero e gli occhiali da “Aviator”, il bimbo con il cappello da Harry Potter, il vecchio beduino. 

Ci guardano e ci sorridono da un tempo che conoscemmo e che abbiamo dimenticato, il giorno della liberazione. Ce l´hanno fatta. La ragazza con lo hijab nero attorno al capo e gli occhiali «aviator», il bambino con il cappello a cono del piccolo Harry Potter del deserto, il vecchio beduino con la barba grigia e l´occhio incendiato dall´emozione, sono riusciti a vivere quel miracolo che chiamammo «Liberazione».
Quel miracolo che la storia regala con estrema avarizia a chi se la sa conquistare.
Forse saranno liberi soltanto per un giorno, e quella felicità che la luce dipinge sui volti dei libici oggi potrà essere cancellata da nuove ombre di buio, perché la storia che ricomincia non è mai una garanzia di nulla e la guerra, neppure se vittoriosa, non è necessariamente una levatrice prodiga. (altro…)

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Mentre tutti si domandano dov’è Gheddafi, azzardiamo un interrogativo ben più angosciante: dov’è Frattini Dry? Perché c’è una sola notizia più divertente di B. che chiede la resa di Gheddafi: Frattini che chiede la resa di Gheddafi. Il guaio che, come il beduino, nemmeno il fattorino (come lo chiamano i diplomatici Usa nei cablo diffusi da WikiLeaks) si sa dove sia. Ieri per tutta la giornata ha diffuso dichiarazioni e interviste telefoniche dal suo misterioso bunker. Finora, a ogni crisi internazionale che si rispettasse, era solito apparire tutto unto e allampadato da un atollo caraibico o da una baita in alta montagna, dispensando i suoi inutili pensierini da seconda elementare con aria compunta e sofferente, come se partorire quelle frasette da bacioperugina gli costasse sforzi titanici, da ernia al cervello. (altro…)

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