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Posts Tagged ‘GIAMPAOLO CADALANU’

Doppio attentato rivendicato dallo Stato islamico contro i copti a Tanta e ad Alessandria. Al Sisi “Stato di emergenza per tre mesi”.

Kamikaze in due chiese sono 45 i cristiani morti nella Domenica delle Palme.

È UN ASSAGGIO velenoso del terrore futuro quello offerto dai resti del sedicente Stato Islamico, con l’offensiva contro i cristiani nella domenica delle Palme. Le strutture territoriali del Califfato stanno collassando, ma gli attentati in Egitto confermano che i miliziani sono pronti a tornare un movimento terrorista, per diventare l’incubo dell’Occidente, dei suoi alleati e di qualsiasi altro Paese non disposto ad abbracciare la sha’ria nella versione più radicale.

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mosul

Con le truppe speciali della Golden Division irachena L’ingresso in città, la torre della tv conquistata, i droni nella tempesta di sabbia

Nel cuore della battaglia decisiva all’Isis “Li inseguiamo, fuggono di casa in casa”.

BAZWAYA, A 5 CHILOMETRI DA MOSUL (NORD IRAQ).
Quando la Humvee blindata arriva con urgenza al riparo della case di Bazwaya, i soldati della Golden Division estraggono attentamente il sergente Said dal portellone. Ha una scheggia di mortaio nella schiena e una nel polpaccio, poco sopra il tatuaggio dell’aquila irachena. Cerca di stringere i denti, ma quando lo caricano sulla barella gli sfugge un lamento. I compagni di pattuglia sono interamente coperti di polvere del deserto: solo la parte superiore della fronte, coperta dall’elmetto, mostra il colore della pelle.

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TTIP
ROMA – Lo spirito della manifestazione contro il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti lo rende bene Roberto, militante di Rifondazione da 24 anni, impegnato ad assaporare olive biologiche: «Ma perché dobbiamo mangiare male se c’è la roba buona?». Il corteo di Roma è una sfilata di cittadini preoccupati per la quotidianità e sicuri che il Ttip avrebbe effetti disastrosi per la salute, per la tavola, per il lavoro.

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Migranti

Un’imbarcazione si sarebbe rovesciata sabato: “Partiti dall’Egitto” Mancano conferme ufficiali. I superstiti: “Centinaia in mare”.

L’ultima strage di migranti è avvolta nel mistero: le prime confuse testimonianze sono arrivate da un gruppo di superstiti approdati all’isola greca di Kalamata, dopo essere stati raccolti in mare da un cargo commerciale.
I profughi, tutti provenienti da paesi africani come Eritrea, Sudan, Somalia, Egitto, hanno raccontato di aver intrapreso la traversata su una nave con 500 persone a bordo, che ha finito per capovolgersi in mare. Un testimone, Awale Warsame, ha raccontato alle agenzie stampa di essere fra i superstiti dei 500: sarebbero rimaste in vita solo 23 persone, che si erano aggrappate ai resti di legno della barca naufragata.

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risse e violenzeLA TESTIMONIANZA / MOHAMMED, IRACHENO.

COLONIA – «Litigavano, lanciavano petardi. Erano ubriachi fradici. Li ho visti circondare una ragazza, in quattro o cinque. Lei avrà avuto forse 25 anni, era sola e terrorizzata. Piangeva e non sapeva che fare. La toccavano, la palpeggiavano. Hanno smesso soltanto quando è intervenuta la polizia ». Il racconto di Mohammed è pieno di sdegno. Lui in Germania è arrivato da quattro mesi, e il sogno di un nuovo inizio, lontano dall’Iraq e dalla guerra, sembra ora messo in discussione dai fatti di Capodanno. La sua famiglia è rimasta a Kerbala, e al giovane iracheno si «stringe il cuore pensando a tutto quel che ho lasciato». Ma adesso la nuova vita, per cui ha speso denaro ed energie, è a rischio: il giovane teme che il governo tedesco possa cambiare atteggiamento verso i rifugiati dopo gli abusi della stazione di Colonia.

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Profughi

Le testimonianze.

Dalla capitale siriana a Roma per essere curati: grazie all’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, cinque bambini sono sfuggiti all’inferno del conflitto. Nelle loro parole la sofferenza della vita quotidiana in un Paese devastato.

Il gioco preferito dai bambini di Saida Zenab è una specie di nascondino. Vince chi si sente per primo le bombe, e acquista la precedenza per trovare riparo. Anche quel giorno maledetto del luglio 2013 Raghad correva per casa e giocava con un fratellino. Nel campo profughi palestinese fondato 60 anni fa alle porte di Damasco, combattimenti, salve d’artiglieria, jet che lanciano bidoni esplosivi sono solo una colonna sonora della vita di ogni giorno. «Non ci spaventavano, uscivamo sempre, anche per andare al mercato». Mamma Wafaa era in cucina, a cercare di organizzare un pasto. Lei non lavora, e da quando suo marito è morto deve contare sulla solidarietà delle altre famiglie e sugli aiuti dell’Unrwa, l’agenzia dell’Onu che assiste le 2mila famiglie di Saida Zenab e gli altri 460mila rifugiati palestinesi.

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Migranti

Dopo gli scontri in Sassonia in fiamme un centro rifugiati vicino alla capitale La cancelliera sospende la convenzione di Dublino: sì all’ingresso dei siriani.

BERLINO. La fuga dei rifugiati dell’estate 2015 è ormai su scala epocale, mai raggiunta dai tempi della Seconda guerra mondiale, e sta mettendo in discussione la leggendaria capacità di accoglienza della Germania. A fronte di una mobilitazione generale, con centinaia di volontari che offrono contributi o lavoro, giornali che incitano a fare la propria parte e associazioni che coordinano, rispunta l’intolleranza. Sabato scorso a Heidenau, in Sassonia, alcune centinaia di neonazisti — ubriachi, dice la polizia — mobilitati dalla nostalgica Npd avevano cercato di impedire l’arrivo dei profughi nell’ostello locale, scontrandosi con gli agenti.

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le richieste

I dati

Solo in Germania si prevedono 800mila richiedenti d’asilo. Nei primi sei mesi sono stati 57 mila in Turchia, 30 mila in Italia, 65 mila in Grecia. È allarme nella Ue: “È una crisi senza precedenti”.

BERLINO. Nel governo tedesco c’è chi ha messo da parte le prudenze verbali e la chiama apertamente «la crisi europea di solidarietà e responsabilità». Ed è palese che le incertezze e le diversità di approccio fra i paesi del Vecchio Continente davanti all’ondata dei profughi rischiano di trasformarsi in tensione fra partner. Proprio con questo problema in agenda Angela Merkel incontrerà domani a Berlino François Hollande, per definire una strategia comune: Germania e Francia devono scuotere i partner recalcitranti, perché rispettino gli impegni internazionali sul diritto d’asilo, smettano di ostacolare la distribuzione dei profughi, utilizzino i fondi stanziati dalla Commissione per agire davvero. Sul tavolo, in altre parole, c’è l’idea che l’Europa non può limitarsi a discutere di quote, stanziare somme che restano inutilizzate o tutt’al più «controllare » quello che succede nel Mediterraneo, senza nemmeno dar via libera agli interventi umanitari in mare se non in aree ben precise.

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Ue

Domani al Bundestag il voto sugli aiuti. Schaeuble ai parlamentari: “Dite sì”. Merkel incasserà il via libera ma i dissidenti del partito potrebbero raddoppiare aprendo una stagione difficile per la cancelliera.

BERLINO – Alla fine, nessuno dubita che il terzo pacchetto di aiuti per la Grecia, pari a 86 miliardi di euro, sarà approvato. Ma il voto di domani al Bundestag non sarà comunque una passeggiata per la Cancelliera, che ha voluto persino anticipare la visita in Italia per prepararlo. Nell’ultima intervista alla tv Zdf, Angela Merkel ha cercato di ridimensionare l’appuntamento, sottolineando che l’emergenza profughi «è molto più preoccupante» delle difficoltà di Atene, e ha ribadito che conta sul sostegno del Fondo Monetario Internazionale. (altro…)

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tunisi
Un commando di uomini armati ha tentato l’assalto al Parlamento Poi gli spari contro un bus davanti al Bardo. Prese decine di ostaggi Le forze speciali in azione: un arrestato, due uccisi, almeno due in fuga.
TUNISI – Gli schizzi di sangue scendono lentamente sulla figura di un antico romano in tunica bianca, come se la ferita fosse del personaggio sul mosaico. Corpi di turisti straziati giacciono per terra, in mezzo alle sale del Museo del Bardo, che racconta la nobiltà del passato tunisino. In un angolo, davanti a una parete bianca crivellata di colpi, c’è un giovane vestito da poliziotto, più avanti un altro in tuta da ginnastica. Tutt’e due sono ancora avvinghiati al kalashnikov con cui dovevano dimostrare che l’unica via verso Allah è quella del loro credo fanatico. Hanno massacrato i turisti, risorsa fondamentale del Paese, senza esitare nemmeno quando davanti al mitragliatore vedevano bambini terrorizzati.
Ma se volevano mettere la Tunisia in ginocchio, non ci sono riusciti. A fine giornata, il bilancio del sangue è impressionante: 22 persone uccise, fra cui almeno quattro turisti italiani, e una quarantina di feriti, con due terroristi abbattuti dalle forze speciali, uno arrestato e due o tre in fuga. Il bilancio politico è ben diverso.

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LA MORTE camminava sulle spalle di una ragazzina, in mezzo alla folla che aspettava i controlli di sicurezza, all’ingresso del mercato di Maiduguri, nello stato nigeriano del Borno. La zona è obiettivo di un’offensiva massiccia da parte degli integralisti di Boko Haram, al punto che persino per entrare nel distretto commerciale è necessario superare un metal detector. E ieri l’allarme ha suonato, a segnalare che la piccola, dieci-dodici anni secondo chi l’ha vista, aveva su di sé qualcosa di metallico. Ma non c’è stato il tempo di allontanare la gente: l’esplosione, probabilmente governata da un telecomando e non dalla bambina, si è portata via la piccola, straziandola assieme ad altre 19 persone e ferendone ancora una trentina.

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EbolaEbola tiene in ansia l’Europa due casi sospetti in Austria a Berlino un giorno di paura.

Nella capitale tedesca diversi ricoveri per controlli, poi l’allarme rientra Appello delle hostess di Air France: stop ai voli verso i paesi colpiti.

IN TUTA bianca contro il mostro. Tra i letti d’ospedale, nei villaggi più remoti, nelle metropoli a combattere il virus che uccide tra mille sofferenze in Africa, e spaventa il resto del mondo. Sono i medici in trincea, uomini e donne che hanno scelto una battaglia impari. Contro una malattia ancora senza rimedio ma anche contro le proprie paure. Per molti di loro l’ebola fino all’altro ieri era stato solo un capitolo da studiare su un libro all’Università. Oggi se lo trovano davanti e le loro parole non riescono a nascondere l’inquietudine. C’è chi è partito perché non voleva finire la carriera a fare visite in uno studio privato, chi già durante Medicina ha capito quale fosse la sua strada, chi semplicemente voleva cambiare aria e quando glielo hanno chiesto ha detto sì e si è licenziato dall’ospedale. Ecco chi sono gli italiani negli scafandri delle foto sui giornali. (altro…)

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Merkel

Allarme a Bruxelles dopo il dato sul Pil: “Le nostre valutazioni definitive con la Legge di Stabilità” Oggi si riunisce la Banca centrale europea. Botta e risposta Parigi-Berlino sul sostegno alla crescita.

BERLINO – Il senso delle valutazioni estere sui conti del nostro Paese lo dà subito il sito web dell’ Handelsblatt, titolando senza mezzi termini e in italiano “Arrivederci Dolce Vita”. Ma il quotidiano finanziario tedesco non è il solo a leggere i dati economici con preoccupazione. Da Bruxelles è arrivato immediatamente l’avvertimento del commissario Jyrki Katainen, responsabile degli Affari economici, secondo cui il dato sul Pil è «nettamente peggiore rispetto alle previsioni della Commissione, che per il secondo trimestre di quest’anno indicavano +0,3%». Dunque «la ripresa economica tarda ad arrivare» e l’Europa si aspetta «un impatto negativo sulle finanze pubbliche». (altro…)

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L´organizzazione festeggia mezzo secolo di lotte e nel suo rapporto sottolinea più dati positivi che violazioni.

ROMA – Nel pianeta connesso e nell´era digitale non c´è più posto per gli abusi. Ai tempi di Facebook e Twitter è scomparsa la divisione fra i fortunati occidentali, nei Paesi civilizzati e rispettosi dei diritti umani, e le masse un tempo dimenticate nelle terre della prepotenza. Non c´era modo più adeguato di festeggiare i cinquant´anni, per Amnesty International, che presentare il rapporto annuale 2011 con una sfumatura di ottimismo: chi l´avrebbe immaginato, mezzo secolo fa, che la dignità degli esseri umani avrebbe fatto tutta questa strada?
Nessuno avrebbe creduto di ottenere risultati «mobilitando persone comuni», ricorda la presidente Christine Weise. Eppure i semplici hanno conquistato la Storia con la S maiuscola, in quella che oggi è «una rivoluzione dei diritti umani». (altro…)

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