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Posts Tagged ‘Gian Enrico Rusconi’

E adesso signora Merkel? La vittoria nel Nordreno-Vestfalia della coalizione uscente, formata da socialdemocratici e verdi, con una buona maggioranza, non è una «normale sconfitta». Non solo perché la Cdu esce pesantemente ridimensionata, ma perché la linea politica della coalizione rosso-verde, che viene ora premiata nel Land, è consapevolmente alternativa a quella del governo centrale. (altro…)

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Davanti ad una Camera ben disposta, ma con ampi settori della maggioranza tutt’altro che convinti, Mario Monti ha trovato le parole giuste per riconoscere – in modo indiretto – i punti delicati e critici della legittimazione politica del suo governo. Ha trovato espressioni semplici ma efficaci: «Vi chiedo non una fiducia cieca ma vigilante»; «Dureremo quanto la vostra fiducia in noi». Sono parole di un politico acuto, non di un «tecnico» esperto soltanto di questioni economiche e finanziarie o di un semplice «professore». Ma smettiamola ora di parlare della personalità di Monti che in questi giorni rischia di subire un trattamento agiografico fuori misura. Riflettiamo sulla natura del consenso parlamentare del suo governo e quindi della sua possibile durata che denota la particolarità della legittimazione del ministero Monti. (altro…)

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Dalla Germania della Merkel ci viene un aiuto o una imposizione? L’uno e l’altra.

E’ improprio parlare in termini direttamente personali della cancelliera Merkel nei confronti di Berlusconi? Sì e no. E’ vero infatti che quella della Banca europea non è un’operazione tedesca, ma una misura concordata a livello europeo. Ma non è meno vero che senza l’approvazione della Merkel e senza la sua dettatura delle condizioni da far rispettare agli spagnoli e agli italiani, l’operazione non sarebbe stata possibile. Se c’è un commissariamento – brutta parola che fa inviperire il governo italiano – porta la firma Merkel. Ma esso c’è stato perché a Berlino Berlusconi appare inaffidabile sino all’irresponsabilità. Rigorosa la cancelliera e inaffidabile il cavaliere: i personaggi vengono rappresentati e fissati così intensamente nel reciproco immaginario politico dei due Paesi, da interpretare perfettamente le due nazioni. (altro…)

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Come si permette Umberto Bossi di rispondere al Presidente della Repubblica di rassegnarsi al fatto compiuto del «decentramento» di alcuni ministeri a Monza? «I ministeri li abbiamo fatti e li lasciamo là, siamo convinti che il decentramento non sia solo una possibilità, ma una opportunità per il Paese». Questa non è affatto una risposta alla qualità dei rilievi che il Presidente della Repubblica ha rivolto si noti – al presidente del Consiglio, che si è ben guardato dal rispondere.

A parte la scorrettezza istituzionale e la sceneggiata di Monza, siamo davanti ad un gesto di irrisione istituzionale che umilia i cittadini e ridimensiona di fatto lo stesso Berlusconi. A quando il trasferimento (pardon, il decentramento amministrativo) di Palazzo Chigi ad Arcore? (altro…)

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La stampa internazionale «liberal» ha registrato con enorme attenzione, carica di simpatia, quanto è successo in Italia nelle settimane scorse. Dopo l’esito dei referendum ci si aspettava che da un giorno all’altro, sotto la spinta di quello che era stato presentato come un grande movimento democratico dal basso contro Berlusconi, accadesse ancora un «miracolo italiano». Invece non è accaduto nulla e non sta accadendo nulla di politicamente innovativo.

Non è facile, soprattutto dall’estero, seguire e decifrare le contorsioni della Lega, che sembra essere l’unico fattore in grado di modificare il quadro politico. In compenso sullo sfondo è ricomparsa la spazzatura di Napoli – diventata l’icona della vergogna nazionale. (altro…)

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L’Europa non ha una solida e autorevole classe politica dirigente, ma leader nazionali in competizione tra loro. La loro preoccupazione principale è il timore della perdita di consenso elettorale interno, non l’elaborazione di una grande strategia unitaria nei confronti dei processi rivoluzionari in Nordafrica e in Medio oriente. Le incertezze e le inquietudini delle opinioni pubbliche in Europa sono così forti che i governi lungi dal saperle orientare, ne sembrano solo condizionati.

Francia e Germania hanno preso due strade opposte – interventista, decisionista, conflittuale quella francese al punto da metter in difficoltà la Nato. Reticente, assenteista, ripiegata su se stessa quella tedesca. E l’Italia si trova spiazzata. L’oscillazione della sua politica ufficiale l’ha fatta ricadere in una impasse che riproduce un destino che colpisce l’Italia da oltre cent’anni in circostanze simili. E’ una fatale eredità storica, addirittura post-unitaria. (altro…)

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Sin tanto che al suo fianco rimangono i Letta, i Tremonti, i Bossi, e la gerarchia ecclesiastica si limita ad ammonire con toni alti ma politicamente elusivi, Berlusconi ce la farà anche questa volta. Al resto penserà una comunicazione mediatica selvaggia, creando nei prossimi giorni grande confusione. Poi c’è la complicità di una classe politica di maggioranza che è terrorizzata dall’idea di «andare a casa». E da ultimo c’è l’invincibile ostilità verso la sinistra di una parte considerevole dell’elettorato che la rende ricettiva della campagna contro la magistratura.

Il destino di Berlusconi non è deciso dalla questione morale, ma dalla concretezza degli interessi in gioco. E questi interessi sono per il mantenimento del Cavaliere a Palazzo Chigi. Ogni altra alternativa fa paura più della sua totale perdita di credibilità. I berlusconiani e i beneficiari del suo sistema di governo non si sentono ancora tanto forti da fare a meno di lui. Soprattutto perché ora lo tengono in pugno. Alzeranno il prezzo del loro sostegno. (altro…)

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