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Posts Tagged ‘giorgio napolitano’

Giorgio-Napolitano-lettera-Corriere-della-SeraCome ha quasi sempre dimostrato nei fatti, e soprattutto nell’attuale durissimo braccio di ferro con alcuni suoi scombiccherati editori (vedi penultima puntata di Report), Ferruccio De Bortoli è un giornalista di prim’ordine, onesto e signorile. Spesso non siamo d’accordo con lui (e viceversa), ma questo è il bello del pluralismo. Perciò, nel leggere sul Corriere la sua corrispondenza epistolare di amorosi sensi col presidente Giorgio Napolitano, abbiamo provato un surplus di stupore. Cosa spinge il direttore di un giornale a inviare lettere d’amore al capo dello Stato e per giunta a pubblicarle con risposta? In quale altro paese potrebbe mai accadere, a parte qualche repubblica caucasica o la Corea del Nord? (altro…)

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Napolitano

Se a rivelarlo non fosse stato un autorevole giurista, artefice della legge elettorale in discussione come Roberto D’Alimonte, sembrerebbe tutto incredibile. Visto però che l’accusa riguarda Giorgio Napolitano e considerati i precedenti, appare assai verosimile che il capo dello Stato si sia reso protagonista di una nuova e questa volta intollerabile interferenza. Dice il professor D’Alimonte che a gennaio Renzi e Berlusconi avrebbero trovato un accordo sul modello elettorale spagnolo, ma che l’uomo del Colle avrebbe posto il suo veto considerando quel sistema “troppo maggioritario e distorsivo”. (altro…)

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giulianoamato

Giuliano Amato ha un’unica strada per evitare di trascinare in un colpo solo nel fango la presidenza della Repubblica e la Corte costituzionale: rinunciare al suo incarico di giudice della Consulta.

Qualunque persona di buon senso e in buona fede dopo aver ascoltato il nastro del suo colloquio telefonico con la vedova del senatore socialista, Paolo Barsacchi, scovato dal nostro valente collega Emiliano Liuzzi, non può arrivare a conclusioni diverse. Invitare una testimone in un processo per tangenti a non fare nomi per tenere fuori da uno scandalo i vertici del proprio partito è un comportamento incompatibile con la funzione di giudice costituzionale.

L’obiezione secondo cui il colloquio, registrato dalla signora Barsacchi, è molto antico (risale al 1990), non vale. Nella carriera dell’ex vicesegretario del Psi, due presidenze del Consiglio e più volte ministro, ci sono altri episodi del genere. Storie spesso diverse tra loro che dimostrano però come il caso Barsacchi, per Amato, non sia stato un incidente di percorso, ma la regola. (altro…)

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“Chi è veramente esperto nell’arte della guerra sa vincere l’esercito nemico senza dare battaglia, prendere le sue città senza assediarle e rovesciarne lo Stato senza operazioni prolungate”. Bisogna leggere la plurimillenaria opera del grande generale e filosofo cinese Sun Tzu, autore de L’Arte della Guerra, per avere la fotografia esatta della piega presa dal dibattito sulla decadenza da senatore del pregiudicato Silvio Berlusconi. Senza aver sparato un solo colpo il Cavaliere è a un passo dalla vittoria. Intimoriti dal volteggiare dei falchi, blanditi dal tubare delle colombe, ammaliati dal sibili ricattatori della Pitonessa,i sempre più teorici avversari dell’ex premier paiono prepararsi alla ritirata.

L’annuncio è stato significativamente dato da due dei supposti dieci saggi di Giorgio Napolitano. Secondo Valerio Onida (saggio in quota Sel) e Luciano Violante (saggio in quota Pd) la legge Severino sulla decadenza dei condannati va sottoposta all’esame della Corte Costituzionale. Entrambi sono certi che la norma, approvata pochi mesi fa dal parlamento quasi al completo, sia perfettamente legittima. Tutti e due spiegano che non è una legge penale e che quindi ha valore retroattivo. Ma con salto carpiato aggiungono che sollevare un’eccezione davanti alla Consulta non sarebbe una “dilazione”, ma l’applicazione della Costituzione. Anzi, spiega Violante, Berlusconi tanto che c’è potrebbe pure rivolgersi pure alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. (altro…)

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Berlusconi-Napolitano

Napolitano lascia la porta aperta al pregiudicato: “Esaminerò un’eventuale domanda di clemenza”.
Sul suo futuro politico: “Spetta a Berlusconi decidere”. Poi: “Una crisi del governo sarebbe fatale”.

Napolitano non chiude la porta alla richiesta di grazia per Silvio Berlusconi, ma lo invita a prendere atto della sentenza. Il Presidente della Repubblica si esprime in una nota ufficiale a pochi giorni da Ferragosto per commentare la situazione che sta vivendo il Paese e si rivolge alle forze politiche che avevano chiesto il suo contributo. La risposta più attesa riguarda la reazione alla sentenza della Cassazione che ha condannato a quattro anni per reati fiscali Silvio Berlusconi: “Di qualsiasi sentenza definitiva, e del conseguente obbligo di applicarla, non può che prendersi atto. Ciò vale dunque nel caso oggi al centro dell’attenzione pubblica come in ogni altro. In quanto ad attese alimentate nei miei confronti, va chiarito che nessuna domanda mi è stata indirizzata cui dovessi dare risposta. Negli ultimi anni, nel considerare “sollecitazioni alla grazia” si è sempre ritenuta essenziale la presentazione di una domanda”. Un’apertura che ha raccolto da subito i commenti positivi del Popolo della libertà. Vero è che, non solo non si conoscono le motivazioni della sentenza che arriveranno solo a settembre, ma anche che l’ex premier non ha mai dimostrato accenni di pentimento rispetto al reato per cui è stato condannato.  (altro…)

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letta-alfano

Il segretario Pdl è anche ministro degli Interni. Mauro alla Difesa, Saccomanni all’Economia, Zanonato allo Sviluppo Economico, Lupi a Infrastrutture e Trasporti, l’Agricoltura alla Di Girolamo, l’Ambiente a Orlando. Il ministro del Lavoro sarà il presidente dell’Istat Giovannini. Alla Salute Beatrice Lorenzin.

Alfano al Viminale, Cancellieri alla Giustizia, Saccomanni all’Economia, Bonino agli Esteri. Era ed è l’unico governo possibile, ha spiegato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Enrico Letta (“il vero artefice di questo governo” l’ha definito il capo dello Stato) ha sciolto la riserva ed è il nuovo presidente del Consiglio. Domani alle 11,30 giurerà insieme al resto della squadra di ministri, mentre tra lunedì e martedì chiederà la fiducia alla Camera e al Senato. (altro…)

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Italy's newly re-elected president Napolitano speaks at the lower house of the parliament in RomeIl Capo dello Stato accusa i partiti colpevoli di non esser stati capaci di porre mano alle riforme, plaude al lavoro dei saggi, ma invita a passare ai fatti. La prima cosa da fare è, però, “procedere senza indugio alla formazione dell’esecutivo”. Nel discorso anche un apprezzamento (e un avvertimento) all’impegno del M5S: “Quella è la strada di una feconda, anche se aspra, dialettica democratica e non quella, avventurosa e deviante, della contrapposizione tra piazza e Parlamento”.

Sfiducia nelle capacità dei partiti,  ma anche sponsor alle larghe intese. Con questa premessa Giorgio Napolitano si è presentato davanti alle Camere riunite con un discorso di insediamento che ha il sapore del “commissariamento”. Tanto da promuovere, in maniera esplicita, l’agenda per il prossimo governo, da portare avanti nel solco del lavoro dei saggi da lui nominati. Un discorso ben oltre le prerogative del custode della Costituzione. Con diverse stoccate ai partiti per i moniti inascoltati e in particolare per “l’imperdonabile nulla di fatto sulla riforma elettorale”. Perché “convenienze, tatticismi e strumentalismi hanno condannato alla sterilità o ad esiti minimalistici i confronti tra le forze politiche sulle riforme”. Gruppi politici redarguiti duramente anche quando lo applaudivano (“nessuno si chiami fuori da queste responsabilità”) e momenti di visibile commozione nei momenti in cui ha ripercorso la sua vita e la sua carriera politica. (altro…)

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La candidatura di Giorgio Napolitano, 87 anni, alla presidenza della Repubblica certifica il comatoso delirio di onnipotenza in cui si trovano i partiti. Di fronte alla decomposizione economica e sociale del Paese una classe politica di nominati è capace solo di replicare lo status quo. In molti gridano al golpe. E non è difficile capire perchè.

I cittadini chiedevano il cambiamento: volevano nelle istituzioni uomini e idee nuove perché quelle vecchie avevano portato l’Italia alla deriva. Invece, dopo il Colle, ci sarà un governo con tutti dentro:seguendo il programma dei 10 saggi. Nessun taglio al finanziamento pubblico ai partiti, riforme contro giudici, stampa e intercettazioni. Niente colpi d’ala nell’economia. (altro…)

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rodotà presidente

Contro la vergogna di un Presidente dell’Inciucio, e del Salvacondotto per il Caimano, la lotta ricomincia.

Non lasciamo disperdere il potente soffio di indignazione che ha percorso il paese, e che si sta allargando, di fronte a un Pd che rifiuta di votare Stefano Rodotà, che avrebbe avuto una larghissima maggioranza, e preferisce accordarsi col putiniano di Arcore. Che pur di non votare Rodotà, che è stato presidente del Pds, da cui il Pd è nato, preferisce votare insieme a Gasparri e Brunetta, Santanchè e Scilipoti, oltraggiando e tradendo i propri elettori.

Scendiamo in piazza oggi, e diamo vita da domani a centinaia di “club AltraItalia”, di comitati “Realizzare la Costituzione”, di “circoli AltraPolitica”, di meet-up “Ora basta!”, di tutte le possibili forme auto-organizzate, che si sommino a quelle già esistenti e facciano sinergia, perché la rivolta contro questa vergogna non resti semplicemente morale, diventi un progetto politico inarrestabile, con Rodotà, con la Fiom, col M5s che ha dimostrato di non essere affatto il movimento della semplice negazione ma di una lucida e coerente capacità propositiva.

La maggioranza degli italiani vuole voltare pagina, vuole mettere la parola fine al quasi ventennio del buio e delle macerie, dell’impoverimento e della corruzione ormai smisurata. Basterà non disperdere le forze, non rassegnarsi. La vera lotta comincia ora.

Da ilfattoquotidiano.it del 20/04/2013

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#tuttiaroma

Il leader M5S nella Capitale per protestare contro il governo di larghe intese. “In quattro hanno deciso di nominare Amato presidente del Consiglio, di applicare come programma di Governo il documento dei dieci saggi”. Rodotà: “Parlamento e democrazia. Sempre stato contrario a marce su Roma”.

I partiti chiedono un secondo mandato di Napolitano che accetta e apre così la strada al governo dell’inciucio. Una soluzione all’impasse post-elettorale? No, “un colpo di Stato”. Beppe Grillo definisce così in un post gli ultimi sviluppi che hanno portato le forze politiche a chiedere al Capo dello Stato di riproporsi al ColleIl leader M5S quindi, come annuncia Roma5Stelle sull’account Twitter, si dirige verso la Capitale per manifestare dalle 19.30 (hashtag #tuttiaroma,diretta streaming su La Cosa) e invita i cittadini a seguirlo. “Dobbiamo essere milioni – scrive – Non lasciatemi solo o con quattro gatti. Di più non posso fare. Qui o si fa la democrazia o si muore come Paese”. E a rispondere all’appello sono stati così tanti che alla fine, il leader del M5S rinuncia a raggiungere Montecitorio – una piazza piccola e priva di vie di fuga – chiedendo una piazza più grande per il suo comizio. La raccomandazione arriva via Twitter: “Nessun tipo di violenza ma solo protesta civile”, scrive Grillo sul social network dove chiede anche di “isolare gli eventuali violenti”.”Solo una protesta civile, isolate i violenti”, chiede il comico genovese. (altro…)

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Il nuovo che avanza

Governo, l’ipotesi con Enrico Letta premier. Alfano vice e Monti agli Esteri.

I partiti hanno già pronta la squadra per un esecutivo di larghe intese. L’ossatura è quella dei “saggi” (ma non quelli tecnici). Agli Interni resterebbe la Cancellieri, Quagliariello alle Riforme, Violante alla Giustizia. Ma Napolitano potrebbe scegliere un’opzione pienamente “istituzionale”.

Enrico Letta presidente del Consiglio, Angelino Alfano vicepremier, Luciano Violante alla Giustizia, Mario Monti agli Esteri, Giancarlo Giorgetti viceministro all’Economia, Gaetano Quagliariello alle Riforme. Non è uno scherzo. Forse una provocazione, ma non uno scherzo. E’ la rosa di nomi che i partiti avrebbero pronta per formare il governo di transizione, possibile con il secondo mandato di Giorgio Napolitano che – cosa non secondaria – fino a qualche settimana fa non aveva la possibilità di scogliere le Camere, ma ora da “nuovo” capo dello Stato riassume la pienezza dei poteri. (altro…)

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saggi_napolitano

Nella relazione del comitato, la limitazione delle intercettazioni e il controllo politico sul Csm.
Quagliariello (Pdl)  festeggia: “Siamo legittimati”. E il finanziamento pubblico “non è eliminabile”.

Il finanziamento pubblico ai partiti non è “eliminabile”, mentre le intercettazioni telefoniche devono essere uno strumento di “ricerca della prova” e non del “reato”, tesi cara al fronte berlusconiano. E spunta anche una proposta di riforma del Csm che mira a dare più peso ai componenti scelti dalla politica, rispetto ai magistrati, nelle decisioni disciplinari che riguardano le toghe. Sono alcune delle proposte dei dieci “saggi” nominati dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Che, chiamati a sfornare idee “condivise” per sbloccare lo stallo di un paese impantanato nella crisi politica ed economica, hanno pensato bene di occuparsi di intercettazioni telefoniche e Csm, ma non per esempio di corruzione, una vera zavorra alla crescita economica. (altro…)

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Nel maggio del 2006 l’Unità decise di celebrare l’ascesa di Giorgio Napolitano al Quirinale con il titolo “Buongiorno Presidente”, che a me parve molto bello e augurale, anche perché all’epoca ero io a dirigere il giornale. Col senno di poi, forse avrei dovuto moderare l’entusiasmo. Del resto, poche settimane prima, nella notte dei famosi ventiquattromila voti di scarto fra l’Unione di Prodi e la destra, ne avevo combinata un’altra, sparando a tutta prima pagina: “Berlusconi Addio”, e si è visto poi come è finita. (altro…)

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Giorgio Napolitano di peggio non poteva fare. A coronamento di un brutto settennato, che solo una Casta politica e giornalistica sempre più scollegata dalla realtà riesce a continuare a osannare, il futuro ex presidente della Repubblica affida a dieci supposti saggi il compito di concordare un pugno di riforme istituzionali ed economicheTra di loro non ci sono donne e non ci sono giovani. In compenso nell’elenco compaiono cariatidi in politica da 40 anni e dinosauri dell’italica burocrazia.

Ci sono garanti nominati alla testa delle loro Authorithy (Giovanni Pitruzzella) non per la “notoria indipendenza” o per la specifica competenza, ma perché legati da rapporti di amicizia e professionali con l’attuale capogruppo Pdl al Senato, Renato Schifani. Ci sono parlamentari (il leghistaGiancarlo Giorgetti) che conoscono le regole dell’omertà da quando hanno ricevuto e poi restituito – senza denunciare nulla – una busta piena di soldi gentilmente portata dall’ex big boss della Banca Popolare di Lodi, Giampiero Fiorani; ex magistrati di sinistra folgorati dalla politica (Luciano Violante) e specializzati nel compromesso opaco alle spalle di elettori e cittadini. Poi, ovviamente, c’è Gaetano Quagliarello, passato con nonchalance dalle file del Partito Radicale ai banchi del Pdl da dove, dopo la morte di Eluana Englaro, dava degli assassini agli avversari. (altro…)

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Bersani

Napolitano: “Verifichi sostegno certo”.

L’annuncio dopo l’incontro al Colle: “E’ primo passo, serve esecutivo nella pienezza dei poteri”. Per il segretario Pd la strada è difficile, ma a destra si aprono spiragli. Berlusconi: “Senza di noi nessun governo”, ma dà l’ok agli 8 punti. Maroni: “Valuteremo”. I montiani: “Nulla di scontato”.

Quasi un mandato esplorativo. Un incarico vero e proprio, ma che vede già una strada in ripida salita. Nessuna avventura per andare a cercare la fiducia in Parlamento. Prima deve esserci una maggioranza solida. Pier Luigi Bersani riceve l’incarico da Giorgio Napolitano, ma – come prevedibile – ha davanti a sé un percorso complicatissimo, perché è lo stesso capo dello Stato a mettere i paletti per la formazione del governo. L’esecutivo del centrosinistra nascerà solo se ci sarà una “maggioranza certa”, come ha scritto il Quirinale nel testo per l’affidamento per l’incarico. E ancora: serve un “governo con pieni poteri” che garantisca “la fecondità della legislatura” e che sia “in condizioni di generale il cambiamento necessario”. (altro…)

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napolitano-e-mancino_pp166Depositata la sentenza della Consulta sul conflitto legato all’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia. Per i giudici, conversazioni del presidente sempre inviolabili, anche nel caso di fatti gravissimi. La reazione di Ingroia: “La sentenza mette a rischio l’equilbrio dei poteri”.

Depositate le motivazioni del verdetto della Corte costituzionale sul conflitto d’attribuzione. I giudici sanciscono l’inviolabilità assoluta della conversazioni del capo dello Stato. Che ha “la medesima responsabilità penale degli altri cittadini”, ma nel caso le prove andrebbero cercate “con mezzi diversi”. La procura di Palermo avrebbe dovuto quindi distruggere subito le intercettazioni di Mancino con Napolitano.

Il presidente della Repubblica, in quanto “supremo garante dell’equilibrio dei poteri dello Stato”,non è mai intercettabile. Le sue conversazioni sono inviolabili anche in presenza di reati comuni. Anche se, per pura ipotesi, svelassero prove di reati gravissimi. E’ questo il cuore delle motivazioni, depositate oggi, con cui la Corte costituzionale ha dato ragione al Quirinale nel conflitto d’attribuzione sollevato contro la Procura di Palermo in relazione all’inchieste sulla trattativa Stato-mafia. (altro…)

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Oggi l’udienza preliminare davanti al gip Morosini. Ecco l’inchiesta che ha messo sul banco degli imputati padrini di Cosa nostra, vertici delle istituzioni, ufficiali dei carabinieri. La ricostruzione dei fatti dovrà misurarsi con la possibilità di attribuire a ciascuno di loro specifici reati.

Dopo vent’anni di silenzi, stragi e pax sanguinis, mafia e Stato torneranno a sedere di nuovo allo stesso tavolo. Questa volta però non sarà l’antro del patto a suon di bombe sottoscritto tra il 1992 e il 1994, ma il banco degli imputati dell’aula bunker del carcere Pagliarelli a Palermo. L’ora X della prima udienza preliminare dell’inchiesta sulla Trattativa è fissata per le 9: un momento storico che sancirà l’inizio del procedimento in cui lo Stato dovrà processare per la prima volta sé stesso. Dopo anni di indagini, testimonianze e ricostruzioni storiche, adesso la parola passa soltanto a un giudice, il gup Piergiorgio Morosini, che dopo aver esaminato la montagna di carte dell’inchiesta, dovrà decidere appellandosi meramente al codice. Perché un conto è la ricostruzione storica di quei fatti, un altro è l’attribuzione di specifici reati ai singoli imputati. Bisogna ora vedere se il puzzle ricomposto dall’accusa possa effettivamente reggere la prova di un’aula di giustizia. (altro…)

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Un vademecum delle mostre da non perdere nel 2011. Fra proposte culturali alte e rivisitazioni.

Van Gogh e il viaggio come ricerca, in Palazzo Ducale a Genova, si annuncia come l’evento autunnale dell’anno. Per l’11 febbraio, invece, nel complesso Santa Giulia di Brescia si prepara una mostra che rilegge l’opera di Henri Matisse attraverso la seduzione che sul pittore francese esercitò Michelangelo scultore.

Dagli inizi di marzo, in Palazzo Strozzi a Firenze, Picasso sarà spietatamente messo a confronto con i surrealisti spagnoli Mirò e Dalì, che nei riguardi del genio malagueño tentarono l’emulazione di stili e di provocazioni finendo (specie Dalì) nel solo camouflage.

Sempre a marzo, a Milano, Palazzo Reale ospiterà una mostra sugli Impressionisti con un nucleo di trenta opere di Renoir che, di fatto, formerà una monografica all’interno della collettiva dedicata a Monet, Pissarro, Gauguin, Manet e Degas.

E ancora: l’esistenzialista e “spirituale” Alberto Giacometti, insolitamente indagato dal punto di vista della predominanza e della forza della materia in una mostra curata da Michael Peppiatt (autore di In Giacometti’s studio) nel nuovo Maga di Gallarate dal 3 marzo. E i due movimenti artistici Die Brücke (il Ponte) e Der Blaue Reiter (il cavaliere azzurro) nati dalla ricerca di Kandinsky e Marc, ripercorsi in una ampia esposizione e a Villa Manin  di Codroipo, a Udine, dal 24 settembre, grazie alla collaborazione con importanti istituzioni berlinesi .

Quanto al versante della più classica storia dell’arte italiana, una scelta di 350 opere e capolavori – da Giotto a Leonardo, da Tiziano a Caravaggio e oltre – dal 18 marzo, in mostra negli splendidi spazi di Venaria Reale a Torino in un allestimento fortemente voluto dal presidente Giorgio Napolitano e curato scenograficamente dal regista Luca Ronconi per i 150 anni dell’Unità d’Italia. E non è tutto: (altro…)

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Alle 11.30, dal teatro Valli,  il discorso del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Poi il concerto dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. Le cerimonie saranno trasmesse in diretta da Rai Uno.

Dopo un anno di manifestazioni di preparazione che hanno attraversato tutta la penisola, iniziando dalla rievocazione della partenza dei Mille di Garibaldi da Quarto, domani a Reggio Emilia il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, darà il via alle celebrazioni ufficiali per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Celebrazioni in memoria dell’unificazione del Paese che si svolgeranno nel corso del 2011 in tutto il territorio nazionale. Reggio Emilia rappresenta la sede naturale per l’avvio delle celebrazioni. E’ nella città emiliana infatti che nel 1797 vide i natali la nostra bandiera tricolore, simbolo dell’unità del Paese.

Sarà trasmesso in diretta, da RaiUno, a cura di TgUno e Rai Quirinale, il discorso del presidente della Repubblica. L’intervento del presidente Napolitano sarà ripreso e trasmesso dal teatro Valli intorno alle 11.30. In precedenza, alle 9.45 in Piazza Prampolini ci sarà l’alzabandiera e la rassegna dei reparti d’onore. Quindi alle 10 nella Sala del Tricolore la cerimonia di consegna di copia dal primo Tricolore ai sindaci di Torino (capitale d’Italia fino al 1865), Sergio Chiamparino; di Firenze (capitale d’Italia fino al 1871), Matteo Renzi; di Roma (capitale d’Italia dal 1871), Gianni Alemanno.

A mezzogiorno si svolgerà il concerto dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. In programma, la Sinfonia dai Vespri Siciliani di Giuseppe Verdi, quattro fogli d’album di Luciano Berio (Fanfara, Entrata, Festum, Encore) che Pierre Boulez ha raccolto sotto il titolo di Quatre dèdicaces per orchestra, l’Ouverture dall’Egmont di Ludwig van Beethoven, e la Sinfonia dal Guglielmo Tell di Gioachino Rossini. (altro…)

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