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Posts Tagged ‘giornalista’

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Pippo Fava

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E voi ragazze che ne dite?, chiedeva anche da ultimo Miriam. Noi ragazze abbiamo quarant´anni, ridevamo. «Se è per questo qualcuna anche cinquanta», rispondeva lei. «Comunque, insomma, voi ragazze che ne dite?».Dell´ultimo film della brava libanese, del primo romanzo della giovane Paola Soriga che le era piaciuto tanto, ma tanto. Del linguaggio di Elsa Fornero e delle sue proposte, di cos´è più la classe operaia, della politica che non ne vuole sentir parlare più nessuno, della corruzione dei tesorieri, dei bambini che nascono sempre di meno e quando nascono sono figli di stranieri ma se sono nati qui saranno ben italiani, no?, voi ragazze che ne dite?, e di questa riforma di legge elettorale che mi sembra un po´ farlocca e di questo libro di testo per le medie e della prostituzione intellettuale dei giornalisti pagati con ingaggi da sicari, quelli che poi se ne vanno con liquidazioni miliardarie, non è forse peggio quella della prostituzione dei corpi? Almeno uguale, diciamo, voi ragazze che ne dite? (altro…)

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Per fortuna, a parte il cordoglio di circostanza del presidente della Repubblica, le alte e basse cariche dello Stato e i politicanti che detestavano Tabucchi (cordialmente ricambiati) si sono astenuti dall’estremo oltraggio. Tace il cosiddetto presidente del Senato Schifani, che aveva trascinato lo scrittore in tribunale chiedendogli 1 milione 300 mila euro solo perché aveva osato chieder conto delle sue frequentazioni con certi mafiosi. Il caso – unico al mondo – destò enorme scalpore in tutta la comunità letteraria internazionale, ma naturalmente non in Italia. Infatti ieri quasi nessun giornale ha ricordato che Antonio è morto con quella spada di Damocle sul capo (e presto sapremo se il noto statista palermitano insisterà nel chiedere i danni alla vedova e ai figli, o si riterrà soddisfatto dell’avvenuta tumulazione del fastidioso intellettuale che chiamava mafia la mafia).Ne ha parlato solo Repubblica, riuscendo però a non spiegare la genesi della denuncia. (altro…)

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Ieri a Roma i funerali sulle note di Springsteen e Pino Daniele. Ezio Mauro: “Era la nostra sentinella, ci proteggeva con la sua forza e il suo coraggio”.

ROMA – Increduli, a dare l´ultimo saluto a Peppe D´Avanzo. Interrotte vacanze e viaggi, lasciato il lavoro, ieri mattina erano tutti lì. Amici, colleghi e direttori, compagni di strada e di inchieste. E tanti lettori. Per i quali negli anni, con la forza della sua passione per la verità, era diventato un punto di riferimento, di comprensione del mondo del potere e della politica.
Stretti nell´Aranciera di San Sisto per il funerale laico, silenziosi a guardare il feretro coperto dai girasoli sulle note di Pino Daniele a ricordare le sue radici napoletane e i Beatles tanto amati. Insieme per sentirsi meno soli. Troppo difficile pensare che non ci sia più, ucciso da un infarto mentre correva in bici verso Calcata. (altro…)

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Sembra impossibile credere che la forza di Peppe D’Avanzo, uno dei segni distintivi del suo carattere e del suo mestiere, abbia dovuto arrendersi, ieri mattina, quando la morte è arrivata troppo presto, a 57 anni. La forza, e il coraggio. Volersi far carico – e saperlo fare come nessun altro – delle situazioni più complicate e difficili, correre il rischio, accettare ogni volta la sfida, e vincerla. Fino all’ultima, ieri, che non ha potuto nemmeno combattere. (altro…)

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C’è chi per lavoro rischia la vita per uno scatto come quello che vedete qui sopra. A molti sembrerà impossibile, nell’era delle immagini catturate con il cellulare. È ciò che facevano Tim, morto ieri a Misurata, Chris, l’autore della foto e gli altri rimasti feriti. Le nostre strade si erano incrociate nelle ultime settimane. Anch’io ero in Libia fino a pochi giorni fa, a fare lo stesso lavoro. Una fine che ho vissuto quasi in diretta, nonostante la lontananza: me l’ha raccontata da Misurata su Facebook un amico fotografo norvegese, André Liohn, pochi minuti dopo essersi trovato di fronte ai corpi straziati. Ne sono rimasto scioccato sul piano umano, ma purtroppo non sorpreso su quello professionale, perché la Libia in guerra è sicuramente uno dei luoghi più pericolosi in cui mi sia capitato di lavorare. (altro…)

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Cronista inviata a Lampedusa incontra il giovane migrante per lavoro. Poi ne chiede l’affidamento.

LAMPEDUSA – Come succede per i fiorellini di montagna che sbucano fra i sassi, anche nel disastro Lampedusa matura una favola che ha per protagonista un ragazzino di 15 anni, la faccia di un bambino, ma determinato come fu la notte del 2 marzo scorso quando si nascose sotto teloni e bidoni di un barcone in partenza dalla Tunisia saltando fuori da quella sua tana solo cinque ore dopo la partenza. Divenne la mascotte degli altri 30 migranti a bordo e, all’approdo a Lampedusa, dei volontari di «Save the children», del Centro accoglienza, un po’ di tutta l’isola, toccata dalla sua storia raccontata per la prima volta dal Corriere.it. Appena letto quel pezzo, una inviata di una testata televisiva corse al Centro per intervistare il piccolo in fuga dalle Kerkennah. (altro…)

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Ora l’azienda dovrà davvero reintegrare la conduttrice.

Povero Augusto Minzolini. Dopo tanta fatica per togliersi di torno i conduttori della vecchia guardia, prima fra tutte quella noiosa Tiziana Ferrario, ecco che il giudice del lavoro la reintegra d’ufficio nelle sue mansioni. E la giornalista sarebbe dovuta tornare al suo  posto di lavoro immediatamente, se non fosse che l’azienda ha immediatamente presentato opposizione mediante un reclamo.

RESPINTO IL RECLAMO – Reclamo che è stato appena respinto dal giudice. Ora, per evitare che la Ferrario torni al suo posto nel Tg1, rimangono davvero poche strade. (altro…)

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In tribunale vengono accusati i colleghi per diffamazione. Indifferenza sulle indagini per trovare i colpevoli.

Natalya Estemirova era un’attivista russa per i diritti umani, ex insegnante di storia, giornalista e collaboratrice dell’ong Memorial, con una prestigiosa carriera di successi nel documentare decine di casi di abusi dei diritti umani in Cecenia. Si era occupata delle famiglie delle vittime civili, dell’assistenza agli sfollati, delle torture, dei maltrattamenti, uccisioni e sparizioni misteriose dall’inizio della seconda guerra di Cecenia nel 2000. Per il suo merito e coraggio nel lavoro era stata premiata e ricompensata in diversi paesi del mondo, come con la vittoria del primo premio all’«Anna Politkovskaya Award» per le donne che combattono per il rispetto dei diritti umani in guerra.

Il15 luglio del 2009, a 51 anni, Natalya Estemirova è stata assassinata: dopo essere stata rapita alle otto e mezza del mattino in casa sua, a Grozny, e chiusa in una macchina, è stata uccisa a colpi di pistola in testa e al petto e poi abbandonata in un bosco, nel pomeriggio. «L’uccisione di Natalia Estemirova è una conseguenza della perdurante impunità permessa dalle autorità russe e cecene» – così aveva affermato Irene Khan, segretaria generale di Amnesty International poco dopo la notizia della sua morte- «Le violazioni dei diritti umani in Russia e in particolare nel Caucaso del Nord non possono più essere ignorate. Coloro che si battono per i diritti umani hanno bisogno di protezione». (altro…)

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Esce da Longanesi un romanzo per immagini (scattate con la «vecchia Leica») dello scrittore morto nel 2004.

Al figlio Folco, che lo esortava a seguire la via della conoscenza liberandosi di tutto, «perfino dei vestiti», Tiziano Terzani rispondeva che non servivano gesti simbolici, e che gli interessava soltanto «capire». Il percorso della sua ricerca, prima da giovane inviato nell’Oriente di guerre e rivoluzioni, dal Vietnam alla Cina, poi in un’Asia sempre più profonda, dalla Cambogia al Tibet, si ritrova scandito nei numerosi libri del giornalista e scrittore fiorentino, scomparso nel 2004, e si dipana anche nel nuovo libro, postumo, che è quasi un romanzo per immagini, Un mondo che non esiste più (pp. 304, 22 euro), con fotografie e testi scelti da Folco Terzani, in uscita per Longanesi il 30 settembre.

Le immagini sono quelle scattate dallo scrittore con la sua «vecchia Leica», selezionate «tra migliaia di foto – ci spiega il figlio Folco – che lui quassù in montagna tirava fuori dalle casse, quando si chiacchierava, per raccontare la storia che c’era dietro ogni scatto». Accanto alle foto, nel libro si trovano testi inediti e editi che narrano la sua esperienza, e di foto in foto, di testo in testo, si distinguono le tappe di una vita non comune, dalla testimonianza sulla guerra del Vietnam («perché volevo capire la guerra e la rivoluzione», scrive Tiziano Terzani), alla Cina post Mao, dove Terzani, tra i primi giornalisti a entrare nel Paese nell’80, fotografa «affascinato» piazze e folle immense («una delle poche grandi civiltà dell’umanità»), ma anche i volti del regime, «l’incubo dei cinesi».

A poco a poco l’Asia si rivela nei villaggi e nelle tradizioni, ma mostra anche l’avanzata «dell’etica dei mercanti» e lo strapotere economico, in Giappone, in India, nel Tibet, dove si affinano i temi di Terzani, contro la guerra, contro la distruzione della natura e dell’uomo. Fino all’Himalaya, dove pur non essendo «mai diventato buddista», come ricorda il figlio («sempre scetticissimo di tutto, sempre fiorentino, anche se sentiva qualcosa in questa filosofia eterna») si ritira in una baita a scrivere. «Lui aveva capito l’estrema grandezza del mondo. S’è permesso di sembrare matto – afferma Folco – e si chiedeva come i colleghi potessero raccontare sempre le stesse cose, le stesse guerre. Ai giovani diceva: andate a scoprire il mondo arabo, misterioso com’era un tempo l’Asia. Gli sarebbe piaciuto farlo. E il libro, raccontando la sua avventura, dice: vai a fare una vita tua, inventala, è possibile, fallo».

 Ida Bozzi

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In Italia i giornalisti sono una specie in via di estinzione. Rari come porcini fuori stagione. Qualcuno però c’è ancora e scrive e parla e quando lo ascoltiamo sappiamo che dice la verità perché spiega quello che già intuiamo, ma rifiutiamo di accettare. Ignorare la realtà può aiutare a vivere, o meglio a sopravvivere, e molti italiani lo fanno. Iacona ci spiega cosa è veramente successo nel Canale di Sicilia, i suoi morti e i respingimenti verso l’inferno della Libia, la fine dello Stato di diritto, la distruzione del sistema scolastico. La testimonianza di Iacona provoca due reazioni, la prima è la bandiera bianca, il seppellirsi nella propria vita privata, rinunciare a ogni tipo di partecipazione sociale, la seconda, quella che preferisco, è una solenne incazzatura verso i predoni del nostro Paese trasformato in un saccheggio permanente e verso il furto più grave, imperdonabile, quello delle coscienze degli italiani.

Intervista a Riccardo Iacona.

“Faccio un mestiere che è un bel privilegio perché mi porta fuori, tanto fuori, e ho passato gli ultimi due, tre anni della mia vita a sentire le storie degli italiani, a seguire le vicende più importanti di questo Paese, quelle che noi riteniamo più importanti, ecco perché ho scritto il libro… perché sentivo il bisogno di fermarmi un attimo dal flusso della comunicazione, giri, monti, mandi in onda… per cercare di vedere le vicende che avevamo trattato con l’occhio rivolto verso il futuro. (altro…)

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“L’Italia sana deve dire basta”. Milena Gabanelli intervistata dal quotidiano spagnolo El Pais parla della legge Bavaglio. E non solo.  “La giornalista più querelata d’Italia” la definisce il quotidiano nell’articolo dal titolo “L’Italia sana deve dire basta”, che  fa emergere un profilo dettagliato di una delle più figure di spicco dell’inchiesta italiana.

Scrive El Pais: “Gabanelli è la disperazione di amministratori pubblici e amministratori delegati oggi è la giornalista più querelata del Paese, anche se fino ad ora non ha perso una sola causa delle quasi 40 accumulate per un valore di circa 300 milioni di euro”.  L’articolo prosegue descrivendo la trasmissione Report, come l’appuntamento della domenica che ”dal 1997 ha portato in Rai la ricetta classica del giornalismo anglosassone: qualità, precisione, inchiesta e controllo del potere”. Il suo programma ha tre milioni di spettatori.In cambio la Gabanelli guadagna 150.000 euro all’anno e dorme con i sonniferi. Interpellata sulla legge bavaglio, il dibattito sulla quale viene descritto diffusamente nell’articolo, Milena Gabanelli commenta: “Il problema è che l’opposizione e’ inesistente e il popolo si fa sentire poco. C’è chi delinque, chi evade, ma anche chi lo vede e non dice nulla pur essendo persone per bene. Detto questo, ogni mattina c’è un treno che parte, una scuola che apre, un ospedale che cura, gente che lavora bene”.

ilfattoquotidiano.

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Con imperdonabile ritardo arriva anche in Italia Il Solista, toccante pellicola tratta dall’omonimo libro, pubblicato in patria nel 2008 e in questi giorni anche in Italia, da Steve Lopez, un giornalista del Los Angeles Times.

 Un film impedibile, basato sulla storia vera e straordinaria di un giornalista disincantato e cinico negli inferi delle strade secondarie di Los Angeles, e del suo incontro con un senzatetto affetto da schizofrenia e con un grande talento per il violoncello e col quale costruisce una improbabile amicizia grazie al potere unificante della musica.

Il giornalista Steve Lopez (Downey) è ad un punto morto della propria carriera e della propria vita. Il suo lavoro al giornale è in tumulto, il suo matrimonio è finito e lui non riesce nemmeno a ricordarsi cos’è che gli avesse fatto amare così tanto il suo lavoro all’inizio. Finché un giorno, camminando nel degradato quartiere di Skid Row, a Los Angeles, incontra una persona misteriosa, un uomo vestito di stracci di nome Nathaniel Ayers (Foxx), che mette tutta l’anima in un violino massacrato e con solo due corde.

Inizialmente, Lopez si avvicina ad Ayers considerandolo unicamente come una storia potenziale per la sua rubrica. Ma mano a mano che scava nella storia del musicista di strada, rimane stregato dalla sua personalità, che a volte suona divinamente e altre sembra perso in un mondo tutto suo, un tempo prodigio del violino proiettato verso un futuro di gloria e adesso un vagabondo che dorme nei vicoli e nei portoni e comincia per lui un viaggio che gli cambierà per sempre la vita… (altro…)

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