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Posts Tagged ‘giornalisti’

Qualche considerazione sulla telefonata tra Renzino e Renzone.

1. Faccio molta, molta, molta fatica a credere che Renzino non sapesse che Renzone fosse intercettato. Era evidente. E’ vero che Renzino non è esattamente Einstein, ma se non avesse saputo una cosa così ovvia sarebbe stato davvero a livelli ninamorici.

2. Renzino (si fa per dire) avrebbe quindi recitato la parte del figliol prodigo, a favor telecamera, media e magistratura. Purtroppo, non essendo Einstein ma solo Renzino, è riuscito a sbagliare anche qui. Per esempio consigliando a Renzone di non citare la mamma, altrimenti poi interrogavano pure lei. Non gliene riesce proprio una, poveretto. (altro…)

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Credo di essere stato garbato ma ho detto tutto quel che avevo da dire sul sistema mediatico italiano.

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sponsor

“Colin Powell tifa Clinton” titola Il giornale, in un articolo che occupa la testa della home page.

“Sponsor della guerra in Iraq, ora vuole Hillary presidente”: non sfugge nulla al giornalista.
Eccetto il fatto che anche l’allora presidente del Consiglio, nonché proprietariodel quotidiano, fosse favorevole alla guerra .
E che parte delle prove false, per rafforzare la tesi delle armi di distrazioni di massa gliele ha fornite proprio il Sismi di Pollari. (altro…)

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Il portavoce

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legge-bavaglioVe li immaginate Bob Woodward e Carl Bernstein che dopo lo scandalo Watergate si presentano dolenti e contriti in tv, il capo cosparso di cenere, per attaccare la loro fonte anonima della Cia (“Gola Profonda”) e scusarsi per lo scoop sul Washington Post che valse a loro il premio Pulitzer e al presidente Nixon le dimissioni? Difficile: in America tutti i giornalisti sognano di stroncare la carrieraall’uomopiùpotentedel mondo. L’altra sera, non sul Washington Post ma più modestamente a Porta a Porta, non Woodward né Bernstein, ma più modestamente Marcello Sorgi, editorialista della Stampa, si è autodenunciato per aver pubblicato una notizia vera: le intercettazioni dell’inchiesta che, nel gennaio 2008, portò all’arresto di mezza Udeur a Santa Maria Capua Vetere, compresi la moglie e il consuocero del ministro della Giustizia Clemente Mastella, lui stesso indagato. Già che c’era, pentitissimo, ha mezzo scoperto una presunta fonte, un funzionario della Questura di Napoli che avrebbe passato a lui e ad altri giornalisti al caffè Gambrinus di Napoli cinque chiavette Usb con gli atti dell’indagine. (altro…)

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Vitalizi

I 5.674 euro al mese di D’Alema, i quasi 5mila di Scajola e Dell’Utri. E poi imprenditori come  Benetton e Cecchi Gori. Leggi la lista degli ex onorevoli con la pensione. Ogni anno costano 236 milioni.

Pubblichiamo la lista completa degli ex deputati e senatori che percepiscono la pensione da ex onorevoli. Nomi noti come Massimo D’Alema e Walter Veltroni, con cifre intorno ai 5mila euro, e imprenditori come Cecchi Gori, Benetton e Versace. In tutto un esborso per lo stato di 236 milioni l’anno.

Sarà anche molto arrabbiato l’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema con il premier in carica Matteo Renzi. E deluso per la mancata designazione a commissario europeo. Ma certamente ha di che gioire guardando la cifra del suo vitalizio parlamentare: 5.674 euro al mese dopo settelegislature trascorse a Montecitorio.  (altro…)

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Informazione

POSIZIONAMENTI.

Non è piaciuto il gelato, ma non ha entusiasmato nemmeno il “big bang”. I giornali del dopo consiglio dei ministri di venerdì non ci vanno leggeri né con la pantomima del gelataio dentro al chiostro di Palazzo Chigi, né con le norme “sblocca-Italia” emerse dal confronto tra i ministri. Nel Paese arrivato al punto più basso degli ultimi anni nella propria parabola economica, mentre gli italiani imparano sulla propria pelle il significato della parola “deflazione”, le slide sugli investimenti in cantieri vecchi e nuovi e le proposte sulla giustizia, hanno trovato davanti un muro di gufi scettici. Da Repubblica al Corriere della Sera, alla Stampa, le bocciature sulla capacità dei provvedimenti di produrre un qualche sviluppo sono state nette. Resistono, in alcune ridotte, gli estimatori del presidente del Consiglio. Se Mario Ajello sul Messaggero, annota, in un discorso tutto politico, che Matteo ha imparato a cambiare ritmo, la Gualmini, sulla Stampa, si lancia in una perorazione al di là di ogni qualsivoglia analisi economica auspicando che, probabilmente, l’ottimismo ostentato dal premier “non sia proprio l’unica cosa da fare”. Dopo, effettivamente, non resta che pregare. (altro…)

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InsertoQualche mese fa – si era appena impossessato del Pd – Matteo Renzi raccontò a Servizio Pubblico la seguente scenetta: “Da qualche giorno i giornalisti Rai che vengono a intervistarmi, prima di cominciare coprono il microfono e mi sussurrano all’orecchio: ‘Oh, Matteo, io sono sempre stato dalla tua parte, eh?!’. Il bello è che io non li avevo mai visti prima”. Poi, com’è noto, si impadronì anche del governo. E la lista dei renzianiantemarcia-mai-visti-prima si allungò fino a occupare quasi l’intero Albo dei Giornalisti viventi. Fra loro la concorrenza per conquistare la primazia è spietata, senza esclusioni di colpi, e soprattutto di saliva. Non vorremmo deludere i numerosi aspiranti, ma temiamo che ieri la corsa sul carro del rottamatore si sia definitivamente conclusa a vantaggio di Christian Rocca e Claudio Cerasa, protagonisti di un prodigioso scatto e allungo di lingua proprio sul filo di lana. (altro…)

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La confusione dei tempi è davvero al culmine se un grande e potente comunicatore (Beppe Grillo) minaccia di mandare sul lastrico la giornalista di un piccolo quotidiano, l’Unità, che lo attacca con tignosa tenacia. Il finanziamento pubblico ai giornali di partito è quasi sempre l’immeritato sussidio per editori raramente coraggiosi e meritevoli. (altro…)

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Durissimo sfogo del giornalista del Fatto Andrea Scanzi che sul suo profilo Facebook se la prende, e non poco, con i colleghi giornalisti definiti “corresponsabili dello sfacelo italiano”. Poi, un pensiero al Movimento 5 Stelle visto come “l’agnello sacrificale”.

Potete girarci intorno quanto volete, esimi colleghi di stampa e tivù, ma negli ultimi due decenni troppi di voi sono stati corresponsabili dello sfacelo italiano. E adesso troppi di voi – più o meno gli stessi, più o meno i soliti noti – continuano a giocare ai duri coi deboli e ai deboli coi forti. Vi siete fatti piacere Monti. Vi state facendo piacere Letta. E tutto sommato anche Berlusconi non vi è mai dispiaciuto.

Conosco il vostro gioco: bombardare a tappeto i “diversi” per ogni raffreddore e amnistiare i Potenti per ogni disastro. E’ un gioco redditizio e il M5S (che spesso si fa male da solo) è perfetto come agnello sacrificale. Vi auguro buon divertimento. Ho un solo cruccio: se solo aveste mostrato negli ultimi vent’anni lo stesso feticismo anche per le pulci (che erano poi cancrene) di centrodestra e centrosinistra, non saremmo messi come siamo. Tra autocensure e tengofamiglismo, avete contribuito a sputtanare un lavoro nobilissimo: quello di Giornalista. (altro…)

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media-di-massaUn volgare articolo di Michele Prospero sulla fu Unità, intitolato “Travaglio, il ‘giornalismo servo’ contro i ribelli M5S”, ci dà l’occasione per fare il punto sul Fatto Quotidiano e sullo stato dell’informazione e del potere in Italia. Fin da quando siamo nati, a chi ci domandava quale fosse la nostra “linea politica”, abbiamo risposto: la Costituzione. In un sistema informativo disegnato a immagine e somiglianza di quello politico-partitico, fu come bestemmiare in Chiesa. Non avendo altro padrone che i lettori, il Fatto risponde soltanto a loro e alla coscienza dei suoi giornalisti. Per questo non ha mai taciuto una notizia, anzi ne ha date molte che gli altri tacevano. Ha preso e prende posizione, certo, ci mancherebbe: la sua posizione, non quella di altri, che non ha il piacere di conoscere. Abbiamo le nostre idee, ben chiare e radicate, e in base a quelle giudichiamo ciò che accade. Chi fa proprie le nostre posizioni e battaglie ci piace. Chi va in altre direzioni non ci piace. (altro…)

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Il governissimo sfila davanti alle telecamere del Tg della rete ammiraglia Rai. Tutto, rigorosamente, senza domande dei giornalisti. Protagonisti? L’ex ministro e deputatoMaria Stella Gelmini (Pdl) che sul caso Ruby dichiara: “Se condannanoBerlusconi mobiliteremo i cittadini”. Dichiarazioni fatte in sala stampa aMontecitorio alla presenza di incolpevoli reggi-microfono che lavorano per le reti tv o per i service in appalto. Le auto-interviste sono una prassi consolidata (purtroppo) per i nostri parlamentari. Tanto che poco dopo si ripete la stessa cosa con il deputato del Pd,Paola De Micheli, che si auto-intervista sul tema delle riforme costituzionali. Il tutto finisce nei servizi pastone del Tg1 sulla giornata politica del governo delle larghe intese.

Da ilfattoquotidiano.it del 05/06/2013.

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vignetta-giornalistiCi sono i topi di fogna annidati nella Rete che, nascosti dietro l’anonimato, violano le password, entrano nelle caselle di posta elettronica di Giulia Sarti, una ragazza di 26 anni che ha l’unico torto di essere stata eletta deputata nel maggior movimento di opposizione al sistema, e pubblicano le sue foto intime, la sua corrispondenza privata e politica, infrangendo due volte la legge: quella che protegge la privacy di ogni cittadino e quella che tutela la riservatezza delle comunicazioni del parlamentare (che può essere violata solo per ordine di un giudice e previa autorizzazione delle Camere). E poi ci sono i loro complici in certi giornali, anche “a utorevoli” e “indipendenti” tipo il Corriere della Sera . Che, non potendo divulgare la spazzatura che gira per il web, fa anche di peggio: si trincera dietro i tweet che la riprendono distorcendola e falsificandola, e li pubblica come fossero Vangelo. (altro…)

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vignetta-giornalistiAbbiamo scritto più volte come la pensiamo sull’occasione che sta perdendo il movimento 5 Stelle di giocarsi il poker d’assi che i partiti e gli elettori gli hanno messo in mano. Nessuno può chiedere ai pentastelluti di appoggiare un governo Bersani né di mettersi d’accordo col Pd, dopo aver promesso tutt’altro in campagna elettorale. E qui ha ragione Grillo. Ma non si vede perché M5S, per proporre un premier e una squadra di ministri fuori dai partiti da offrire a chi ci sta, debba aspettare l’incarico da Napolitano (che non glielo darà mai, specie dopo che Bersani ha fallito pur avendo la maggioranza almeno alla Camera grazie al premio-porcellum). E qui Grillo sbaglia. Anche perché, se non abbiamo capito male, è questo il percorso scelto per il Quirinale: interpellare online gli iscritti per conoscere il loro candidato preferito e poi votarlo con 163 voti sicuri nelle Camere riunite dal 18 aprile, nella speranza che altri partiti o parlamentari sciolti si associno (piano A). (altro…)

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vignetta giornalistiPatrioti di tutt’Italia, unitevi. Un pericoloso agente dello straniero, probabilmente allevato in una birreria bavarese (la giacca a vento da uomo mascherato nasconde certamente la camicia nera o bruna), osa evitare i giornalisti italiani che molto professionalmente bivaccano sotto casa sua e lo inseguono anche sulla spiaggia durante il jogging implorando “’a Gri’, dicce quarcosa, ‘na dichiarazzzione!”. E, per sfuggire all’accusa di non rispondere alle domande, si fa pure intervistare da tv e giornali esteri, notoriamente incapaci di fare domande (nonché vergognosamente non finanziati dallo Stato). Costringendo così i giornalisti italiani a manipolare quel che ha detto per non far la figura dei copioni passacarte. Urge dunque una reazione della stampa nazionale, possibilmente proporzionata all’offesa ricevuta: per lavare l’onta, si attivi subito una pattuglia di Penne Tricolori che stanino l’agente nemico in ogni dove e lo costringano a sottoporsi al classico, impietoso terzo grado che tv e giornali italiani sono soliti riservare ai potenti. (altro…)

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mananeyestanijournalists-207x300Ieri, da ben due articoli di Repubblica firmati da Maltese e Serra, abbiamo appreso che il Fatto tifa, anzi addirittura “gongola” per un governo Passera. Vorremmo rassicurare i lettori e gli amici Maltese e Serra. Passera ci è bastato e avanzato come ministro del governo Monti (tra ponte sullo Stretto, mancata asta sulle frequenze tv e indagini per frode fiscale), peraltro appoggiato ventre a terra da Repubblica che ora ci accusa di auspicare l’inciucio Pd-Pdl mentre ne ha sostenuto uno identico fino all’altroieri. Siccome siamo un giornale e diamo notizie, quella di Passera capo di un governo del Presidente, o tecnico, o di scopo è un’ipotesi che circola insistentemente nel Palazzo. Dunque l’abbiamo registrata, anche se non ci piace. Non ci piace nemmeno che abbiano incendiato la Città della scienza a Napoli, ma purtroppo è accaduto e ne informiamo i lettori, sperando che per questo nessuno ci accusi di averla bruciata noi. Il malvezzo di confondere i fatti con le opinioni altrui è tipico di chi è abituato a fare così in proprio. Per esempio, a dipingere Grillo & C. come fascisti fino al giorno delle elezioni, poi a elogiarli e vezzeggiarli dal giorno dopo nella speranza che facciano da stampella a un governo Bersani, poi a ridipingerli come fascisti quando annunciano che non lo faranno. (altro…)

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Ieri mattina, il nostro Gianni Barbacetto ha vissuto una tragicomica avventura. Invitato nella trasmissione Coffee Break, su La7, poco prima dell’inizio è stato avvertito dall’imbarazzatissima conduttrice che un altro ospite, l’ex ministro Brunetta in presenza del giornalista del Fatto minacciava di abbandonare lo studio. Insomma: o io o lui. In un paese normale e con un’informazione normale, uno con i problemi di Brunetta sarebbe stato prontamente sedato, accompagnato alla porta e affidato a una comunità di sostegno. Invece il piccolo prepotente l’ha avuta vinta ed è stato Gianni (con sommo piacere, viste le circostanze) a fare dietrofront.

Episodio minimo, ma rivelatore dello stato confusionale (per non dire peggio) in cui versa, con poche eccezioni, il nostro sistema mediatico. In questi giorni abbiamo visto di tutto. Stuoli di giornalisti trafelati che brandendo microfoni e telecamere inseguono l’uomo mascherato urlando frasi sconnesse sulla fiducia al governo, che Grillo ha detto fino alla nausea che non voterà mai. E mentre si corre dietro alle notizie fantasma, quelle reali scompaiono d’incanto. (altro…)

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L’altroieri il sottoscritto, insieme ai colleghi Gomez, Lillo e Pappaianni, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di aver diffamato in un libro una giovane frequentarice di Palazzo Grazioli. Càpita, ai giornalisti. Almeno a quelli che usano la penna anziché la lingua. La signorina ha tutto il diritto di denunciare: se dimostrerà che abbiamo sbagliato, rimedieremo secondo la legge. La “notizia” è stata subito rilanciata dall’Ansa, di solito piuttosto avara d’informazioni sui processi per diffamazione ai giornalisti (specie a quelli dell’Ansa). Il sito del Corriere della sera l’ha subito piazzata in homepage fra le prime dieci: attendiamo con ansia dal sito del Corriere l’elenco completo dei processi per diffamazione al direttore e ai cronisti del Corriere. Il quotidiano Libero , che della diffamazione ha fatto una religione, sbatte la “notizia”in prima pagina, corredata da una vignetta che ritrae il sottoscritto dietro le sbarre e da un commento del solito poveretto con le mèches, che altrimenti non saprebbe cosa scrivere. Il bello di questi fulgidi esempi di garantismo e giornalismo con la schiena dritta è che,quando vengono denunciati o processati o condannati per diffamazione, si mettono a strillare alla malagiustizia e alla persecuzione come vergini violate. (altro…)

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ROMA – Il 25 luglio, lunedì prossimo, parlamentari di numerose forze politiche, consiglieri regionali, giornalisti, sindacalisti, associazioni e attivisti della società civile saranno davanti ad alcuni CIE (Centro di identificazione ed espulsione) e CARA (Centri di accoglienza per richiedenti asilo) per reclamare il diritto agli operatori dell’informazione di entrare per far conoscere le condizioni di vita in queste strutture, dove vivono le persone che vi sono trattenute. I Centri che verranno presidiati sono quelli di: Roma, Bologna, Modena, Gradisca, Torino, Milano, Bari, Cagliari, Santa Maria Capua Vetere, Trapani, Catania, Lampedusa, Porto Empedocle. (altro…)

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Se non si professasse “liberale” ogni due per tre e non scrivesse perciò sul Corriere della sera, Piero Ostellino meriterebbe la considerazione pressochè nulla che si deve ai tipici intellettuali italiani che attaccano sempre il cavallo alla mangiatoia giusta: craxiani quando comanda Craxi, berlusconiani ora che comanda B., domani dipende da chi comanda. Invece molti lo credono un “liberale” per davvero, al punto che ha finito col crederci persino lui. 
Tant’è che nei suoi articoli – usati in molte sale operatorie al posto dell’anestesia totale e riassumibili quasi sempre nel motto “I love B.” – egli usa citare a sostegno delle sue corbellerie ora Tocqueville, ora Stuart Mill, ora Locke, ora Montesquieu, ora tutti e quattro insieme (ovviamente ignari e incolpevoli di tutto). (altro…)

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