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L’OLOCAUSTO 71 ANNI DOPO – Dal documentario di Hitchcock rimasto segreto per 40 anni al record di visite nei campi di Auschwitz. E Hitler che non visitò mai un solo lager.

Nel 2015 visite da record nei campi di Auschwitz.

Il 2015 ha registrato il record assoluto di visite ad Auschwitz-Birkenau. Oltre 1 milione e 720mila persone da tutto il mondo hanno voluto vedere con i propri occhi i due più grandi campi di concentramento e sterminio costruiti dai nazisti, fuori dalla cittadina polacca di Oświęcim (storpiata dai nazisti in Auschwitz), 60 chilometri a ovest di Cracovia. Rispetto al passato, sono aumentati i turisti tedeschi (+24%), irlandesi (+57%) e ungheresi (+56%), ma anche quelli cinesi (+32%), nord e sudamericani (rispettivamente +39% e +51%). Gli italiani sono al 5° posto per numero di presenze, preceduti, nell’ordine, da polacchi, inglesi, statunitensi e tedeschi. (altro…)

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il-figlio-di-saulL’ANALISI – Dopo il film di Lazslo Nemes non ci potrà più essere un altro film sui campi di sterminio. Grande registi oscurati da uno sconosciuto ungherese che faceva l’assistente di Bela Tarr. La macchina da presa va oltre il filmabile, cos’altro si potrà raccontare dopo per immagini su Auschwitz o Birkenau? Nulla. Non c’è più nessuna soglia fisica o simbolica da varcare, nessuna scritta Arbeit Macht Frei sotto cui passare, nessun campo lungo con sullo sfondo cinte murarie e filo spinato da osservare con terrore.

Inutile girarci attorno. Dopo Il figlio di Saul non ci potranno più essere film sull’Olocausto. Con buona pace di Steven Spielberg,Roberto Benigni, Gillo Pontecorvo e Costa Gavras. Giusto per fare qualche nome che ha avuto l’ardire di avvicinarsi ad una materia che continua a pulsare di orrore e morte ancora 75 anni dopo. Avvicinarsi, appunto. Perché invece il regista ungherese Laszlo Nemes è andato oltre. (altro…)

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Oggi si celebra la giornata della memoria per le vittime del terrorismo. Giornata dedicata ai magistrati uccisi da “rosis” e “neri”. Una giornata che arriva dopo gli slogan della vergogna (“Via le br dalle procure”) affissi dal Pdl milanese.

Forse la cosa migliore è mettere i nomi uno in fila all’altro, meglio se in ordine alfabetico, perché una graduatoria del dolore non esiste: tra il sorvegliante Carlo Ala morto dissanguato il 31 gennaio 1980 dopo l’assalto alla Framtek di Settimo Torinese, e l’agente Francesco Zizzi, uno dei cinque uomini della scorta di Aldo Moro massacrati in via Fani il 14 marzo 1978, ci sono almeno centottanta nomi. Se poi si aggiungono le vittime delle stragi, il numero triplica. Per non parlare dei feriti (soltanto a Torino più di cinquanta “gambizzati”, uomini costretti per sempre a portare sul proprio corpo lo stigma della violenza ricevuta), di cui troppo spesso ci si dimentica. (altro…)

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Quando i nazisti sono venuti a prendere i comunisti,
ho taciuto
non ero certo un comunista

Quando hanno incarcerato i socialdemocratici
ho taciuto
non ero certo un socialdemocratico

Quando sono venuti a prendere gli operai
ho taciuto
non ero certo un operaio

Quando hanno preso gli ebrei, ho taciuto
non ero un ebreo

Quando sono venuti a prendere me,
non c’era più nessuno che potesse protestare

Martin Niemöller

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In anteprima, la traccia del monologo che il grande regista e attore di teatro reciterà il 26 gennaio su La7 per la Giornata di ricordo della Shoah. Dedicato ai disabili sterminati dal Fuhrer perché potevano rallentare la corsa del Reich.

Il testo che pubblichiamo qui sotto è stato scritto per “L’espresso” da Marco Paolini che sarà protagonista la sera del 26 gennaio a La7 di una serata evento dedicata alla Giornata della Memoria.

Tra il 1939 e il 1945 nel territorio del Reich furono ammazzati centinaia di migliaia di cittadini tedeschi, persone disabili e malati di mente. Le prime vittime del nazismo furono loro: prima degli ebrei, prima degli zingari, prima degli omosessuali. Prima di tutti, furono passati per il camino i propri figli mal riusciti, in un miscuglio di ragioni razziali pseudoscientifiche ed economiche, mai dette apertamente però sapientemente indotte: forse anche per questo, ciò che accadde per mano di pochi, accadde sotto gli occhi di tutti. Uccisi da medici o per ordine di medici, da persone impiegate in luoghi che dovevano curare. Oggi ne sappiamo molto di più di quel che successe durante il nazismo. Sappiamo i metodi usati per uccidere, sappiamo i colpevoli, sappiamo i grandi numeri. Se si vuole si possono anche trovare informazioni sul diametro dei tubi dove passava il gas, sul tipo di raccordi usati per unire tra loro i tubi. Però la storia dello sterminio dei disabili e dei malati di mente è stata tenuta nascosta fino a pochi anni fa. Persone che non hanno avuto parola e che per molto tempo non hanno avuto nemmeno considerazione: perché erano “meno”. È la storia di uno sterminio di massa, conosciuto come T4, dove T4 sta per Tiergatenstrasse 4, l’indirizzo dell’ufficio di Berlino che governava una macchina di medici, infermieri, psichiatri, impiegati che nella Germania nazista hanno soppresso 300 mila (almeno) “vite indegne di essere vissute”. Perché? Forse perché rallentavano la marcia del Terzo Reich. (altro…)

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