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Posts Tagged ‘giovani’

Giovani

Che palle questa storia della tesi del ministro ..
Ma non avete altro di cui parlare …
Siete sempre con la bava alla bocca, per screditare le persone (fango quotidiano..)..

Queste le reazioni della gente quando si è trovata di fronte l’articolo del Fatto sulla tesi del ministro Madia (quei pochi che l’hanno letta, intendiamoci, visto che non ha avuto eco).
Di fronte ai problemi del paese, in effetti, non è una questione che meriterebbe le prime pagine per più giorni.
Per esempio il problema della disoccupazione giovanile.
O la questione della crescita dell’emigrazione dall’Italia, come nei primi anni del noveento: solo che ora ad attraversare i confini sono diplomati o laureati. Che magari hanno citato per esteso le fonti. (altro…)

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lavoro

Disastro – Mentre i contratti stabili crollano, continua il boom dei superprecari.

I dati sul mercato del lavoro continuano a mettere alle corde l’entusiasmo del governo. Mese dopo mese, la realtà di un mercato in affanno si impone: a ottobre l’Inps registra -13.957 contratti, di cui -22.203 a tempo indeterminato, -60.523 stagionali e circa +68 mila tra contratti a termine e di apprendistato. Una tendenza negativa che rafforza il pessimo andamento dei contratti nel 2016. Sulla lunga diatriba sull’efficacia o meno del Jobs Act rimangono pochi dubbi. Il saldo dei nuovi contratti a tempo indeterminato nel 2016 è di -265.125 unità. (altro…)

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disoccupati

A giugno risalgono i senza lavoro: 12,7%. E scendono di 22 mila gli occupati. Ma calano anche gli inattivi Renzi: “Ancora molto da fare”. In controtendenza i dati Cna delle piccole imprese: assunzioni stabili in sei mesi.

ROMA . Il lavoro non riparte. I dati di giugno diffusi ieri dall’Istat registrano un nuovo balzo in avanti della disoccupazione che sale al 12,7 per cento (contro il 12,5 per cento di maggio): per ritrovare dati sotto il 12 per cento bisogna tornare indietro agli inizi del 2013.
Particolarmente grave la situazione della disoccupazione giovanile (tra i 15 e i 24 anni): il tasso dei giovani che si sono presentati sul mercato del lavoro e non hanno ottenuto risposta è stato del 44,2 per cento (1,8 punti due punti più di maggio quando era al 42,4 per cento). Per ritrovare un dato simile bisogna tornare indietro al 1977 ai tempi della seconda crisi petrolifera. A giugno si sono registrati 22 mila occupati in meno rispetto a maggio (-0,1%) e 40mila in meno rispetto allo stesso mese del 2014 (-0,2%): secondo calo congiunturale dopo quello del mese precedente.

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Da qualche tempo Mario Capanna, il giovane dell’altro ieri, va alla radio e in televisione a irridere i giovani di oggi. Avranno una pensione misera a 70 anni? si domanda dall’alto della sua da ex parlamentare, invece più che soddisfacente. Ben gli sta, si risponde da solo, perché senza lotta non si ottiene nulla nella vita e loro non lottano, ma preferiscono vivere nella bambagia di mamma fino a quarant’anni «tanto che bisogna chiamare i carabinieri per buttarli fuori». A parte che preferisco vivere in un Paese che chiama i carabinieri per fare sloggiare un figlio quarantenne anziché per difendersi da chi tira le molotov. Ma a Capanna, come ai tanti ribelli placati della sua età che imputano ai ragazzi del Duemila di non fare la rivoluzione, continua a sfuggire un piccolo particolare. Che nel «loro» Sessantotto, figlio del boom economico, i giovani erano tantissimi. Avevano con sé l’unica forza che conta in democrazia, quella dei numeri. E vivevano in una società dalle prospettive illimitate, dove il futuro era una certezza indiscutibile.   (altro…)

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Ha ragione chi parte o chi prova a rimanere nel suo Paese?.

Restare o non restare in Italia? Questo è il problema. Finiscono le feste e l’area “partenze” dell’aeroporto di Genova si trasforma nella sala della malinconia. Come nel capolavoro del pittore Umberto Boccioni, gli “Addii”, dove i colori sembrano sciogliersi in lacrime, il paesaggio scompare e vedi ritratto il dolore del distacco. All’aeroporto oggi incontri più amici che in una via del centro. Li guardi di spalle mentre superano il varco e speri che non si voltino per non dare appiglio alla nostalgia. Partono e ti sembra di vedere la tua città, la tua vita che perde schegge. (altro…)

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Vaurovignetta,

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L’inchiesta.
Trentenni in cerca di casa: un contratto a tempo indeterminato da 1.500 euro, un co.co.pro da 1.200. Slalom inutile tra perizie, garanti e polizze.
MILANO – «Buongiorno, siamo una coppia di trentenni e vogliamo comprar casa, la nostra prima casa ». Comincia così il nostro calvario che quasi ti passa la voglia, tre giorni di pellegrinaggio in dodici istituti di credito: grandi banche nazionali e internazionali, Casse di risparmio e banche popolari. Una simulazione per capire se l’accesso al credito è un’opportunità reale o un miraggio. Presentiamo queste credenziali, che tutto sommato non sono neanche male per due giovani diventati adulti all’epoca della grande crisi economica: un contratto a tempo indeterminato da 1.500 euro netti al mese per lui, un contratto a progetto da 1.200 euro al mese per lei, rinnovato da tre anni di anno in anno. Entrambi laureati, entrambi senza altri prestiti sulle spalle. La casa costerebbe 200mila euro, un bilocale in un quartiere della semi-periferia milanese. Siamo riusciti a racimolare 50mila euro, sommando i nostri risparmi all’aiuto di genitori e parenti. Insomma, ce ne servono 150mila per raggiungere l’obiettivo. Girando su Internet ci siamo accorti che scegliendo un tasso variabile e dandoci un orizzonte di vent’anni, la rata verrebbe a costare intorno agli 800 euro al mese: meno dell’affitto che paghiamo oggi.
«Per capirci dall’inizio, siete tutti e due assunti, giusto?».

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Articolo 18Governo diviso su art.18.Bonanni,modifica non serve.
Madia chiede ‘tregua’ ma rischio ‘autunno caldo’ in Parlamento 
ROMA, – Superare l’articolo 18 per incentivare le nuove assunzioni. Ma anche non toccarlo, per non creare ‘apartheid’ dei diritti per i giovani e non infiammare, inutilmente, il clima politico. Le regole sui licenziamenti rischiano di essere al centro di un nuovo ‘autunno’ caldo, quando alla ripresa dei lavori parlamentari si tornera’ ad esaminare il ddl delega sul lavoro che completa il Jobs Act, visto che entrambe le posizioni sono espressione dalla maggioranza che sostiene il governo di Matteo Renzi. Esecutivo che appare a sua volta diviso. Dopo il ‘guanto di sfida’ gettato dal ministro dell’Interno Angelino Alfano (superarlo gia’ con lo Sblocca Italia) a gettare acqua sul fuoco il ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, secondo la quale abolire l’articolo 18 non crea lavoro, cosi’ come il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta che invita a “non litigare sull’articolo 18″, concentrandosi semmai sul “contratto unico”.

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OGGI a Roma si tiene la riunione dei rappresentanti delle Regioni con il neo-ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, sul piano “garanzia giovani” della Commissione Europea. Tra finanziamenti diretti e cofinanziamenti mobilita circa 1 miliardo e mezzo di euro per azioni a favore degli under 25 da utilizzare nei prossimi due anni.

È un’opportunità che non dobbiamo assolutamente lasciarci sfuggire in tempi di emergenza occupazionale e di risorse scarsissime. L’Istat ha certificato venerdì scorso che solo nell’ultimo anno sono stati distrutti altri 100.000 posti di lavoro tra i più giovani. Il fatto grave è che chi ha perso il lavoro è andato non solo ad aumentare le fila della disoccupazione, ma anche a gonfiare l’inattività, il novero di lavoratori scoraggiati che smettono di cercare un impiego perché pensano che il mercato non sia in grado di offrire opportunità per loro. (altro…)

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Giovani in protesta

LA NUOVA RIVOLUZIONE.

LA GIOVENTÙ DIVENTA MAGGIORANZA. DA NOI INVECE C’È UNA GENERAZIONE IN MINORANZA RISPETTO AD ADULTI E ANZIANI.

C’è un Mediterraneo del Sud che brulica di nascite e di gioventù. Ne trabocca fino a noi, che dobbiamo al loro contributo un miglioramento nel saldo tra decessi e nuove vite. Non foss’altro che per riconoscenza, un qualunque governo italiano dovrebbe conferire honoris causa la cittadinanza a chi, nascendo qua, ripopola il nostro sfoltimento.
Quando la gioventù si accorge di essere maggioranza, ha l’impulso di prendere la parola. La parola pubblica va presa, non è data per gentile concessione del potere di turno. Va presa e tenuta contro le repressioni, i reparti in divisa, gli arresti, le condanne. La parola pubblica succede in piazza, non nelle aule isolate, insonorizzate, sorde e protette da quello che succede al pianoterra. (altro…)

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lettarzanLe movenze di Capitan Findus Letta, un po’ legnose, e il naso affilato in crescita telegiornale dopo telegiornale, ne rivelano la vera essenza collodiana, pinocchiesca. Il suo eloquio è meno effervescente di quello dello psiconano, ma la sostanza è sempre quella della balla in prima serata. Dal milione di posti di lavoro di una volta ai 200.000 giovani occupati. Racconta il Nipote di suo Zio, sparandole più grosse del barone di Münchhausen: “È un intervento significativo, coperto in parte con fondi nazionali e in parte con fondi europei. Servirà ad assumere in 18 mesi 200 mila giovani con un’intensità maggiore nel centro Sud. Ma è un provvedimento che riguarda tutto il Paese. Vogliamo dare un colpo duro alla piaga della disoccupazione giovanile.“.
Un ragazzo per dire addio alla piaga della disoccupazione e dare questo “colpo duro” deve(*):
– essere privo di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi o
– essere privo di un diploma di scuola media superiore o professionale o
– vivere da solo con una o più persone a carico. (altro…)

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LettaVertice a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio, Saccomanni e Giovannini: poche risorse a disposizione. Mercoledì il provvedimento al Cdm.

ROMA— Il primo ministro Enrico Letta ha fatto la spola ieri dagli studi Rai, dove è intervenuto alla trasmissione di Lucia Annunziata, a Palazzo Chigi, dove nel tardo pomeriggio si è a lungo intrattenuto con i ministri dell’Economia Saccomanni e del Lavoro Giovannini. Dall’intervista e dagli incontri è venuta la conferma del premier sul piano lavoro. Per l’occupazione c’è, per il momento, solo un miliardo. Servirà per l’assunzione di 70 mila under trenta. Il piano arriverà mercoledì sul tavolo del Consiglio dei ministri. Il premier Letta ha inoltre detto che non accetta diktat sull’aumento dell’Iva.

Per ora solo un miliardo: a tanto ammonterà il piano nazionale per il lavoro, con i giovani come stella polare. Obiettivo: l’assunzione di 70 mila under trenta. Il piano arriverà mercoledì sul tavolo del consiglio dei ministri. A confermarlo è lo stesso presidente del consiglio, Enrico Letta, intervenuto ieri nella trasmissione di Lucia Annunziata. I dettagli sono stati poi definiti in una riunione con il ministro del Tesoro Fabrizio Saccomanni e con il collega del Lavoro, Enrico Giovannini. (altro…)

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Viaggio tra i giovani del lavoro perduto.

OVUNQUE durante le recessioni la disoccupazione aumenta di più per i giovani che nelle altre fasce di età. Questo avviene perché i datori di lavoro bloccano le assunzioni restringendo ogni canale di ingresso nel mercato del lavoro. Ma nella media dei paesi Ocse la disoccupazione giovanile è arrivata in questa crisi a essere al massimo il doppio di quella per il resto della popolazione. Da noi, invece, è quasi quattro volte più elevata.
Il fatto è che ai problemi strutturali del nostro mercato del lavoro e del sistema educativo si è aggiunto il dualismo fra contratti temporanei e contratti permanenti che ha causato questa volta, in aggiunta al blocco delle assunzioni, anche licenziamenti in massa di giovani lavoratori precari. Inoltre i giovani italiani, a differenza che in altri paesi, non hanno reagito alla crisi decidendo di continuare a studiare, ma anzi hanno ridotto le loro iscrizioni all’università. Probabilmente perché si sono resi conto che le lauree triennali non offrono uno sbocco adeguato sul mercato del lavoro rispetto ai diplomi di scuola secondaria, non sono in grado di ripagare l’investimento aggiuntivo fatto in istruzione.
Infine, essendo questa una crisi finanziaria, è ancora più difficile per i giovani che hanno progetti imprenditoriali avere accesso al credito. Di solito nelle recessioni c’è anche una parte creativa perché il costo minore del credito, del lavoro, dei fabbricati, del capitale permette a chi ha nuove idee di realizzarle. (altro…)

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Se pensiamo alla velocità con cui il mondo sta cambiando e la confrontiamo con la lentezza con cui pensano e agiscono i nostri politici, ci accorgiamo che qualcosa non torna. E’ stridente il contrasto tra il mondo reale, fatto di fenomeni nuovi che ci colgono alla sprovvista, di Paesi emergenti che esplodono strappandoci quote di mercato, e il mondo della nostra politica, fatta di signori attempati che periodicamente si siedono attorno a un tavolo, scambiandosi scartoffie in attesa del prossimo meeting. (altro…)

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«Improvvisamente tutto ciò che sembrava passato è tornato attuale», scriveva nel 1999, ben 13 anni orsono, Paul Krugman, uno dei più chiaroveggenti economisti americani, chiedendosi se si stava andando verso un nuovo 1929. La sua risposta era affermativa, accompagnata da proposte d´intervento preventivo che non furono ascoltate.L´analisi partiva dalla crisi asiatica e che allora aveva colpito i paesi emergenti di quel Continente, ma anche il Giappone. (altro…)

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Il Risorgimento fu una rivoluzione nazionale, il Sessantotto, internazionale. Ora invece la rivolta è globale. I moti si allargano insieme alla tecnologia, che rende più veloci idee e comunicazioni. Ma una costante c’è: a guidarla sono i giovani. Quelli di oggi sono istruiti, aperti e decisi. Ma la sinistra li ha persi di vista.
Quando la primavera comincia non la si può fermare.

L’inverno in politica sembra ormai passato e per un bel po’ non ritornerà. Fuor di metafora, sembra proprio che stavolta, davvero, sia nata una “primavera globale”. Nord Africa, Spagna, Inghilterra, Grecia, Cile, Israele, Italia, Stati Uniti. Il 15 ottobre 2011 è previsto il primo appuntamento unitario. Ed è già storia.

Se proviamo a interrogare la storia sulle cosiddette “primavere dei popoli”, dobbiamo tornare indietro, quantomeno, a due importanti precedenti: il Quarantotto ottocentesco e il Sessantotto del secolo scorso. (altro…)

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«Dobbiamo far sapere ai politici, e alle élite finanziare di cui sono servi, che tocca al popolo decidere del suo futuro. Non siamo beni nelle mani di politici e banchieri che non ci rappresentano». Così nel manifesto diffuso via social network, da Facebook a Twitter. Chiedono innanzitutto più democrazia, più potere di decidere e una risposta al fallimento della finanza e alla disoccupazione da essa creata, i vari movimenti che ieri hanno sfilato in 82 Paesi e 951 città nel mondo. A partire dagli «Indignados», i manifestanti spagnoli che hanno dato il nome alla protesta globale, fino agli americani di «Occupy Wall Street» e ai «Draghi ribelli», come si sono ribattezzati i giovani italiani giocando sul nome del numero uno della Banca d’Italia (e tra poco della Banca centrale europea), Mario Draghi. (altro…)

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La protesta degli «indignati» riporta nuovamente all’attenzione il tema spinoso della condizione giovanile. Mancanza di opportunità, disoccupazione, precarietà, bassi redditi e poco welfare: i problemi sono noti da tempo, la crisi li sta aggravando ma le risposte della politica tardano ad arrivare. Un confronto con i giovani indignati (e non solo loro) deve proporre un’agenda e individuare le risorse.Fra le tante sfide sul tappeto conviene partire da quella del welfare: qui c’è infatti una novità che merita attenta riflessione. Sappiamo che una delle maggiori preoccupazioni dei nostri giovani è il rischio di avere pensioni da fame. (altro…)

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Una generazione di giovani che rischia di rimanere bloccata. Un Mezzogiorno che ha ricominciato a perdere i propri giovani più qualificati, mentre i ragazzi più svantaggiati sono lasciati ad una scuola senza risorse e al lavoro nero. Un´area del lavoro nero senza protezione neppure dai rischi per la salute e per la vita, che viene proposta come l´unica alternativa al non lavoro da un lato, alla criminalità dall´altra. Una qualità del lavoro, anche regolare, spesso bassa anche sul piano della sicurezza. Una disattenzione sistematica e talvolta anche crudele per i bisogni di cura, non solo dei malati, ma dei bambini e delle persone non autosufficienti, con effetti sia di sovraccarico familiare (specie femminile) e di cristallizzazione delle disuguaglianze. (altro…)

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