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Posts Tagged ‘GIOVANNA VITALE’

BertolasoSummit di Forza Italia nel caos. Berlusconi non scarica l’ex sottosegretario e prende tempo. Salvini: così aiuta Renzi.

ROMA – Non ci sta, Silvio Berlusconi, a farsi dettare legge in casa sua. Il padrone del centrodestra è lui e intende rimanerlo. E pazienza se questo significherà perdere Roma e chissà quante altre città in giro per l’Italia, chiamate al voto di inizio giugno: nella capitale, almeno finché l’ex premier non avrà concluso le consultazioni, il candidato sindaco di Forza Italia resta Guido Bertolaso.
I collonnelli azzurri — specie quelli del Nord che fino all’altra notte hanno brigato per cambiare cavallo, convergere su Giorgia Meloni e salvare l’asse con la Lega — si rassegnino.

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pd

In un sondaggio Raggi al 29% e Giachetti sorpassato da Meloni. Renzi gioca la carta delle Olimpiadi contro i 5Stelle: se vincono, addio Giochi. Nel centrodestra Berlusconi resiste su Bertolaso: appoggio incondizionato.

ROMA – Non servivano i sondaggi per capire che a Roma, per il Pd, tira una brutta aria. Che Roberto Giachetti, candidato sindaco lanciato da Renzi, rischia di concludere la sua corsa al primo turno: escluso persino dal ballottaggio.
Da giorni al Nazareno arrivano messaggi allarmati, resoconti di liti all’interno del comitato elettorale, grida d’aiuto lanciati da ministri e parlamentari, che osservano sbigottiti l’andamento di una campagna che stenta a decollare. «Dire che siamo preoccupati è dire poco», sussurrano ai piani alti del partito, «Roberto non sta andando bene, è come se girasse a vuoto, si è rinchiuso in un fortino e non parla più con nessuno ». Nemmeno, pare, con i vecchi amici di un tempo, i suoi principali sponsor, quelli che l’hanno voluto e sostenuto in questa difficile avventura: riconquistare il Campidoglio dopo la vergogna di Mafia Capitale e la caduta di Ignazio Marino.

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Marino

Nuovo affondo di Marino contro Renzi: “Vicino alle lobby” Orfini: “Il suo è un romanzo fantasy”.

ROMA – «Se avessi seguito i consigli del Pd mi avrebbero messo in cella di isolamento». Il marziano è tornato. Dopo settimane di silenzio e diversi viaggi negli States, dove ha di nuovo trovato lavoro, Ignazio Marino scatena la sua contraerei di carta contro i compagni d’un tempo.
Bersaglio principale del libro presentato ieri alla Stampa Estera: Matteo Renzi, «un premier non eletto da nessuno che ha cacciato un sindaco eletto dai centinaia di migliaia di cittadini. Una lesione della democrazia considerata con preoccupazione da tutte le cancellerie straniere». Contro il Pd romano commissariato da Orfini, «un insetto che da solo può distruggere un campo di grano ». Contro i “guastatori” infiltrati in giunta per abbatterlo.

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MarinoLungo vertice tra il sindaco e Orfini, resta lo stallo sul Campidoglio. Il premier: incontro con me se si dimette.

ROMA – Fumata nera. Ignazio Marino ritirerà le sue dimissioni: forse non oggi e neppure domani, ma l’ultimo giorno utile che la legge gli consente per restare. Ovvero domenica prossima, a meno che non decida di anticipare a sabato. Certo è che non cederà alle pressioni del Pd e all’indifferenza di Renzi. Determinato più che mai a resistere. Come l’ultimo dei giapponesi.
Il conclave per destituire il sindaco di Roma si chiude dunque com’era cominciato: con un nulla di fatto. L’inquilino del Campidoglio rimane della sua idea: revocare il passo indietro prima che il 2 novembre diventi definitivo per andare in aula e chiedere quella verifica invocata da settimane. Il commissario del partito Matteo Orfini pure: stoppare la corsa del chirurgo dem facendo dimettere in blocco i consiglieri comunali.

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Consultati gli assessori prima di ritirare le dimissioni Idea di un blitz in aeroporto per parlare con il premier.

ROMA – È davvero stretto e impervio, il sentiero sul quale il sindaco Ignazio Marino ha scelto di incamminarsi. Lui lo sa. Ma, nonostante le difficoltà, ha ormai deciso: «Andrò fino in fondo». Senza lasciare nulla di intentato. Il che significa sondare assessori e consiglieri per capire su quali numeri può ancora contare, saggiare l’umore delle truppe, verificare le basi di una resistenza a oltranza che vorrebbe dire mettersi per sempre fuori dal Pd.

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MarinoOggi sit in per la svolta, lui non esclude un’apparizione Il sindaco non è più iscritto e deve al Pd 10 mila euro.

ROMA – Ci credono, i supporter di Ignazio Marino. Oggi sarà «il giorno della svolta», scrivono a centinaia sui social che per settimane sono stati il motore dell’adunata convocata all’ombra del Campidoglio. Quando al rintocco di mezzogiorno almeno 5mila persone, questa la stima della vigilia, scenderanno in piazza per urlare «sei il nostro sindaco, ripensaci», ebbene sono convinti che «tutto cambierà e il Pd dovrà arrendersi».
Un tamtam inarrestabile, che mescola cittadini comuni e militanti delusi, frange ostili alla linea del commissario Orfini e deputati della minoranza dem in cerca di visibilità come Marco Miccoli, che propone di «offrire a Marino l’onore delle armi, consentendogli di formare una “giunta di scopo” per il Giubileo». Condito da simboli («Vestiamoci con qualcosa di bianco, una sciarpa o un cappello») e animato da una speranza che potrebbe coincidere con la tentazione del chirurgo di far saltare definitivamente i nervi al partito di maggioranza: mischiarsi alla folla, farsi incoraggiare e infine annunciare «ho deciso, resto, è il popolo che me lo chiede».

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Contestato

Contestazioni ma anche applausi al sindaco “Cacceremo i mafiosi”. Vertice Alfano-Gabrielli.

ROMA – Se l’è vista brutta il sindaco Ignazio Marino. Non fosse stato per l’imponente cordone di polizia organizzato per proteggerlo, avrebbe fatto fatica a uscire indenne dalla manifestazione antimafia organizzata dal Pd nella stessa piazza che il 20 agosto ospitò le esequie show del boss Vittorio Casamonica con tanto di cocchio trainato da una sestiga di cavalli neri. Accolto da un gruppo di abitanti del Tuscolano e di attivisti dei centri sociali al grido di “vergogna”, “te ne devi anna’”, “tornatene ai Caraibi”, nel suo primo appuntamento pubblico dopo 18 giorni di contestatissime ferie, ha persino rischiato di essere centrato da una delle monetine da 5 centesimi che un anziano piuttosto arrabbiato gli ha lanciato contro appena sceso dalla macchina.

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selOggi la nuova giunta: il vice sarà Causi. Il maestro di strada Rossi Doria assessore alla scuola.

ROMA . L’accordo sul Marino-ter c’è, la copertura di Matteo Renzi ( sembra) pure, ma a finire in frantumi è l’alleanza con cui il centrosinistra vinse le elezioni a Roma appena due anni fa. Morta e sepolta.
Cancellata con un tratto di penna dal segretario- premier in persona, che in un incontro a quattr’occhi con il commissario del Pd Matteo Orfini ha deciso la terna — o forse quaterna, il nodo verrà sciolto soltanto stamattina — tutta di area dem, destinata a sostituire il vicesindaco vendoliano e i due assessori dimissionari, più (forse) il titolare alla Scuola Paolo Masini. Che potrebbe essere costretto a lasciare — anche se al momento di sicuro c’è solo che dovrà cedere la sua delega alla new entry più prestigiosa, il “maestro di strada” Marco Rossi Doria — per inverare quel rimpasto largo invocato dal Nazareno per la ripartenza.
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MarinoLa strategia dei consiglieri dem: “Dimissioni in massa se il sindaco non va via”. Gabrielli: niente incarichi politici.

ROMA . Il giorno dopo la spallata di Renzi a Marino, una crepa sembra intravedersi nella coltre di ostinato silenzio che circonda l’inquilino del Campidoglio. Un rifiuto a commentare le provocazioni del premier letto da molti come il disperato tentativo di trattare una resa. «Il sindaco ha capito che per lui è comunque finita e ha scelto di resistere per alzare il prezzo», racconta un alto dirigente del Pd. «Suoi emissari starebbero infatti pensando di recapitare un messaggio preciso al capo del governo: se gli verrà offerta un’alternativa, un incarico magari da ministro o in qualche organismo internazionale, così da uscire in modo onorevole senza il bollino dell’incapace, Marino potrebbe pure valutare il passo indietro.

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Barca

Il dossier-choc di Barca dopo il commissariamento: “Deformazioni clientelari, i circoli lavorano solo per gli eletti” “Molti militanti subiscono senza reagire le scorribande dei capibastone”. Orfini: purtroppo questa è la verità.

ROMA – Un partito «non solo cattivo, ma pericoloso e dannoso, che lavora per gli eletti anziché per i cittadini». Un partito che, anche quando funziona, «subisce inane lo scontro correntizio e le scorribande dei capibastone». È impietosa la fotografia che Fabrizio Barca ha scattato al Pd Roma, spedito nei circoli dal commissario Matteo Orfini dopo l’esplosione dell’inchiesta Mafia Capitale.
In fondo a tre mesi trascorsi a battere palmo a palmo le sezioni e a intervistare dirigenti e militanti, il gruppo di lavoro guidato dall’ex ministro ha raccontato la vita di una comunità spappolata che non chiede altro che di essere ricostruita. Secondo Barca, «nel Pd si vanno delineando, a un estremo, i tratti di un partito pericoloso e dannoso: dove non c’è trasparenza e neppure attività» e «dove traspaiono deformazioni clientelari e una presenza massiccia di carne da cannone da tesseramento».

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Campidoglio
Tra Mafia capitale e scandali, città in ostaggio “Negli uffici del Campidoglio la mazzetta ormai è diventata un salario accessorio”.
CAPITALE corrotta, nazione infetta. Sessant’anni dopo, siamo ancora lì: all’inchiesta dell’ Espresso sul sacco di Roma, le complicità della politica e la compiacenza di «funzionari comunali, tecnici, membri delle commissioni che ricevono stipendi assai bassi». Oggi come allora: un esercito di piccoli traffichini pronti a vendersi per un piatto di lenticchie.
«Le indagini hanno svelato una realtà illecita diffusa», ha detto una ventina di giorni fa il procuratore aggiunto Francesco Caporale a proposito della prima tranche dell’inchiesta “Vitruvio” che ieri ha portato ad altri 11 arresti, ammettendo di essere rimasto «molto colpito dalla normalità attraverso cui imprenditori e funzionari infedeli operano nell’illegalità, senza avere troppa cura del bene pubblico».

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MarinoI “caschi bianchi” pronti allo sciopero generale dopo il taglio del sindaco alle indennità extra.
ROMA – Non si fermeranno, i vigili urbani di Roma. La loro “guerra dei vent’anni” — che da Rutelli in poi ha tenuto sotto scacco le amministrazioni d’ogni colore — sono pronti a combatterla fino in fondo. Anche a costo di scatenare l’inferno. Proclamando, al termine di un Vietnam fatto di assemblee convocate nelle ore di punta, il primo sciopero generale della storia: capitale d’Italia paralizzata dal traffico, neppure un agente a presidiare i semafori, a intervenire sugli incidenti, a multare gli indisciplinati. Niente di niente. Solo caos. Macchine. E polemiche.
Non è una novità. È più o meno un quarto di secolo che i “pizzardoni” della città eterna lottano contro il loro capo-ufficio, ché poi è questa la vera singolarità: è dal sindaco che dipendono.

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OrfiniROMA – Pacchetti di tessere comprate in bianco dai capibastone e restituite compilate, come e da chi però non si sa. Code di extracomunitari ai seggi delle primarie. Pulmini di anziani prelevati dai centri ricreativi e ricompensati con buste alimentari. Soldi distribuiti fuori dai circoli per incentivare il voto. Congressi finiti a insulti e spintoni, e la polizia che arriva a sirene spiegate.
Benvenuti nel meraviglioso mondo del Pd Roma. L’azionista di maggioranza della giunta Marino commissariato da Matteo Renzi. Ché non fosse stato per il procuratore Pignatone, forse, si sarebbe continuato a chiudere un occhio, anzi tutti e due: sulle iscrizioni gonfiate, i maneggi dei signori delle tessere, l’inquinamento di un partito che di democratico ha soltanto il nome, condizionato com’è dai vari Kim Jong-un di quartiere che a botte da migliaia di euro spostano consensi, ricattano segreterie locali, controllano pezzi di istituzioni. Un gioco borderline, di certo pericoloso. Ormai smascherato dalle inchieste giudiziarie.

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Marino
Duro confronto con il Pd che vuole azzerare la giunta Il sindaco: multe pagate, mi scuso solo per il divieto di sosta.
ROMA – Resiste il sindaco Ignazio Marino. Di farsi azzerare dal Pd romano e commissariare da quello nazionale non ne vuole proprio sentir parlare: figurarsi mettersi a trattare. Tant’è che il previsto incontro con il vicesegretario Lorenzo Guerini, spedito dal Nazareno per cercare di risolvere il “caso Roma” e ricondurre il chirurgo dem alla ragione, non è andato affatto bene. Anticipato di 24 ore per dare un’accelerazione alla crisi che da giorni tiene in ostaggio il Campidoglio, si è concluso con un nulla di fatto.

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