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Posts Tagged ‘giovanni falcone’

Dalle offese di Carnevale agli attacchi in diretta televisiva fino all’ultima provocazione di Berlusconi. A 25 anni dalla strage di Capaci ecco i nomi di chi ha provato in tutti i modi a rendere difficile l’esistenza del magistrato palermitano. Come Lino Jannuzzi che ai tempi della Superprocura definiva lui e De Gennaro “i maggiori responsabili della débâcle dello Stato di fronte alla mafia. Una coppia la cui strategia ha approdato al più completo fallimento”.

C’è chi non si è pentito delle offese lanciate persino quando l’avevano già assassinato, ma anche chi ha chiesto scusa. Chi ha fatto delle scelte poi rivelatesi errate e adesso porta in tribunale i giornali che le ricordano, chi non ha mai più commentato certe critiche lanciate a favor di telecamera e chi invece nega persino le sue stesse parole. Sono i nemici di Giovanni Falcone, quelli che lo hanno osteggiato in vita rendendogli impossibile l’esistenza. Una categoria che non viene mai – o quasi mai – citata nelle decine di eventi organizzati ogni anno per commemorare il giudice palermitano. (altro…)

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Le Agende Rosse manifestano per non dimenticare una strage che colpì al cuore il Paese. Insieme al giudice morirono cinque agenti della sua scorta.

Il 19 luglio 1992, esattamente 19 anni fa, a Palermo si consumò una delle pagine più tristi del nostro Paese. In via d’Amelio, una Fiat 126 imbottita di tritolo, esplose nel pomeriggio, investendo e uccidendo il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta. Oltre al giudice morirono gli agenti Agostino Catalano (caposcorta), Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Soltanto Antonio Vullo è sopravvissuto all’esplosione, risvegliandosi in ospedale, in gravi condizioni. La bomba fu azionata a distanza e Borsellino era a conoscenza di un carico di esplosivi arrivato a Palermo appositamente per far saltare lui e la sua scorta. (altro…)

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Un ricordo di Falcone e Borsellino a 19 anni dalla strage di Capaci.

Occhi osservano dall’alto della collina.

Occhi minacciosi, pieni di odio.

Occhi che hanno il colore del tritolo incrociano occhi buoni di uomini e donne.

Sono dentro un’automobile che corre verso la morte.

L’ultima corsa di Giovanni Falcone inizia all’aeroporto di Ciampino, a Roma, sabato 23 maggio 1992.

Sono le 16:50.

Un jet dei servizi segreti decolla con a bordo il giudice e la moglie Francesca Morvillo.

Destinazione Palermo, aeroporto di Punta Raisi.

Atterrerà 53 minuti dopo.

Li attendono 6 agenti con le loro auto, 3 Fiat Croma blindate.

Le vetture si muovono dall’aeroporto alle 17:50.

Falcone sceglie la Croma bianca.

Lui è al volante, la moglie gli siede di poco accanto. (altro…)

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Oggi il giudice Borsellino avrebbe compiuto 71 anni. Mai come adesso sarebbe stato prezioso in un Paese nel baratro. Ecco come verrà ricordato in diverse città d’Italia.

 

«Ai miei figli, ancora troppo piccoli
perché possa iniziare a parlargli del nonno, vorrei farglielo conoscere proprio tramite i suoi insegnamenti, raccontando piccoli ma significativi episodi della sua vita tramite i quali trasmettergli i valori portanti della sua vita. Caro papà, ogni sera prima di addormentarci ti ringraziamo per come ci hai insegnato a vivere». Ha scelto queste parole Manfredi Borsellino, figlio di Paolo, per ricordare il compleanno del padre, procuratore aggiunto di Palermo ucciso nella strage di via D’Amelio del 19 luglio del 1992.

Oggi, 19 gennaio, Paolo Borsellino avrebbe compiuto 71 anni (1940-1992). La sua morte, 57 giorni dopo quella dell’amico e collega Giovanni Falcone, ha segnato la seconda strage della serie di attentati che ha colpito la Sicilia e l’Italia tra il ’92 e il ’93 in quella stagione culminata con la trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa nostra di cui si stanno occupando le indagini delle procure di Palermo e Caltanissetta.

«Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto mentre vegliavamo la salma di Falcone nella camera ardente allestita all’interno del Palazzo di Giustizia. Non potrò mai dimenticare che quel giorno piangevo la scomparsa di un collega ed amico fraterno di mio padre ma in realtà è come se con largo anticipo stessi già piangendo la sua» ha scritto Manfredi nella testimonianza per il libro “Era d’estate”, curato da Roberto Puglisi e Alessandra Turrisi, con prefazione di Pietro Grasso (Pietro Vittorietti editore). (altro…)

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