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Posts Tagged ‘Giovanni Valentini’

trivelle

La protesta.

Un fronte compatto di nove Regioni, dal Veneto alla Sicilia, minaccia di indire i referendum contro le norme dello Sblocca Italia che tolgono le briglie alle piattaforme petrolifere dall’Adriatico allo Ionio. “Ambiente e turismo contano più delle royalties”.

DA UN CAPO all’altro della Penisola, da nord-ovest a sud-est, il “fronte del No” si attesta ora sull’Adriatico. E coinvolge in complesso nove Regioni: sette a statuto ordinario, Puglia, Basilicata, Molise, Marche, Abruzzo e Calabria per arrivare fino al Veneto, alle quali se ne aggiungono due a statuto speciale, la Sicilia e la Sardegna. Dal movimento No Tav contro l’alta velocità in Val di Susa si passa così al cartello No Triv contro le trivellazioni off shore. O meglio contro le norme, contenute nella legge Sblocca Italia e imputate d’incostituzionalità, che derogano alla vecchia disciplina su ricerca e sfruttamento per l’estrazione di petrolio e gas metano.

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Paesaggi costieri

Il dossier

Dalla Liguria alla Calabria: centinaia di chilometri di litorale cancellati dall’urbanizzazione. Legambiente: “Correggere la legge Madia e aprire cantieri di riqualificazione per incrementare la nostra offerta turistica”.

Siete in vacanza al mare? Ci siete già stati o siete in procinto di andarci? In ogni caso, potrà interessarvi sapere che nella nostra amata penisola “spariscono” 20 metri di costa in media al giorno.
Più precisamente, vengono “divorati” da un mostro famelico che si chiama urbanizzazione e ha le sembianze del cemento. E purtroppo c’è da temere che la riforma della Pubblica amministrazione approvata recentemente dal Parlamento, introducendo il meccanismo del silenzio-assenso se le Soprintendenze non esprimono il proprio parere entro 90 giorni, finisca per alimentare questa voracità.

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NON bisogna essere nati necessariamente al Sud per sentirsi scossi e colpiti dal grido d’allarme lanciato dalla Svimez sul rischio di un “sottosviluppo permanente” che incombe sul nostro Mezzogiorno.

BASTA essere nati in Italia, in qualunque regione italiana. E cioè essere cittadini di questo benedetto Paese, meridionali o centro-settentrionali, non fa differenza. Un Paese sempre più diviso e diseguale, con un Sud che ormai va alla deriva. I dati forniti ieri dall’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno — fondata nel 1946 da un gruppo di industriali e finanzieri lungimiranti, tra cui diversi uomini del Nord — documentano drammaticamente uno stato di crisi che equivale a un coma profondo.
Il Sud è in agonia. E il pericolo maggiore è che con un handicap del genere non riesca più neppure ad agganciare una possibile ripresa, se e quando dovesse effettivamente manifestarsi a livello nazionale.

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Bomba ecologica

Tra il Gran Sasso e la Maiella la discarica di veleni più vasta d’Europa.

BUSSI (PESCARA) — Questa è la discarica di veleni più grande d’Europa. Qui intorno, su una superficie di circa 30 ettari, sono state “intombate” quasi 250 mila tonnellate di rifiuti tossici e scarti industriali. Una bomba ecologica al confine tra il Parco del Gran Sasso e quello della Maiella, a Bussi su Tirino, in Abruzzo. Ma oggi, dopo quarant’anni di denunce e polemiche approdate finalmente nelle aule giudiziarie, dalle ceneri contaminate di questo disastro potrebbe cominciare un’operazione di bonifica e riqualificazione di tutta l’area, per sperimentare un modello di riconversione industriale su scala internazionale. (altro…)

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Un mondo globale in cui la comunicazione, ormai, non è più uno strumento della politica ma ne è diventata l’essenza.
(da “Fuorigioco” di Mauro Calise – Laterza, 2013 – pag. 6)
Mandare in carcere i giornalisti per diffamazione equivale a negare la libertà d’informazione, cioè il diritto dei cittadini di essere informati. Non lo diciamo certamente per rivendicare una malintesa libertà di diffamare, bensì per tutelare quella d’informarsi. E infatti, di solito sono i regimi antidemocratici, autoritari, gli Stati di polizia, a privare i giornalisti della libertà personale.
È senz’altro confortante, perciò, che la Camera abbia abolito in prima istanza la carcerazione dei giornalisti, per sanzionare diversamente il reato di diffamazione a mezzo stampa che tale è e tale rimane. Ma l’aggravamento delle pene pecuniarie appare una forma di “monetizzazione” chiaramente intimidatoria, quasi una censura preventiva o un bavaglio virtuale, nei confronti della libera informazione. C’è da auspicare, quindi, che il Senato modifichi in seconda lettura la legge, per renderla nello stesso tempo più equa ed efficace. (altro…)

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È RISAPUTO che la legge non è uguale per tutti. Basta disporre di buoni avvocati, molti soldi, e non fai un’ora di galera. Berlusconi è un caso limite ma illuminante.
(da “Il Grillo canta sempre al tramonto” di Dario Fo, Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo – Chiarelettere, 2013).

Da quando viene pubblicata questa rubrica, e cioè ormai da più di dodici anni, avremo detto e ridetto centinaia di volte – qui o anche prima in altre pagine del giornale – che Silvio Berlusconi era ed è ineleggibile, cercando di spiegarne la motivazione giuridica. Ora, con l’avvento dei “grillini” sulla scena politica, la questione è tornata (finalmente) all’ordine del giorno e molti la scoprono soltanto adesso come la classica acqua calda, confondendola con il problema irrisolto del conflitto di interessi. E naturalmente, si riapre anche l’annosa “querelle” sull’opportunità di sconfiggere il Cavaliere sul piano politico piuttosto che per via giudiziaria. (altro…)

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LE DONNE sono il primo Altro degli uomini e nell’immaginario maschilista sono le depositarie insieme del passato e del futuro, delle tradizioni e dell’identità della nazione così come della sua continuità.
(da “Contro il decoro” di Tamar Pitch – Laterza, 2013 – pag. 12)
Finora, nel gergo dell’informazione quotidiana, li abbiamo chiamati sbrigativamente reati passionali, delitti d’onore, raptus di follia, drammi della gelosia. Ma in realtà sono omicidi di genere, commessi dagli uomini contro le donne, come atto estremo di una serie di abusi, sopraffazioni e brutalità, spesso all’interno della stessa famiglia. Per motivi sessuali, di prepotenza o di sfruttamento. (altro…)

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ALLA vigilia di un’elezione politica, la vendita di qualsiasi giornale – anche regionale o di provincia – susciterebbe sospetti e polemiche.
Figuriamoci quella di una rete tv come La 7 che aspira a rappresentare un “terzo polo” fra due colossi come la Rai e Mediaset. E oggettivamente non c’è dubbio che di una procedura accelerata si tratti, nella logica frettolosa del fatto compiuto che ha distorto nel corso degli anni il mercato televisivo italiano.
Basterebbe già questa coincidenza temporale per avanzare legittime riserve sulla decisione con cui il Cda di Telecom ha dato il via libera a una “trattativa in esclusiva” con l’editore Urbano Cairo. (altro…)

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C´è un “cartello verde”, né partito né movimento, che si mobilita in queste elezioni per presentare nei prossimi giorni alle forze politiche un´Agenda ambientalista in 12 punti. È composto da sette fra le principali associazioni ecologiste: WWF, Legambiente, Greenpeace, Fai (Fondo ambiente italiano), Federazione nazionale Pro Natura, Cai (Club alpino italiano) e Touring Club. Un milione di iscritti per un´area d´opinione ben più vasta. E a memoria d´uomo è la prima volta che un tale schieramento riesce a coalizzarsi per promuovere la Ri/Conversione ecologica del Belpaese.

Se qualcuno pensa ancora che si tratti di una questione accessoria o marginale, di retorica paesaggistica o peggio di fondamentalismo verde, si sbaglia di grosso. Qui si parla di ecologia ed economia. Vale a dire di sviluppo sostenibile, compatibile con la difesa dell´ambiente e della salute collettiva. Quindi di investimenti, lavoro, servizi, patrimonio culturale e risorse naturali, mobilità e infrastrutture, turismo e agricoltura. Un programma di governo, insomma, per il futuro del Paese. (altro…)

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Abbattere di circa il 50 per cento i costi della bolletta elettrica, per le famiglie e per le imprese. Risparmiare energia e ridurre le emissioni nocive di CO². Creare 500 mila posti di lavoro, con un indotto economico di 33 miliardi di euro all’anno per dieci anni. E tutto a “costo zero”, attraverso investimenti che alla fine verranno ripagati dai risparmi.
Non è il “libro dei sogni energetici”. Ma una proposta concreta lanciata dalla Fondazione consumo sostenibile, di cui è presidente Paolo Landi e a cui aderiscono numerose associazioni dei consumatori, sulla base di una ricerca presentata ieri a Roma dallo Studio Cremonesi Consulenze, nella sede del Gse (Gestore servizi elettrici). Si tratta, insomma, di un piano per una nuova Strategia energetica nazionale, fondata sull’efficienza, sulle fonti rinnovabili e sulla riqualificazione del patrimonio immobiliare italiano. (altro…)

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AVEVA così scelto il potere allo stato puro, o la sua illusione più convincente: la politica.
(da “Il trono vuoto” di Roberto Andò – Bompiani, 2012 – pag. 27)
Avevamo tutti sperato che la parentesi del governo di “impegno nazionale” potesse segnare una svolta nella vita politica italiana, favorendo magari un salto di qualità sul piano del linguaggio, dello stile e dei comportamenti. E proprio qui avevamo apprezzato all’inizio la sobrietà e la compostezza del presidente Monti, in netto contrasto con l’arroganza e la volgarità che hanno caratterizzato la fase terminale del berlusconismo. (altro…)

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ABBIAMO superato il livello di guardia. La tracimazione mediatica di Silvio Berlusconi, sulle sue reti domestiche e su quelle pubbliche, sgorga ormai come una fogna a cielo aperto, con tutti i suoi detriti, i suoi veleni e i suoi miasmi. Una nube tossica che minaccia di inquinare la regolarità della competizione elettorale. E dunque, un’emergenza democratica che a questo punto chiama in causa direttamente le più alte cariche dello Stato: dal presidente della Repubblica, nel suo ruolo istituzionale di garante “super partes” dell’unità nazionale, ai presidenti delle due Camere, al di là della rispettiva estrazione e appartenenza. Non basta più la “par condicio”, avevamo già scritto su questo giornale sabato scorso. Ma non bastano più neppure la Commissione parlamentare di Vigilanza e l’Autorità di garanzia sulle Comunicazioni. Né bastano le leggi e i regolamenti che pure sono in vigore e vengono sistematicamente violati, elusi, trasgrediti. Questo è il golpe mediatico di un “caudillo” ridotto alla disperazione, deciso a giocarsi il tutto per tutto, sulla pelle del Paese e su quella dei cittadini. (altro…)

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SE UNO vuole farsi ascoltare dagli altri, non deve alzare la voce, bensì abbassarla; è questo che suscita autentica attenzione.
(da “Il senso di una fine” di Julian Barnes – Einaudi, 2012 – pag. 33)
Si chiama “sostegno privilegiato”. Ed è quello che le aziende editoriali e televisive non possono prestare ai loro proprietari o azionisti di controllo, titolari di cariche di governo: vale a dire, testualmente, “qualsiasi forma di vantaggio, diretto o indiretto, politico, economico o di immagine”.
Lo stabilisce il combinato disposto di quella che proprio qui in passato abbiamo denominato “legge Frasparri”, l’intreccio perverso tra l’infausta legge Frattini sul conflitto di interessi e la famigerata legge Gasparri sulla riforma televisiva. Due aborti; due misfatti commessi dal centrodestra nel 2004 per proteggere gli interessi il-legittimi di Silvio Berlusconi, il premier-tycoon che ha fondato il suo potere sul regime televisivo. (altro…)

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Al riparo del voto segreto, come chi lancia il sasso e nasconde la mano, il Senato della Repubblica si appresta dunque ad approvare lunedì con una maggioranza trasversale la nuova legge sulla diffamazione a mezzo stampa, contro i giornalisti e soprattutto contro i cittadini. Cioè contro il loro diritto fondamentale, sancito dalla Costituzione, di essere informati compiutamente, senza remore e senza reticenze. Un diritto irrinunciabile, su cui si basa la stessa vita democratica. Il ricorso allo scrutinio segreto è già di per sé un indice rivelatore delle intenzioni e degli obiettivi che si propongono gli artefici di questa legge-bavaglio.
Da una parte, perseguire con il carcere i giornalisti che, nell’esercizio del
loro mestiere, compiono involontariamente una diffamazione; dall’altra, intimidire l’intera categoria, per proteggere i privilegi e le malefatte della casta. (altro…)

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I PARTITI hanno scambiato il potere con la fiducia. Sono diventati creature gigantesche che si muovono impacciate e ingorde come dei Leviatani sgraziati. (da “Forza senza legittimità” di Piero Ignazi – Laterza, 2012 – pag. 128).

Non è soltanto un bavaglio la legge-bavaglio che il Senato della Repubblica vuole imporre alla stampa con la riforma della diffamazione. È una censura preventiva. Un’intimidazione collettiva. Una persecuzione annunciata. Più che un bavaglio, insomma, si potrebbe definire una museruola per impedire ai watch-dog, i cani da guardia dell’informazione, di mordere o anche solo di abbaiare. Né questa legge è soltanto una vendetta contro i giornalisti. Una rivalsa contro la libertà di stampa. Un regolamento dei conti, in coincidenza con la “nuova Tangentopoli” che sta travolgendo la casta. (altro…)

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PIÙ che una “manifestazione di interesse” sarebbe un’ennesima manifestazione di conflitto di interessi. La disponibilità di Mediaset ad acquisire Telecom Italia Media, che controlla La7 e Mtv, dimostra che la tv generalista non è superata. Sbaglia chi la ritiene ormai finita a vantaggio di Internet e degli altri nuovi media. Questa è invece l’ultima roccaforte di un potere in declino, la piattaforma ideologica su cui s’è fondato il regime televisivo che ha dominato l’Italia nell’ultimo infausto ventennio. Si tratta, verosimilmente, di un fuoco di sbarramento che ha un duplice obiettivo: da una parte, eliminare un pericoloso competitor sul mercato degli ascolti televisivi e della raccolta pubblicitaria; dall’altra, soffocare un terzo polo tv capace di fare opinione e influire sulle scelte elettorali. È, quindi, ancora una volta un problema di concentrazione, di pluralismo e di libera concorrenza. Una questione politica e nello stesso tempo economica. (altro…)

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IL PENSIERO cattolico ha visto con fastidio costante (…) l’idea dello Stato che è sovrano sia quanto ai mezzi sia quanto ai fini dell’azione collettiva.
(da “Dal Risorgimento al Fascismo” di Domenico Fisichella — Carocci, 2012 — pag. 127).
Non s’era ancora spenta la commozione per la scomparsa di monsignor Martini, padre spirituale del cattolicesimo progressista e pastore di una Chiesa moderna, che s’è riaccesa la polemica sul regime fiscale degli immobili ecclesiastici su cui il governo ha buttato subito acqua sul fuoco. Forse l’accostamento tra i due eventi può apparire inopportuno o irriguardoso, mentre la figura dell’ex arcivescovo di Milano — uomo del dialogo e grande comunicatore — merita certamente rispetto anche da parte dei laici. Ma sul piano mediatico la coincidenza ripropone la questione del rapporto fra il potere temporale e il potere spirituale della Chiesa, all’origine della “diversità” culturale di Martini all’interno della gerarchia ecclesiastica. E quindi, il problema storico delle relazioni fra lo Stato italiano e il Vaticano. (altro…)

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La proposta di nomina di Lorenza Lei è arrivata in mezzo ad altri avvicendamenti più o meno di routine. Ma la Sipra è la concessionaria di pubblicità dell’azienda, il suo polmone finanziario, raccoglie all’incirca metà dei suoi ricavi e dunque rappresenta uno dei due pilastri fondamentali, insieme al canone d’abbonamento, su cui si regge ancora il nostro malandato servizio pubblico radiotelevisivo.
Degradata in pochi mesi da “signora di ferro” a “signora di latta”, alla guida della Rai Lorenza Lei ha deluso le aspettative interne ed esterne, dilapidando rapidamente un’apertura di credito che anche noi, su questo giornale, le avevamo accordato all’inizio dell’incarico in funzione dell’esperienza e della fedeltà aziendale. (altro…)

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La violazione delle norme antinquinamento, l’utilizzo senza regole di ogni risorsa, hanno fatto parte, come i bassi salari dei lavoratori, di una sorta di dumping ecologico con cui i capitalisti si son fatti competizione sleale a danno di tutti. (da “Elogio della radicalità” di Piero Bevilacqua – Laterza, 2012 – pag. 39). Ora che il “caso Ilva” sembra avviato finalmente a una soluzione ragionevole e proficua, in modo da conciliare il fondamentale diritto alla salute con quello al lavoro, si può provare a riflettere sulla nube mediatica, cioè sulla doppia mistificazione messa in atto intorno al disastro ambientale e sanitario che ha investito la città di Taranto. Magari per trarne anche qualche utile lezione per il futuro. (altro…)

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IRREPARABILE. Può avere anche ragione il ministro Corrado Passera a definire con un aggettivo così radicale il danno che deriverebbe dal blocco dell’Ilva di Taranto, la fabbrica dei veleni di cui la magistratura ha imposto il sequestro in nome della legge e della salute collettiva. Ma in questo caso il responsabile dello Sviluppo economico sbaglia a usare il condizionale: purtroppo, il danno irreparabile è stato già prodotto da tempo e sono i morti, i malati di tumore e di leucemia che hanno funestato finora un’intera città. Non è certamente una responsabilità che si può imputare al governo in carica. Le colpe, a livello nazionale, regionale e locale, risalgono indietro negli anni. E derivano da un modello di industrializzazione selvaggia che ha prodotto le cosiddette “cattedrali nel deserto”, compromettendo l’ambiente e le condizioni di vita in molte aree del Mezzogiorno d’Italia. (altro…)

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