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Posts Tagged ‘giuseppe de rita’

È corrente, in questo periodo, la spiacevole sensazione di essere dei sudditi, ma molto poco governati. Avvertiamo tutti la sudditanza a decisioni che hanno origine altrove, in particolare nella grande finanza globalizzata («ce le impone lo spread»); e al tempo stesso sentiamo che le nostre tradizionali strutture di governo non hanno la sovranità e l’intelligenza per regolare il rapporto fra tale sudditanza e la quotidiana vita collettiva. Non ci piace la presunzione della più planetaria banca d’affari quando si attribuisce poteri quasi divini, visto che ogni sua mossa può «regolare o disordinare l’andamento delle costellazioni finanziarie e politiche»; ma neppure ci fa piacere la constatazione che non ci sono in giro protagonisti abbastanza forti per contrastare tale celeste presunzione con adeguate politiche nazionali e/o settoriali. (altro…)

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L’ agonia crea patologie. Sembra una frase ad effetto, in contraddizione con l’idea che sono le malattie a far scoccare la fase terminale. Ed invece è una frase che spiega bene quel che sta avvenendo in questi mesi. L’opinione pubblica è quotidianamente invasa dalle notorie ansie sulle nostre endemiche fragilità: nelle tempeste finanziarie internazionali come nella faticosa messa a punto di manovre e manovrine; nell’assenza di un’adeguata credibilità di governo come nella incertezza collettiva su quel che ci attende. È doveroso però dire che le citate fragilità non si risolvono, anzi non si riesce neppure a capirle, se non riusciamo a collocarle in una analisi più profonda. (altro…)

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Nelle ultime settimane si è accentuata la già alta e preoccupata attenzione sul futuro dei nostri giovani, anche con un inizio di istruttoria di colpevolezza. Così sono stati additati via via come colpevoli i vecchi che non lasciano il campo; i quaranta-cinquantenni che non hanno saputo gestire lo sviluppo attuale e futuro; le famiglie che, fra calore materno ed ausilio nonnesco, non rendono autonomi i loro figli e nipoti; la sovrastante offerta di beni e servizi che rende i giovani incapaci di desiderare alcunché; la stessa società, che non riesce a dar senso collettivo alle vite individuali; ed anche gli stessi giovani, poco propensi a rischiare avventure e responsabilità personalizzate. Tanti colpevoli, nessun vero colpevole, verrebbe da dire. È utile invece un esame di coscienza che eviti il rimpallo circolare delle responsabilità e dei vittimismi e metta a fuoco quali meccanismi e processi culturali e sociali ognuna delle categorie citate mette in campo. (altro…)

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