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Posts Tagged ‘Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza’

Napolitano
Pubblichiamo stralci della trascrizione della deposizione di Giorgio Napolitano nel processo sulla trattativa Stato-mafia, resa al Quirinale il 28 ottobre.

Giorgio Napolitano: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.   Presidente Alfredo Montalto: Benissimo, grazie. Allora, a questo punto possiamo dare la parola al pubblico ministero per l’inizio dell’esame vero e proprio.   Pm Vittorio Teresi: Signor presidente, lei sa che il nucleo centrale, l’argomento principale per il quale è stata richiesta e ammessa la sua testimonianza ha a oggetto la lettera che il consigliere D’Ambrosio le inviò il 18 giugno 2012. Prima di inviarle quella lettera, il consigliere D’Ambrosio gliela aveva preannunciata? E comunque le aveva esternato la sua volontà di dimettersi dall’incarico?   Napolitano: Assolutamente no, mi aveva solo trasmesso un senso di grande ansietà e anche un po’ di insofferenza per quello che era accaduto con la pubblicazione delle intercettazioni di telefonate tra lui stesso e il senatore Mancino, insofferenza che poi espresse più largamente nella lettera. (altro…)

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MoriMANCATA CATTURA DI PROVENZANO, SCARPINATO: SENTIRE PENTITI E 007. LA DIFESA: SI RISCRIVE LA STORIA.
Palermo –  Licio Gelli e la P2, Mino Pecorelli e le trame dei servizi, fino alle stragi del ‘92-‘94. Non solo flop investigativi. Il generale Mario Mori conosceva “alcuni aspetti’’ della strategia della tensione ma si guardò bene dal comunicarli, “anche riservatamente”, alle istituzioni. Il Ros, insomma, aveva compiti di polizia giudiziaria, ma Mori lo avrebbe gestito come un servizio segreto: dal ruolo ambiguo nella fuga di Benedetto Santapaola nell’aprile del ’93 ai rapporti con Licio Gelli e la P2; dalle intercettazioni abusive al suo superiore Gianadelio Maletti ai tempi del Sid, alla disinformazione sul fallito attentato dell’Addaura; fino alle notizie, raccolte in carcere e mai comunicate all’autorità giudiziaria, in base all’accordo segreto tra Dap e Sisde conosciuto come “Protocollo Farfalla”.  

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NatangeloLA CORTE D’ASSISE DI PALERMO HA DECISO: IL CAPO DELLO STATO DOVRÀ CHIARIRE SUGLI “INDICIBILI ACCORDI” SOLO ACCENNATI DAL SUO CONSIGLIERE LORIS D’AMBROSIO.

Il Pd Luciano Violante, oggi in corsa per uno scranno alla Consulta con la benedizione del Quirinale, l’aveva definita una trovata “originale” dei giudici di Palermo, ma ora la Corte d’Assise lo ha stabilito con chiarezza: la citazione del presidente della Repubblica, in qualità di testimone, nel processo sulla trattativa Stato-mafia, non è “né superflua né irrilevante”, dunque “deve darsi corso alla testimonianza”. E Napolitano, con una nota diffusa dall’ufficio stampa del Colle, ha dato prova di grande aplomb istituzionale: “Non ho alcuna difficoltà a rendere al più presto testimonianza – ha fatto sapere – secondo modalità da definire, sulle circostanze oggetto del capitolo di prova ammesso”.   SI CHIUDE COSÌ una controversia politico-giudiziaria che per circa un anno ha tenuto col fiato sospeso la diplomazia del Quirinale e ha arroventato il processo che fa fibrillare il cuore delle istituzioni. (altro…)

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Napolitano

AL PROCESSO STATO-MAFIA TESTIMONIERANNO LA PROSSIMA SETTIMANA GRASSO, MARRA, CIANI E VITALIANO ESPOSITO. POI, ALLA RIPRESA DI SETTEMBRE, SARÀ CONVOCATO IL PRESIDENTE.

Palermo – Nell’aula bunker di Palermo comincia la marcia di avvicinamento dei giudici al Colle più alto di Roma: il processo sulla trattativa Stato-mafia è pronto a sfogliare le pagine cruciali del Romanzo Quirinale. A settembre, subito dopo la pausa estiva, è prevista l’audizione di Giorgio Napolitano dopo che sul pretorio, a partire da venerdì 11 luglio, sfileranno i protagonisti del ‘giallo’ istituzionale più imbarazzante della storia repubblicana: le pressioni telefoniche esercitate da Nicola Mancino sul Colle, nelle conversazioni con Loris D’Ambrosio, consulente giuridico di Napolitano (di quelle con il capo dello Stato non si sa nulla perché sono state distrutte), per evitare di essere sottoposto a confronto con l’ex ministro Claudio Martelli nel processo agli ufficiali del Ros Mario Mori e Mauro Obinu, accusati (e poi assolti con il dubbio) di avere fatto fuggire Bernardo Provenzano dal covo di Mezzojuso nell’ottobre del 1995.

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Di MatteoI MAGISTRATI DI PALERMO CONTRO LA CIRCOLARE DEL CSM CHE TOGLIE LE INCHIESTE SULLA TRATTATIVA STATO-MAFIA A CHI NON FA PARTE DELLA DDA.

Quando ha visto la circolare del Csm, raccontano in Procura, il capo dell’ufficio Francesco Messineo si è lasciato sfuggire un commento eloquente: “Ecco la norma anti Di Matteo e anti Tartaglia”. Ma non ha potuto far altro che applicarla, così il fascicolo top secret sulla Falange Armata, con l’ultimo indagato nell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia, oggi ha sulla copertina due nomi cancellati: quelli, appunto, dei pm Nino Di Matteo e Roberto Tartaglia. Da quel foglio, nei prossimi giorni, sarà tagliato anche il nome del pm Francesco Del Bene. A coordinare i nuovi sviluppi investigativi dell’inchiesta più “scottante” della Procura di Palermo – sul possibile coinvolgimento dei servizi militari nella stagione stragista del ’92-’93 – resterà solo l’aggiunto Vittorio Teresi, dopo che una circolare del Csm, spedita il 5 marzo scorso alle procure d’Italia, ha stabilito che tutte le nuove inchieste antimafia devono essere assegnate solo ed esclusivamente ai sostituti della Dda, vietando le “applicazioni” di magistrati ordinari, finora indispensabili, come nel caso di Tartaglia, alla ricerca della verità su 40 anni di misteri irrisolti. (altro…)

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Di Matteo

LA CASSAZIONE RESPINGE L’ISTANZA DEGLI EX ROS SUBRANNI, MORI E DE DONNO.

Non bastano le minacce di un boss, sia pure come Totò Riina, per spostare da Palermo il processo sulla Trattativa Stato-mafia: in tempi brevi, anzi con un’insolita velocità (il verdetto è giunto in tarda mattinata dopo solo due ore di camera di consiglio), la sesta sezione penale della Cassazione, presieduta da Stefano Agrò, ha respinto l’istanza di rimessione depositata il 5 marzo scorso da tre imputati: gli ex ufficiali del Ros Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno, e li ha condannati a pagare le spese processuali fissando un principio disatteso negli anni ’70, quando i processi di mafia si trasferivano a Bari o a Catanzaro per ragioni di ordine pubblico. In questo caso non ne è stata ravvisata alcuna, e la Suprema Corte ha deciso che il dibattimento, aperto il 27 maggio 2013 e presieduto da Alfredo Montalto, proseguirà a Palermo fino alla sua conclusione e alla sentenza finale.  (altro…)

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Di MatteoOGGI IL VERDETTO SULL’ISTANZA DEGLI EX UFFICIALI DEL ROS MORI, SUBRANNI E DE DONNO: VOGLIONO TOGLIERE IL PROCESSO A DI MATTEO.

È davvero un venerdì di Passione per il processo sulla trattativa Stato-mafia, appeso alla decisione della sesta sezione della Corte di Cassazione che stamane si riunisce per decidere se trasferire il processo o no da Palermo. Per decidere se accogliere o respingere l’istanza di rimessione presentata il 5 marzo scorso dagli ex ufficiali del Ros Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno, imputati per aver veicolato tra il ’92 e il ’93 il ricatto stragista di Cosa nostra fin dentro le stanze del governo. I tre ufficiali, pur avendo sempre negato di aver trattato con la mafia, ora chiedono allo Stato di arrendersi ancora una volta alle minacce mafiose, allontanando da Palermo il processo sulla trattativa “per motivi di sicurezza”.  (altro…)

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Tre paesi per evitare il carcere

PASTICCI PALERMITANI.

Due richieste di arresto e due di divieti di espatrio. Per ben quattro volte, nell’ultimo anno, il pg Luigi Patronaggio, che ha chiesto e ottenuto la condanna d’appello di Marcello Dell’Utri a 7 anni per concorso in mafia, ha cercato di impedirne la fuga all’estero. E tre volte su quattro si è visto rispondere di no. Risultato? Giovedì scorso, quando alla fine la Corte d’appello di Palermo ha emesso un ordine di custodia cautelare nei confronti dell’ex senatore del Pdl, si è scoperto che l’imputato era già lontano dall’Italia. E ora Dell’Utri è ufficialmente latitante. Le ultime tracce lo segnalano in Libano, dove sarebbe arrivato alla fine di marzo. Appena in tempo. Fra tre giorni, infatti, il 15 aprile, la prima sezione della Cassazione si riunirà per emettere la pronuncia definitiva nei suoi confronti: un verdetto che, in caso di conferma della condanna, lo trascinerebbe dritto in carcere.

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Di Matteo

IL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI.

Tra il 9 e l’11 novembre del ’93, nel pieno della stagione della trattativa Stato-mafia, pochi giorni dopo la mancata proroga dei 334 provvedimenti di 41 bis da parte del Guardasigilli Giovanni Conso, sul territorio italiano venne disposta un’esercitazione militare del Comando Nato. Chi la autorizzò? Se lo è chiesto il procuratore generale Roberto Scarpinato, ricostruendo i buchi neri della stagione stragista dal ’91 al ’94, nel corso del suo intervento sul palco del teatro Golden di Palermo, dove ieri il Fatto Quotidiano ha organizzato una manifestazione in segno di solidarietà a Nino Di Matteo e ai pm della trattativa Stato-mafia. All’appello del Fatto , i palermitani hanno risposto con un abbraccio caloroso: numerose le persone rimaste fuori dal cine-teatro dove gli applausi ai magistrati e agli uomini delle scorte hanno introdotto il saluto deldirettore Antonio Padellaro. (altro…)

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NAPOLITANO CHIEDE AI GIUDICI DI “VALUTARE L’UTILITÀ DEL SUO CONTRIBUTO”. IERI IN AULA ANCHE DON CIOTTI: “DI MATTEO E I PM DELLA TRATTATIVA NON SONO SOLI”.

La sua testimonianza nel processo sulla trattativa mafia-Stato è ormai ufficialmente ammessa, ma Giorgio Napolitano ha giocato d’anticipo, riferendo “dettagliatamente” alla Corte d’assise di Palermo le sue “limitate conoscenze” sul capitolato di prova nel quale dovrebbe essere sentito. Per questa ragione, il capo dello Stato ha chiesto ai giudici “che si valuti ulteriormente l’utilità del suo reale contributo”, citando esplicitamente l’articolo 495 del codice di procedura penale, che al comma 4 prevede come “sentite le parti, il giudice può revocare con ordinanza l’ammissione di prove che risultano superflue”.  (altro…)

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Napolitano

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DOVRÀ RISPONDERE SUL RUOLO NEL 1993 DEL SUO CONSIGLIERE, MORTO NEL 2012, NELLA NOMINA DI DI MAGGIO AL DAP.

Non fu, con tutta probabilità, un semplice testimone. Nel ’93, quando lavorava con Liliana Ferraro al-l’Ufficio studi degli Affari penali di via Arenula, Loris D’Ambrosio potrebbe aver avuto un ruolo, anche se inconsapevole, nelle manovre che portarono alla nomina di Francesco Di Maggio ai vertici del Dap, l’ufficio chiamato a gestire il 41bis, nell’ambito del dialogo tra Stato e mafia.

È QUESTO il significato attribuito dalla Procura di Palermo alla lettera che lo stesso D’Ambrosio, divenuto consigliere giuridico del Quirinale, scrive il 18 luglio 2012 al capo dello Stato esternandogli il “vivo timore” di esser stato considerato un “utile scriba” e usato come scudo a “indicibili accordi”, proprio in riferimento al periodo tra l’89 e il ’93. (altro…)

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Il peschereccioA MEZZO MIGLIO DALL’ISOLA I MIGRANTI, IN 500 SUL BARCONE, HANNO ACCESO UN FUOCO PER FARSI VEDERE SONO FINITI IN ACQUA ED È STATA TRAGEDIA. IERI NOTTE SI CONTAVANO GIÀ PIÙ DI CENTO CORPI SENZA VITA.

L’imbarcazione si è capovolta nella notte, di fronte all’Isola dei Conigli, quella che gli utenti di Tripadvisor hanno definito proprio quest’anno “la spiaggia più bella del mondo”, a mezzo miglio da Lampedusa. C’è chi dice che donne e uomini, ammassati dentro uno spazio troppo stretto, abbiano cominciato ad agitarsi alla vista della terraferma facendo imbarcare molta acqua. C’è chi dice che a quel punto hanno dato fuoco a una coperta, per attirare l’attenzione dei pescherecci di passaggio, provocando l’incendio dell’intero scafo. I racconti dei naufraghi sono confusi: quello che è certo è che sul barcone, in pochi minuti, si è scatenato l’inferno. Spaventati dalle fiamme, più di 500 migranti, somali, ghanesi, eritrei, tutti provenienti dalle coste libiche, si sono spostati su un fianco del natante, e sono stati rovesciati in mare: solo 159 sono sopravvissuti, tra cui sei donne e due bambini. (altro…)

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Berlusconi-Dell'Utri

UNA VITA CON LA MAFIA.

LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA DI CONDANNA A 7 ANNI IN APPELLO RIVELANO IL RUOLO DELL’EX SENATORE. DEL CAIMANO LA CORTE SCRIVE: “MAI SFIORATO DAL PROPOSITO DI FARSI DIFENDERE DALLO STATO”.

Per vent’anni c’è stato un patto “di protezione” tra Berlusconi e Cosa nostra. Un patto siglato grazie al fondatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri che non ha mai cessato, tra il ’74 e il ’92, di svolgere il ruolo di “mediatore contrattuale” tra l’ex premier e i boss, con comportamenti “tutt’altro che episodici, oltre che estremamente gravi e profondamente lesivi di interessi di rilevanza costituzionale”. Con questo ritratto di Dell’Utri, la terza sezione della Corte d’Appello di Palermo ha depositato ieri le motivazioni della sentenza di condanna a 7 anni per concorso in associazione mafiosa dell’ex senatore Pdl, spazzando via i dubbi sollevati dalla Cassazione sulla mafiosità “permanente” dell’imputato nel corso del suo rapporto ultraventennale con Berlusconi, e cioè fino al ’92. (altro…)

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Palermo, i giudici hanno assolto anche Obinu per la mancata cattura. Sentenza impugnata.

Assolti perché “il fatto non costituisce reato”: il favoreggiamento c’è, anche se non è riconosciuta l’intenzione consapevole di avvantaggiare ‘zu Binu. Nessuna “sciagurata scelta di politica criminale”, dunque, da parte di Mario Mori e Mauro Obinu, come aveva sostenuto nel corso della sua requisitoria il pm Nino Di Matteo. Se gli ex ufficiali del Ros, quel maledetto 31 ottobre del ’95, decisero di non fare irruzione nel casolare di Mezzojuso, dove era stata segnalata la presenza di Bernardo Provenzano, non fu per favorire la fuga del boss, ma probabilmente perché non si fidarono della “soffiata” del confidente Luigi Ilardo, poi ucciso dalla mafia. Ma il fatto, ovvero il favoreggiamento del capomafia, si realizzò lo stesso, anche contro la loro volontà.  (altro…)

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RiinaCONFERME: “LE STRAGI? OPERA DI BRUSCA E SERVIZI. MI HANNO ARRESTATO CIANCIMINO E PROVENZANO ”.

La Trattativa? “Io non cercavo nessuno, erano loro che cercavano me”. L’arresto sulla circonvallazione di Palermo? “Non è vero quello che hanno detto i carabinieri, a me mi hanno fatto arrestare Provenzano e Ciancimino”. Il papello? “Mai visto”. Il ruolo dei servizi segreti nelle stragi di Capaci e di via D’Amelio? “Brusca non ha fatto tutto da solo, c’è la mano dei servizi segreti. La stessa cosa vale per l’agenda rossa. Perché non vanno da quello che aveva in mano la borsa e si fanno consegnare l’agenda?”. E il famigerato bacio ad Andreotti nel salotto di Ignazio Salvo? “Appuntato, ma lei mi vede che bacio Andreotti? Posso solo dire che era un galantuomo e che io sono stato sempre dell’area andreottiana”. Parola di Totò Riina. Dopo vent’anni trascorsi al 41 bis nella più assoluta omertà, il capo dei capi di Cosa nostra rompe il silenzio e, nelle pause dei processi che lo vedono imputato, chiacchiera a ruota libera con gli agenti di custodia del Gom che presenziano ai suoi collegamenti in videoconferenza dal carcere di Opera.  (altro…)

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Il mancato coordinamento nelle indagini per la cattura del boss Messina Denaro? “Non esiste. Il coordinamento è stato totale”. La pista del Ros “bruciata” con l’arresto intempestivo del capomafia Vito Sutera, in contatto con il superlatitante? “La copertura del Ros presentava così tante falle da ricordarmi la vicenda della mancata perquisizione del covo di Riina”. A 24 ore dall’apertura da parte del Csm della procedura di trasferimento del procuratore di Palermo Francesco Messineo, l’aggiunto Vittorio Teresi smentisce il punto più grave delle contestazioni mosse al suo capo, accusa il Ros di aver seguito una filosofia investigativa “perdente”, e se la prende con chi a Palazzo dei Marescialli ha rappresentato una ricostruzione “non aderente alla realtà”.

Il Csm attribuisce, di fatto, a  Messineo, la fuga del superlatitante. È un’accusa grave…

Non esiste. Il coordinamento è stato totale, con una copertura a 360 gradi. Mi addolora leggere certi titoli sui giornali: chi ha riferito a Roma queste informazioni distorte avrebbe fatto meglio a tacere”.  (altro…)

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MancinoA PALERMO I MAGISTRATI ACCUSANO L’EX MINISTRO DI AVER AGITO PER OCCULTARE LA TRATTATIVA STATO-MAFIA.

Nicola Mancino ha mentito non solo per sfuggire alle accuse e assicurarsi l’impunità, ma anche per tacere la responsabilità dei carabinieri del Ros impegnati nel dialogo sottotraccia con don Vito Ciancimino: in poche parole, “per occultare la trattativa”. È l’aggravante dell’articolo 61 numero 2, che il procuratore aggiunto di Palermo, Vittorio Teresi, ha contestato formalmente ieri all’ex ministro dell’Interno, dopo averla annunciata nella precedente udienza, rafforzando la connessione tra l’imputazione di falsa testimonianza e il reato di violenza e minaccia a corpo politico dello Stato.  (altro…)

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MancinoSTATO-MAFIA, I PM: HA OCCULTATO IL PATTO CON COSA NOSTRA LO SFOGO DELL’EX MINISTRO: “INGIUSTO PROCESSARMI CON I BOSS”.

Io ho combattuto la mafia e non posso stare insieme ai boss in un processo. Chiederemo lo stralcio del processo. Che uno per falsa testimonianza debba stare in Corte d’assise non lo accetto”, così si sfoga Nicola Mancino mentre fuori dall’aula bunker di Pagliarelli, sotto un sole quasi estivo, un urlo accompagna centinaia di agende rosse alzate verso il cielo: “Fuori la mafia dallo Stato”. Dentro, tra i banchi degli imputati, il vecchio generale e l’anziano senatore (i soli, con Massimo Ciancimino, presenti in aula) fanno per la prima volta reciproca conoscenza a beneficio di flash e telecamere: “Le presento il generale Subranni, suppongo non vi conosciate”, dice il difensore dell’ex capo del Ros, Basilio Milio a Nicola Mancino. “No, non suppone niente – ribatte l’ex ministro – io non l’ho mai conosciuto. Di nome sì, qua viene fuori che chi deve essere noto diventa ignoto”. (altro…)

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Papa Francesco

“PREGHIAMO PERCHÈ I MAFIOSI SI CONVERTANO”.

Per Antonio Ingroia è la più avanzata frontiera della magistratura inquirente, che per la prima volta “ha varcato le colonne d’Ercole del diritto”, ribaltando il paradosso di Leonardo Sciascia e dimostrando che lo Stato può processare se stesso. Nel-l’aula bunker di Pagliarelli si apre oggi il dibattimento sulla trattativa mafia-Stato: la Corte d’Assise presieduta da Alfredo Montalto, a latere Stefania Brambille, giudica cinque esponenti di Cosa nostra e cinque rappresentanti delle istituzioni accusati di aver siglato quell’inconfessabile compromesso tra mafia e Stato che – dietro le quinte dello stragismo – ha scritto la storia recente del Paese. Dopo quattro anni di un’indagine che ha trascinato la procura di Palermo davanti alla Consulta, per iniziativa del Quirinale, per aver “beccato” casualmente la voce di Giorgio Napolitano al telefono con Nicola Mancino, prossimo a finire nella lista degli indagati, i pm di Palermo Di Matteo, Tartaglia e Del Bene, accompagnati in aula dall’aggiunto Teresi, domani si presenteranno in aula per sottoporre le loro accuse alla verifica dibattimentale: alla sbarra i boss Riina, Bagarella, Cinà e il pentito Giovanni Brusca. Accanto a loro, sul banco degli imputati l’ex senatore Dell’Utri, gli ufficiali del Ros Subranni, Mori e De Donno. Tutti sono accusati di concorso nel reato di violenza e minaccia al corpo politico dello Stato, aggravata dall’aver agevolato Cosa nostra. Poi c’è l’ex ministro Nicola Mancino, accusato di falsa testimonianza, e il testimone Massimo Ciancimino, il “postino” del papello, che ha avuto il merito di aver parlato per primo della trattativa, ma oggi è ritenuto credibile solo parzialmente, e deve rispondere di concorso esterno in mafia e calunnia.  (altro…)

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Agenda rossaUN QUADERNO ROSSO IN UN FILMATO DEI VIGILI. IL PM LARI: “VERIFICHEREMO MA È IMPROBABILE”.

E ora, dopo un depistaggio durato vent’anni, salta fuori un fotogramma, estrapolato da un video girato dai Vigili del Fuoco subito dopo l’esplosione in via D’Amelio, dove si vede un quaderno rosso che il quotidiano Repubblica nell’edizione di ieri non esita a indicare come “l’agenda rossa di Paolo Borsellino”. L’immagine, lanciata in prima pagina come uno scoop, suscita un immediato clamore mediatico e per qualche ora le agenzie e i siti web ci cascano. Ma nel pomeriggio la Procura di Caltanissetta frena gli entusiasmi con una clamorosa smentita: “Vi sono molte ragioni – dice il procuratore Sergio Lari – per prendere quantomeno con il beneficio di inventario la notizia fornita da Repubblica ”. Ancora più esplicito l’aggiunto Nico Gozzo, pm nel processo Borsellino- quater in corso a Caltanissetta: “L’ipotesi che l’agenda del giudice potesse trovarsi sul selciato di via D’Amelio non è stata mai presa in considerazione a livello processuale”. (altro…)

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