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Posts Tagged ‘guerre’

Scuola

“COPRIRE” CON LA SPENDING LA PENSIONE DI 4.000 DOCENTI ERA UN GOLPE, FARLO PER LE MISSIONI MILITARI INVECE VA BENE.

La spending review è l’atto più politico, ripetono spesso governo e commissario incaricato. Hanno ragione e da ieri è chiaro qual è la visione politica loro e, in particolare, della tecnostruttura del Tesoro (Ragioneria generale in testa), che ormai si percepisce sempre più come quarto potere autonomo nell’ordinamento repubblicano: se i soldi servono a mandare in pensione 4.000 professori vittime della riforma Fornero sono “coperture false”, gli stessi soldi (moltiplicati per cinque però) sono perfettamente regolari se si tratta di finanziare il decreto sulle missioni militari. È questa la vicenda di cui vi raccontiamo.   IN TUTTO, tra Afghanistan, Libia armi da “regalare” ai curdi eccetera, la partita vale 452 milioni (nell’anno abbiamo superato il miliardo) e qui vogliamo occuparci delle coperture. Trovarle, ammesso che siano state trovate, è stato così difficile che il decreto è stato presentato solo il 4 agosto, quando i soldi stanziati per il primo semestre erano già finiti da oltre un mese. (altro…)

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Linne aeree

Risparmi di carburante e tasse da riscuotere per l’attraversamento: ecco perché le “no-fly zone” sono pochissime. Stop all’Ucraina solo ieri.

MA CHI decide dove e come si può volare? E come mai Eurocontrol, il “vigile” del traffico aereo europeo (compreso quello di Kiev) ha autorizzato fino alle 17 di ieri — con l’ok delle autorità dell’aviazione civile locali — decine di voli quotidiani oltre quota 9mila metri sull’Ucraina?
Vediamo.
BIANCO O NERO
Vie di mezzo non ce ne sono. Su un paese o si vola o non si vola. A dare l’autorizzazione al sorvolo sono sempre gli enti di sicurezza nazionali. L’Icao, l’agenzia del settore dell’Onu, le affianca con un’energica opera di moral suasion quando ci sono rischi evidenti per la sicurezza dei passeggeri. Oggi le no flyzone globali sono poche. Buona parte dei cieli dell’Afghanistan sono ancora considerati off-limits. (altro…)

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Ecco chi sono i cronisti sequestrati dalle truppe ancora fedeli al Colonnello.   La Rosaspina è appena tornata da Madrid. Monici è riuscito a chiamare la sua redazione.
I quattro giornalisti italiani rapiti ieri in LIbia hanno tutti una notevole esperienza professionale.
Elisabetta Rosaspina, 53 anni, milanese, ha da poco concluso il suo periodo di corrispondente da Madrid per il Corriere della Sera ed è tornata nella redazione di via Solferino con la qualifica di inviata, che aveva già coperto in passato seguendo, fra gli altri avvenimenti, la guerra in Libano, il conflitto palestinese e la strage di Beslan in Russia. (altro…)

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Da quandola Storia segue il suo corso sotto copertura mediatica, si ha l’impressione che alcune gesta e alcuni gesti (per esempio la distruzione di statue e vestigia di dittatori) siano compiuti con particolare zelo e in favore di telecamere. Cecchini in azione, sparatori di raffiche rituali (costose, tra sradicatori di monumenti appaiono spesso in posa, °quasi, anche perché i giovani protagonisti in arme hanno la rara fortuna di veder coincidere il loro quarto d’ ora di celebrità con l’apertura dei telegiornali di mezzo mondo. C’è da dire, però, che accanto a queste debolezze spesso irritanti, la mediatizzazione delle guerre e delle rivoluzioni ha l’enorme vantaggio di esporre allo sguardo del mondo almeno una parte degli eventi. (altro…)

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Da un rapporto di Medici senza frontiere la voce dei profughi intrappolati nel centro per la lentezza della commissione. Abdoul: “Da quando sono arrivato a Mineo, non faccio altro che camminare in circolo, sembra di essere in carcere”.

Roma – Depressione, solitudine, isolamento e 7 persone che hanno già tentato il suicidio perché “dopo essere stati intrappolati in Libia, i cittadini stranieri sono ora intrappolati nei campi e nei centri di accoglienza, dove vivono condizioni molto precarie, senza prospettive per il futuro”. E’ il ritratto a tinte fosche che arriva da una voce indipendente all’interno del Cara di Mineo (Ct). Si tratta dell’Ong Medici senza frontiere che ha raccolto in un dossier le voci dei migranti “Dall’inferno al limbo”. Msf è presente nel residence degli Aranci di Mineo per un progetto di salute mentale che avrà una sperimentazione di due mesi, con attività psicosociali rivolte a 350 ospiti sul quasi duemila che affollano il mega centro di accoglienza per richiedenti asilo. Il rapporto è un modo per fare arrivare le testimonianze dei profughi ai giornalisti che non possono entrare nei centri a causa del divieto del Viminale. (altro…)

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Le chiamano guerre senza uomini, unmanned wars, e stanno stravolgendo il nostro rapporto con i conflitti militari e anche col potere. Protagonista è un velivolo che non ha bisogno di pilota perché basta schiacciare da lontano un bottone, e l’aggeggio parte: si chiama drone. A seconda della convenienza esplora terreni oppure decima persone: è un proiettile che varca oceani. Traiettoria, bersaglio, funzioni sono decisi da impenetrabili cerchie di tecnici e politici. Dopo aver bramato per anni guerre a zero morti, adesso Washington predilige guerre a zero uomini. Costano meno, e soprattutto non sono politicamente dannose: l’avversario stramazza, ma svanisce il rischio di veder tornare le salme dei nostri soldati. La connessione tra potere e opinione pubblica si spezza, così come si spezza il nesso tra guerra, legge, democrazia. Non solo. (altro…)

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Quando nel 1980 fu assassinato in esilio il dittatore nicaraguense Anastasio Somoza, in uno dei quotidiani della sinistra estrema che esistevano allora fu pubblicata una vignetta che ricordo più o meno così: c’era un tizio che festeggiava, un altro che gli chiedeva “ma non eri contro la pena di morte?” e allora il festeggiante gli rispondeva: “Sì, ma ogni tanto mi prendo una vacanza”.

Voglio credere e sperare che la gran messe di festeggiamenti in corso per l’uccisione di Bin Laden sia una cosa di questo tipo, una vacanza momentanea dai propri princìpi e una zingarata della coscienza da cui sarebbe bene tornare abbastanza in fretta. (altro…)

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Però, la vecchia democrazia occidentale. Parte sempre male: lenta, litigiosa, tremebonda, confusa. Dittature e fanatismi le danzano intorno con baldanza sfrontata, esibendo idee chiare, rapidità d’azione, disciplina ferrea. Invadono le pianure della Polonia, sparano il primo uomo nello spazio, abbattono i grattacieli di Manhattan. La democrazia risponde con lo spettacolo desolante della sua impotenza. Balbetta, piange, si arrovella. Si mostra nuda e gonfia di piaghe allo sguardo dei suoi critici, che ne pronosticano i funerali imminenti. Ma passano i mesi, gli anni, talvolta i decenni, ed è ancora lì. (altro…)

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Gli assassini non meritano aggettivi. Basta l’elenco dei fatti. Nelle guerre a sfondo islamista degli ultimi 30 anni, dal Mediterraneo alle Filippine, dal Caucaso all’Africa, dunque in una delle maggiori superfici del globo, gli uomini e le donne che vengono trucidati dal terrorismo, sono, di preferenza, uomini e donne disarmati. Giornalisti, preti, suore, e volontari di organizzazioni umanitarie. L’Italia ha aggiunto ieri il suo ultimo nome all’elenco già lungo di prigionieri – ricordiamo Simona Torretta, Simona Pari, Giuliana Sgrena, Clementina Cantoni. E ha allungato anche quello dei morti, dopo Enzo Baldoni, in Iraq, e il free lance di radio radicale Antonio Russo ucciso in Georgia nell’ottobre del 2000. (altro…)

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