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Acqua, la rivincita di Hera (e dei sindaci Pd). A Bologna aumentano le tariffe del 3,5 % per la seconda volta in pochi mesi.

La risposta al referendum è già arrivata, anche se la Cgil si schiera contro la decisione, lo stesso fanno i comitati che hanno promosso il voto e il Movimento 5 Stelle. E’ l’epilogo che ilfattoquotidiano.it aveva già previsto.

A poco più di una settimana dal referendum, Hera, la società per azioni a controllo pubblico che gestisce il servizio idrico in Emilia Romagna, da Modena a Rimini, aumenta le bollette dell’acqua di un ulteriore 3,5 per cento, a Bologna e nei 60 comuni della provincia. A seguire la stangata arriverà per tutti gli altri, città piccole o grandi che siano. Poco importa se dal voto è uscita una indicazione politica sulla richiesta di acqua pubblica, dunque un bene comune e non in vendita. Poco importa se l’Emilia Romagna è tra le regioni che hanno avuto massima affluenza alle urne.

Hera, i cui manager appartengono all’area politica del Partito democratico (e la posizione ambigua del Pd il fattoquotidiano.it l’aveva segnalata più volte), va avanti per la sua strada. Così quel 7 per cento sul capitale investito che la consultazione referendaria ha tolto, viene già recuperato. E a pagarlo sarebbero gli utenti sulle bollette. Da subito. (altro…)

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Il segretario ora non ha dubbi. Ma 6 dei 13 fondatori del gruppo che vuole mantenere la risorsa idrica privatizzata sono iscritti al suo partito. Gli stessi che hanno festeggiato una proposta di legge presentata dai Democratici lo scorso novembre, definendola “la Caporetto dei referendari”. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani invita gli elettori a votare ‘sì’ a tutti e quattro i referendum. Compresi i due quesiti sull’acqua. Ma nell’aprile 2010 aveva detto: “Noi non abbiamo una strategia referendaria”, spiegando perché il Pd non aveva contribuito a raccogliere le firme. E sei dei 13 fondatori del comitato per il ‘no’ “Acqua libera tutti”, che vuole che il decreto Ronchi sulla privatizzazione della risorsa idrica resti in vigore, sono iscritti proprio al suo partito. Furono loro a parlare di definitivo affossamento dei referendum, quando il Pd lo scorso novembre presentò una proposta di legge per superare il decreto Ronchi senza passare dalla consultazione popolare. Così ora Giovanni Favia, consigliere regionale in Emilia Romagna del Movimento 5 Stelle, accusa i Democratici di “ambiguità” e di aver cambiato idea per “opportunismo politico”. (altro…)

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