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Posts Tagged ‘Ilvo Diamanti’

La terra ha tremato in modo violento. Un’altra volta. E ci siamo trovati di nuovo dentro un incubo.

Ho percepito in diretta la lunga scossa di terremoto, che ha sconvolto alcune zone dell’Italia Centrale. In questo periodo, da molti anni, mi trasferisco a Urbania. Al confine con Urbino – e anch’essa città ducale. Così, nella notte fra martedì 23 e mercoledì 24 agosto ho sentito muri e pavimento muoversi, le lampade oscillare e molti oggetti battere e scivolare. Ho cercato subito sui siti una notizia, un’informazione. Ma avevo capito. Troppo facile immaginare cosa fosse successo. Il problema era “dove”. E con quali effetti. (altro…)

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LA CESSIONE del Milan a un cartello di acquirenti cinesi, fra cui un fondo governativo, segna davvero un passaggio d’epoca, in Italia. Per quel che riguarda il calcio, ovviamente, ma anche la società, la politica.
E il rapporto fra società e politica. Perché il calcio, nel rapporto fra società e politica, conta molto. Da noi più che altrove. Ne ho scritto altre volte, su Repubblica. Ma, in questo caso, ripetersi forse non è un problema. Il calcio suscita interesse, passione e appartenenza. Circa 4 italiani su 10 si definiscono tifosi. Metà di essi si dice “militante”, un altro 30%: sostenitore “caldo”. Oltre il 50%, comunque, “odia” almeno un’altra squadra (come ho scritto in un articolo con Luigi Ceccarini su Limes 5/2016). Il calcio, infatti, è fattore di identità. Antagonista, oltre che protagonista.

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VIVIAMO tempi feroci. Segnati dal sangue. Scanditi da eventi drammatici, che si susseguono. Senza soluzione di continuità. Ogni giorno, ogni volta che apriamo il sito di un quotidiano online, oppure guardiamo i notiziari in TV, cerchiamo subito la notizia del nuovo, ennesimo massacro. E, purtroppo la nostra attesa non viene mai delusa. Negli ultimi giorni: almeno 20 morti a Bagdad, vittime di un uomo che si è fatto esplodere presso un centro commerciale. Mentre a Kabul, in un attentato compiuto durante un grande corteo, sono morte 80 persone — e più di duecento sono rimaste ferite Da qualche giorno, peraltro, questi massacri lontani ci appaiono meno lontani. Perché, si sa, quel che avviene laggiù, nell’Oriente medio ed estremo, ci sorprende e ci spaventa di meno. In fondo, è lontano dagli occhi, anche se i media annullano tempi e distanze.

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Problemi

L’analisi

I temi più caldi nei comuni al voto domenica A Torino e a Napoli la priorità è il lavoro per il 40 per cento a Roma attenzione ai servizi e allarme per la corruzione.

Manca una settimana ai ballottaggi. Ultimo atto di questa consultazione amministrativa, che tanta attenzione ha sollevato. Perché in Italia non c’è elezione che non abbia riflessi sul piano politico. Nazionale. Naturalmente, la dimensione “locale” conta. Incrociata con quella “personale”. D’altronde, 23 anni fa l’elezione diretta dei sindaci è stata istituita e istituzionalizzata, per legge, come risposta a Tangentopoli e alla crisi della Prima Repubblica. Sostituendo le persone – cioè i sindaci – ai partiti. Così l’elezione del sindaco può apparire – e in parte è – anzitutto un giudizio sulla persona.

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Classe percepitaIncertezza sul futuro e fine della classe media Gli italiani si sentono su un ascensore in discesa.

L’indagine Demos-Coop

Per due persone su tre è inutile fare progetti a lungo termine.

Siamo diventati pessimisti. Nonostante i nostri governi, da oltre vent’anni, cerchino di tirarci su di morale. Prima Berlusconi: assimilava i pessimisti ai comunisti. Mentre oggi Renzi cerca di utilizzare le variazioni dell’economia e del mercato del lavoro, positive, per quanto lievi e contraddittorie, per sollevare il morale degli italiani e migliorare il clima d’opinione.

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il trattato
Non tira una buona aria in Europa. Sul progetto e sul soggetto europeo. Sulla moneta unica cui vengono attribuiti, da ampi settori di cittadini, tutti i mali dell’economia. La precarietà del lavoro e la disoccupazione, i consumi e l’aumento dei prezzi. Ma il clima d’opinione appare scuro anche e ancor più sul trattato di Schengen, che ha favorito la libertà di movimento fra un Paese e l’altro. Senza fermarsi alle dogane. Senza dover qualificare – e giustificare – la nostra provenienza. Senza doversi dichiarare – e sentire – stranieri. Le frontiere, i confini, infatti, più di ogni altro riferimento, marcano la differenza e l’appartenenza nazionale.

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fiduciaL’analisi

La crisi delle banche riflette le difficoltà delle piccole imprese nel Nordest e al Centro. Gli istituti di credito hanno lo stesso appeal di sindacati e partiti.

La fiducia nelle banche è in declino. Non è certo una sorpresa né una novità. Ma la novità è che il disincanto ha colpito le aree dove il rapporto con il credito era, tradizionalmente, più solido. Quasi di complicità. Fra società e banche locali. D’altronde, la crisi ha “investito” (sia detto senza ironia) soprattutto istituti di credito locali del Centro e del Nordest. La Banca Popolare dell’Etruria, la Banca delle Marche e, prima ancora, il Monte dei Paschi di Siena, da una parte. La Popolare di Vicenza e Veneto Banca, dall’altra. E se osserviamo le 16 banche “commissariate” dalla Banca d’Italia, oltre metà (10, per la precisione) hanno radici dal Trentino all’Emilia Romagna. Dal Veneto alla Toscana. Fino all’Abruzzo. Da Folgaria a Padova e a Loreto. Da Ferrara a Chieti (che rientrano nel recente decreto del governo).

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MAA cosa, e a chi, serve ancora il sindacato? Il dubbio si giustifica leggendo le cronache degli ultimi mesi.

DELLE ultime settimane. Degli ultimi giorni. Dove i sindacati (confederali) ricorrono, con frequenza, come bersaglio polemico. Da ultimo, il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi alla festa del Pd, a Milano. Dove ha sostenuto: «Il sindacato in Italia è stato mediamente un fattore di ritardo» che ha ostacolato «l’efficienza e la competitività complessiva del Paese». Motivo della critica: la vicenda dell’Electrolux, dove i dipendenti hanno lavorato a Ferragosto, accogliendo la richiesta dell’azienda, nonostante il rifiuto dei rappresentanti di categoria. Squinzi è il capo degli industriali.

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Mappe

Sei italiani su dieci riconoscono un crescente valore sociale ai docenti, ritenuti di questi tempi un autentico punto di riferimento. Anche per questo il governo non può non dialogare con loro.

QUESTA volta Matteo Renzi è stato meno perentorio che in altre occasioni. Di fronte alle manifestazioni contro la riforma della scuola, presentata dal governo, ha preferito mantenere distinto il giudizio sugli attori della protesta dei giorni scorsi. Gli insegnanti, gli studenti. E i sindacati. Per dividerli. Per confermare la sua distanza dal sindacato. Con il quale non intende cambiare registro. Era e resta “l’altra parte”. Il passato. Come i “vecchi” partiti, come le “vecchie” istituzioni. Ma gli studenti e gli insegnanti: no. Perché la scuola è un riferimento centrale. Per i giovani. Per le famiglie.

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Salvini

Il Carroccio ha rialzato la testa dopo la débâcle delle politiche 2013 quando era scesa al 4 per cento. Alle europee ha aumentato la base elettorale, risalendo al 6 per cento Ma non chiede più la secessione della Padania, ora brandisce la bandiera anti-europea.

PIÙ che dimezzata, rispetto alle precedenti consultazioni politiche del 2008 e alle europee del 2009. Invece, una settimana fa, ha ripreso la marcia, anche se non la corsa. Unico partito del centrodestra ad aver aumentato la base elettorale, rispetto a un anno fa. In voti e in percentuale. Oltre a superare la soglia del 4% (a differenza dei Fratelli d’Italia). È, infatti, risalita oltre il 6%, due punti più dell’anno prima. Ottenendo quasi 1.700.000 voti, circa 300 mila e 2 punti in più rispetto al 2013. Certo, i successi del 2009 – ribaditi alle regionali del 2010 – sono lontani. Però, non era facile immaginare che la Lega, scossa da episodi di familismo e illecito (un partito come gli altri, insomma), recuperasse. Invece è avvenuto. In gran parte, grazie alla sua tradizione e alla sua organizzazione. Perché, per quanto indebolita, la Lega, ha ancora una presenza diffusa e radicata sul territorio. L’unico partito ad aver mantenuto nome e simbolo dall’epoca della Prima Repubblica. L’ultimo partito di massa, anche se ha perduto le masse. In grado, tuttavia, di mobilitarsi e di mobilitare, quando serve. Come in questa occasione. (altro…)

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Il ceto medio

Così la crisi ha fatto inceppare l’ascensore sociale
Mappe.

DALLE grandi fabbriche delle metropoli del Nord si è spostato nelle piccole aziende del Nordest — e dell’Italia centrale. Giuseppe De Rita, con il suo linguaggio immaginifico, negli anni Novanta, aveva definito questa tendenza: “cetomedizzazione”. Un processo antropologico, oltre (e più) che socioeconomico. Si spiega attraverso «l’innalzamento di coloro i quali erano alla base della piramide e lo scivolamento di una parte della vecchia elite». In altri termini, a partire dagli anni Ottanta, si è assistito al declino della borghesia urbana e industriale, peraltro, in Italia, tradizionalmente debole. (altro…)

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I trend e le attese

Il sondaggio
Sì all’elezione diretta del capo dello Stato.

ALLA ricerca di comunità, di appigli a cui attaccarsi. Per ora, con scarsi esiti. È il ritratto in chiaroscuro tratteggiato dalla XVI indagine di Demos (per Repubblica), dedicata al “rapporto fra gli Italiani e lo Stato”. (altro…)

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Forconi

Punto critico per la democrazia di un Paese impotente
Mappe.

IL “tempo dei Forconi” segna un altro passaggio della crisi della nostra democrazia rappresentativa. Tanto più esplicito ed evidente perché amplificato dal ri-sentimento sociale prodotto dalle crisi: economica e politica. I Forconi. Esprimono il senso di deprivazione relativa alimentato dalla percezione del declino.

NON si tratta solo di perdita del lavoro e del reddito. Ma dell’insicurezza pesante che pervade quanti, nel passato recente, erano saliti, faticosamente ai piani medi della scala sociale. I lavoratori autonomi. L’Italia dei lavori, appunto. Che non ha mai avuto una vera rappresentanza organizzata. I Forconi: colpiscono i punti nevralgici del Paese. Il sistema delle comunicazioni e della mobilità. Bloccano strade e autostrade. E generano grande disagio con uno sforzo, relativamente, limitato. I Forconi. Non sono un “movimento”, orientato da obiettivi comuni. Diversamente dal M5S, che è un non-partito organizzato, presente alle elezioni e in Parlamento. Dunque: un partito. I Forconi. (altro…)

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Montecitorio«SI È chiuso un ventennio», ha sostenuto, ieri, Enrico Letta. Affermazione impegnativa e un po’ rischiosa. Perché Berlusconi, in questi vent’anni, è stato dato per finito altre volte. Almeno quattro, se i miei conti sono esatti. Salvo risollevarsi e “mordere ancora”, come ha rammentato Eugenio Scalfari, nell’editoriale di ieri. Meglio dire che si è chiusa una “settimana decisiva”, nella biografia del Pdl-Forza Italia. Segnata, questa volta, non dalla ribellione di un leader, ma dal dissenso aperto di una componente molto ampia, in Parlamento.

FINO a ieri, fedele a Berlusconi. Così il centrodestra appare diviso. Senza un partito né un leader di riferimento. Mentre il Centrosinistra è in crescita, unito intorno al Pd. Il governo, peraltro, esce rafforzato e il premier, Enrico Letta, legittimato.
È il quadro che emerge dal sondaggio dell’Atlante Politico di Repubblica, condotto da Demos nei giorni scorsi. Le stime di voto, al proposito, offrono indicazioni chiare. Il Pd sale oltre il 32%, 4 punti più del mese scorso.Mentre il Pdl scivola al 20%: 6 punti meno di un mese fa. Una caduta pesante, che favorisce il sorpasso del M5S. Stabile, intorno al 21%, diventa, dunque, il secondo partito (nei sondaggi, almeno). (altro…)

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OGGI si riunisce la Giunta per le elezioni del Senato per deliberare sulla decadenza – o sulla permanenza – di Silvio Berlusconi. Il quale, nel frattempo, ha fatto ricorso alla Corte di Strasburgo.

Silvio Berlusconi, dunque, invoca l’intervento di un tribunale europeo per contrastare le sentenze di altri tribunali, che rischiano di comprometterne il ruolo politico (e non solo). La sentenza dei giudici di Milano, d’altronde, è la prima che abbia esito definitivo, per Berlusconi. Per questo Berlusconi, i suoi consulenti legali e parlamentari, che in buona parte coincidono, si battono perché venga sospesa, derogata, rinviata. Perché il caso sia riaperto. Com’è normale, in questa Repubblica, nata vent’anni fa per effetto dell’azione dei magistrati. I quali, da allora, hanno mantenuto un ruolo di primo piano. Nella vita pubblica e in quella politica. (altro…)

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SIAMO in piena campagna elettorale. Anche se non è chiaro se e quando si voterà. Ma non importa. Tutte le scelte e i comportamenti di Silvio Berlusconi, dopo la condanna in Cassazione per evasione fiscale, assumono un chiaro significato, in questa prospettiva. Mirano, cioè, a creare un clima d’opinione favorevole: a Berlusconi e al centrodestra. In vista di una competizione elettorale che, se non imminente, appare, tuttavia, non lontana. Ed è, comunque, un’eventualità non prevedibile.

Perché nessuno, ormai, è in grado di controllare il corso della politica in Italia. Per questo a Berlusconi interessa imporre al centro dell’attenzione dei cittadini alcuni aspetti, alcune questioni che lo riguardano direttamente. (altro…)

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C’ERA una volta il futuro. Oggi è scomparso. Una parola inutile, comunque inutilizzata. Il futuro. Illuminava l’orizzonte sociale e personale.

Ispirava l’azione e, anzitutto, i messaggi della politica. I leader e i partiti erano tutti impegnati a scrivere programmi, progetti. A fare promesse. Perché anche le promesse riguardano il futuro. La politica della Prima Repubblica: era orientata da ideologie. Grandi narrazioni della storia, proiettate nel futuro. Che sarebbe stato migliore del passato e del presente. La politica della Seconda Repubblica ha, invece, affidato la produzione di immagini del domani agli esperti di marketing. Ha ricondotto le identità e i progetti alla personalità del leader. Così il tempo ha perduto significato. Come i progetti. La figura di Berlusconi, modello e artefice di quest’epoca, ha riassunto in sé ogni promessa. Facendola apparire attuale e attuabile, se non oggi, almeno domani. (altro…)

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È L’IMU il terreno conteso dai partiti della “maggioranza per caso” (e necessità) che sostiene il governo guidato da Enrico Letta. La frontiera invalicabile per il Pdl e per Silvio Berlusconi. Cancellare l’Imu sulla prima casa. Senza se e senza ma.

Senza limitazioni e senza mediazioni. Senza alternative. E non importano i problemi di bilancio e di risorse. Tanto meno i moniti delle autorità monetarie internazionali e della Ue. Niente Imu per tutti. Indipendentemente dalla misura, dall’uso, dalle condizioni, dalla localizzazione della casa. A poco è servita la contrarietà espressa dal ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, che ritiene l’abolizione della tassa sulle prime case “iniqua” e difficilmente sostenibile. Perché l’Imu non è un’imposta, ma una bandiera. Tagliarla non costituisce tanto un provvedimento con finalità economiche e di bilancio. (altro…)

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IL PARTITO Democratico procede verso il congresso. Si svolgerà a fine novembre, ha garantito il reggente, Guglielmo Epifani. Con quali regole, però, non si sa ancora. Le regole, d’altronde, non scaldano il cuore dei militanti e degli elettori. Più sensibili ai discorsi sui valori. Ai contenuti. Di cui, peraltro, si sente parlare poco. Le regole, però, contengono i valori.

Li rendono possibili ed effettivi. E le procedure congressuali, attraverso cui vengono scelti i dirigenti e il leader, contribuiscono a definire l’identità stessa del partito. In particolare in questa fase, in cui le elezioni sono divenute un confronto fra persone. Cioè, tra leader di partito. Per questo la discussione avviata in questi giorni è tanto importante. E accesa. Perché serve a stabilire “cosa” e “chi” sarà il Pd. Due questioni che coincidono largamente. (altro…)

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TANTO rumore per nulla. I diplomatici kazaki vanno e vengono dai nostri ministeri. E, complici i nostri servizi e le nostre forze dell’ordine, prelevano la moglie e la figlia di un dissidente. Le deportano nel loro Paese. E se ne vanno.

Senza che nulla accada, sul piano politico interno. In fondo nessuno sapeva. E tutto, comunque, è avvenuto all’insaputa del governo. In fondo era già capitato anni fa che i servizi americani, a Milano, prelevassero l’imam Abu Omar, sospettato di terrorismo. Per trasferirlo in Egitto e interrogarlo con metodi convincenti. Poi, i responsabili sono stati condannati. Ma erano già lontani. E quando un agente della Cia, condannato in Italia per quei fatti, è stato fermato a Panama, nei giorni scorsi, è stato immediatamente fatto rientrare negli Usa. Prima ancora che l’Italia perfezionasse la richiesta di estradizione. Ora, come allora, nessun responsabile – istituzionale e politico – ha pagato. Si è dimesso. (altro…)

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