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Posts Tagged ‘immunità’

RenziPuò essere il Rio delle Amazzoni, oppure un più modesto ruscello -oppure ancora un rigagnolo di quelli che faticano a vedersi tanto sono “rigagnoli”-, la distanza che secondo Renzi c’è tra la proposta del Movimento e quella del PD in materia di legge elettorale, ma se manca il coraggio di guadare, di provare a superare un ostacolo, questa distanza, per quanto minima, mai potrà esser colmata.

Ieri, con insistenza, i nostri hanno ribadito che su preferenze, immunità e “Parlamento pulito” il Movimento è fermo. (altro…)

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Gli intoccabiliLO SCUDO PASSA IN COMMISSIONE. POTRÀ SERVIRE ANCHE A NAPOLITANO LE NORME SULL’ANTICORRUZIONE SLITTANO ANCORA (DOPO LA METÀ DI LUGLIO).

Venti minuti, poche obiezioni, un assenso convinto e la commissione Affari costituzionali approva l’emendamento di Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli, i relatori di una riforma che trasforma la Carta: viene introdotta (o confermata) l’immunità per i futuri senatori, che poi senatori non sono, ma consiglieri regionali, sindaci e nominati. Il Partito democratico ha votato compatto, assieme ai berlusconiani (con l’eccezione di Augusto Minzolini), ai leghisti e ai centristi-alfaniani misti. Sel e M5s contrari. Il ministro Maria Elena Boschi, presente in Commissione, ha concesso al tema un centinaio di secondi, in tre ha riassunto: “Il governo è favorevole”. Scomparso l’imbarazzo; pareva asfissiante un paio di settimane fa. Poi s’è scoperto che la protezione ai senatori aveva il timbro di Matteo Renzi, di un gruppo di democratici e, ricordano, di svariati costituzionalisti consultati in Commissione. (altro…)

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SUL piano della teoria l’immunità parlamentare non fa una grinza. Difende l’agibilità politica di chi dissente anche radicalmente (fino ai limiti dell’illegalità), protegge l’eletto dal popolo, e dunque la volontà popolare, da eventuali intimidazioni giudiziarie (ci sono querele che valgono come una pistola puntata), insomma assicura alla politica un esercizio più libero e sereno delle proprie funzioni. L’immunità parlamentare è democratica.
Il problema è che di quella tutela molti politici hanno fatto un uso protervo e soprattutto non politico, ma personale, usando l’immunità come scudo per crimini economici, connivenze con la malavita e porcherie assortite; fino a renderla impopolare e odiosa; fino a farne sinonimo di privilegio e di impunità (un cambio di consonante che fa la differenza). (altro…)

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Immunità

NONOSTANTE GLI ANNUNCI, DOMANI IN CONSIGLIO DEI MINISTRI SI DISCUTERANNO SOLO “LINEE GUIDA”. PER I PROVVEDIMENTI CI SI AFFIDERÀ A DISEGNI DI LEGGE NON ANCORA IN CALENDARIO.

Alla fine l’immunità resterà così come è prevista nel testo emendato dai relatori, Finocchiaro e Calderoli”, ragionava qualche giorno fa un senatore democratico che sta seguendo molto da vicino le riforme costituzionali. Prevedendo che nessuna cancellazione dello “scudo” ci sarebbe stata. Guardando ai fatti, sembra proprio che abbia ragione. Non solo il governo ha dato il suo assenso alla norma sull’immunità durante il vertice a Palazzo Chigi del 17 giugno, non solo il premier si è assunto in proprio la responsabilità di averla approvata. Ma c’è un altro dato di fatto: venerdì è scaduto il termine in commissione Affari costituzionali per i sub emendamenti al testo consegnato da Finocchiaro & Calderoli. (altro…)

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MannelliDopo due settimane di inseguimenti, il giallo dell’immunità ai senatori non più eletti è dunque risolto: nel progetto originario del governo Renzi non c’era; poi il 17 giugno – fa sapere Palazzo Chigi, dopo le nostre ripetute insistenze – il premier incontrò una delegazione di senatori Pd che la chiesero a gran voce; allora il Rottamatore divenne Restauratore e diede l’ok al ripristino dello scudo impunitario. Che infatti si tramutò immantinente in emendamento firmato da Finocchiaro&Calderoli, relatori in commissione Affari costituzionali, che intanto avevano raccolto l’unanime analoga richiesta degli altri partiti favorevoli al Senato non elettivo (Ncd, FI, Lega e centrini). Emendamento approvato per ben due volte via email il giorno 19 dal ministero delle Riforme guidato da Maria Elena Boschi. Il 21 giugno il lieto evento apparve sui giornali. E il 22 la bella addormentata nei Boschi dichiarò a Repubblica che era tutta colpa dei partiti, mentre lei e il governo tutto erano contrari. (altro…)

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a-volte-riotrnano

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BaraldiScherzi della numerologia: il 68, da simbolo della contestazione, diventa emblema della restaurazione. I nuovi sessantottini infatti sono gli scudi umani dell’articolo 68 della Costituzione: quello che, dopo la riforma del 1993 che abolì l’autorizzazione a procedere delle Camere per le indagini sui parlamentari, la prevede ancora per gli arresti, le intercettazioni e le perquisizioni. Abbiamo già spiegato che la cosiddetta immunità parlamentarefuprevistaperleCamereelettive,titolari entrambe del potere legislativo: dunque non ha più alcun senso per un Senato non elettivo, composto da consiglieri regionali e sindaci, cioè da figure pubbliche sprovviste di qualsiasi scudo, e per giunta espropriate del potere legislativo (non saranno più chiamate a legiferare, salvo in materia costituzionale, ma solo a esprimere pareri non vincolanti sulle leggi uscite dalla Camera). (altro…)

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Camera dei Deputati - Comunicazioni del Presidente del Consiglio sul semestre di presidenza italiana UeLa legge sull’immunità parlamentare da concedere anche ai fortunati sindaci e consiglieri regionali che siederanno nel nuovo Senato minaccia di far finire in anticipo sul previsto la luna di miele tra Matteo Renzi e il suo 40 per cento di elettori. Tre giorni di goffo scaricabarile tra gli esponenti del Pd sulla paternità del provvedimento, amplificati dall’eloquente e imbarazzato silenzio del premier, bastano (e forse avanzano) per riportare alla mente le molte dichiarazioni in materia di privilegi della casta che tanto avevano reso popolare Renzi quando ancora era sindaco di Firenze. Frasi forti e ricche di buon senso che oggi paiono essere state pronunciate da una persona diversa dall’attuale inquilino di Palazzo Chigi: “Se dobbiamo parlare degli articoli della costituzione che parlano dei parlamentari bisognerebbe avere il coraggio di dire che i parlamentari andrebbero dimezzati e che andrebbe dimezzata anche la loro indennità”. “L’immunità aveva un valore in un altro momento, in un altro contesto”. E ancora: “Non abbiamo bisogno di dare altre garanzie ai parlamentari, ma di farli diventare sempre più normali”. (altro…)

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GiannelliDa eccesatira.blogspot.it

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Quando è arrivato a febbraio, il Presidente del Consiglio ha proposto un cronoprogramma di riforme e riformine che a quelli dotati di memoria ha ricordato la famosa promessa di un milione di posti di lavoro fatta dal suo maestro Silvio dà Vespa.

Sappiamo tutti come sia andata!

Adesso, in concomitanza con l’evento che simbolicamente si vuol far credere sia la metafora della ripartenza italiana, i mondiali di calcio, tutta l’attenzione si sposta sulla riforma del Senato, ma non si rileva per niente come queste promesse ricordino, per la loro vacuità, quella famosa di Silvio.

E così si continua ad alimentare un dibattito politico che continuamente evita di trattare temi reali per soffermarsi sulle parole, sulle promesse, sui proclami. (altro…)

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GARANZIE AI SENATORI, I RELATORI A PALAZZO MADAMA Boschi

FINOCCHIARO E CALDEROLI ACCUSANO IL MINISTRO: “NON È VERO CHE NON SAPEVA NIENTE, HA VISTATO IL TESTO DUE VOLTE”.

Sono disgustata dallo scaricabarile. È stato il governo ad autorizzare tutti gli emendamenti”. Così diceva Anna Finocchiaro ieri in un’intervista a Repubblica. Oggetto del contendere, l’immunità ai senatori. Una prerogativa che non c’era nel disegno di legge originario presentato da Maria Elena Boschi nel Cdm del 12 marzo, ma che c’è nell’insieme degli emendamenti complessivi. Chi l’ha voluta? E perché? A sentire i primi commenti a testo consegnato dai relatori, sembrerebbe nessuno. La Boschi si è affrettata a dichiarare (anche lei a Repubblica) che nel suo testo non c’era e che il governo non lo voleva. Lo ha chiesto Forza Italia? A poche ore dalla sconfessione del ministro, arriva pure quella di Paolo Romani (Fi). La stessa Finocchiaro dichiara che lei avrebbe preferito che a decidere sulle autorizzazioni fosse la Corte costituzionale.  (altro…)

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IL GOVERNO non voleva l’immunità per i nuovi senatori. I relatori Finocchiaro e Calderoli non volevano l’immunità per i nuovi senatori. Forza Italia non voleva l’immunità per i nuovi senatori. Nemmeno gli aspiranti nuovi senatori volevano l’immunità per i nuovi senatori. L’opinione pubblica non voleva l’immunità per i nuovi senatori. Nessuno in Italia, almeno a scorrere i notiziari, voleva l’immunità per i nuovi senatori.
Ma allora chi è stato? Prima di ritrovarmi incastrato dalla prova del dna, tanto vale confessare: sono stato io. (altro…)

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GrilloGrillo a Roma per preparare il vertice di mercoledì: “L’accordo si può fare se il Pd cede sulle preferenze” Di Maio insiste: gli alibi sono finiti, ora fate le riforme con noi e abbandonate Forza Italia.

MILANO -Stamattina alla Camera arriva Beppe Grillo, perché va bene l’improvvisa svolta del dialogo, ma entro certi paletti. Quali? Sarà il leader a spiegarlo ai suoi. Al centro della discussione ovviamente ci sarà l’incontro
di mercoledì tra le delegazioni del M5S e del Pd sulla legge elettorale. Nessun trucco nessun inganno, assicurano in casa Cinque Stelle: se i democratici cedessero sulle preferenze, ad esempio, l’accordo si potrebbe fare. Salvo ovviamente il voto positivo degli iscritti sul blog, che in realtà avevano già emanato una loro legge, il cosiddetto democratellum a trazione proporzionale. Soprattutto — è la linea concettuale che i “portavoce” dovranno rimarcare con l’ala dura e pura della base che già rumoreggia — si va a trattare tenendo ben in mente che si parla con il Pd e con il suo gruppo parlamentare, non con il governo. (altro…)

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SenatoIl civatiano Casson: assurdo creare nuovi privilegi mentre impazzano le inchieste sulle tangenti.

ROMA – Immunità anche per i futuri senatori, alias sindaci, governatori e consiglieri regionali. Tanto per intenderci, significa che famosi presidenti di Regione coinvolti negli scandali per i reati di corruzione o per quello di finanziamento illecito come Formigoni, Scopelliti, Polverini, o sindaci come Orsoni e Alemanno, o consiglieri regionali come Penati e Fiorito, ovviamente se eletti senatori, godrebbero dell’immunità e vedrebbero la magistratura costretta a fermarsi di fronte a una richiesta di arresto, di perquisizione o di intercettazioni. Basta dire che ci sarà anche questo nella prossima riforma del Senato per scatenare la rivolta tra chi, come l’ala civatiana del Pd, ha un brivido alla schiena non appena si ipotizzano guarentigie che legano le mani della magistratura. (altro…)

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MannelliFinalmente se ne sono accorti. Pidini, forzisti e leghisti, curvi da mesi sul sacro incunabolo della cosiddetta riforma del Senato, si erano dimenticati di dare l’immunità ai nuovi senatori. Ora hanno provveduto: anche i nuovi inquilini di Palazzo Madama, pur non essendo più eletti, non potranno essere né arrestati né perquisiti né intercettati senza il loro assenso preventivo. È l’unica novità di rilievo dell’ultimo testo partorito dal trust di cervelli formato Boschi-Romani-Calderoli, oltre alla riduzione dei senatori da 148 a 100 (5 nominati dal Quirinale e 95 dalle Regioni, di cui 74 fra i consiglieri regionali e 21 fra i sindaci). Restano le assurdità più assurde: saranno abolite le elezioni; i senatori non conteranno nulla nella formazione delle leggi e non voteranno la fiducia al governo (infatti lavoreranno gratis); dovranno dividersi fra le amministrazioni locali e l’impegno romano (un dopolavoro non pagato, ma ben spesato); e dureranno in carica quanto le giunte regionali e comunali di provenienza (dove si vota in ordine sparso, così ogni anno qualche senatore perderà il posto e il Senato diventerà un albergo a ore, con maggioranze e minoranze affidate al caso, anzi al caos). (altro…)

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Casomai i giudici della Consulta necessitassero di illuminazioni in vista della sentenza sul legittimo impedimento, suggeriamo la lettura delle ultime cronache da Israele, dove l’ex presidente della Repubblica Moshe Katzav (Likud, centrodestra) è stato appena condannato per stupro e molestie sessuali su nove impiegate del suo ufficio durante il suo mandato, dal 2000 al 2007. Le indagini sono durate 4 anni, il processo un anno e mezzo: l’ex capo dello Stato s’è difeso gridando al complotto politico-mediatico e alla persecuzione per motivi religiosi (in quanto ebreo sefardita), ma s’è ben guardato dal dire una parola contro i giudici, che alla fine hanno creduto alle sue accusatrici e ai riscontri portati dalla polizia. E che ora dovranno quantificare la pena: Katzav rischia 16 anni di reclusione, che sconterà in galera. A questo punto qualcuno (italiano, s’intende) si porrà alcune domande, tratte dal consueto repertorio che accompagna (in Italia, s’intende) i processi ai politici. Come ha potuto Katzav svolgere serenamente le sue funzioni, dividendosi fra il palazzo presidenziale e l’aula di tribunale? Come hanno osato i giudici calpestare il primato della politica e sostituirsi al popolo? Com’è possibile che l’uomo più potente d’Israele non fosse coperto dall’immunità che (come si racconta in Italia, s’intende) in tutte le democrazie protegge le alte cariche per metterle al riparo dalle incursioni giudiziarie? Le risposte sono semplici, quasi disarmanti. Nel 2007, quando finì sotto inchiesta, Katzav poteva avvalersi dell’immunità che copre il capo dello Stato per i delitti connessi alle funzioni fino al termine del mandato. E restare al suo posto, magari invocando la presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva. Invece, forse perché gli veniva da ridere a sostenere che stuprare segretarie rientri tra le funzioni presidenziali, forse per un soprassalto di dignità, preferì dimettersi a pochi mesi dalla scadenza naturale. (altro…)

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“Credo che le massime autorità dello Stato debbano poter esercitare con pienezza di poteri il loro mandato, come accade in Francia”. Lo dice il viceministro finiano Adolfo Urso, rispondendo al Corriere della sera sull’idea di regalare l’ennesimo “salvacondotto a Berlusconi”. Evidentemente Urso, un po’ confuso, è convinto che B. sia già stato eletto presidente della Repubblica. Altrimenti non avrebbe evocato la Francia, dove è appunto immune il presidente della Repubblica (e solo per i reati connessi con le funzioni esercitate all’Eliseo o in precedenti incarichi), ma non il primo ministro. Non vogliamo nemmeno prendere in considerazione l’altra ipotesi, e cioè che Urso non sappia dove sta di casa la Francia o la confonda con una repubblichetta delle banane, perché egli è noto come persona preparata (peraltro, soprattutto in vicende immobiliari. Naturalmente, se i finiani hanno deciso di suicidarsi nella culla prim’ancora di diventare partito, tradendo la tanto sbandierata “legalità”, che vuol dire “legge uguale per tutti” e che è costata l’espulsione dal Pdl di Fini e di alcuni discepoli, liberissimi di farlo. E se il Pompiere della Sera ha deciso di sponsorizzare la nuova campagna impunitaria pro B., è affar suo e dei suoi giornalisti. L’importante è che non si prendano in giro gli elettori e i lettori. Perché né in Francia né in nessun’altra democrazia esiste alcun tipo di immunità per il presidente del Consiglio e per i suoi ministri. Lo ha ben spiegato due anni fa, in occasione del lodo Al Fano, l’Associazione Italiana Costituzionalisti quando Angelino Jolie provò a raccontare la frottola dell’“allineamento con le altre democrazie”. Ma lo ha affermato persino l’Ufficio studi del Senato, nella relazione di accompagnamento al lodo poi bocciato dalla Consulta. In tutto il mondo libero l’immunità è prevista per i parlamentari e perlopiù soltanto per i reati di opinione, o al massimo per quelli “funzionali” (dunque in nessuna democrazia se ne parlerebbe per B., imputato per corruzioni, falsi in bilancio, frodi fiscali e appropriazioni indebite commesse in veste di padrone di Mediaset). (altro…)

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