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Posts Tagged ‘inciucio’

Ieri Marco Travaglio ha immaginato, o per meglio dire auspicato, quello che sarebbe di gran lunga il migliore scenario possibile post-elezioni. Ve lo riassumo: si va a votare a ottobre con il sistema tedesco, che è peraltro una legge discreta. Ovviamente c’è il rischio che venga snaturato, per esempio con i capilista bloccati (li prevede il “Rosatellum”, e già il nome fa schifo) o con uno sbarramento al 3% invece del 5% per fare un contentino a nessuno (cioè Alfano, che comunque forse non raggiungerebbe neanche il 3%). (altro…)

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MannelliC’è una sola categoria che, sulle elezioni tedesche, riesce a essere più ridicola dei politici: i giornalisti. Siccome la legge elettorale tedesca è davvero democratica, dunque non prevede mostruosi premi di maggioranza come il Porcellum, alla Merkel non basta aver ottenuto il maggior trionfo dai tempi di Adenauer: mancandole un pugno di seggi, deve coalizzarsi coi Verdi o coi Socialdemocratici. Dunque, secondo i trombettieri italioti dell’inciucio – gli stessi che per vent’anni l’hanno menata con la “religione del maggioritario” (o di qua o di là) – questa sarebbe la prova che le larghe intese sono cosa buona e giusta in tutta Europa, e dunque in Italia. Ma i fautori di questa presunta “lezione tedesca” fingono di ignorare chi sono i protagonisti delle grandi coalizioni in Germania e altrove: partiti normali, guidati da politici normali, che prendono un sacco di voti e poi mettono insieme i punti comuni dei loro programmi in ampie discussioni, alla luce del sole, sotto gli occhi degli elettori. (altro…)

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BerlusconiCON LE SENTENZE VICINISSIME, IL CAVALIERE DIFENDE LE LARGHE INTESE ANCHE NEL TIMORE CHE BERSANI LAVORI A UNA NUOVA MAGGIORANZA.

Silvio Berlusconi annuncia un’estate tranquilla per il governo. Contento di Enrico Letta, del suo “decreto del fare”, dichiara il suo amore per le larghe intese: “L’alleanza deve continuare”. La versione da statista ragionevole, legato alle sorti del Paese, sostenitore del bene comune, fa capolino nella stasi in cui l’esecutivo è rimasto vittima. Senza capacità di spesa (Bruxelles tiranneggia) non c’è ripartenza, non esiste rottura col passato, cambio di marcia, capacità di dare all’economia energia nuova per riprendersi.

A ENRICO LETTA è rimasto il cacciavite in mano, e col cacciavite (metafora dell’aggiustatore) si applica nei dettagli. Di più non si può. Il decreto del fare, parola che anche alla prudente Susanna Camusso pare eccessiva, affronta appunto il dettaglio delle questioni tentando di rinviare all’autunno quelle decisive e più critiche. Il rinvio è la tattica adottata, l’unica soluzione possibile di un esecutivo senza un euro nel portafogli. (altro…)

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Il governissimo sfila davanti alle telecamere del Tg della rete ammiraglia Rai. Tutto, rigorosamente, senza domande dei giornalisti. Protagonisti? L’ex ministro e deputatoMaria Stella Gelmini (Pdl) che sul caso Ruby dichiara: “Se condannanoBerlusconi mobiliteremo i cittadini”. Dichiarazioni fatte in sala stampa aMontecitorio alla presenza di incolpevoli reggi-microfono che lavorano per le reti tv o per i service in appalto. Le auto-interviste sono una prassi consolidata (purtroppo) per i nostri parlamentari. Tanto che poco dopo si ripete la stessa cosa con il deputato del Pd,Paola De Micheli, che si auto-intervista sul tema delle riforme costituzionali. Il tutto finisce nei servizi pastone del Tg1 sulla giornata politica del governo delle larghe intese.

Da ilfattoquotidiano.it del 05/06/2013.

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L'abbraccio della pacificazione

ALL’ORIGINE DELLE LARGHE INTESE SUL GOVERNO LETTA C’È LA PIÙ LARGA DELLE INTESE TRA PD E PDL FONDATA SU DUE REGOLE: “TUTTI SANNO TUTTO DI TUTTI” E “CANE NON MORDE CANE” INCROCI PERICOLOSI DALL’ILVA AL MONTE PASCHI, DAL CASO PENATI ALLE ESCORT IN PUGLIA.

Sono i silenzi che colpiscono. Il 2013 si è aperto con una campagna elettorale preceduta e accompagnata da una raffica di scandali. Mentre più di un osservatore si spingeva a valutare la nuova stagione del malaffare ancora più grave di quella di Tangentopoli (1992-1994), l’argomento è stato cancellato dal dibattito politico tra le forze nominalmente contrapposte che si sono poi riunite sotto la cupola del governo Letta. E anche dopo le elezioni si è visto il Pd inchinarsi disciplinatamente all’elezione del pluriindagato Roberto Formigoni alla presidenza della commissione agricoltura del Senato. E del resto, se nei lunghi mesi di agonia della giunta regionale lombarda distrutta dagli scandali l’opposizione di centrosinistra non ha mai affondato il colpo, come dimenticare che da parte sua il centrodestra nordista ha sempre accompagnato con signorile distacco le disavventure giudiziarie dell’ex presidente della Provincia di Milano Filippo Penati? Distrazioni, afasie, minimizzazioni e garantismi pelosi trovano un comune punto di caduta. Nelle grandi storie (giudiziarie e non) all’incrocio tra politica e affari i big di Pd e Pdl si ritrovano sempre fianco a fianco. Che sia complicità o semplice buon vicinato, l’effetto non cambia: tutti sanno tutto di tutti e cane non morde cane. (altro…)

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Inciucio di soldi e favoriL’altra sera, ascoltando le parole di Walter Veltroni a Servizio Pubblico sulla trattativa e su B. e i silenzi del Pd sulle sentenze della Corte d’appello di Milano sui diritti Mediaset e della Cassazione sul no al trasloco dei processi a Brescia, mi ronzava in testa una domanda: ma cosa potrà mai dire il Pd, casomai esista ancora, quando si tornerà a votare? Non potrà criticare il governo precedente: è presieduto dal suo Letta. Non potrà attaccare B.: è suo alleato. Non potrà neppure sfiorare il conflitto d’interessi: anche stavolta non ha neppure provato a risolverlo per legge, anzi si accinge a calpestare per la sesta volta la 361/1957. Non potrà promettere norme più severe contro le tangenti: l’unica legge che ha contribuito a partorire in vent’anni è quella che ha ridotto le pene e la prescrizione della concussione per induzione, salvando Penati e risparmiando a B. guai peggiori nel processo Ruby. Non potrà nemmeno impegnarsi a combattere l’evasione, il riciclaggio e la criminalità organizzata: anche su questi tre fronti – cruciali non solo per la legalità, ma anche per il recupero di enormi bottini – l’alleanza Pd-Pdl non produrrà nulla di nulla. (altro…)

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LandiniL’Italia che in schiacciante maggioranza ha votato qualche settimana fa per una svolta di giustizia e libertà, e si ritrova invece con il governo della Casta voluto da Giorgio Napolitano e dominato da Silvio Berlusconi, l’Italia civile che vuole realizzare la Costituzione, che vuole combattere il regime della corruzione e del privilegio, dell’acquiescenza con le mafie e del servilismo dei media, l’Italia che resiste, che progetta, che ha ogni titolo morale per governare, scende domani in piazza a Roma, si raccoglie in corteo fino a San Giovanni intorno ai metalmeccanici della Fiom per una manifestazione di lotta e di proposta.

IL SINDACATO di Maurizio Landini dimostra una volta di più, con questa iniziativa dal titolo inequivocabile (“Basta! Non possiamo più aspettare”), come sia necessario dare respiro generale, cioè politico, a rivendicazioni rigorosamente sindacali che altrimenti sarebbero sconfitte in partenza.  (altro…)

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Lett-AlfanoDa hooligan del berlusconismo più feroce, quello della piazza anti-pm di Brescia, a democristiani dell’inciucio nel giro di appena un giorno. Angelino Alfano e Maurizio Lupi sabato erano al fianco del Cavaliere che gridava “i pm non mi fermerano”, nella tarda matti-nata di ieri sono invece saliti sul van scuro della presidenza del Consiglio insieme con Enrico Letta e Dario Franceschini. Altro che ritiro nell’abbazia di Spineto per “fare spogliatoio”. Il vertice a quattro in autostrada, nel viaggio da Roma a Sarteano, vicino a Siena, si è trasformato in un durissimo chiarimento che ha prodotto la prima fragile tregua del governo Letta.

ALLE SETTE di sera, nella sala stampa all’interno della tenuta di Spineto, si sono presentati i portavoce di premier e vicepremier e hanno letto un comunicato: gli esponenti dell’esecutivo non parteciperanno fino al prossimo test amministrativo a manifestazioni elettorali o dibattiti radiotelevisivi che non abbiano “pertinenza con l’ambito delle materie di cui si occupano”. (altro…)

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1 maggio 2013

DA TORINO A NAPOLI E BOLOGNA, LA FESTA DEL LAVORO È STATA L’OCCASIONE PER MANIFESTARE CONTRO L’ACCORDO DI GOVERNO.

Un’onda lunga, senza colori né padrini politici. Più che altro esasperazione. La voglia di far sentire la propria voce in un giorno, il Primo maggio, che dovrebbe essere di festa, anche se per qualcuno non c’è niente da festeggiare: perché chi non lavora non può incrociare le braccia. E un obiettivo, oltre quel muro di gomma che si chiama disagio: il Partito democratico, giudicato colpevole di aver lasciato la causa del lavoro per abbracciare quella di Berlusconi. “Mi chiamano provocatore, ci provino loro ad alzarsi la mattina e a non saper dove sbattere la testa. Sono dimagrito dieci chili, ho perso la dignità, nonostante io abbia le mani pulite”, dice Fabrizio Tonelli, 38 anni, operaio in cassa integrazione. “La mia vita era la fabbrica, gli orari scanditi dai turni. Poi la crisi, la consapevolezza che sarebbe toccato anche a noi. Così è stato. Ora sopravvivo, ma parlare di vita è eccessivo”. (altro…)

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Il nano è tratto

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Berlusconi

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Letta“LA SOLA PROSPETTIVA POSSIBILE” PER IL CAPO DELLO STATO LUI È PRUDENTE: “GOVERNO NON A TUTTI I COSTI, SENTO IL PESO”.

Giorgio Napolitano, nell’affidare con riserva l’incarico di formare un governo ad Enrico Letta, vicesegretario del Pd classe 1966, usa due parole soavi: “soddisfazione” e “serenità”. “Perchè – chiarisce – si è aperta la strada alla formazione del governo di cui ha urgente bisogno il Paese”. Un governo che il Quirinale ritiene “la sola prospettiva possibile”, prospettiva “troppo lungamente” attesa. Il disegno di “una larga convergenza tra le forze politiche” che veda confluire Pd, Pdl e Scelta Civica, non dovrebbe però far star sereno il presidente della Repubblica. E Giorgio Napolitano, evidentemente, lo sa, se nello stesso messaggio sottolinea come ci siano ancora “ricadute polemiche di stagioni immediatamente precendenti”.  (altro…)

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Larghe intese

Un governo per contrastare la corruzione con un corruttore.
Un governo per contrastare l’evasione con un imputato per evasione.
Un governo per riportare l’etica in politica con un frequentatore di minorenni.

Basta veti incrociati, dice il presidente, e poi il primo atto del cavaliere è stato silurare Renzi (il concorrente) e imporre l’Imu (per fargli fare una bella figura .. avete visto? Ho tolto l’Imu).

Da unoenessuno.blogspot.it

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No agli inciuciQuindi, succede questo: in tutta Italia, i circoli del Pd vengono pacificamente occupati dagli iscritti – soprattutto i giovani. Qualcuno pensava che la cosa si sarebbe fermata dopo la mancata elezione di Franco Marini, invece ora sta dilagando, contro l’ipotesi di fare un governo con il Pdl.

A rigor di verifica scientifica, non si sa né si può sapere se gli occupanti rappresentano – nella loro istanza di non abbracciare il Caimano – la maggioranza dei militanti o dei votanti alle primarie o semplicemente degli elettori.

Non si sa, a rigor di verifica scientifica, ma è abbastanza intuibile da chi non abbia delle ciclopiche fette di salame sugli occhi, senza nemmeno stare a scomodare le 500 mila mail o la protesta di massa sui social network.

Non si sa, del resto, per il semplice fatto che in merito a una decisione tanto importante il Pd non ha ritenuto di consultare la sua base, in alcun modo, virtuale o fisico che sia: altrimenti avrebbe scoperto che chi ha votato Pd lo ha fatto per mandare via Berlusconi, non per spartirsi con lui il governo. Il che, peraltro, era quello che il segretario e candidato premier Bersani aveva promesso in campagna elettorale, con le sue note metafore. Quindi quello per cui, appunto, era stato votato da chi l’ha fatto. (altro…)

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I numeri dell'inciucio

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Barbara SpinelliBarbara Spinelli, per cinquanta giorni il Pd ha detto di non voler fare un accordo con Berlusconi. Poi ha cercato l’intesa con il Pdl per il Colle e ora parteciperà a un governo “di larghe intese”. A quale Pd dobbiamo credere? Quando ci sono simili contraddizioni conta il risultato. La scelta di Marini, chiara apertura all’intesa con Berlusconi, ha rivelato che c’era del marcio nelle precedenti proposte a Grillo. Io ero a favore d’un accordo Pd-M5s, ma quel che è successo significa che in parte mi illudevo sulle reali intenzioni del Pd. Bene ha fatto Grillo, forse, a essere diffidente. Civati ha detto: “I traditori diventeranno ministri”. Condivido il laconico giudizio, come molti suoi giudizi. I traditori, anche se hanno democraticamente votato, faranno il governo. La base del Pd si è fatta sentire. Alcuni commentatori hanno criticato l’idea che la politica si faccia “con i social network ”: tra questo e il non ascoltare i propri elettori e dirigenti – sono state occupate sedi del Pd in mezza Italia – c’è una bella differenza. Sono anni che il Pd non ascolta i cittadini, il popolo tout cour t. Vorrei ricordare due atti simbolici. Il primo fu di Napolitano: “Non sento alcun boom di Grillo”, e invece il boom c’era, eccome. Il secondo è della senatrice Finocchiaro. Dopo il voto a Marini, davanti alla base in rivolta, ecco l’incredibile frase: “Ma che vogliono? Io non vedo la base!”. Il Pd non vede il Paese. Perché questa criminalizzazione poi, della rete? Dire che è tutta colpa dei social network, dire che i nuovi parlamentari sono “inadeguati” (parola di Bindi): qui è l’irresponsabilità denunciata ieri da Napolitano. Inadeguati a che? A che magnifica e progressiva condotta del Pd? Che fine faranno le promesse sull’ineleggibilità di Berlusconi? (altro…)

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LA FOLLE battaglia per il Quirinale illumina un paradosso della politica italiana. Per la prima volta nella storia repubblicana, tutti i candidati alla presidenza della Repubblica appartenevano a una sola area politica e culturale, la sinistra.

Eppure la sinistra, nella sua massima espressione politica, il Partito Democratico, non c’è più. Esiste un vasto popolo di sinistra, più ampio di quanto non dica il risultato elettorale, che condivide valori e progetti comuni e ha maturato negli anni del berlusconismo un idem sentire solido e coerente, manifestato in mille occasioni. Esistono élite di sinistra in ogni settore del Paese, nell’economia e nella cultura, nel mondo delle professioni e nell’informazione e perfino nella politica, che godono di stima e considerazione in patria e all’estero. L’elenco dei candidati presidenti votato dagli iscritti militanti 5 Stelle ne comprendeva un bel campionario. (altro…)

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La candidatura di Giorgio Napolitano, 87 anni, alla presidenza della Repubblica certifica il comatoso delirio di onnipotenza in cui si trovano i partiti. Di fronte alla decomposizione economica e sociale del Paese una classe politica di nominati è capace solo di replicare lo status quo. In molti gridano al golpe. E non è difficile capire perchè.

I cittadini chiedevano il cambiamento: volevano nelle istituzioni uomini e idee nuove perché quelle vecchie avevano portato l’Italia alla deriva. Invece, dopo il Colle, ci sarà un governo con tutti dentro:seguendo il programma dei 10 saggi. Nessun taglio al finanziamento pubblico ai partiti, riforme contro giudici, stampa e intercettazioni. Niente colpi d’ala nell’economia. (altro…)

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Il nuovo che avanza

Governo, l’ipotesi con Enrico Letta premier. Alfano vice e Monti agli Esteri.

I partiti hanno già pronta la squadra per un esecutivo di larghe intese. L’ossatura è quella dei “saggi” (ma non quelli tecnici). Agli Interni resterebbe la Cancellieri, Quagliariello alle Riforme, Violante alla Giustizia. Ma Napolitano potrebbe scegliere un’opzione pienamente “istituzionale”.

Enrico Letta presidente del Consiglio, Angelino Alfano vicepremier, Luciano Violante alla Giustizia, Mario Monti agli Esteri, Giancarlo Giorgetti viceministro all’Economia, Gaetano Quagliariello alle Riforme. Non è uno scherzo. Forse una provocazione, ma non uno scherzo. E’ la rosa di nomi che i partiti avrebbero pronta per formare il governo di transizione, possibile con il secondo mandato di Giorgio Napolitano che – cosa non secondaria – fino a qualche settimana fa non aveva la possibilità di scogliere le Camere, ma ora da “nuovo” capo dello Stato riassume la pienezza dei poteri. (altro…)

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