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Posts Tagged ‘indignati’

Il manifestante è la persona del 2011 per Time.

L’umano dell’anno, secondo il settimanale americano «Time», non è un personaggio, ma una persona. «The protester»: il manifestante anonimo che ha riempito le piazze arabe per chiedere libertà, l’indignato altrettanto anonimo che ha occupato quelle occidentali per denunciare la deriva finanziaria del capitalismo.
Le contestazioni del 2011 sono accomunate dall’assenza di guide carismatiche e dall’esaurirsi del fascino della leadership, alimentato dai media che hanno bisogno di divorare continuamente delle icone. Fino alla grande illusione di Obama abbiamo creduto che il cambiamento passasse attraverso la scelta di un capo carismatico in possesso di una biografia emozionante. Come capita negli innamoramenti, abbiamo imprestato alla persona amata i nostri sogni e le nostre ansie, salvo rimanere delusi dal divario inevitabile fra aspettative e realtà. Perché nessun leader può modificare la corrente del mondo. (altro…)

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L’immagine del vecchio ribelle Guy Fawkes è la maschera della nuova rivolta.

La protesta politica, nel corso del secolo passato, ha assunto diversi colori e varie bandiere. Ma non era (ancora) mai capitato che a venire innalzato come vessillo di una mobilitazione – i cortei, veramente globali, degli «indignati» – fosse una maschera, e per giunta quella del protagonista di una graphic novel, V for Vendetta. Sì, proprio la celebre serie a fumetti (diventata, qualche anno fa, anche un film) scritta da Alan Moore e disegnata da David Lloyd, che descrive l’eroica resistenza dell’ anarchico V alla dittatura del Grande Fratello (a metà tra Orwell e il reality show) al potere in Gran Bretagna all’indomani di un perfetto «golpe postmoderno» fatto a colpi di mass media e manipolazione della comunicazione. A cui V, che si cela dietro la maschera di Guy Fawkes (uno degli attentatori cattolici che, nel 1605, diede vita alla fallita «congiura delle polveri» per assassinare il re protestante Giacomo I), risponde, non a caso, con campagne ad alto tasso di spettacolarizzazione. (altro…)

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La protesta degli indiñados impone a tutti i riformisti di interrogarsi sulla propria identità. Riemergono temi propri della tradizione socialista, come la critica alla “dittatura delle banche”, e nuove progettualità che disegnano la sinistra che verrà: beni comuni e nuovi diritti di cittadinanza, in primis. Questa tensione identitaria, d’altronde, era stata già vissuta dal Pd quando la famosa lettera agostana di Draghi e Trichet che “commissariava” il governo Berlusconi fu resa pubblica. I democrat si dividevano fra chi riteneva le ricette della Bce praticabili e chi le liquidava come pericolosi tecnicismi che attentavano al principio di solidarietà. Il tema, in pratica, era ed è quanto la sinistra possa essere liberale, per rimanere fedele a se stessa, prima di degradare in quel liberismo che vira a destra. (altro…)

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Il movimento ‘Occupy Wall Street’ arriva al suo primo mese di occupazione mentre anche al di fuori di esso maturano nuove idee e forme di protesta. Per il 5 novembre è previsto il ‘Bank Transfer Day‘ iniziativa lanciata da Kristen Christian, una caparbia ventisettenne di Los Angeles, che propone di chiudere i conti presso le maggiori banche per aprirne di nuovi trasferendo il denaro nelle Credit Unions.

Continuano senza sosta le attività di protesta di Occupy Wall Street che lo scorso 17 Ottobre ha celebrato il primo mese di vita. Quello che per molti era inizialmente considerato un movimento destinato a spegnersi in pochi giorni è vivo e vegeto e prosegue con decisione il suo pacifico cammino di disobbedienza civile. Trenta giorni fa OWS muoveva i primi timidi passi nel quartiere finanziario della grande mela occupando gli spazi del Zucotti Park, oggi il movimento è presente in oltre cento città degli Stati Uniti; per non parlare dell’entusiasmo che la protesta americana è riuscita a trasmettere oltreoceano e che ha raggiunto il culmine con la giornata di ribellione pacifica mondiale del 15 ottobre. (altro…)

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Con l’ arresto di “er Pelliccia” anche i Moti Romani di sabato scorso perdono quel poco o quel tanto di demoniaco (fuoco e fiamme) che si erano guadagnati sul campo. Già i calzoni a fior di mutanda, molto di moda tra i teenagers, conferivano alle immagini del giovane rivoltoso qualcosa di mestamente conformista, più da Upim che da Bastiglia. Si è poi saputo che il teenager è piuttosto maturo (24anni), e maturissimo come matricola (primo anno di università), per dire che anche i movimenti più duri e più sinistri hanno i loro Trota. (altro…)

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Mi ribello all’idea che il ragazzo che ha lanciato l’estintore per spegnere l’incendio (premio Balla Spaziale 2011), quello coi genitori così fuori dal mondo che lo credevano all’università di sabato pomeriggio – insomma Fabrizio Filippi detto Er Pelliccia – diventi il simbolo della generazione degli Indignati. Sembra disegnato apposta per i pregiudizi dei benpensanti: belloccio, bamboccio, lavativo, ignorante. Uno che a ventiquattro anni frequenta ancora il primo di psicologia, ma ha tratto poco profitto anche dalla scuola dell’obbligo, visto che nel raccontarsi su Internet non sa scrivere correttamente neppure il titolo del suo film preferito: «Paura e delirio alla svegas». (altro…)

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Perché solo in Italia è esplosa la guerriglia urbana? La domanda non va elusa, anzi la condanna della violenza dovrebbe accompagnarsi a uno sforzo analitico per evitare di trasformarla in un rito autoassolutorio.
La furia di sabato è il risultato di un insieme di fattori culturali, politici, ideologici, economici e istituzionali che si sono progressivamente incistati nel corpo italiano: alcuni sono specifici e di lungo periodo, altri congiunturali e comuni ad altri Paesi, ma è la loro miscela ad avere innescato la miccia della sovversione. Sul piano culturale scontiamo una responsabilità antica, quella di non essere stati capaci di fare i conti con la violenza degli anni Settanta: la demonizzazione delle Brigate rosse è stata funzionale a relativizzare, sino a occultarle, le responsabilità dell´area di contiguità, l´acqua dove a lungo hanno nuotato quei pesci. Abbiamo esecrato la lotta armata, ma prima blandito e poi rimosso la violenza extraparlamentare, preferendo scegliere la strada dell´interessato cabotaggio politico. Gli effetti revisionistici sono sotto gli occhi di tutti: ieri nel Corriere della Sera ancora si raccontava la favola che «Nel 1977, gli studenti romani cacciarono Luciano Lama dalla Sapienza. Erano poche centinaia, ma interpretavano un disagio diffuso che Cgil e Pci non rappresentavano più». (altro…)

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Le prime ricostruzioni degli investigatori parlano di giovanissimi guidati da una regia di anziani e allenati agli socntri durante le violenze in Val di Susa. Lungo il percorso sacchi bianchi con dentro armi.

Dagli scontri della Val di Susa alla guerriglia di piazza San Giovanni. A due giorni dalla battaglia di Roma iniziano a delinearsi mappa e movimenti dei violenti che sabato pomeriggio hanno messo sotto assedio la Capitale. Così emerge una prima certezza: gli scontri sono stati preparati e organizzati da una regia adulta. E se gli anziani hanno orchestrato, giovani e giovanissimi sono scesi in strada. Alcuni di loro accettano anche di parlare ai giornalisti. Rilasciano interviste e a Repubblica confessano: “Ci siamo addestrati in Grecia”. E ancora: “Per un anno, una volta al mese siamo andati ad Atene e qui i compagni ci hanno fatto capire che la guerriglia urbana è un’arte dove vince l’organizzazione”. E ancora: “Quelli del movimento sanno perfettamente chi siamo, noi non ci siamo nascosti”. (altro…)

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1. Il governatore Draghi ha detto due cose ottime. Prima, che i giovani arrabbiati hanno ragione. Dopo, che è stato un peccato. Draghi era diventato l´avversario principale della manifestazione, lui e Trichet e la lettera di istruzioni. Che ha precetti insopportabili, e un orizzonte assai discutibile. Però fa le veci di un inesistente governo politico e dunque economico europeo.
La Bce sta all´economia italiana come la Procura di Milano stette alla politica. Piuttosto sbrigativamente, il “movimento” ha fatto di un´estrema ipotesi – l´uscita dall´euro e la disdetta del debito – addirittura uno slogan. Rivendicando di fatto la restituzione della politica confiscata dalla finanza agli Stati e ai governi nazionali: prospettiva tristissima. Magari la “confisca” delle scelte nazionali avvenisse ad opera di un governo federale europeo. (altro…)

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Chissà se per calcolo o per pigrizia mentale, politici e commentatori governativi si comportano come dei Cicchitto qualsiasi e affrontano il fenomeno mondiale degli Indignati attingendo all’armamentario del secolo scorso. Li descrivono come un branco di figli di papà che vanno in piazza perché non hanno voglia di lavorare, violenti e complici dei violenti. Si tratta di una ricostruzione fasulla e stucchevole, che non distinguendo fra Indignati e Infiltrati finisce per fare il gioco di questi ultimi nel cancellare dal dibattito pubblico le ragioni della protesta. Vogliamo ricordarle? Le critiche all’avidità dei banchieri di Francoforte, Londra e Wall Street che hanno assassinato il capitalismo dei produttori, avvelenandolo con le loro alchimie finanziarie. (altro…)

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C’è qualcuno sano di mente che crede che la manifestazione di ieri a Roma potesse finire diversamente? E’ andata esattamente come previsto, con le devastazioni, la guerriglia urbana, i feriti e gli scontri con la Polizia. Il risultato di demonizzare i movimenti da parte dei partiti della maggioranza e dell’opposizione è perfettamente riuscito. Ora tutti potranno dare fiato alle trombe della condanna dei violenti. Indignados, Pirati di vari continenti e perché no, per osmosi anche il MoVimento 5 Stelle. Chiamali, se vuoi, black bloc. Ma chi ha soffiato sul fuoco per settimane dov’era durante i disordini? Non si sente responsabile? Ieri si doveva in realtà celebrare con una folla oceanica e festante la caduta del governo, del tiranno, un trionfo romano, era tutto preordinato. Ma lo scorso venerdì il numero legale è stato raggiunto, il governo non è caduto e le frustrazioni dei partecipanti si sono trasformate in violenza di piazza com’era logico aspettarsi. (altro…)

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Primo. Cinquecento (o forse meno) teppisti organizzati hanno distrutto la gigantesca e pacifica manifestazione degli Indignati e messo in ginocchio un intero movimento. Il corteo di duecentomila giovani e meno giovani giunti a Roma da tutta Italia e da tutta Europa è stato minato, disarticolato e infine disperso da bande di incappucciati che per cinque ore, praticamente indisturbati hanno tenuto in ostaggio una città, bruciato auto, distrutto banche, saccheggiato negozi, incendiato un blindato dei carabinieri mettendo alle corde forze di polizia numericamente superiori. Chi sono questi professionisti della guerriglia? Da dove vengono? Chi li guida? Chi li paga? Il ministro Maroni parla di “violenza inaccettabile” ma è mai possibile che malgrado i ripetuti allarmi dell’ intelligence, l’orda abbia potuto agire indisturbata? (altro…)

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Che la manifestazione a Roma presentasse dei rischi lo si sapeva da tempo…ma non si poteva certo immaginare quanto è poi veramente successo.
In tutto il mondo le altre manifestazioni hanno registrato discrete partecipazioni…ma nessun incidente.
In Italia erano almeno 300.000, forse 400.000, le persone accorse a rivendicare quei diritti che la crisi del capitale gli sta togliendo.
Ma tra le migliaia di partecipanti…ecco spuntare i famigerati e mai arrestati…anarco-insurrezionalisti…e i loro compagni di devastazioni…i black bloc…anche loro, sinora, senza alcun arrestato.
Due definizioni di gruppi pseudo rivoluzionari le cui gesta sono esclusivamente ridotte a distruzioni disparate e spesso neanche mirate e a scontri con le forze dell’ordine…dai quali riescono sempre a farla franca.
Gruppi che, da quanto visto a Roma e precedentemente, sono anche organizzati militarmente, capaci di avere vere e proprie strategie di guerriglia urbana…che dovrebbero prevedere, almeno io penso, determinati addestramenti. (altro…)

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Riprendiamoci la ricchezza. La frase che appare nel titolo non è lo slogan delle decine di migliaia di persone che stanno manifestando la loro protesta, da Zuccotti Square di New York alle piazze di Roma. La frase è la dichiarazione di una nuova lotta di classe. Questa volta è cominciata dall’alto. È cominciata dalle banche, dai Fondi, dalle vaste operazioni finanziarie che attraversano e cambiano il mondo per mezzo di un sistematico impoverimento di tutti. È cominciata con coloro che hanno deciso: mai più condivisione anche parziale, anche modesta dei privilegi. D’ora in poi chi possiede tiene per sè, allarga la proprietà e impone il tributo. Bisogna che sia chiaro il momento di inizio di questa nuova lotta di classe. È avvenuta non appena l’immensa massa dei lavoratori del mondo ha creduto, dopo la fine della guerra fredda, che nuove tecnologie e una politica nuova, agile, inventiva, avrebbero aperto due strade: quella di più partecipazione per i figli del mondo agiato e quella di spostamento verso il benessere nel mondo che adesso è degli esclusi. (altro…)

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«Dobbiamo far sapere ai politici, e alle élite finanziare di cui sono servi, che tocca al popolo decidere del suo futuro. Non siamo beni nelle mani di politici e banchieri che non ci rappresentano». Così nel manifesto diffuso via social network, da Facebook a Twitter. Chiedono innanzitutto più democrazia, più potere di decidere e una risposta al fallimento della finanza e alla disoccupazione da essa creata, i vari movimenti che ieri hanno sfilato in 82 Paesi e 951 città nel mondo. A partire dagli «Indignados», i manifestanti spagnoli che hanno dato il nome alla protesta globale, fino agli americani di «Occupy Wall Street» e ai «Draghi ribelli», come si sono ribattezzati i giovani italiani giocando sul nome del numero uno della Banca d’Italia (e tra poco della Banca centrale europea), Mario Draghi. (altro…)

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