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Posts Tagged ‘“Io’

ViolaFranca Viola.

Nel ’67 rifiutò di sposare l’uomo che l’aveva violentata. Il suo coraggio cambiò il codice penale. “Mai avere paura di lottare”.

ALCAMO – È di nuovo Natale a casa Viola. In sala da pranzo finiscono il dolce e i racconti il marito, Giuseppe, i due figli, Sergio e Mauro, le nuore. L’unica nipote, tredici anni, è appena uscita per raggiungere gli amici. Una ragazzina bellissima, Sonia: bruna e bianca come sua nonna Franca. «Ha visto com’è cresciuta? Mi ricordo che dieci anni fa, quando lei signora venne a trovarmi, mi trovò che pulivo le scale, di fuori, e quando la feci entrare in soggiorno c’era il triciclo della bambina e i suoi giocattoli a terra. Che vergogna questo disordine, pensai. Ancora me ne dispiaccio. Lei è l’unica giornalista che ho fatto entrare in casa mia, lo sa? Non lo so perché: certe volte è una parola, uno sguardo. Una cosa piccola, è quella che cambia».

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io-e-lei-posterCome se stare insieme fosse un crimine…”. Il senso del film Io e lei è tutto in questa frase di Sabrina Ferilli alla sua compagna ritrovata Margherita Buy. È la frase più “politica” di un film “politico”come pochi altri,sebbene la parola politica e i politici,per fortuna del film e degli spettatori, non compaiano mai: o forse proprio per questo. Io e lei di Maria Sole Tognazzi, da oggi nelle sale, andrebbe proiettato anzitutto in Parlamento e a Palazzo Chigi. Perché è in quel mondo a parte ignorante e ipocrita chiamato abusivamente “politica” che la normalità di una coppia omosessuale è considerata tuttoggi, addì 1.10.2015, una stranezza, una perversione, una malattia, un problema. (altro…)

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protestaLE STORIE

Trasferimenti La disperazione degli insegnanti dopo aver scoperto la destinazione.

Quella tra martedì e mercoledì è stata la notte più lunga dell’anno per 71.643 precari della scuola che hanno presentato la domanda di assunzione attraverso il sito del ministero dell’Istruzione, come previsto dal piano straordinario della “Buona Scuola”. Alla mezzanotte e un minuto,ricevuta la proposta dal “cervellone” informatico,qualcuno ha pianto dalla gioia di avere un posto a tempo indeterminato; altri sono scoppiati in lacrime perché saranno costretti in pochi giorni a partire per città a 1000 chilometri di distanza, abbandonando marito e figli. (altro…)

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expoMILANO – Si scende a passi brevi e veloci una fascia ripida e si è dentro l’Expo 2015. L’evento — due giorni prima della sua naturale celebrazione — si apre con una melanzana rosa, una mela verde pallido e uno zucchino arancione. Tutto gigante, come nelle fiabe. Una tigre di carta è davanti alla frutta e alla verdura. Di carta, sì. Il cantiere più protetto del mondo è ancora vulnerabile. Davanti gli specchi deformanti, dietro di noi il varco, l’unico rimasto aperto: quattro metri quadrati di recinzione verde che un operaio ha tagliato per far entrare assi, tubi, listoni per i parquet. Non l’ha richiuso e ci ha regalato l’ingresso — senza pass — nel mondo delle fiabe.

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Celentano

L’ITALIA DEL MOLLEGGIATO.

Da quando il Fatto Quotidiano ha lanciato il suo appello contro i presunti nemici della Costituzione, anche a me è stata chiesta un’opinione. Un semplice sms firmato Marco Travaglio: “Te la senti di scrivere un tuo pensiero sui gravi pericoli che corre la Costituzione?”. “Certo che me la sento”. Ma poi ho pensato: “Però come faccio a capire chi ha ragione? Qui sbagliano tutti, figuriamoci io che sono il Re degli ignoranti”. “Se tu sei un Re – dice Travaglio – vuol dire che hai un popolo che ti segue”. “E con questo?”. “Che ti piaccia o no – assicura Travaglio – anche un Re ha degli obblighi, se non altro quello di non tenere il suo popolo all’oscuro di ciò che pensa il Re”. “Ma allora non capisci – per un attimo ho avuto il dubbio che anche Travaglio fosse un mio seguace – la politica è fatta di persone colte che hanno studiato, il mio invece non è che un popolo di ignoranti”. “Un popolo che però ti SEGUE”, incalza Travaglio. “Sì, ma di ignoranti. (altro…)

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AbusiParla una ragazza di 17 anni rapita dai miliziani “In questo orrore siamo quaranta, tutte yazide”.

ZAKHO (KURDISTAN IRACHENO) – RIUSCIAMO a raggiungerla sul suo cellulare dalla tenda dei suoi genitori, che hanno trovato rifugio in uno dei campi profughi approntati nel Nord del Kurdistan iracheno. Mayat parla un po’ di inglese, che aveva cominciato a studiare perché le sarebbe piaciuto andare a lavorare in Germania. Nel corso dell’intervista, quando descrive l’abominio della detenzione, la sua voce spesso s’incrina e la ragazza comincia a piangere sommessamente. «La prego non scriva il mio nome, perché sono così imbarazzata per ciò che mi infliggono. C’è una parte di me che vorrebbe morire all’istante, sprofondare sottoterra e restarci per sempre. Ma c’è un’altra parte che ancora spera di salvarsi e di poter riabbracciare i genitori. È questa la parte che mi dà la forza di parlare con lei».
Dove si trova adesso?
«Non so come si chiama la cittadina dove ci hanno portate, perché siamo arrivate di notte e perché da allora siamo rinchiuse in una grande casa, con le finestre sempre sbarrate, da dove non possiamo uscire perché sorvegliate a vista da uomini armati». (altro…)

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