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Posts Tagged ‘iraq’

tornadoLo scambio con gli Stati Uniti nello scacchiere geopolitico desiderato dal premier.

Non c’è ancora un orientamento preso dal governo”, ma l’Italia ha già deciso “con i nostri alleati di contrastare con forza il Daesh”.Ilministro della Difesa, Roberta Pinotti, chiarisce così, durante una conferenza stampa con il capo del Pentagono, Ash Carter, a che punto è la questione bombardamento in Iraq. La decisione formalmente non è presa, e il governo assicura che ci sarà un voto del Parlamento,maMatteoRenzi un impegno di massima con l’alleato americano l’ha preso a New York, durante l’Assemblea generale dell’Onu.   Un’offerta di “sostegno risoluto”, che gli Usa hanno accolto con favore, ma non hanno particolarmente sollecitato. Perché poi, si parla di armare 4 Tornado, che nell’ambito di un’operazione come quella in Iraq sono abbastanza irrilevanti. (altro…)

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NEW YORK – Assistiti da un aereo di ricognizione e uno per il rifornimento in volo, due jet Rafale hanno condotto ieri quattro raid vicino a Mosul, distruggendo un deposito di armi e carburante dell’Is. La Francia di Francois Hollande è stata così il primo Paese europeo che ha cominciato ad affiancare l’azione militare degli Stati Uniti per distruggere i jihadisti dello Stato Islamico.
Barack Obama se ne è rallegrato: l’intervento di Parigi, che nel passato si rifiutò sdegnosamente di partecipare alla guerra di George Bush contro Saddam Hussein, aiuterà la Casa Bianca che si trova in una posizione difficile. Da un lato, infatti, il presidente è in rotta di collisione con i suoi generali, che lo accusano di aver escluso l’intervento di truppe di terra, mentre potrebbero rivelarsi essenziali, più in là, per sconfiggere definitivamente il Califfato. Da un altro lato, dopo un sostegno iniziale, l’opinione pubblica americana appare nervosa e sempre più scettica per questa ennesima guerra del Pentagono.

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Le forze in campo

Il presidente dopo la decapitazione di Sotloff: “Pagheranno” Oggi al vertice in Galles: “Guideremo un’alleanza internazionale”.

TALLINN – «Lo Stato Islamico è un cancro, siamo in una lotta contro la barbarie, non ci lasceremo intimidire dalle decapitazioni di cittadini americani». Barack Obama ha iniziato ieri il suo viaggio in Europa che oggi lo porterà in Galles per il vertice Nato, dominato dall’invasione russa in Ucraina, ma è costretto a reagire anzitutto all’altra crisi, Siria e Iraq.
Washington ha confermato l’autenticità del video sulla decapitazione del giornalista Steven Sotloff ad opera dei jihadisti in Siria, la seconda feroce esecuzione dopo quella di Foley. «L’America non dimenticherà — promette Obama — i crimini orribili contro questi due giovani. La nostra giustizia ha il braccio lungo». Il presidente deve difendersi dalle accuse di «non avere una strategia contro l’Is», una frase infelice che continua a essergli rinfacciata dalla destra e perfino da alcuni democratici. (altro…)

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Natangelo

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RenziTOUR AL FRONTE DEL PREMIER CHE PROMETTE SOSTEGNO AL GOVERNO IRACHENO E AI CURDI PRIMA DI UNA VISITA A UN CAMPO-PROFUGHI. “L’EUROPA NON È SOLO SPREAD”.

Veni, vidi, dixi. E ci rimasi solo il tempo necessario per qualche stretta di mano, foto ricordo e frasi precotte. La visita in Iraq del premier Renzi non è diversa dalle ‘toccata e fuga’ degli altri leader occidentali – al massimo, finora, ministri degli Esteri – visti da queste parti dopo l’inizio dell’offensiva jihadista e la creazione del Califfato integralista. Dopo la scampagnata al Cairo, a portare acqua al mulino del nuovo satrapo, il generale presidente al-Sisi, Renzi si prende una giornata libera dalle beghe italiche e va in missione a Baghdad e a Erbil, la capitale del Kurdistan autonomo, come capo del governo del Paese che ha la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione. A fare che, non è chiaro: c’è chi lo considera il leader europeo ‘incaricato di missione’ dal presidente Obama; e c’è chi, come Stefano Silvestri dello Iai, pensa che l’ex sindaco di Firenze segua le orme cattoliche e internazionaliste del suo predecessore Giorgio La Pira. (altro…)

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L’orrore messo in mostra dai barbari contemporanei pronti a colpire ancora L’esecuzione del reporter Usa è il modo con il quale gli uomini dell’Esercito islamico sfidano Obama e l’Occidente. E solo adesso che è intervenuto papa Francesco, anche l’Europa si muove. Il video.

ERBIL – DOPO l’8 agosto, quando gli aerei americani avevano cominciato a bombardare le postazioni dello “Stato Islamico”, i suoi portavoce li hanno
derisi e sfidati.

SIETE una banda di vigliacchi, scendete sulla terra e vediamocela da veri uomini». Più o meno così, le parole sono quelle di sempre fra “veri uomini”: «Scendi, se hai il coraggio!». I veri uomini dell’Is stavano appunto valorosamente sgozzando gente inerme, violentando madri e sorelle davanti a figli e fratellini, sghignazzando delle implorazioni dei vecchi, e insomma tutta la vecchia eterna vigliaccheria dei veri uomini. (altro…)

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MacabroIL “MESSAGGIO ALL’AMERICA” CON LA DECAPITAZIONE DEL REPORTER FOLEY ALLARMA ANCHE L’EUROPA: IL BOIA È ARABO BRITANNICO.

Tutto orribilmente perfetto. Il video pieno di simboli allegorici e con una suspense che culmina nell’immagine della testa deposta sul busto riverso di James Foley e si chiude con lo sguardo obnubilato della prossima vittima sacrificale. A render ancor più letale il “massaggio all’America” dei jihadisti dell’Isis (Stato islamico dell’Iraq e della Siria, il cui acronimo si è già abbreviato in Is, stato islamico, ovvero il califfato proclamato agli inizi dell’estate) il linguaggio ferocemente tagliente del boia in nero accanto al condannato in tuta arancione (come i prigionieri di Guantanamo) e il suo accento: è quasi certamente un arabo londinese, che parla un inglese preciso e punta il coltello con il quale sta per sgozzare il free lance americano dritto verso la telecamera, ovvero la gola di Obama verso il quale si rivolge direttamente dopo le parole di accusa che lo stesso Foley, con un passato nell’esercito nei reparti di informazione, ripete meccanicamente. Secondo il Pentagono il video è autentico e l’intelligence americana cerca delle tracce per risalire all’identità dell’assassino.  (altro…)

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Iraq

La politica dell’Occidente in Medio Oriente ricorda sempre più la filastrocca di Branduardi Alla fiera dell’Est. E venne l’acqua che spense il fuoco che bruciò il bastone che picchiò il cane che morse il gatto che si mangiò il topo che al mercato mio padre comprò. Ieri con la frettolosa, quasi furtiva decisione delle commissioni Esteri e Difesa di allinearsi – senza il voto del Parlamento – agli Stati Uniti inviando armi ai peshmerga curdi contro i jihadisti sunniti dell’Isis, si aggiunge un’altra strofa al macabro calembour. Tutto cominciò nel 1979, con l’invasione sovietica dell’Afghanistan: americani e occidentali armarono e foraggiarono i mujaheddin, considerati partigiani per una giusta causa, la resistenza all’Armata Rossa. Coi resti di quei soldi e di quelle armi, una volta respinti i russi e attaccati dall’Occidente con la scusa della lotta ad al Qaeda dopo l’attentato alle Twin Towers (commesso non da talebani, ma per lo più da sauditi), gli afghani presero a combattere gli occidentali e diventarono terroristi. (altro…)

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IraqKirkuk

Vivere nell’incubo di un attacco degli jihadisti ma con il “mito” della lotta armata: è il paradosso di questa città controllata dai peshmerga che ospita anche minoranze arabe e turcomanne. Èil centro petrolifero più importante dell’Iraq fin dai tempi di Saddam Hussein. Le ragazze temono l’arrivo dell’Is, i maschi si fanno crescere la barba per somigliare ai guerriglieri: “Vi accorgete delle persecuzioni solo adesso ma qui la parola d’ordine islamista di uccidere i cristiani esiste da almeno otto anni”.

KIRKUK – NELLA sua casa di Kirkuk la signora Lamija fa lezione privata di inglese a due allieve quindicenni, Sheida e Lajiah. Sono allegre e serie. «Che cosa pensiamo? Di avere la nostra vita, partire, fare incontri, tornare».

«SIAMO spaventate dalla minaccia vicina dell’Is (Dash, dicono, dalle iniziali arabe) e da quello che fanno con le donne e le ragazze In molti luoghi della terra essere bambine e donne è una ragione decisiva per aver paura: qui nel modo più orrendo. Mi guidano a Kirkuk due cinquantenni, Lokman e Vani, fraterni amici. Dice Lokman: «L’Is è una versione mostruosa del sesso facile: ti arruoli e prendi le donne». Vani: «Ho un nipote di sedici anni, è sempre stato il più bravo della sua classe. E ora si fa crescere la barba senza baffi, e vuole assomigliare alle maschere nere dell’Is. Capisci: un magnifico ragazzo curdo!» (altro…)

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Curdi

Mosul, i caccia Usa bombardano l’Is che assedia la diga Violenti combattimenti. I curdi: “Abbiamo vinto noi”.

TALSQUF (KURDISTAN IRACHENO) – SPALLEGGIATI dai caccia e dai droni di Washington, per i peshmerga è stata una passeggiata la riconquista della malconcia cittadina di Talsquf, sulla sponda orientale della più grande chiusa irachena, la diga di Mosul, ex diga Saddam, che i leader dello Stato islamico hanno più volte minacciato di far esplodere. «Con i loro guerriglieri abbiamo giocato d’astuzia: ci siamo ritirati da qui due giorni fa e loro, sicuri della nostra disfatta, sono entrati trionfanti con le jeep appena rubate nella base militare di Mosul. A spazzarli via, ci hanno pensato i caccia di Obama », racconta compiaciuto il giovane combattente curdo Alwand Balaki. (altro…)

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IraqL’orrore senza fine delle stragi dello Stato islamico Ottanta yazidi fucilati in un villaggio, le loro donne stuprate e rapite E in Siria le ong denunciano: “Almeno 700 uomini di una tribù sono stati uccisi” Adesso anche un altro popolo è a rischio. Iraq.

ERBIL – L’IRA jihadista sta per abbattersi su un’altra minoranza irachena mentre dalla Siria una ong diffonde la notizia di oltre 700 membri della tribù Chaitat sterminati dall’Is: dopo aver ucciso e stuprato centinaia di yazidi, in queste ore gli islamisti sunniti hanno cominciato a trucidare un altro popolo, anch’esso considerato apostata e ai loro occhi doppiamente colpevole, perché turcomanno e perché sciita.
Proprio come accade da tre settimane all’antica minoranza yazida a Sinyar, nel nord-ovest dell’Iraq, anche i turcomanni sciiti sono ora assediati nelle loro terre, ma questi non possono fuggire in montagna, perché da giorni sono completamente accerchiati dagli islamisti. Stavolta, la regione presa di mira è quella di Amerli, 170 chilometri a sud-est di Erbil. (altro…)

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Iraq

Colpita l’artiglieria dell’Is, utilizzati anche i droni Gli islamisti al presidente Usa: “Sei un codardo”.

NEW YORK – Gli aerei cargo del Pentagono hanno paracadutato durante la notte 24mila litri di acqua e 36mila razioni alimentari attorno a Sinjar, dove cristiani e soprattutto yazidi sono assediati dagli jihadisti: i quali minacciano di trucidare tutti, a cominciare dai 4mila abitanti dei due villaggi di Haju e Hatemya, se non si convertiranno all’Islam. Il terrore è la loro principale arma: proprio ieri si è saputo che i jihadisti hanno ucciso a sangue freddo una vedova di 40 anni di Al Zab, a sud-ovest di Kirkuk, solo per aver imprecato contro di loro. (altro…)

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Iraq

Iraq, Obama ordina i raid colpite postazioni jihadiste “Evitiamo un genocidio” Caccia F-18 in azione alle porte di Erbil assediata dall’Is Lanci di viveri alla popolazione in fuga. “Saranno azioni mirate”.

NEW YORK – L’AMERICA torna a combattere in Iraq, tre anni dopo il ritiro delle sue truppe. Lo fa con soli attacchi aerei, poche ore dopo il via libera annunciato da Barack Obama. «Due cacciabombardieri F-18 — comunica il Pentagono — hanno lanciato bombe da 250 kg teleguidate da raggi laser, per
colpire l’artiglieria Isis».
ISIS sta per Stato islamico in Iraq e Siria, le milizie fondamentaliste sunnite che ora si sono ribattezzate Is, e che, dopo aver combattuto contro il regime Assad, hanno conquistato anche una parte dell’Iraq. Ambiscono a ricostituire il “Grande Califfato” in Medio Oriente, sono più radicali perfino rispetto ad Al Qaeda, attirano proseliti dal mondo intero e predicano una nuova jihad: contro gli sciiti e contro l’Occidente. (altro…)

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IraqI jihadisti dell’Is dilagano al nord e attaccano le minoranze “Ma niente truppe Usa di terra”. Hollande: “Pronti a intervenire”.

NEW YORK  – Perseguitati per la loro fede, terrorizzati dalle croci divelte, dai manoscritti sacri dati alle fiamme e soprattutto dalla cinica violenza dei jihadisti del-l’Is (Stato islamico), quasi centomila tra cristiani, yazidi e altri iracheni scappano dai loro villaggi. Abbandonano Qaraqosh. Cercano rifugio in luoghi più a Nord, più a Ovest, dietro alle fragili difese dei miliziani curdi. Si arrampicano sulle montagne attorno a Sinjad. Pregano e piangono. «Bruciano le croci delle chiese e antichi manoscritti» denuncia il patriarca caldeo di Kirkuk Louis Sako. Ma l’offensiva dell’autoproclamato Califfato islamico contro le minoranze religiose non dà tregua. Così si muore di fame,
di sete, per il caldo torrido, oltre che per le bombe e le stragi a sangue freddo. E di fronte a questa catastrofe umanitaria e al rischio che la crisi si trasformi in un vero e proprio genocidio, Barack Obama riunisce i suoi consiglieri e rompe gli indugi. (altro…)

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iraq

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PetrolioLA CRONACA di un attacco annunciato contro la Siria di Bashar al-Assad coincide più o meno con il dodicesimo anniversario dell’11 settembre. L’ostentata volontà franco-americana di bombardare un Medio Oriente in cui si moltiplicano le spaccature dopo le rivoluzioni del 2011 non è che l’ultima replica del big bang che ha aperto il XXI secolo. Ma le esplosioni ricorrenti del vulcano arabo liberano delle forze irreprimibili, protagoniste impreviste del mondo di domani. Le rivoluzioni arabe sono in primo luogo il prodotto della decomposizione di un sistema politico concepito per resistere alla paura della proliferazione terroristica
dopo la «doppia razzia benedetta su New York e Washington» perpetrata da bin Laden e dai suoi accoliti. Contro Al Qaeda, avevamo eretto un baluardo di regimi autoritari e corrotti, ma dotati di servizi di sicurezza efficienti. (altro…)

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Oltre alle ustioni, nel paese si riscontra una frequenza superiore alla media di malformazioni al labro, che ha un’origine genetica. Ma bisogna considerare che i geni subiscono alterazioni in ambienti nei quali siano state disseminate enormi quantità di armamenti, quale è quello iracheno. La patologia porta difficoltà di nutrizione e linguaggio, ma anche disagi nell’inserimento sociale. Spesso anche vittime di infanticidio.

ROMA – Settecentoventi bambini iracheni con malformazioni del volto hanno ritrovato il sorriso grazie a Smile Train Italia 1, una onlus che opera in Iraq dal 2008 portando avanti progetti in favore di bambini che soffrono di queste patologie. “Oltre evidentemente alle ustioni, abbiamo riscontrato in Iraq una frequenza nettamente superiore alla media di una malformazione come il labbro leporino, che ha un’origine genetica: bisogna considerare che i geni subiscono alterazioni in ambienti nei quali siano state disseminate enormi quantità di armamenti, quale è quello iracheno”, ha osservato il dott. Fabio Massimo Abenavoli, Presidente di Smile Train Italia e chirurgo volontario per la missione in Iraq, che sottolinea la pressoché totale assenza di chirurghi plastici locali in grado di intervenire su queste patologie. (altro…)

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