Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘is’

Ellekappa

Read Full Post »

Il bambinoGià in altre immagini diceva: “Morte agli infedeli” Toccherà agli esperti dire se è realtà o propaganda.
IL PICCOLO drone umano avvicina le sue vittime e le colpisce alla nuca. Così giocano i bambini dell’Is. E si vorrebbe credere che non fosse vero, il video del ragazzino che abbatte i prigionieri muovendosi come un automa teleguidato dal militante alle sue spalle. Si vorrebbe poter sperare che quella clip sia un montaggio, una fiction di propaganda creata dagli abili sceneggiatori del terrore nel Centro Media del califfato, “Al Hayat” (che significa, infame ironia, “la vita”). O una montatura gonfiata dall’attivista americana Rita Katz, e dai suoi sostenitori israeliani, che lo ha scovato per prima e diffuso, per alimentare le fiamme della guerra santa anti-islamica accese con il massacro di Parigi.

(altro…)

Read Full Post »

Canada
OTTAWA – IL GIORNO più lungo del Canada inizia alle 9.52 di una tiepida mattina d’autunno. Due uomini, raccontano i testimoni, scendono d’improvviso da una Toyota Corolla grigia, sono armati, nel giro di pochi secondi sparano, feriscono, uccidono. Uno dei due resta a terra, freddato anche lui, mentre tutto intorno, tra urla di paura, gente paralizzata, fughe e sirene che ululano, la placida Ottawa fa la sua conoscenza, diretta e sanguinosa, con il terrorismo. Wellington Street è la grande arteria che costeggia Parliament Hill, il cuore dei palazzi del potere, è lì che gli uomini che hanno scelto di uccidere hanno parcheggiato l’auto, in un punto strategico tra il War Memorial e il palazzo da dove ministri e deputati governano il paese. È l’inizio di ore di caos, di cittadini che scappano o vengono chiusi in edifici trasformati in trappole, con gli agenti speciali che battono l’area palmo a palmo quasi fosse una zona di guerra, con proiettili che fischiano in un centro commerciale, cecchini agli angoli delle strade e un commando di terroristi — forse erano in tre, qualcuno parla addirittura di un commando — a sparare da un tetto. E con un primo ministro portato in salvo, in un luogo segreto e in modo spettacolare, dalle forze speciali.

(altro…)

Read Full Post »

GuerraObama e la legittima difesa degli inermi contro i barbari
L’ONU, E ANCHE L’ITALIA, STANNO A GUARDARE. IL NOBEL PER LA PACE SI MUOVE DA SOLO CONTRO DEI JIHADISTI CHE VOGLIONO ANNIENTARE TUTTI I NEMICI E CHE NON TRATTERANNO MAI.
Su ciò che sta accadendo nel cuore del mondo, cioè il Medio Oriente, ci sono due domande rimaste senza risposta. Perché il Califfato ha un interesse così forte e ostinato di mostrare (mostrare, non annunciare) la sua ferocia? Che risposta si deve dare a una minaccia fondata sulla forza, sulla ricchezza e su una capacità di vincere che sembra difficile da fermare? Per rispondere bisogna sgombrare il campo da alcuni luoghi comuni. No, non è la rivolta dei poveri. Gli uomini in nero controllano gran parte di un Paese prodigiosamente ricco (l’Iraq) e sono in grado di espandersi, nella conquista e nella ricchezza. Sì, è una conseguenza del disastro americano, nei tre pilastri della cieca visione di George Bush (mai dimenticare però Blair): distruzione totale di ogni struttura fisica, dalle caserme alle dighe, messa allo sbando di ogni forma di aggregazione sociale, mano libera ai mercenari, senza regole e senza limiti.

(altro…)

Read Full Post »

NEW YORK – Assistiti da un aereo di ricognizione e uno per il rifornimento in volo, due jet Rafale hanno condotto ieri quattro raid vicino a Mosul, distruggendo un deposito di armi e carburante dell’Is. La Francia di Francois Hollande è stata così il primo Paese europeo che ha cominciato ad affiancare l’azione militare degli Stati Uniti per distruggere i jihadisti dello Stato Islamico.
Barack Obama se ne è rallegrato: l’intervento di Parigi, che nel passato si rifiutò sdegnosamente di partecipare alla guerra di George Bush contro Saddam Hussein, aiuterà la Casa Bianca che si trova in una posizione difficile. Da un lato, infatti, il presidente è in rotta di collisione con i suoi generali, che lo accusano di aver escluso l’intervento di truppe di terra, mentre potrebbero rivelarsi essenziali, più in là, per sconfiggere definitivamente il Califfato. Da un altro lato, dopo un sostegno iniziale, l’opinione pubblica americana appare nervosa e sempre più scettica per questa ennesima guerra del Pentagono.

(altro…)

Read Full Post »

MinistriA Parigi il summit dei Paesi occidentali e arabi “Raid aerei, non soldati”. Mogherini: armi dall’Italia.
PARIGI – Un intervento «urgente», con «ogni mezzo necessario», per fermare i jihadisti dell’autoproclamato Stato islamico (Is). Tutti d’accordo: raid aerei e aiuti militari all’Iraq, anche se la coalizione militare stenta ad organizzarsi. Al vertice internazionale convocato da François Hollande a Parigi, in una riunione al Quai d’Orsay mai così blindata, hanno partecipato 30 rappresentanti dei Paesi occidentali e arabi. Dopo il discorso di Barack Obama, che ha ufficializzato l’intervento americano e la visita lampo di Hollande a Bagdad quattro giorni fa, il summit di Parigi è il primo tentativo di contare chi parteciperà al fronte contro l’Is. Era presente la Russia, ma non ha partecipato l’Iran. Il presidente iracheno Fuad Massum si è lamentato dell’assenza di Teheran che ha rifiutato un coordinamento militare con gli Usa.

(altro…)

Read Full Post »

Riluttanti

Una decina di nazioni disposte a combattere l’Is E oggi a Parigi il vertice sulla sicurezza in Iraq.

IL MESSAGGIO è chiaro, sinistro, non si presta a equivoci. Barack Obama «dichiara la guerra» allo Stato Islamico e lo Stato islamico risponde con un’altra decapitazione. Il califfo Al-Baghdadi fa sapere che lui non si lascia intimidire. Le esecuzioni dei due giornalisti americani, James Foley e Steven J. Sotloff, equivalevano a una sfida, erano provocazioni: l’esecuzione del cittadino britannico David Haines, un operatore umanitario, è un avvertimento a Londra, ma il monito brutale è destinato anche a tutte le altre capitali, occidentali e orientali, pronte a partecipare alla grande alleanza anti-jihadista, di cui si discuterà oggi a Parigi. Il boia ha avvertito che ha un’altra vittima di riserva, il britannico Alan Henning.
La morte di David Haines, colpevole di aver voluto aiutare la popolazione siriana in preda alla guerra civile, arriva come una staffilata sull’ampio e confuso schieramento anti jihadista atteso sulle rive della Senna.

(altro…)

Read Full Post »

ObamaDOPO LA NUOVA DECAPITAZIONE.

PREMIER INGLESE CONVOCA IL COMITATO DI EMERGENZA, ITALIA: SILENZIO MOGHERINI E DUE PAROLE DI RENZI.

Li prenderemo: ovunque essi siano; quanto tempo ci voglia. E li puniremo per i loro delitti. Come Obama dopo le esecuzioni dei giornalisti Usa James Foley e Steven Sotloff, così Cameron dopo quella del cooperante britannico David Haines. Ci vollero dieci anni, per Osama bin Laden, mente dell’attacco all’America dell’11 Settembre 2001. Bastarono venti mesi per Abu Musab al Zarqawi, primo dei tagliagola di al Qaida.   LA DECAPITAZIONE di Haines innesca reazioni e commenti in fotocopia in tutto l’Occidente e rafforza, se ce ne fosse bisogno, la determinazione a fermare le milizie jihadiste: integralisti sunniti che hanno creato un’entità statale, l’Is, il nuovo Califfato tra Iraq e Siria. “Un atto barbaro”, per Obama, per Napolitano e per molti altri. Renzi evoca una “risposta unica europea”. Ma Lady Pesc, cioè Catherine Ashton, resta muta; e Federica Mogherini, che la rimpiazzerà il 1° novembre, pure. Silezio generale. (altro…)

Read Full Post »

Il fronte curdo

In prima linea sono rimasti solo giovani È il risultato dei bombardamenti aerei Obama: “I raid continuano ma niente truppe”.

KALAK (KURDISTAN IRACHENO) – L’ultimo avamposto curdo è una trincea scavata in cima a una collina. Basta infilare la testa tra i sacchi di sabbia che la proteggono per scorgere, a poche centinaia di metri, le case di Hazam Sham, un malconcio agglomerato agricolo controllato dai soldati dello Stato islamico. Hic sunt leones , dunque, sebbene a difendere quel presidio siano rimasti solo leoni sdentati o comunque troppo giovani per saper combattere. Da quando sono cominciati i raid aerei americani attorno a Mosul, prima per riconquistare la sua diga, che gli islamisti minacciavano di far saltare, poi per appoggiare la controffensiva dei peshmerga, gli ufficiali militari del califfato sono tutti fuggiti. C’è chi s’è rifugiato nei quartieri più popolosi di Mosul per mimetizzarsi tra i civili, e chi invece è scappato in Siria, lasciando il fronte nelle mani di ragazzini appena assoldati. (altro…)

Read Full Post »

Le forze in campo

Il presidente dopo la decapitazione di Sotloff: “Pagheranno” Oggi al vertice in Galles: “Guideremo un’alleanza internazionale”.

TALLINN – «Lo Stato Islamico è un cancro, siamo in una lotta contro la barbarie, non ci lasceremo intimidire dalle decapitazioni di cittadini americani». Barack Obama ha iniziato ieri il suo viaggio in Europa che oggi lo porterà in Galles per il vertice Nato, dominato dall’invasione russa in Ucraina, ma è costretto a reagire anzitutto all’altra crisi, Siria e Iraq.
Washington ha confermato l’autenticità del video sulla decapitazione del giornalista Steven Sotloff ad opera dei jihadisti in Siria, la seconda feroce esecuzione dopo quella di Foley. «L’America non dimenticherà — promette Obama — i crimini orribili contro questi due giovani. La nostra giustizia ha il braccio lungo». Il presidente deve difendersi dalle accuse di «non avere una strategia contro l’Is», una frase infelice che continua a essergli rinfacciata dalla destra e perfino da alcuni democratici. (altro…)

Read Full Post »

BoiaI miliziani dell’Is hanno pianificato la loro strategia mediatica come un serial televisivo I colori: arancione Guantanamo e nero Califfato. E gli attori: oltre alla vittima predestinata, il tagliatore di teste ormai noto al pubblico e l’antagonista Obama, il presidente americano che non si piega e “deve essere punito”.

Coltello al cielo e minacce al mondo il reality dell’orrore di “John il boia”.

GLI autori dell’assassinio di Steven Sotloff, ieri di James Foley, domani di David Cawthorne Haines, non sono interessanti: sappiamo tutto di loro. Li abbiamo visti, ci basta. Dovrebbe bastarci, almeno. Adesso invece dobbiamo fermarci su quello che davvero ci interessa: il loro messaggio, quello che pretende di dirci, e quello che siamo capaci, se ne siamo capaci, di leggervi.

UN CORTO professionale di 2 minuti primi e 46 secondi esige una scrupolosa preparazione. Decidiamo che lo spettatore rinunci per principio a esser tale, a rassegnarsi alla messinscena, e che invece ricorra alla facoltà migliore degli esseri umani: figurarsi nei panni altrui. Dell’uomo condannato, schernito, piegato e macellato, prima di tutto. Ma anche dell’uomo che recita ed esegue la condanna. Di coloro che hanno allestito la sceneggiatura, scelto l’ambientazione, i costumi, le luci, il suono. (altro…)

Read Full Post »

Adriano Sofri

Sono centinaia di militari sconfitti a Tabqa, privati delle uniformi e delladignità di esseri umani L’unica grazia possibile: una pallottola alla nuca.

Siria, quella colonna di uomini seminudi in marcia a testa bassa verso il macello dell’Is.

PERCHÉ stiamo guardando e mostrando con più attenzione e costanza queste immagini? Fanno cassetta?

NON è escluso: ma se fosse per ciò non risparmieremmo il subisso di filmati traboccanti di macelleria in atto. È giusto sottrarci allo spettacolo raccapricciante e torbido: pur di non cedere alla rimozione. È il mondo in cui viviamo, in cui alcuni “di noi” muoiono e uccidono: ed è soprattutto il mondo in cui si sono bruciate le distanze fra “noi” e “loro”. Un vicinato. Anche questa fotografia — oscenamente “bella”, come un film di Lean — ha il suo complemento nel video che mostra l’epilogo e il sipario. (altro…)

Read Full Post »

La cupola dell'Is

La struttura è rigorosamente gerarchica, ma la sua “opacità” non aiuta i servizi a individuarne i centri nevralgici.

SE NON fosse per quel ghigno da predoni medioevali dediti a razziare, stuprare, massacrare gli “infedeli”, l’organizzazione dello Stato islamico (Is) è tale da scusare la congettura che dietro alle orde di Al Baghdadi vi siano menti dotate di fine acume strategico. Le Intelligence, prese alla sprovvista dall’avanzata del-l’Is, s’affannano a indagare la struttura operativa del «gruppo terroristico meglio armato e finanziato della storia». Da quel po’ che emerge, tuttavia, si tratta di una struttura articolata, concepita per la «lunga durata». (altro…)

Read Full Post »

ERBIL – È stato un giorno di stallo apparente, in realtà di consulti e preparazioni angosciose per la città di Amerli, stretta d’assedio da oltre due mesi dai miliziani dello Stato Islamico. Nella città restano fra i 15 e i 17 mila abitanti. I bambini soprattutto sono stremati e ammalati per la mancanza pressoché totale di farmaci, oltre che di latte, cibo e acqua. L’elettricità è tagliata. La popolazione di Amerli appartiene a una doppia minoranza, di turcomanni, antichi immigrati di origine turca che da sempre vedono in Kirkuk la propria capitale, e di fede sciita, a differenza della maggioranza dei propri connazionali, e degli arabi sunniti che oggi di nuovo li perseguitano a morte. I difensori di Amerli sono strenui ma dotati di irrisorie armi leggere, e devono contare le munizioni. Dopo il forte pronunciamento delle Nazioni Unite di sabato, si fanno i conti delle forze necessarie ad assicurare un corridoio che permetta di evacuare almeno bambini e donne. (altro…)

Read Full Post »

IraqKirkuk

Vivere nell’incubo di un attacco degli jihadisti ma con il “mito” della lotta armata: è il paradosso di questa città controllata dai peshmerga che ospita anche minoranze arabe e turcomanne. Èil centro petrolifero più importante dell’Iraq fin dai tempi di Saddam Hussein. Le ragazze temono l’arrivo dell’Is, i maschi si fanno crescere la barba per somigliare ai guerriglieri: “Vi accorgete delle persecuzioni solo adesso ma qui la parola d’ordine islamista di uccidere i cristiani esiste da almeno otto anni”.

KIRKUK – NELLA sua casa di Kirkuk la signora Lamija fa lezione privata di inglese a due allieve quindicenni, Sheida e Lajiah. Sono allegre e serie. «Che cosa pensiamo? Di avere la nostra vita, partire, fare incontri, tornare».

«SIAMO spaventate dalla minaccia vicina dell’Is (Dash, dicono, dalle iniziali arabe) e da quello che fanno con le donne e le ragazze In molti luoghi della terra essere bambine e donne è una ragione decisiva per aver paura: qui nel modo più orrendo. Mi guidano a Kirkuk due cinquantenni, Lokman e Vani, fraterni amici. Dice Lokman: «L’Is è una versione mostruosa del sesso facile: ti arruoli e prendi le donne». Vani: «Ho un nipote di sedici anni, è sempre stato il più bravo della sua classe. E ora si fa crescere la barba senza baffi, e vuole assomigliare alle maschere nere dell’Is. Capisci: un magnifico ragazzo curdo!» (altro…)

Read Full Post »