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Posts Tagged ‘job act’

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Vauro

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Lavoro

A PRESADIRETTA una puntata che entra nel vivo dei conflitti che incendiano il paese,  “LA BATTAGLIA DEL LAVORO”.

Mentre in Parlamento, in questi ultimi mesi, si discuteva di Jobs Act e di articolo 18, le grandi aziende chiudevano e le multinazionali ridimensionavano la produzione o se ne andavano a investire altrove.

In questi anni di crisi economica, mentre i singoli paesi europei varavano riforme del lavoro sempre più liberiste, le multinazionali ne hanno approfittato con politiche concorrenziali aggressive e mettendo in competizione tra loro anche i propri stabilimenti.

A PRESADIRETTA le grandi vertenze della Ast di Terni, gruppo ThyssenKrupp e della Trw di Livorno, azienda di componentistica per automobili.

Le telecamere di PRESADIRETTA hanno seguito la battaglia dei lavoratori  della Ast di Terni per salvare il loro stabilimento e la drammatica trattativa della Trw, che non è riuscita a evitare la chiusura. Livorno oggi, con più di 14mila disoccupati è una città in ginocchio. (altro…)

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licenziamenti

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RenziDOMANI NEL CONSIGLIO DEI MINISTRI PRENATALIZIO JOBS ACT, DECRETO ILVA, MILLEPROROGHE E NOMINE.

Da grande voglio fare l’estintore”. Eccola lì, che arriva la battuta di Matteo Renzi. Che poi, tanto battuta non è. Domenica sera, studio di Fabio Fazio, Che tempo che fa. Il premier in versione pre-natalizia cambiaverso: da Rottamatore a estintore. Nella fattispecie è occupatissimo a estinguere il dissenso, il lavoro parlamentare comunemente inteso, e pure lo spirito critico generale. Arma di distrazione di massa: il grande gioco del Quirinale (le grandi manovre ci sono, ma ovviamente sotto traccia).   Sul tavolo del governo domani ci saranno una serie di provvedimenti non secondari. Prima di tutto i decreti attuativi del jobs act. (altro…)

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Vauro

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palude38 DEPUTATI DEL PD FUORI DALL’AULA. RENZI ADESSO È IN GRANDE DIFFICOLTÀ ANCHE ALLA CAMERA. TRA I SUOI CRESCE LA VOGLIA DI URNE CON CONSULTELLUM.

Lorenzo Guerini, vice segretario del Pd, tessitore di natura, e di indole solitamente calmissima, quando il tabellone di Montecitorio fotografa il voto sulla riforma del lavoro, è palesemente nervoso e irritato. La maggioranza al jobs act è di 316 voti. Solo uno sopra la soglia della sfiducia. Nonostante il tentativo portato avanti per tutto il giorno dai vertici dem per arrivare a una mediazione, in 38 del Pd non hanno partecipato al voto. Con loro anche Forza Italia, l’altra gamba non formale, ma sostanziale che sta tenendo in piedi la legislatura.   I RENZIANI parlano di “scorrettezza” e di “mancanza di coraggio”: se fanno così, dovrebbero andarsene, il ragionamento di molti. “Ma non sono capaci”. (altro…)

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corteo-fiom-milano

Manifestazioni in 25 città, scontri a Padova e Milano: feriti studenti e poliziotti. Roma, uova contro l’ambasciata tedesca. Camusso: “Mediazione? Non c’è tutela”. In 30 sulle impalcature del Colosseo. A Napoli bloccata la tangenziale.

E’ il giorno dello “sciopero sociale“: Fiom, Cobas, sindacati di base, organizzazioni studentesche, precari e attivisti dei centri sociali in piazza a Roma, Milano, Napoli e in altre città (25 in tutto quelle principali) contro le politiche di austerità della Ue e del governo Renzi, contro il Jobs Act e l’abolizione dell’articolo 18. Ma anche, per quanto riguarda la scuola, per l’assuzione dei precari e un no secco al piano del governo. (altro…)

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ROMA – Sembrava che la lacerazione nel Pd si riuscisse alla fine a evitare, che il compromesso sul Jobs act alla vigilia della presentazione degli emendamenti in commissione Lavoro e della direzione dem che questa sera ne discuterà, fosse a un passo dall’approdo. Ma ieri è ricominciato lo scontro tra il governo, la maggioranza del partito e la sinistra dem. Non sono bastati gli incontri, il continuo scambio di mail e sms. Da un lato Cesare Damiano, l’ex sindacalista Fiom, presidente della commissione Lavoro di Montecitorio e il capogruppo dem Roberto Speranza, dall’altro i ministri Boschi e Poletti, il vice segretario Lorenzo Guerini e il responsabile Economia del Pd, Filippo Taddei. «Non si può andare avanti sempre chiedendo il “più uno”, non si può strizzare l’occhio alla linea della Cgil ignorando qual è la posizione prevalente nel partito», è stato lo sfogo di Taddei alla fine di una giornata di trattativa. Poi magari qualcosa si muove: si ostinano a sperare i “pontieri” sicuri che sull’articolo 18 e il reintegro, Renzi non possa fare del tutto orecchie da mercante.

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Punto per punto

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Sabato in piazza
ROMA – La Cgil sfida Renzi. Più saranno i lavoratori e i giovani in piazza sabato prossimo a Roma contro la legge di Stabilità e contro il Jobs Act che di fatto abolisce l’articolo 18 dello Statuto, più si dimostrerà che il consenso popolare non è tutto dalla parte del premier, come invece direbbero i sondaggi. Per questo la Cgil ha deciso di mettere sul tavolo tutte le carte. Punta a un milione di manifestanti. Una prova di forza tra gli oltre sei milioni di iscritti al sindacato di Corso d’Italia, la stragrande maggioranza dei quali ha sicuramente votato Renzi alle ultime europee (quelle del 40,8 per cento), e quei 100 mila con la tessera del nuovo Pd leggero a trazione renziana.

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CamussoSONDAGGIO TECNÉ: “PER IL 51% IL LAVORO DEVE ESSERE A TEMPO INDETERMINATO”.

Se Matteo Renzi imperversa in tv, la Cgil oltre alla vecchia piazza, si affida ai sondaggi. Quello commissionato dal sindacato di Corso Italia alla Tecné conforta ampiamente il gruppo dirigente attorno a Susanna Ca-musso. E conforta sul risultato della manifestazione di sabato prossimo: almeno un milione di italiani, infatti, secondo l’istituto romano, sarebbero pronti a scendere in piazza. Se lo faranno concretamente già sabato prossimo, nella grande manifestazione indetta da Corso Italia, è però da vedere. Ma, stando al sondaggio, Camusso batte Renzi 41 a 39 e per il momento è bene non chiedere di più.   IL SONDAGGIO realizzato dall’Associazione Bruno Trentin, diretta da Fulvio Fammoni, si è basato sia su un campione di iscritti alla Cgil sia su uno rappresentativo dell’intera popolazione maggiorenne. Il dato più importante è relativo ai contratti a tempo indeterminato. Per il 51% degli interpellati, infatti, “i rapporti di lavoro devono continuare a essere a tempo indeterminato e la flessibilità deve essere limitata nel tempo”. (altro…)

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ProtesteL’ALLARME DI LANDINI: “REAZIONE SPROPOSITATA DELLA POLIZIA”. A TORINO MIGLIAIA CONTESTANO IL JOBS ACT E LA GIORNATA FINISCE TRA SCONTRI E LACRIMOGENI.

Le piazze si stanno riempiendo. Contro il Jobs Act, la manovra, l’austerità. E anche contro Matteo Renzi. E la risposta rischia di essere, stando alla denuncia fatta ieri da Maurizio Landini, quella del manganello, classico riflesso condizionato. Il segretario della Fiom, che ha chiuso un lungo e partecipato corteo della Fiom a Torino davanti a una piazza in fuga sotto il lancio di lacrimogeni da parte della polizia, non ha utilizzato mediazioni: “Una gestione come quella vista in piazza non sta in piedi – spiega al Fatto – ho visto un’evidente sproporzione tra quanto avvenuto e la reazione della polizia che giudico ampiamente sproporzionata”.   LA MANIFESTAZIONE della Fiom che si è svolta ieri a Torino rappresentava lo sciopero generale piemontese proclamato in preparazione della manifestazione nazionale del 25 ottobre. Quella promossa dalla Cgil, ma che vede la Fiom giocare un ruolo di primo piano. Il corteo ha preso il via alle 9:30 da Porta Susa per concludersi intorno alle 12 in piazza Castello. (altro…)

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PolettiL’AGENZIA CONTROLLATA DA POLETTI.

Si chiama Italia lavoro e manda a casa i precari
MIRACOLO JOBS ACT: I MILLE DELL’ENTE DEL MINISTERO CONTRO LA DISOCCUPAZIONE RISCHIANO DI NON VEDERSI RINNOVATI I CONTRATTI A PROGETTO O A TERMINE.

Io lavoro in ‘Italia lavoro’ ma dal prossimo anno forse non ci lavoro più”. Lo scioglilingua è utile per esprimere il paradosso delle politiche renziane sul lavoro. In tempi di approvazione del Jobs Act, con la disoccupazione alle stelle, uno dei pilastri dell’intervento pubblico orientato al lavoro rischia di lasciare a casa quasi mille precari che hanno deciso di manifestare il prossimo 22 ottobre, sotto le finestre del ministero di Giuliano Poletti. Italia Lavoro, infatti, è “un ente strumentale del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per la promozione e la gestione di azioni nel campo delle politiche del lavoro, dell’occupazione e dell’inclusione sociale”. Anche se è una società per azioni è equiparato a un ente pubblico. (altro…)

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Studenti

GLI STUDENTI di tutta Italia scendono in piazza contro il Jobs Act voluto dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Protestano contro la riforma della scuola e del lavoro. “Istruzione gratuita, reddito e stop precarietà. No al piano scuola”, questo lo slogan della manifestazione, organizzata dall’Unione degli studenti. “Domani riempiremo cento piazze del paese perché non vogliamo più restare spettatori di fronte a un governo che vuole distruggere i diritti all’interno delle scuole come dei luoghi di lavoro, instaurare la precarietà come sistema strutturale, instillare la competizione e la valutazione come strumenti di divisione e controllo” – spiega Danilo Lampis, coordinatore nazionale dell’Uds. (altro…)

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RenziL’ESECUTIVO PERDE NOVE PUNTI IN TRE MESI. OGGI IL PROVVEDIMENTO CERCHERÀ LA FIDUCIA IN SENATO. LA RAGIONERIA HA GIÀ ESPRESSO DUBBI SULLE COPERTURE.

Stasera il Senato dirà sì all’abolizione dell’articolo 18 e Matteo Renzi otterrà la cancellazione di uno dei “totem” (parole sue) della sinistra italiana. Ma se il rullo compressore va avanti, asfaltando più o meno tutto quel che trova sul suo cammino, senza distinzioni, il gradimento comincia a scendere. Un sondaggio della Lorien Consulting, realizzato tra il 4 e il 5 ottobre, fotografa un calo del 9% o negli ultimi tre mesi per il governo, che sarebbe ora al 53%. Tra rivolte della sinistra dem annunciate, ma non realizzate, scrittura in corsa dell’emendamento, tutte le questioni centrali (a partire da quella che riguarda l’applicazione dell’articolo 18 ai licenziamenti disciplinari) rimandate ai decreti attuativi, oggi Renzi avrà la fiducia del Senato sulla legge delega sul lavoro. (altro…)

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LA MEDIAZIONE via sms all’interno del Partito Democratico, di cui ha dato conto questo giornale sabato scorso con il testo dei messaggini fra Matteo Renzi e Sergio Chiamparino, rischia di rendere il Jobs Act del tutto inefficace nell’incoraggiare incrementi di produttività e più assunzioni con contratti a tempo indeterminato. Speriamo che, mettendo da parte i cellulari, e affrontando il merito dei problemi, vi si ponga rimedio.
LA direzione Pd lunedì ha approvato a larga maggioranza, non prima di deflagranti polemiche e minacce di scissione, un ordine del giorno che mantiene in vigore, fin dal primo giorno di vita di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, la reintegrazione del lavoratore in caso “di licenziamenti ingiustificati di natura disciplinare, previa qualificazione specifica della fattispecie”.

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L’inchiesta.
Trentenni in cerca di casa: un contratto a tempo indeterminato da 1.500 euro, un co.co.pro da 1.200. Slalom inutile tra perizie, garanti e polizze.
MILANO – «Buongiorno, siamo una coppia di trentenni e vogliamo comprar casa, la nostra prima casa ». Comincia così il nostro calvario che quasi ti passa la voglia, tre giorni di pellegrinaggio in dodici istituti di credito: grandi banche nazionali e internazionali, Casse di risparmio e banche popolari. Una simulazione per capire se l’accesso al credito è un’opportunità reale o un miraggio. Presentiamo queste credenziali, che tutto sommato non sono neanche male per due giovani diventati adulti all’epoca della grande crisi economica: un contratto a tempo indeterminato da 1.500 euro netti al mese per lui, un contratto a progetto da 1.200 euro al mese per lei, rinnovato da tre anni di anno in anno. Entrambi laureati, entrambi senza altri prestiti sulle spalle. La casa costerebbe 200mila euro, un bilocale in un quartiere della semi-periferia milanese. Siamo riusciti a racimolare 50mila euro, sommando i nostri risparmi all’aiuto di genitori e parenti. Insomma, ce ne servono 150mila per raggiungere l’obiettivo. Girando su Internet ci siamo accorti che scegliendo un tasso variabile e dandoci un orizzonte di vent’anni, la rata verrebbe a costare intorno agli 800 euro al mese: meno dell’affitto che paghiamo oggi.
«Per capirci dall’inizio, siete tutti e due assunti, giusto?».

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DamianoCesare Damiano. Il reintegro deve restare.

Cesare Damiano è il presidente della Commissione Lavoro della Camera. Prima o poi la legge delega sul lavoro, con le modifiche sull’articolo 18, dovrà passare da lì. Quindi, oltre a essere un esponente della minoranza del Pd, protagonista di uno scontro interno al partito, è anche un interlocutore istituzionale.   Come si esce da questo confronto?   Con un accordo.   E che accordo avete in mente voi della minoranza Pd?   Noi abbiamo le idee molto precise e le abbiamo depositate negli emendamenti presentati al Senato.   Quegli emendamenti ripropongono l’intangibilità dell’articolo 18. Dove sta l’ipotesi di accordo?   Intanto è sbagliato inseguire l’articolo 18. Questa è sempre stata una bandiera della destra. (altro…)

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Coerenzi

COERENZI. Ospite di Michele Santoro nell’aprile del 2012, incalzato sulla necessità di riformare lo Statuto dei lavoratori, l’allora sindaco di Firenze escludeva categoricamente di voler incalzare il governo da questo punto di vista. Anzi. “Non c’è un imprenditore che mi abbia detto che l’articolo 18 per lui è un problema”, spiegava il rottamatore a sostegno della tesi che la forma attuale dello Statuto dei lavoratori non ostacolasse la creazione dei posti di lavoro. “È un problema solo del dibattito mediatico”, chiosava Renzi.

Da huffingtonpost.it

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