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Posts Tagged ‘Kazakistan’

Viaggio nella capitale del Kazakhstan dove il presidente Nazarbayev mette sotto processo l’opposizione, dai coniugi Ablyazov a Kozlov.

L’oligarca.

ASTANA-LA SCIAGURATA deportazione di Alma Shalabayeva e bambina ha messo in moto una valanga finora rovinosa per gli oppositori del regime di Nursultan Nazarbayev. L’estradizione decretata in Spagna per un’ex guardia del corpo di Mukhtar Ablyazov, la cattura di Ablyazov stesso in Francia, il bucato di una storia piuttosto nera dentro una tintoria giallorosa (cherchez la femme, e che sia bionda e slava, e tutti contenti).
Ieri un’altra, importante puntata si è aperta e frettolosamente richiusa sopra il destino del più famoso prigioniero politico del Kazakhstan, Vladimir Kozlov. È successo nella Corte equivalente alla nostra Cassazione, nella capitale Astana. Si giudicava il ricorso della difesa di Kozlov, 53 anni, condannato a 7 anni e mezzo per istigazione all’odio e alla violenza nel corso della lotta degli operai del petrolio nel sud del Paese, che durò per sette mesi nel 2011, passò attraverso il licenziamento in tronco di 2.000 lavoratori, e culminò nel dicembre in una sparatoria poliziesca che fece 17 vittime fra i manifestanti secondo le fonti ufficiali (molti di più secondo l’opposizione). (altro…)

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Il dissidenteIL MINISTRO A BRUXELLES SCARICA TUTTO SU “ALTRE ISTITUZIONI” MA LA FARNESINA LA CORREGGE: “COMPETENZE DEGLI ESTERI”.

Emma Bonino si presenta a Bruxelles con la grinta dei giorni belli: il ministro degli Esteri annuncia che sarà domani in Parlamento, per spiegare “punti ancora oscuri” sulla vicenda Ablyazov, “che altre istituzioni devono chiarire”. La dichiarazione, fatta prima dell’inizio del Consiglio dei Ministri dell’Ue, pare l’annuncio che la Bonino, criticata da più parti per la sua inazione nel caso Ablyazov, rompe finalmente gli indugi e dissotterra l’ascia di guerra in seno al governo.

Una fiammata, subito spenta. Più tardi, infatti, la Farnesina puntualizzava che i “punti oscuri” sono “di competenza” degli Esteri: un ritorno nei ranghi, insomma. Eppure, la Bonino se l’era proprio presa con “le istituzioni che continuavano a ripetere che tutto era regolare” nell’espulsione di Alma e di sua figlia Alua, mentre lei, “da sola” si preoccupava delle sorti della donna e della bimba.  (altro…)

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Bucchi

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NatangeloFUNZIONARI E DIRIGENTI DA CUI È PASSATA LA PRATICA, NESSUNO SAPEVA MA HANNO AGITO

I primi giorni del mese di maggio Amit Forlit, titolare dell’agenzia investigativa con sede a Tel Aviv, ha incontrato a Roma Paolo Sabbadini, senior advisor per due banche di investimento di cui una (Cukierman&Co.) con sede unica in Israele, per chiedergli se conosceva qualcuno di fidato a cui conferire un incarico investigativo: trovare, su richiesta delle autorità del Kazakistan, Muktar Ablyazov.

Lo riferisce lo stesso Sabbadini il 29 maggio agli uomini della Digos, quindi poche ore dopo il blitz a Casal Palocco e mentre Alma Shalabayeva è ancora detenuta al Cie. Gli agenti sono dunque messi a conoscenza che l’incarico agli uomini dell’agenzia investigativa Sira, a cui il 18 maggio Forlit dà formale mandato di rintracciare il dissidente, arriva dalle autorità del Kazakistan. Gli uomini dell’agenzia di investigazione incaricata di trovare Ablyazov sanno dai primi giorni del mese che è un ricercato. E lo individuano a Casal Palocco “il 16 e 17 maggio”, riferisce Mario Trotta, carabiniere in pensione, a verbale. Perché se sapeva che era un ricercato non lo ha comunicato alle autorità come avrebbe dovuto? Sentito dal Fatto Quotidiano, Trotta risponde: “Perché non ne ero a conoscenza”. Eppure i verbali dicono altro. Questa è solo una delle tante incongruenze di questa particolare caccia all’uomo finita con la consegna di moglie e figlia di Ablyazov al Paese da cui è fuggito perché perseguitato. Uno dei tanti passaggi ancora oscuri, zeppo di mancanze di comunicazioni e contraddizioni che emergono dagli atti allegati al-l’inchiesta affidata al pubblico ministero, Eugenio Albamonte. Ma i buchi della vicenda emergono anche dai documenti allegati alla relazione del capo della Polizia, Alessandro Pansa, illustrata da Angelino Alfano in Parlamento.  (altro…)

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NapolitanoIl capo dello Stato avvisa: in caso di crisi “contraccolpi irrecuperabili” sull’economia E blinda Alfano sul Kazakistan: “Storia incredibile ma non ha responsabilità oggettive”.

Dopo Enrico Letta il diluvio. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano usa la tradizionale cerimonia del Ventaglio, l’incontro preferiale con la stampa parlamentare, per chiudere ogni varco a governi diversi da quello attuale. Alla vigilia del voto di sfiducia sul ministro Alfano per il caso Kazakistan, Re Giorgio passa ancora una volta con i cingoli sul dibattito parlamentare. La bufera finanziaria non è passata, il governo resta così. I contraccolpi economici di una crisi politica, indica, potrebbero essere “irrecuperabili”. Gli eventuali sbocchi, nel contesto parlamentare che ci troviamo davanti, “velleitari”, “vuoti”, privi di “sbocchi”.  (altro…)

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Natangelo

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Kazakistan

Scandalo kazako, oggi la relazione con cui il capo della Polizia scagionerà il ministro dell’Interno. Ma il giorno del blitz la Questura sapeva che la donna era la moglie di Ablyazov.

La Procura di Roma acquisirà il memoriale di Alma Shalabayeva pubblicato dal Financial Times e poi tradotto in Italia dal Fatto e da altri quotidiani. In quel documento di 18 pagine sono presenti accuse molto gravi nei confronti della Polizia e in particolare di alcuni funzionari addetti all’immigrazione che hanno avuto contatti con Alma Shalabayeva nelle ore in cui si decideva il suo destino. Per esempio la moglie del dissidente (che rimane ricercato in Italia e questa è un’ altra stranezza di questa storia) accusa una funzionaria di nome Laura, che effettivamente lavora alla Polizia dell’immigrazione, di averle impedito di presentare richiesta di asilo politico. Non solo. Laura le avrebbe strappato la figlia dalle braccia per obbligarla a seguirla sull’aereo e le avrebbe precedentemente imposto l’affidamento della figlia all’autista ucraino.  (altro…)

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C’È UNO scandalo politico da illuminare, nella linea d’ombra che attraversa gli Stati e gli apparati, la diplomazia e la burocrazia, i diritti e gli affari. Solo in Italia può succedere che cittadini stranieri, ma domiciliati qui, possano essere «sequestrati» in gran segreto dalle autorità di sicurezza e rispediti nel Paese di provenienza, dove si pratica abitualmente la tortura. Solo in Italia può accadere che questi cittadini siano rispettivamente la moglie e la figlia minorenne di un noto dissidente del Kazakistan, rimpatriati a forza con il pretesto di un passaporto falso per fare un «favore» a un premier «amico» come Nazarbayev, con il quale si fa business ma del quale si parla come di un dittatore violento e senza scrupoli. Solo in Italia può avvenire che un simile strappo alle regole dei codici nazionali e internazionali sia scaricato, tutto intero, sulle spalle dei funzionari della pubblica amministrazione, mentre i ministri del governo della Repubblica si lavano serenamente le mani e le coscienze. Perché questo è, alla fine, il comunicato con il quale Palazzo Chigi prova a chiudere l’oscuro caso Ablyazov-Shalabayeva: un atto di viltà politica e di inciviltà giuridica, che invece di ridimensionare lo scandalo,
lo ingigantisce. (altro…)

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